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Recensione di Baba #9 - Cena con delitto al castello di Balmoral di Chris McGeorge



 Il libro
Cena con delitto al castello di Balmoral di Chris McGeorge
Editore: Piemme| Pagine: 374| Pubblicazione: 2022| Prezzo 9,90€| Trama:Qui
Genere: giallo


Notizie sull'autore
Ha all'attivo diversi gialli e thriller di successo, tradotti in molti Paesi. Questo è il suo primo romanzo a tema royal, che si è divertito molto a scrivere e in cui l'autore immagina che Edoardo non abbia mai abdicato, e che quindi Elisabetta non sia mai salita al trono.... Vive in Irlanda con il suo partner e moltissimi animali.

 Recensione di Baba

Per i miei 40 anni sono finalmente riuscita ad andare a Londra. Ancora non mi sembra vero, nonostante sia una meta semplice, servita da un sacco di voli...non sono mai riuscita ad incastrare voli, budget e giorni a disposizione. Per un attimo è quasi sfumata anche quest'ultima possibilità ma poi tutto è andato secondo i piani ( per una volta).Che c'entra questo con il libro? Dai, abbastanza semplice no? Questo titolo lo ha letto una ragazza che partecipa alla nostra challenge, Manuela, che ama il genere giallo. In seconda battuta aggiungo che proprio all'aeroporto di Malpensa ho visto ripetute volte questo libro su scaffali diversi. Ebbene, come dico spesso, è stato il libro a chiamare me!
È il giorno di Natale al castello di Balmoral, la famiglia reale è riunita come da tradizione per il pranzo sontuoso preparato dallo Chef di fiducia del Re Eric, Jonathan Alleyne. Al termine il sovrano farà un discorso ufficiale alla sua famiglia e nominerà il suo successore ( dopo alcuni magheggi finalmente il Re ha il diritto di decidere chi lo succederà). Purtroppo però il capo della famiglia Windsor non riuscirà ad arrivare a quel momento poiché stramazzerà al suolo immediatamente dopo aver bevuto un bicchiere di whisky. Oddio! È morto il re! Come è potuto succedere? Un incidente? Un malore? Un assassinio?
Per una serie di motivi di sicurezza i nobili sono "bloccati" nel castello in compagnia di un eventuale assassino così il cuoco viene nominato in via ufficiosa a ispettore o investigatore. Quanti altarini che si scopriranno!
Come mi aveva anticipato la mia amica Nadia...le prime 100 pagine del libro sono di una noia mortale, praticamente ci si fa quasi violenza a leggerle. Consociamo i personaggi, ok, ma il tutto è di una lentezza snervante. Non ho mollato la lettura perché mi era stato detto di provare a tenere duro e così ho fatto. È un giallo quasi classico, un personaggio a condurre le indagini e tutti gli altri potenziali assassini. Non sono riuscita ad appassionarmi perché il giallo classico forse non fa per me: troppo freddo e distante dal lettore, io ho bisogno di più inclusione. Lo chef, amico personale del Re però mi ha fatto tenerezza, la sua devozione e trasparenza in mezzo a un mare di meschinità e bugie. Chi ha ucciso il Re?
Un giallo dal finale inaspettato, un colpo di scena degno di nota per una scrittura lenta ma che alla fine si riprende un po'. Una lettura leggermente piacevole ma non troppo, proprio a causa della lentezza iniziale. Le indagini sono poi diventate interessanti, ma non così tanto da non dormirci la notte. Significativi gli intrighi di corte e l'ambientazione così pomposa!

Recensione di Nadia #16 - Cena con delitto al castello di Balmoral



Il libro
Cena con delitto al castello di Balmoral di Chris McGeorge
Editore: Piemme| Pagine: 374| Pubblicazione: 2022| Prezzo 19,90€| Trama:Qui
Genere: giallo

Notizie sull'autore
Ha all'attivo diversi gialli e thriller di successo, tradotti in molti Paesi. Questo è il suo primo romanzo a tema royal, che si è divertito molto a scrivere e in cui l'autore immagina che Edoardo non abbia mai abdicato, e che quindi Elisabetta non sia mai salita al trono.... Vive in Irlanda con il suo partner e moltissimi animali.

                               Recensione di Nadia
Buongiorno lettrici e lettori!

In questo periodo pre-natalizio voglio parlarvi di un libro ambientato proprio a Natale, che ho deciso di leggere parlando con Baba: Cena con delitto al castello di Balmoral, di Chris McGeorge.

Il romanzo prende le mosse da un’idea originale: in questa storia il re Edward non ha mai abdicato per sposare Wallis Simpson, e di conseguenza l’attuale re e la sua famiglia sono i discendenti di Edward, e non di George. Ovviamente immagino che questo escamotage si sia reso necessario perché narrare questo tipo di storia con i “reali reali” (passatemi lo stupido gioco di parole) sarebbe stato improponibile… anche se il messaggio alla fine del libro si può applicare, suppongo, a qualsiasi monarchia.

Ma torniamo alla nostra famiglia reale immaginaria: nel giorno di Natale il re Eric ha deciso di festeggiare senza servitù e sicurezza, con l’eccezione del cuoco, il bahamense Jonathan Allayne, e il capo della security Tony Speck. In questa giornata di festa, Eric ha intenzione di svelare chi sarà il suo successore, e per fare questo convoca in udienza privata quasi tutti i membri della famiglia: dalla moglie (principessa consorte e non regina) alcolizzata al fratello perverso, dalle figlie gemelle al nipote diciottenne. Il pranzo si svolge senza intoppi, grazie alla scrupolosa preparazione di Allayne, ma, al momento del brindisi con il whisky, dopo la distribuzione dei regali, il re cade agonizzante: è l’unico ad aver bevuto, e nella mente di Jonathan si fa subito strada il pensiero dell’omicidio. Il castello è immerso in una fortissima tormenta di neve, i cellulari sono stati confiscati e non c’è modo di chiamare la polizia. Così la famiglia reale, sconvolta, dà al cuoco il mandato di indagare…

Devo ammettere che, come ho detto a Baba, ho faticato molto con questo libro per il primo terzo delle pagine. Per esprimere il concetto “il re è stato assassinato, e l’assassino può essere solo un familiare” l’autore ha impiegato quasi cento pagine. Vi dico solo che c’è un intero capitolo per raccontare come il re defunto sia stato caricato sul carrello del cibo e portato nella sua camera da letto! A quel punto mi sono davvero cascate le braccia, ma nonostante tutto non ho mollato e ho voluto proseguire per sapere chi fosse l’assassino. Ho fatto bene perché, da un certo punto in avanti, la storia prende abbrivio e migliora decisamente (anche perché peggiorare a questo punto sarebbe stato difficile!).

La seconda parte della storia è decisamente più brillante, il ritmo si fa più sostenuto e si comincia a capire che, chi più chi meno, tutti i membri della famiglia reale avevano un movente per assassinare il re. Il personaggio di Jonathan, cuoco sofferente nel corpo e nello spirito che si improvvisa detective per lealtà nei confronti del re e della Corona, mi è piaciuto molto, l’ho trovato genuino ed è stato facile empatizzare con lui. Inoltre l’autore rende molto bene l’atmosfera di Balmoral immerso nella tormenta e isolato dal resto del mondo. I personaggi hanno ciascuno la propria caratterizzazione, anche se nella maggior parte dei casi li ho trovati un po’ “tagliati con l’accetta” e l’autore avrebbe potuto conferirgli più tridimensionalità.

Sebbene il finale non fosse difficile da prevedere, mi è piaciuto il messaggio che sta alla base del romanzo e lo conclude, credo che faccia riflettere anche se non si è di stirpe reale, e che sia qualcosa su cui non ci soffermiamo spesso. In conclusione, un romanzo discreto, che non resterà negli annali del genere ma che può intrattenervi piacevolmente in questi giorni di vacanza, soprattutto se siete appassionati di Royal family e se superate lo scoglio delle prime novanta pagine!

Recensione di Nadia - I complici di Rececca Reid


Il libro
I complici di Rebecca Reid
Editore: Piemme| Pagine: 336| Pubblicazione: 2020| Prezzo 19,90€| Trama:Qui
Genere: thriller psicologico
Notizie sull'autrice
È una giornalista freelance inglese. Scrive per The Telegraph, Metro ed Evening Standard, e lavora molto anche su radio e tv. Le bugiarde è il suo primo thriller, acquisito per una cifra vertiginosa dall'editore di Paula Hawkins, ed entrato nelle classifiche inglesi appena pubblicato.
Recensione di Nadia
Buongiorno lettrici e lettori!

In questa giornata di freddo polare torno a parlarvi di un thriller psicologico che ho divorato in due giorni: sto parlando di I complici, di Rebecca Reid.

Poppy lavora come tata presso una ricca famiglia londinese, ma quando, durante le vacanze con i suoi datori di lavoro e i bambini a Ibiza, osa rimproverare alla signora che non è corretto rincasare alle 2 del mattino quando aveva detto che sarebbe rientrata alle 8 di sera, viene licenziata.

Senza una casa e senza i soldi per tornare in Inghilterra, Poppy si ritrova in un pub ad annegare i propri dispiaceri nell’alcool, ma proprio lì conosce un uomo affascinante, simpatico e molto ricco, che prima si offre di ospitarla, e rapidamente la fa innamorare. Dopo un mese Polly e Drew, questo il nome dell’affascinante riccone, convolano a nozze, ma Drew le chiede di rispettare un patto: nessuno dei due cercherà di scoprire nulla sul passato dell’altro. Poiché Poppy è la prima ad avere un grosso segreto da nascondere, accetta di buon grado. Ma davvero Drew è così perfetto? Poppy è al sicuro con lui?

Ho letto questo romanzo molto in fretta, e avrei fatto anche prima se, di tanto in tanto, non avessi sentito il bisogno di fermarmi, sia per gustarmelo di più, sia perché avevo davvero paura che la situazione descritta potesse precipitare da un momento all’altro. Poppy passa dall’essere praticamente nullatenente all’avere una casa enorme con il marito e tre carte di credito che le danno la possibilità di comprare praticamente tutto ciò che vuole. Chiunque si chiederebbe dov’è la fregatura, giusto? Ma forse Poppy non è la giovane donna ingenua e delicata che sembra a un primo esame…

Rebecca Reid è molto brava a tenere la tensione sempre alta e a mantenere per tutto il romanzo quel velo di mistero che impedisce al lettore di staccarsi dalle pagine. La storia è decisamente avvincente e i personaggi sono caratterizzati molto bene, anche se ho purtroppo riscontrato un buco narrativo grande come una casa, una spiegazione non data a una serie di particolari che sembravano essere stati inseriti soltanto per accentuare la tensione, e dei quali poi non si è più minimamente parlato.

A mio parere I complici è un romanzo di pura e semplice evasione: non vi insegnerà nulla, non vi stupirà con una prosa particolarmente ricercata e sicuramente non è il thriller del secolo; però, se avete voglia di staccare il cervello e di essere intrattenuti piacevolmente per qualche ora, sicuramente resterete soddisfatti. Fatemi sapere se l’avete letto, così magari parliamo di quei dettagli che non mi hanno convinta e di cui non posso scrivere per non fare spoiler!

Recensione - Muori per me di Elisabetta Cametti

 


Il libro
Muori per me   di Elisabetta Cametti
Editore: Piemme| Pagine: 521| Pubblicazione: 2021| Prezzo 18,90€| Trama: qui
Genere: thriller
Notizie sull'autrice
 Classe 1970, con una laurea in Economia e Commercio in Bocconi, da vent'anni si occupa di editoria e lavora tra Milano e Londra.La stampa l'ha definita "la signora italiana del thriller". Nel 2013 ha pubblicato il primo romanzo della serie K, I guardiani della storia, suo thriller di esordio e bestseller internazionale. Nel mare del tempo è uscito nel 2014 e Dove il destino non muore nel 2018.
Nel 2015 ha inaugurato la serie 29 con Il regista, seguito nel 2016 da Caino, entrambi molto apprezzati da pubblico e critica. I suoi libri sono stati pubblicati in 12 paesi.
È opinionista in programmi televisivi di attualità e cronaca su Rai 1 e sulle reti Mediaset.

  Recensione

e mezzo

Un paio di settimane fa l'Ufficio Stampa di Elisabetta Cametti mi contatta per sapere se ero interessata alla lettura dell'ultimo romanzo dell'autrice. Nadia e io abbiamo conosciuto Elisabetta in occasione del penultimo Premio Bancarella a Torino, quando sono stati svelati ufficialmente i finalisti. E' stato emozionante e la Cametti è brillante e simpatica, come appare nelle foto. 
Dopo la fortunata serie K, un thriller storico grazie al quale è stata paragonata a Dan Brown ( e conosco una persona che dopo averla letta mi ha confermato che il paragone è assolutamente azzeccato), ha scritto la storia di Ginevra, fashion blogger che ha abbandonato la sua vita e il suo vero nome per inseguire il sogno dei milioni di follower su Instagram e contratti con case di moda da far girare la testa a chiunque. 
Una notte una bambina chiama la polizia dicendo che la sua mamma non è tornata a casa dal lavoro, Julia ovvero l'assistente personale di Ginevra Puccini è scomparsa, lasciando la ragazzina da sola senza una spiegazione. Le forze dell'ordine cercano inutilmente di mettersi in contatto con la blogger ma invano. Che fine avranno fatto? Lo scoprirete...
Parto col dire che questo libro è completo: una frase semplice che significa che ha la giusta dose di adrenalina, una discreta quantità di violenza, quel po' di sesso che non guasta e un forte tema di attualità e denuncia. E' vero, questo libro serve per intrattenere, ma caspiterina Elisabetta, hai fatto centro. 
Se pensate al solito libro sulla violenza sulle donne vi sbagliate, in Muori per Me c'è molto di più che non posso rivelarvi. Indubbiamente si tocca il tema della popolarità sui social, tanto cara e importante per i giovani. Cosa sono disposti a fare per aumentare le visualizzazioni? Cosa si nasconde dietro a post che mostrano un determinato Brand? Come sono arrivate a quel punto? Che tipo di collaborazione hanno intrapreso? Attenzione, non sto dicendo che dietro ad ogni fanciulla (me compresa) che scatta una foto ci sia del marcio dietro, ma se capitasse invece il contrario? D'altronde ci sono ragazzini che si provocano asfissia per partecipare a delle challenge e diventare popolari...quindi tutto è possibile. 

Muori per me mi ha sconvolta, eppure mi è piaciuto tantissimo perchè Elisabetta non ti permette di posare il libro. Le indagini hanno un senso, la vita delle donne protagoniste è pazzesca, insomma è una storia molto intrigante. In più è scritta da una donna e questo mi piace ancora di più. 
Adesso vi parlo dei personaggi. Ginevra alias Teresa Montanari che oggi vive a Milano, in realtà viene dalla montagna, proprio come dice il suo cognome e ha tre fratelli: Giacomo, Francesca e Matteo. Il padre Pietro è un uomo buono che cerca di prendersi cura di quello che è rimasto della sua famiglia, è una persona di sani principi, alcune volte troppo permissiva, ma ama la sua famiglia più di ogni altra cosa. Giacomo è un cuoco importante, è scappato dai monti per far conoscere le sue ricette in luoghi dove le avrebbero più apprezzate; Francesca è una veterinaria, vive con i suoi genitori e manda avanti l'azienda di famiglia; infine Matteo è un po' la pecora nera, senza hobby o interessi particolari, ama solo la compagnia degli amici, meglio se accompagnata da una bottiglia di birra. E questa è la famiglia, o quello che resta dopo la dipartita di Teresa. 
Poi c'è Annalisa Spada, colei che sta a capo della squadra mobile, una donna che un sacco di gatte da pelare sia a casa che per lavoro. Infine abbiamo i fratelli Vinciguerra, tre persone molto in vista che amano la bella vita, i vestiti di classe e si concedono qualche vizietto. Queste persone che vi ho indicato sono le principali, ma ce ne sono molti altri, tutti ben caratterizzati anche quando hanno ruoli minori all'interno della storia. 
Il mio consiglio è quello di concedervi una pausa e iniziare a sfogliare questo libro che non deluderà le vostre aspettative, mi sento quasi affermarlo con certezza, sopratutto se amate il genere. Come ho già scritto prima, un thriller completo, con un finale con il botto, che non guasta! 

Recensione - Piovono mandorle di Roberta Corradin

Il libro
Piovono mandorle di Roberta Corradin
Editore: Piemme| Pagine: 476| Pubblicazione:  settembre 2019 | Prezzo 18,50€| Trama: Qui
Genere: giallo
Notizie sull'autrice
ROBERTA CORRADIN da bambina sognava di scrivere dei libri. Ha pubblicato, tra gli altri, Ho fatto un pan pepato (Zelig, 1995), Un attimo, sono nuda (Piemme, 1999), Le cuoche che volevo diventare (Einaudi, 2008), La repubblica del maiale (Chiarelettere, 2014). Insieme al marito Antonio gestisce, a Donnalucata, il ristorante che le ha ispirato quello in cui spesso pranzano e cenano i personaggi di Piovono mandorle.
Recensione
e 1/2
Avete presente Scicli? Sì, quel Comune con meno di trentamila abitanti diventato famoso anche grazie alla serie televisiva del commissario Montalbano? Ecco, Nadia Corrandin ha ambientato il suo romanzo proprio in questa cittadina, perchè lei il morto ce lo ha messo veramente e lo ha fatto con stile.
Il defunto si chiama Salvatore Diodato, di professione psicoterapeuta, atterrato a Scicli da non troppo tempo da una frizzante New York, purtroppo non avrà vita lunga.
A indagare riguardo la sua dipartita una commissaria, Maria Gelata; a piangere la sua morte diverse pazienti, tutte ricche, tutte affascinanti, tutte estremamente sole. Tra un cannolo, un Campari Orange, una festa in un luogo esclusivo e un buon bicchiere di vino, conosceremo i tanti personaggi che popolano queste pagine e ci accompagneranno fino all'epilogo.

La prima impressione che ho avuto aprendo le pagine di questo libro è stata: "non è un libro fra i tanti, è uno che il carattere lo ha ben definito", e se già lo avevo notato fin dalla copertina, molto semplice e poco commerciale, la lettura mi ha dato ragione.
I personaggi vengono presentati un po' alla volta, poche pagine ciascuno, al massino tre, per poi passare repentinamente a qualcun altro, con un'altra vita e altri segreti. All'inizio ha fatto molta fatica a tirare insieme i pezzi, il puzzle che avevo tra le mani era di quelli complicati, che ti fanno un po' dannare ma che alla fine ti regalano un bel sospiro carico di soddisfazione. La narrazione è in terza persona ma di tanto in tanto lascia spazio a qualche pensiero narrato direttamente dal personaggio di turno, rendendo il lettore più partecipe, più emozionato.

Maria, la commissaria, è una donna sola (anche lei, come la maggior parte dei personaggi) e nonostante sia sposata con Laccio, dorme su di una brandina all'interno della sua biblioteca, il letto coniugale lo ha lasciato al marito, che finge di non vedere e non sentire, dedicandogli svogliatamente una mezz'ora a cena, quando riesce a tornare dal commissariato. E' acculturata Maria, aveva iniziato studi classici per finire in polizia a causa di qualcosa che non vi svelerò; ha la passione per i miti e cerca spesso delle somiglianze con i casi da risolvere.

Salvo Diodato, il morto, per circa duecento pagine è vivo e vegeto (altra particolarità di questa storia), avremo tutto il tempo di capirlo, fino a giungere alla sua dipartita. Un personaggio particolare, un'infanzia difficile, uno che ascolta problemi e segreti per lavoro, ma che ne nasconde altrettanti. Chi è che lo vuole defunto? Sarà qualcuno al quale ha pestato i piedi? Sarà perchè conosceva troppe cose? Oppure una paziente?

L'autrice ha costruito una storia complicata e lo ha fatto in maniera non lineare, costruendo il giusto ambiente ad ogni personaggio e lasciando ad ognuno il proprio spazio. L'ambientazione è un punto forte, a Scicli purtroppo non sono mai stata, ma la voglia di conoscere la parte Sud Est della Sicilia è tanta, ho voglia di perdermi tra i monumenti barocchi e e camminare con il naso all'insù, guardando i balconi e respirando i profumi di un'isola meravigliosa. Lo stile è molto curato, con particolari degni di nota e i molteplici rimandi alla mitologia sono un valore aggiunto. E allora perchè non ci sono cinque stelline? Perché nonostante quello che ho appena scritto io ho fatto fatica a entrare nella storia e a mio parere il fatto di non avere una protagonista ben definita ma una somma di personaggi mi ha allontana un po', rendendo più complicata la lettura. Sono felice di aver letto questo libro, perché alla fine mi ha regalato una soddisfazione e sopratutto il giallo è ben costruito, portando il lettore a sospettare continuamente, ma non sono entrata pienamente in sintonia con i personaggi che mi sono sembrati lontani.

Lo consiglio a tutti i lettori curiosi di conoscere qualcosa di nuovo, alle persone che non si accontentano e cercano sempre qualcosa in più. Perfetto per chi non ha fretta e ama conoscere tutti i particolari  per poter investigare insieme alla commissaria.
Non lo consiglio alle persone che vogliono tutto subito, alle persone che cercano il brivido e le sorprese repentine. Insomma, se avete fretta questo libro non fa per voi.


Recensione - Una rivoluzione di carta di Gigliola Alvisi

Il libro
Una rivoluzione di carta di Gigliola Alvisi
Editore: Adelphi| Pagine: 203| Pubblicazione:  2019 | Prezzo 15,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa| Traduzione di Matteo Codignola
Notizie sull'autrice
Gigliola Alvisi vive a Padova con il marito e i due figli. Oltre a scrivere romanzi per ragazzi, organizza corsi di scrittura creativa nelle scuole. Nel 2011 ha vinto il Premio Selezione Bancarellino.
Recensione
Questa è una storia in parte inventata e in parte vera. Le duecento pagine scritte da Gigliola Alvisi sono ispirate ad un personaggio straordinario, una donna che ha cercato di portare e tenere viva la fantasia in un momento dove l'importante era sopravvivere; una donna che non ha avuto paura di nulla e si è battuta perchè i bambini potessero leggere. Lei è Jella Lepman, la fondatrice della biblioteca internazionale più grande per ragazzi che si trova a Monaco, visitabile ancora oggi.
Facciamo però un passo indietro perchè dobbiamo conoscere Fridolin, il protagonista di questo libro per ragazzi ambientato in un posto immaginario, nella città di Land, dove la Guerra è finita, Adesso, ma Prima era tutta un'altra cosa: non c'erano Macerie sparse ovunque e Fridolin aveva una casa, una mamma e un papà. Durante le sue giornate solitarie incontra due amici che diventeranno la sua famiglia, ma sopratutto la sua strada si incrocia con quella di Jella Lepman, una donna straniera che cercherà di aiutare i ragazzi in ogni modo possibile.

Questo libro non era assolutamente preventivato, il mio strano e dormiente agosto mi ha tenuta abbastanza lontana dalla mia quotidianità e anche le letture sono state poche e selezionate con attenzione. Avevo tra le mani "Follia" quando decidiamo di partire per una notte in tenda sui monti valdostani: prepariamo la borsa, il beauty e poi accade un evento impensabile. Catastrofico. Mai accaduto prima. Ho lasciato il libro e anche il kobo sul comodino. Ovviamente me ne accorgo una volta montata la tenda, alle 12:15 in una piazzola di un campeggio di un piccolissimo paesino sperduto tra i monti. Mio marito mi carica in macchina e sfreccia verso il paese, sperando  che ci sia una libreria ma sopratutto che sia ancora aperta. Alle 12:26 entro in questa cartolibreria dove la ragazza mi comunica che ha solo libri per bambini da offrirmi. Mi dirigo verso l'unico scaffale e attirata dalla copertina stupenda acquisto senza dubbi "Una rivoluzione di carta". Torniamo soddisfatti davanti alla nostra tendina e io cerco di immergermi nella lettura.

Inizialmente ho fatto fatica ad ambientarmi: era chiaro che il periodo fosse quello della seconda guerra mondiale, ma la scelta di usare luoghi ignoti, che danno al libro quasi un taglio un po' fantastico mi ha subito leggermente disorientata. Ho seguito con una certa curiosità le vicende di Fridolin che riesce a far tenerezza al lettore adulto e magari viaggia sulla stessa lunghezza d'onda di un suo potenziale lettore coetaneo. La scelta dell'autrice di scrivere una storia vera adattata all'età scolare la trovo ammirevole, ma sopratutto anche io ho imparato una parte di storia che non conoscevo: Jella mi era ignota e anche tutta la parte della mostra e della creazione della biblioteca per ragazzi. E' stata una piacevole scoperta.

C'è un però in tutto questo. Mi capita spesso di leggere libri per bambini, avendo io una pupa di sette anni, alcune volte le parole che leggo riescono ad arrivarmi nonostante l'età, mentre altre volte incontro letture che mi intrattengono più o meno piacevolmente ma nulla di più. Non so quanto io riesca ad essere obiettiva, sinceramente. Farò leggere questo libro ad una mia fanciulla-cavia di quasi dieci anni e poi ve ne riparlerà lei, mi ha promesso che scriverà una recensione speciale con tanto di disegni di suo pugno. Io posso dirvi che non mi è arrivato al cuore, anche se è stato piacevole; sono però fermamente convinta che i ragazzini dovrebbero leggerlo, sia per comprendere cosa sia la guerra e quali siano le conseguenze ma anche per apprendere qualcosa di importante e conoscere un personaggio che ha cambiato i fatti e ha operato a favore dei bambini. La narrazione in prima persona aiuta il piccolo lettore ad immedesimarsi nei panni del protagonista e le lettere scritte dalla Lepman rendono questo personaggio un po' più umano e "toccabile".
Voi lo avete letto? Ne avete sentito parlare?

Ps credo che per gli alunni frequentanti il quarto anno della scuola primaria sarebbe perfetto!  

Ombretta on Air #2 - Warcross di Marie Lu - Recensione



Devo fare una premessa, io di linguaggio digitale, di videogames e di anime giapponesi non ci capisco molto, non sono un appassionata del genere e per questo motivo probabilmente scrivere questa recensione per me non è stato affatto facile. Però devo dire che anche questa volta Marie Lu ha fatto centro. L'autrice ha saputo unire videogames, anime e tecnologia avanzata in un unica storia e a renderla perfettamente credibile, avvincente ed emozionante. 
La protagonista è Emika Chen, una ragazza intelligente e determinata che possiede un cuore grande e sensibile, un cuore da artista proprio come il suo papà. Suo padre era un sarto e un pittore molto bravo ma assolutamente incapace di gestire il denaro, ogni gruzzolo che riusciva a racimolare finiva sperperato nelle scommesse illegali. Proprio per questo motivo, il giorno della sua morte Emika si ritrova sola e piena di debiti, costretta a crescere in un orfanotrofio, tra i bulli e la disperazione fino al giorno in cui un giovane poco più grande di lei, figlio di un informatico e di una neuropsichiatra ha un intuizione straordinaria, trova il modo tramite un paio di occhiali di collegare il cervello umano alla rete internet. 

"Tutto è fantascientifico finché qualcuno non lo trasforma in scienza" 

Il cervello crede di essere all'interno di mondi fantastici e tramite un paio di occhialini il nostro corpo può diventare un avatar perfettamente identico a noi o essere completamente reinventato, si può visitare il mondo intero, andare in vacanza senza muovere un passo, vivere avventure mozzafiato in mondi fantastici ... qualunque bambina vorrebbe vedere un unicorno o volare su un tappeto magico. E non è tutto Warcross è un videogioco dai fondamenti semplicissimi: due squadre che si sfidano per conquistare un oggetto(Artefatto) in possesso della squadra avversaria, la prima che lo prende vince, i tornei in cui si sfidano i giocatori ormai uguagliano le Olimpiadi per importanza. In dieci anni ha raggiunto e coinvolto tutta la popolazione mondiale, per alcuni è solo un gioco, per altri è uno stile di vita fatto di avatar e sogni.....insomma penso che chiunque prima o poi possa sentirsi attratto dalle mille possibilità che concederebbe una simile tecnologia. 

"C'è ancora gente convinta che Warcross sia un gioco stupido. Certi, invece, o considerano una rivoluzione. Per me ,e per altri milioni di persone, è l'unico modo per dimenticare i propri guai. Oggi ho perso una taglia ed entro un paio di giorni non avrò più un posto dove vivere...ma sta sera posso unirmi agli altri, inforcare gli occhiali e godermi la magia".

La storia di Emika però inizia il giorno in cui, dopo aver perso i soldi che le servivano per non perdere la sua casa, per distrarsi dai suoi problemi,come la maggior parte della gente si collega alla partita inaugurale di Warcross. Un attimo di follia e la tentazione di guadagnare un bel gruzzolo facile le fanno fare un grosso errore e si ritrova catapultata all'interno della più importante partita dell'anno, davanti agli occhi di tutto il mondo e dello stesso creatore di Warcross. E qui abbiamo la svolta, l'inizio di una caccia all'uomo mozzafiato, un lavoro da infiltrata all'interno di una delle famosissime squadre di Warcross e la possibilità di conoscere la sua cotta da una vita...l'inventore per eccellenza Hideo Tanaka. 
Che dire, Emi è forte, testarda e volitiva e proprio per questo motivo mi piace, perchè nonostante le difficoltà non si arrende, perchè davanti ad un ingiustizia non può fare a meno di farsi avanti anche a suo discapito. La sua cotta per Hideo è molto tenera e gli sviluppi del loro rapporto sono molto coinvolgenti. Hideo, dal canto suo, fin da subito mi ha lasciata perplessa, è palese che nasconde dei segreti, qualcosa di profondo. In questo l'autrice è stata molto brava, ha saputo svelare goccia a goccia i segreti e gli avvenimenti del passato dei due protagonisti in modo da renderli molto toccanti per il lettore. Inoltre ho apprezzato moltissimo i personaggi secondari che possiedono tutti, quelli positivi come quelli più antipatici una caratterizzazione molto forte e interessante, sono sicura che nei romanzi successivi avranno molto più spazio per farsi conoscere. Marie Lu ha giostrato molto bene con il phatos degli incontri tra i due giovani, la suspence della caccia all'uomo, il brivido degli scontri durante le partite, il tumulto della folla in delirio per i suoi eroi utilizzando uno stile di narrazione molto visivo e realistico. 

"ogni porta chiusa ha una chiave. Ogni problema ha una soluzione" 
Dopo un finale che mi ha lasciata a bocca aperta sono veramente ansiosa di scoprire cosa succederà nel prossimo romanzo di questa serie!


Keep Calm and Read Nadia #35 - Una famiglia felice felice - recensione



Buongiorno lettrici e lettori, come ve la passate? Io sono appena tornata da un simpatico weekend a Padova: pur avendo origini venete da parte di mamma non ero mai stata in questa bella città e ho approfittato della mostra su Gauguin e gli impressionisti per visitarla… devo dire che ne è valsa davvero la pena!

Ma voi siete qui per leggere di libri, quindi bando alle ciance e andiamo al sodo: oggi vi parlo di Una famiglia felice: un libro che mi sarebbe anche piaciuto, se non fosse che la Piemme lo presenta come thriller, mentre thriller non lo è affatto. Vediamo se riesco a spiegarmi.

La protagonista della nostra storia è Grace: psicoterapista, ha scritto una sorta di saggio, dal titolo Avresti dovuto saperlo (You should have known, che è anche il titolo originale del romanzo), in cui mette in guardia dallo scegliere il marito sbagliato le giovani donne in procinto di sposarsi. La tesi di Grace è, apparentemente, semplice: il nostro istinto ci dice già tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere appena entriamo in contatto con una persona, e chi non lo ascolta rischia di prendere, nel migliore dei casi, una grossa fregatura, e di rovinarsi la vita nel peggiore. Grace scrive queste cose dall’alto della sua meravigliosa storia d’amore con il marito Jonathan, ma è davvero sicura che il suo matrimonio sia così idilliaco come lei si ostina a credere?

All’inizio Grace sta abbastanza sull’anima: perfettina, ingessata, convinta di avere la verità in tasca, si percepisce il suo senso di superiorità nei confronti delle sue pazienti e anche delle sue “amiche”, ovvero le madri dei compagni di classe del figlio Henry, iscritto alla scuola più esclusiva del quartiere, scuola che Grace stessa ha frequentato da ragazzina. Avrà modo di ridimensionarsi, ovviamente a sue spese.
Come dicevo più su, il problema di questo thriller è che non è un thriller. È scritto molto bene, con uno stile sorprendentemente ricco e periodi complessi e ipnotici che danno un’interessante chiave di lettura sulla società americana e soprattutto su quella ricchissima fetta di popolazione newyorkese che vive, studia e lavora nell’ambiente super esclusivo di Manhattan. Però non c’è suspense, non ci sono salti sulla sedia, non ci sono cambiamenti di scena o di punti di vista che possano far crescere la tensione e portarla alla resa dei conti finale. Tutto il romanzo è incentrato su Grace, sulle sue convinzioni inizialmente granitiche, che vengono messe in discussione a mano a mano che si scoprono retroscena inquietanti e le fanno riscoprire una rete di relazioni a cui, più o meno responsabile, aveva voltato le spalle. È un romanzo lento, e un thriller lento fa storcere il naso quasi sempre. Funziona molto bene, invece, se si sceglie la chiave di lettura della crescita di un personaggio: come sorta di romanzo di formazione con venature sociologiche è apprezzabile, e rischia addirittura di insegnare qualcosa. Ma non apritelo quando siete in cerca di un thriller adrenalinico: rischiereste di odiarlo.




Keep Calm and Read Nadia #22 - Ti chiamo sul fisso

Buongiorno lettori, oggi, nonostante sia venerdì, vi lascio in compagnia di Nadia. Leggete un po' che bel post ha scritto per noi! 


Buongiorno lettrici e lettori, tutto bene? Io sempre più di corsa, tra piccolo viaggetto ad Atene e giornate concitate al lavoro sono stata cattiva e non ho fatto i compiti questa settimana! Mi riporto in pari oggi, con la recensione di un libro che speravo rappresentasse una piacevole evasione e che purtroppo mi ha deluso quasi del tutto.

Il romanzo in questione è Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell. Di quest’autrice avevo letto Fangirl, che avevo trovato carino e di cui avevo apprezzato alcuni spunti di riflessione, anche se non avevo certo gridato al capolavoro. Quando ho letto la trama di questo –Georgie, che scrive per la televisione ed è in crisi con il marito Neal, trova nella casa materna un vecchio telefono fisso magico, con cui riesce a comunicare con il Neal del passato. Riuscirà con questo stratagemma a recuperare il loro rapporto?- ho pensato che potesse essere una storia carina e originale per staccare un po’ e divertirmi con qualcosa di leggero. Purtroppo invece mi sono annoiata.

Lo spunto iniziale era simpatico e in qualche misura anche originale, ma avrebbe potuto essere sfruttato molto meglio. L’escamotage del telefono “magico” è inconsistente, non viene spiegato e non si capisce in realtà neanche a cosa serva, anche perché la decisione che prende Georgie alla fine del libro era l’unica possibile anche all’inizio, e non meritava quasi trecento pagine di romanzo. Lo stile della Rowell è purtroppo scialbo e dimenticabile; inoltre sono presenti incisi e parentesi che dovrebbero forse esprimere il pensiero di Georgie, ma che stridono abbastanza dal momento che il romanzo è scritto in terza persona. Almeno a me hanno fatto questo effetto.

Anche i personaggi non riescono a essere punto di forza in questo romanzo: Georgie è davvero tarda di comprendonio e dimostra molto meno dei suoi trentasette anni, almeno a livello intellettuale. Neal è poco più di una figurina bidimensionale e mi ha lasciato con più di una domanda in sospeso. Non parliamo di Seth, che mi è stato sull’anima per tutto il tempo. Neanche l’ambientazione è incisiva; a parte la breve descrizione della neve a Omaha si sarebbe potuti essere in qualunque posto del mondo.

È vero che, come vi ho scritto all’inizio, questo libro è arrivato in un periodo per me abbastanza confuso e incasinato; è anche vero però che, quando riuscivo a prenderlo in mano, non mi coinvolgeva come avrei sperato. Per parecchie pagine poi la storia tende ad attorcigliarsi su se stessa, facendo sì che il lettore perda interesse, disamorandosi della trama e dei personaggi stessi.

In conclusione, se volete il mio modesto parere, passate oltre, ci sono libri migliori.


Riepilogo Mensile #3 - Aprile 2016

Buongiorno lettori come state? Siete pronti a conoscere le letture che mi hanno accompagnato durante il mese di aprile?

Tre omaggi: Fuga da Villa del Lieto Tramonto, Gli occhi neri di Susan e Ti amo ma niente di serio.

Un libro Geograficamente Sparpagliato: L'armadio dei vestiti dimenticati

Tre consigli: Le tartarughe tornano sempre (dalla Libridinosa) Un amore di carta  (dalla libraia Paola) e Per quanto mi riguarda sono sempre innamorato (Bianchini, ma non gli ho parlato di persona tranquilli).

Uno invece l'ho scelto proprio io, incredibile: Ho sposato una vegana.







Recensione - "Ti amo ma niente di serio" di Anna Chiatto

Buongiorno miei cari come state? vorrei tanto parlavi del mio periodo NO, ma inizierei e non smetterei e visto che questo è un blog all'interno del quale si parla di libri e non di sfighe che inseguono Salvia, anche se potrebbe apparire comico, mi attengo a quello che è l'argomento principale: LIBRI!!!
Dopo aver conosciuto virtualmente la frizzante e simpatica Anna - che ha un amore per Bruges proprio come me , e lavora al fianco di Brizzi che è il mio idolo - ho deciso di leggere il suo primo romanzo, perchè credo nelle coincidenze e nel destino, nonostante non ne capisca un'H di segni zodiacali. A voi il mio pensiero.






Titolo: Ti amo ma niente di serio
Autore: Anna Chiatto
Casa Editrice: Piemme                                                     
Pagine: 324
Prezzo: 17,50€
Pubblicazione:  12 aprile 2016
Sinossi: Qui sul sito Piemme
                           
       




VOTO:
Notizie sull'autore:

Femmina, napoletana e del cancro. In altre parole un uragano potrebbe prendere il suo nome.
Dice che esistono gli scrittori e quelli che raccontano storie. Lei ha sempre una storia da raccontare. Lascia il suo paesino in provincia di Napoli ad appena diciotto anni e gira il mondo. Oggi vive a Roma, l’unica città capace di adottarla.
Dice sempre quello che pensa. E poi lo scrive nel suo blog Tutti lo pensano ma io lo dico. Le cose di cui non riesce a fare a meno sono tre: la sua nonna, i grassi saturi, viaggiare.
Organizzatrice di eventi e wedding planner, con un trascorso nel meraviglioso mondo dell’editoria.
Ti amo ma niente di serio è il suo primo romanzo.



Chi è Emma? Oh, bene lei è una wedding planner che per riuscire a mantenere il suo appartamento in una zona centrale della Capitale, di notte lavora al bancone del bar all'interno di una discoteca. Di giorno ha a che fare con spose isteriche e madri dalla lacrima facile, mentre quando tramonta il sole infila una maglietta sexy e serve da bere ai marpioni assetati.

Recensione: "Questa notte parlami dell'Africa" di A. Soresina

Buongiorno a tutti ragazzi, come state? Oggi vi presento un libro che ho apprezzato piano piano, non è stato amore a prima vista, ma ho imparato a volergli bene strada facendo. Un romanzo basato su storie realmente accadute, romanzate ma reali, tanto che, Nuri esiste davvero. Aspettatevi pure un romanzo crudo, che strappa indignazione e qualche lacrima. 




VOTO: 

Titolo: Questa notte parlami dell'Africa
Autore: Alessandra Soresina
Casa Editrice: Piemme
Pagine: 310
Prezzo: 16,50€
Pubblicazione: 2 giugno  2015



Notizie sull'autrice: 
Nata a Milano nel 1973, biologa, scrittrice e fotografa, si occupa da anni dello studio dei leoni e della conservazione di grossi mammiferi africani. Nel 2000, dopo la laurea in scienze biologiche,  inizia la sua attività di ricercatrice in Africa. E' una delle poche donne che lavora come guida per troupe televisive e fotografi, e  d'inverno è maestra di sci sulle Dolomiti, attività che le consente di finanziare in parte i suoi progetti. Collabora con televisioni italiane e straniere e con le principali riviste naturalistiche. Dal 2013 è Expert Membre di AIEA (Associazione Italiana Esperti d'Africa). Finalista al concorso internazionale Veolia Wildlife Photographer of the Year (2007 - 2008) , le sue fotografie sono state esposte in svariate mostre. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo "A piedi nudi" (Pendragon), finalista del premio letterario Edoardo Kihlgren Opera Prima, e nel 2008 il libro fotografico "Un giorno da leoni" (Piemme).







Emma e Nuri, due donne, due vite, due mondi, due culture, due tradizioni, due età, due caratteri, due famiglie, due possibilità, due religioni, due abitudini, due stili, due tutto.
Emma è italiana, vive in un appartamento moderno e lussuoso, è un avvocato di successo, è sposata con un uomo attraente che conosce da sempre e la sua vita sembra perfetta così come la leggiamo.
Nuri abita in Africa, in Tanzania, ha poco più di vent'anni, la madre è una Masai e il padre è indiano. Sono una famiglia devota ad Allah e Nuri non può uscire se non accompagnata, non mangia al tavolo degli uomini, aspetta un matrimonio combinato, non può leggere se non il Corano, non può uscire con le amiche ed è "tagliata".
Cosa hanno in comune queste donne? Niente, in apparenza. Più di quello che potremmo immaginare, in realtà.
Alessandra Soresina ci racconta una delle tante storie che ha toccato con mano durante la sua permanenza in Africa, una terra che mi ha fatto innamorare nel 2010 e che non riesco più a togliermi dal cuore. Alessandra ci racconta la fuga dall'ordinarietà, che ci costringe a non provare più emozioni forti, ci tappa la bocca quando vorremmo urlare di gioia, non ci fa saltellare per la strada al seguito di una bella notizia, ci obbliga a rispettare rigidi orari per non perdere il posto di lavoro.
Quante persone scappano da tutto questo? Non lo so. Quante segretamente vorrebbero togliersi la cravatta e scappare a gambe levate verso una libertà che siamo convinti di avere ma che in realtà ci è negata a causa del troppo rigore all'interno del quale siamo intrappolati?? Tantissimi.
Emma il coraggio lo trova, all'interno di una chiesa, in un giorno come un altro. Molla tutto e va. Marito, bella casa,lavoro pazzesco, città alla moda, gli amici dell'aperitivo, le sicurezze, gli abiti firmati.
Anche Nuri vorrebbe scappare, ma ancora non è pronta. Nonostante abiti in luogo selvaggio e invidiabile, anche lei è prigioniera delle proprie tradizioni. Inconsciamente si ribella, sopratutto dopo aver incontrato in biblioteca una bianca, con gli occhiali da sole che le nascondono gli occhi, ma tutto il resto scoperto. Dov'è la differenza? Ognuno si cela dietro a qualche cosa, dipende dalla cultura e da come le persone vengono educate.
Lo stesso "taglio", che è brutale, schifoso, primitivo e chi più ne ha ne metta, viene vissuto come una conquista, perchè questo è stato inculcato in quelle testoline.

Io sono una persona molto quadrata, e ho delle idee ben precise che difendo con i denti, ma leggere questo romanzo mi ha sconvolta e alo stesso tempo mi ha fatto vedere le cose da un'altra prospettiva. Non me lo aspettavo, credevo fosse una storia "Ordinaria" quella raccontata dall'autrice, un romanzo normale, invece è molto di più, è complesso, tratta temi molto molto delicati e ci mostra il davanti e il dietro della medaglia.

Cosa ho maggiormente apprezzato:

  • Il punto di vista alternato, prima Emma poi Nuri, mi ha fatto entrar meglio nella storia, ma sopratutto mi ha fatto capire le differenze, le mentalità e le tradizioni, che raccontate da un unico narratore non avrebbero reso così bene l'idea.
  • L'autrice in qualche modo ci fa sognare l'Africa, ma poi la smonta. Il bracconaggio, le difficoltà politiche, la corruzione, alcune usanze decisamente barbare. Ci regala il bello e il brutto, una visione completa e onesta.
Cosa mi è piaciuto meno:
  • Forse, lo ammetto, mi ha infastidito il modo in cui Emma ha mollato tutto, con egoismo se vogliamo, escludendo completamente i marito, che a suo modo prova ad approcciarsi alle scelte di sua moglie, andando a trovarla, ma scoprendo di avere davanti un muro. Ecco, in questo caso la sua libertà ha ferito un altro, la sua felicità a discapito di quella di un'altra persona, ma non una  a caso, Quella Persona - nella buona e nella cattiva sorte...ecc - . Non sono bacchettona eh... solo magari se mio marito domani mattina mi dicesse che parte e mi molla qui, su due piedi, diciamo che non ci rimango proprio benissimo ecco.
Alla prossima,

Salvia


Le Pillole di Ste #7: Due thriller e un classico!!

Buongiorno lettori!! Dopo un mese di assenza è tornato il nostro amico ligure, devo ammettere che la colpa questa volta mia....scusate, sono stata impegnata.
Va beh, vi lascio in sua compagnia, bye bye


Titolo: Avvocato di Difesa
Autore: Michael Connely
Casa Editrice: Piemme
Pagine: 461
Prezzo: 6,50€

Sinossi: Qui

La Pillola di Ste: 
Ho finito "Avvocato di difesa" di Michael Connely,un autore che non avevo mai incontrato finora. Il genere Legal Thriller è molto rischioso perchè i dibattimenti d'aula o sono ben descritti oppure sono dei mattoni immensi;in questo caso devo dire che è stato davvero bravo!
Mckey Haller è un avvocato di Los Angeles,appassionato di musica Hip Hop (soprattutto di Tupac Shakur) con due ex mogli e una carriera altalenante. Spesso ha il compito di difendere gli indifendibili molti dei quali non sono nemmeno in grado di pagare la parcella ma in compenso entrano ed escono di galera come si entra in un albergo.
Ogni tanto capitano anche però quei casi inaspettati,le vere miniere d'oro,quelli che alla fine contano per il suo reddito.
Louis Roulet è uno di questi! Un ragazzo di buona famiglia che gestisce una ricca agenzia immobiliare e che sembra avere una vita irreprensibile viene coinvolto nel tentato stupro e tentato omicidio di una prostituta. Si risveglia con un coltello insanguinato in mano e la ragazza ancora viva ma segnata fisicamente e moralmente.
Haller ha il compito di evitargli la pena capitale o l'ergastolo,anche perchè Roulet si professa assolutamente innocente. Ma la verità dov'è???
Comincia così un'indagine serrata con colpi a sorpresa e scene d'aula veramente adrenaliniche fino a scoprire la verità in fondo al pozzo delle umane schifezze.
Molto bello!!!!



 Titolo: I Malavoglia
Autore: Giovanni Verga
Casa Editrice: Newton 
Pagine: 217
Prezzo: 3,90€

Sinossi: Qui

La Pillola di Ste:
Ho finito la lettura de I MALAVOGLIA di Giovanni Verga
Riassumendolo in poche parole: "Una sfiga cosmica!!!!"
Un libro che tutti abbiamo incontrato a scuola,il Verismo e il Naturalismo di fine '800 fanno parte dei programmi del Ministero della Pubblica Istruzione ormai da eoni; ma una volta passati i capitoli dedicati non mi sono mai dedicato alla lettura completa dell'opera.
Verga aveva cominciato con Storia di una Capinera a descrivere in maniera realistica situazioni e spaccati di mondi che sono sempre stati tenuti nascosti; con i Malavoglia entra di diritto nel Gotha della letteratura e lo fa passando dalle storie della gente umile. Lui siciliano verace,diventato italiano da poco (l'unità nazionale data 1861) prende un angolo della sua terra e lo trasborda direttamente in queste pagine usando,in maniera veristica,anche il dialetto o comunque una parlata non proprio letteraria.
I Malavoglia sono una famiglia di pescatori di Trezza (oggi Acitrezza) in provincia di Catania. Da sempre uniti e da sempre avvezzi a sopportare le angherie del destino tutti insieme,come dice Padron 'Ntoni..."uniti come le dita di una mano". La casa del nespolo è il loro castello e la Provvidenza il loro galeone.
Ma ad un certo punto questa unità vacilla,la pesca va male,il primogenito parte a militare... "va a mangiare il pane del Re" (un Re lontano,sconosciuto e avido di danari e uomini; il problema dei Savoia fu che si trovarono in regalo l'ex Regno di Napoli senza sapere mai come gestirlo e nemmeno capirlo); poi un brutto affare di trasporto di lupini finisce con un naufragio e la morte del padre e di Bastianazzo (un fratello); 'Ntoni diventa capofamiglia e viene congedato ma è cambiato profondamente nell'animo e non ha la forza di tenere insieme i famigli; dopo il disastro finiscono nelle mani di un avido sensale,prima dello zio Cipolla e poi (visto che gli passa il debito) dello speziale Piedipapera. Mentre i guai sono in atto il fratello Luca deve partire a sua volta a militare e rimane ucciso nella Battaglia di Lissa; mentre succede tutto questo devono ripagare il debito ma perdono la casa,la sorella Mena che era promessa sposa vede sfumare il matrimonio perchè sono diventati poveri. Il fratello maggiore vorrebbe fuggire e si trova invischiato in brutti affari e si da all'alcoolismo. Muoiono in sequenza la madre e il nonno e un'altra sorella fugge. Hanno perso anche la barca e sono ridotti malissimo.
Insomma davvero una grama esistenza dove domina "la roba" sui sentimenti e c'è nell'aria quel senso di eterna sconfitta; per quanto facciano non riescono mai a venire a capo della melma in cui sono avvolti.
Una telenovela in salsa siciliana che descrive benissimo quell'avvilimento di chi sa che sarà eternamente vinto.
Bello!!! Contento di averlo ritrovato!
Ora può dormire eternamente in biblioteca però!!!!


Titolo: Il Nido di Calabroni
Autore: Patricia Corwell
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 448
Prezzo: 10,00€

Sinossi: Qui

La Pillola di Ste:

Ho finito anche "Il Nido dei Calabroni" di Patricia Cornwell...e questo mi è piaciuto!!! Un giallo ben costruito,mai monotono,ricco di colpi di scena e con dei personaggi davvero ben costruiti.
Siamo a Charlotte (North Carolina),Andy Brazil è un timido cronista del locale quotidiano,l'Observer,che ha il sogno di poter un giorno entrare in polizia.Timido e complessato,il padre era un poliziotto che venne ucciso una sera maledetta dl solito delinquentello dalla pistola facile mentre la madre è la classica casalinga americana depressa che ritrova se stessa solo nel fondo delle bottiglie.
Un pazzo criminale,chiamato La Vedova Nera, sta rovinando l'immagine della città perfetta che il sindaco e gli alti papaveri del municipio vorrebbero dare di Charlotte seminando morti per le strade colpendoli con una Colt 45 per poi lasciarli nudi in un vicolo con un 8 arancione dipinto sui genitali.
Andy,per la sua bravura e perspicacia viene invitato a collaborare alle indagini assieme al vicecomandante Virginia West e al comandante Judy Hammer.
Gli omicidi in questo libro sono solo un pretesto in realtà per raccontare i tormenti e i guai di due donne dalla vita complicata e dell'evoluzione di Brazil da ragazzino a uomo. La storia si dipana con una velocità incredibile e con un sottile umorismo,i personaggi arrivano e spariscono velocemente ma sempre al momento giusto, fino al colpo di scena finale.
Una Cornwell in gran forma o semplicemente la vera Cornwell e non qualche oscuro scribacchino prezzolato.