#gruppo di lettura,

GDL - Il priorato dell'albero delle arance - Tappa finale + mini recensione

martedì, febbraio 25, 2020 Baba Desperate Bookswife 15 Comments


Buongiorno amici lettori come state? Sì può scrivere finalmente? Abbiamo terminato!! Sìììììììì fiesta :-) Oggi discuteremo insieme l'ultima parte e infine potrete leggere le nostre recensioni in pillole.

TITOLO: Il priorato dell'albero delle arance
AUTRICE: Samantha Shannon
CASA EDITRICE: Oscar Vault Mondadori
PAGINE: 800
PREZZO: 26 € cartaceo - 10,99€ ebook

 La trama:
La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un'erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c'è però Ead Duryan: non appartiene all'ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l'adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell'Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.
DISCUSSIONE - ATTENZIONE SPOILER
Ed eccoci giunti alla parola fine. Davvero devo parlarvi di quello che è accaduto in queste pagine? Cosa dire, è successo di tutto e di più, la battaglia finale della storia, combattuta per cielo e per mare, tutti i personaggi (o quasi) che danno un apporto, draghi che svolazzano, donne alla ribalta, spade che cascano, gemme che feriscono, personaggi che sentono delle voci e il Terribile cattivo è stato sconfitto. Cosa aggiungere? Che tutto questo me lo aspettavo? Che era assolutamente scontato? Che almeno speravo che vincessero i cattivi? Che l'unica cosa che ho sperato non si è avverata? Niente, #maiunagioia, speravo nell'unione ufficiale tra Sabran e Ead, ma nemmeno questo l'autrice mi ha concesso. Sono contenta che il bene abbia trionfato? No, perchè non me ne fregava un piffero. Mi mancheranno questi personaggi? Non vedevo l'ora di liberarmene. Sono contenta di aver letto questa storia? Sì, perchè se non lo avessi fatto mi sarebbe rimasto il dubbio e avrei mitizzato questo volume dall'aspetto magnifico.

Recensione
Ho letto questo libro scossa da un forte impulso: Daniela lo voleva e io l'ho comprato; Daniela ha ipotizzato un gruppo di lettura e io ho preso in mano il calendario. Ho iniziato la lettura piena di aspettative, ma dopo circa un centinaio di pagine, dopo non aver compreso niente, ho iniziato a sospettare che questo volume non sarebbe stato mio amico, ma tante persone mi hanno detto di avere pazienza, di andare avanti, che poi il bello sarebbe arrivato. Eh no, il bello purtroppo non l'ho mai letto, la voglia di andare avanti si rifugiava in cantina tutte le settimane e io ho assolutamente detestato questo libro. Ma cercherò di spiegarvi il perchè. La mia antipatia è iniziata in fretta perchè se apro un romanzo, la prima cosa che desidero è quella di ambientarmi, certo, a volte ci vuole un po' di tempo ma...non posso pensare di dover prendere appunti, non per un libro che leggo per puro diletto. Macinavo pagine e non capivo di cosa si parlasse (ad un certo punto ho pensato che fosse il secondo capitolo di una qualche saga e ho temuto di non essermi informata bene prima di comprarlo). Ho atteso, ho cercato di capire i personaggi e quando più o meno sono riuscita a fare il punto della situazione...ho semplicemente iniziato ad annoiarmi. L'autrice passa da un posto all'altro, da un gruppo all'altro, da un'avventura all'altra, da un intrigo ad un altro. Poi ho iniziato a chiedermi la vera importanza di alcuni di loro e la noia ha iniziato a crescere esponenzialmente. Per quanto non sia scritto male e in qualche modo lo stile dell'autrice permetta al lettore di leggere velocemente le pagine, per me è stata un'agonia. Non mi sono affezionata a nessun abitante di questo mondo inventato, non me ne importava nulla della storia e avevo già in mente dove più o meno sarei finita. 
Inutile dirvi che questo libro è bocciato, uno dei più deludenti degli ultimi tempi (il prezzo e la mole hanno il loro peso). Ciò non toglie che sia un'edizione bellissima e sono felice di poterla esporre nella mia libreria (guardare il bicchiere mezzo pieno). Ottimo lavoro di grafica, questo va detto. Ci tengo a precisare che il prezzo non è così alto, indipendentemente dal fatto che io abbia gradito o meno questa storia, l'oggetto è magnifico e curato, (per quanto riguarda il contenuto...ovviamente è soggettivo). Posso anche dirvi un'altra cosa: se il libro non fosse stato venduto così, ma il "pacchetto" fosse stato un altro, probabilmente non lo avrei preso in considerazione. L'occhio vuole la sua parte. La prossima volta mi farò furba e non mi lascerò condizionare dall'edizione, per quanto bella possa essere. 

Qui potete trovare il pensiero di Ombretta e Qui quello di Daniela.

 Le tappe:

-14 gennaio 2020 - sul blog Un libro per amico, discussione fino a pagina 116, ovvero capitolo 10                                     compreso. QUI
-21 gennaio 2020 - sul blog Ombre di Carta, discussione fino a pagina 239 ovvero capitolo 22                                           compreso. QUI 
-28 gennaio 2020 - sul blog Desperate Bookswife, discussione da pagina 243 a pagina 386, ovvero                                  fino al capitolo 37 compreso QUI 
4 febbraio 2020 - sul blog Un libro per amico discussione da pagina 389 a pagina 483, ovvero fino                                al capitolo 48 compreso. QUI
11 febbraio 2020 - sul blog Desperate Bookswife discussione da pagina 487 a pagina 592, ovvero                                 fino al capitolo 57 compreso. QUI
18 febbraio 2020 - sul blog Ombre di Carta discussione da pagina 595 fino a pagina 683, ovvero                                  fino al capitolo 65 compreso. QUI
-25 febbraio 2020 - SU TUTTI I BLOG discussione da pagina 687 fino alla fine + mini recensione. 

Kiss for You.

15 commenti:

#Recensione,

Recensione - Via col vento di Margaret Mitchell

lunedì, febbraio 24, 2020 Baba Desperate Bookswife 9 Comments

Il libro
Via col Vento   di Margaret Mitchell
Editore: Neri Pozza | Pagine: 1200| Pubblicazione: 2020| Prezzo 25,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa| Traduzione: Biavasco, Guani
Notizie sull'autrice
Margaret Mitchell (1900-1949) è stata una giornalista e scrittrice statunitense. Nel 1936 raggiunge la fama mondiale con il romanzo Via col vento, bestseller del secolo, da cui fu tratto nel 1939 un film altrettanto fortunato. Nel 1937 vince il Premio Pulitzer e l’anno seguente viene candidata al Premio Nobel per la letteratura. La sera dell’11 agosto 1949, attraversando un incrocio, un tassista fuori servizio la investe: muore cinque giorni dopo, il 16 agosto del 1949.
Recensione
Bene, non so come iniziare questa recensione che tanto voglio scrivere perchè di romanzi così se ne incontrano pochi e poi parlarne è difficile e per quanto uno voglia a tutti costi dire la sua...davanti alla tastiera ti prende il panico perché non sai da dove iniziare, allora un fiume di parole si accumulano sul foglio bianco e il mio essere logorroica viene fuori anche sul blog. Io cerco di darmi un contegno, poi, in momenti come questo...stop, finito, e tutti scoprono la pazza che c'è in me ah ah ah.
Dunque seguiamo una scaletta, partiamo dall'inizio. Chi non conosce, almeno per sentito dire, la storia di Rossella O'Hara? E se qualcuno non conosce bene la storia, sicuramente saprà che "domani è un altro giorno" è una frase sua, uscita dalla penna della Mitchell.
Tutto è iniziato da un regalo che ricevuto da una persona (questo presente è rimasto sul comodino per un anno), poi è proseguito con un gruppo di lettura organizzato con un'altra persona e infine eccomi qui, a parlare di una storia che in fondo non volevo leggere e invece mi ha ammaliato a tal punto da essere una di quelle "della vita".
Questa è la storia di formazione della protagonista, che quando la conosciamo ci appare come una ragazzina viziata e ambiziosa e quando la salutiamo è una giovane donna che si è fatta da sola. In tanti pensano che Via Col vento sia una storia d'amore sdolcinata e lacrimevole, queste persone non hanno minimamente idea della complessità di questa storia. E' vero, Rossella è innamorata di Mr Ashley da quando è una ragazzina, vede la sua vita esclusivamente con lui e sogna ad occhi aperti un futuro insieme a quell'uomo così diverso da lei da completarla. Peccato che durante le sue farneticazioni accadrà di tutto e di più: ad esempio c'è una guerra, quella di secessione, che coprirà la maggior parte della narrazione; ci sono i bianchi e ci sono gli schiavi neri; i matrimoni combinati; le donne che si fanno da sole, l'alto tasso di mortalità per quello che oggi è un nonnulla (direi che oggi siamo anche in tema); posso proseguire ancora.
Per quanto sulla copertina del film ci siano Rhett Butler e Rossella O'Hara teneramente abbracciati,  questo non rispecchia la realtà, è fuorviante: queste due persone sembra che combattano una guerra interna piuttosto di ammettere di amarsi reciprocamente e infine trovo molto più veritiera la copertina dell'ultima edizione Neri Pozza (in foto) che ritrae la protagonista sola. Rossella in fondo è sola, le sue scelte le prende senza dare ascolto agli altri, il suo egoismo la rende unica, nel bene e nel male.
Questa è una storia di non amore di Rossella nei confronti di se stessa, una ragazza che sembra fare di tutto per non amarsi realmente, le sue scelte vengono fatte per un bene a suo avviso superiore, ma mai si è presa la briga di ascoltare realmente il suo cuore e le sue di esigenze. In effetti, anche parlare di egoismo non è del tutto corretto, questo personaggio è talmente complicato che è quasi impossibile definirlo con precisione.
Perchè questa storia mi si è impiantata  sottopelle? Non è una risposta semplice ma posso dirvi che ogni personaggio mi ha donato qualcosa, ognuno è riuscito a sorprendermi e le loro vite, così lontane dalla mia, mi hanno trasportata in un'epoca remota, mostrandomi avvenimenti che proprio non mi sono andati a genio, altri sui quali voglio approfondire, ho conosciuto persone indimenticabili come Miss Melania e ho capito quanto fosse emancipata Miss O'Hara, molto più di tante donne contemporanee.
Una storia che parla di coraggio, di forza interiore, di passione, di amore per la patria, di attaccamento alla propria terra, di domani, che sarà un altro giorno.
E se non siete ancora convinti fate male, sappiatelo.
Inoltre ci terrei inoltre a sottolineare che la versione Neri Pozza da me fotografata, uscita in tutte le librerie lo scorso gennaio, è stata ritradotta, quindi non cambia solo il "packaging" ma le traduttrici Annamaria Biavasco e Valentina Guani hanno revisionato l'intero testo, apportando notevoli modifiche a quello precedente. Hanno reso più attuale il linguaggio (io su questo non sono sulla loro stessa lunghezza d'onda), e hanno apportato diverse modifiche. La stessa Rossella sarà chiamata Scarlett, ovvero con il suo nome d'origine, anche perchè nella vecchia versione, alcuni nomi sono stati italianizzati mentre altri sono stati lasciati invariati. Comunque, questo magnifico libro costa 25,00€ e secondo me li vale tutti.
Adesso io vi lascio perchè devo finire di leggere "Il Priorato dell'albero delle arance" che sta mettendo a dura prova la mia pazienza. Kiss for you. 

9 commenti:

#Nadia,

Keep Calm and Read Nadia #57 - Recensione di Arance Rosse di H. Tyce

martedì, febbraio 18, 2020 Baba Desperate Bookswife 2 Comments

Buongiorno lettori e buon martedì. Oggi Nadia ci propone un thriller, uno dei generi che predilige. Conoscete Arance Rosse? 

Buongiorno lettrici e lettori, come state?

Oggi vi parlo di un romanzo, definito thriller in copertina, che è riuscito a spiazzarmi e a farmi riflettere tutto il tempo, al punto da essere incerta nell’iscriverlo in una categoria: sto parlando di Arance rosse, di Harriet Tyce.

Non avevo mai sentito parlare di questo libro finché non l’ho visto citato su Goodreads da uno dei miei contatti. Di solito non mi succede, ma questa volta più che la trama mi hanno attratto la copertina e il titolo, così strano e poco evocativo, il cui significato si comprende soltanto al termine della lettura.

Fonte Amazon

Ma andiamo con ordine: la protagonista è Alison, avvocata patrocinatrice che sembra finalmente in procinto di fare carriera, dal momento che le è stato affidato il suo primo caso di omicidio. La sinossi del romanzo (la trovate qui: https://www.amazon.it/Arance-rosse-Harriet-Tyce-ebook/dp/B07P3HS8YR) è volutamente fuorviante, perché svelare qualcosa di più significherebbe rovinare un libro che parte in sordina e sorprende nel finale. All’inizio fatichiamo a entrare in sintonia con Alison, perché non si comporta come ci si aspetterebbe da una buona moglie e madre: il lavoro le porta via moltissimo tempo e questo fa sì che tenda a trascurare il marito Carl e la figlia settenne Matilda; beve troppo e si rende ridicola alle feste con gli amici mettendo in imbarazzo Carl, e il suo rapporto con il procuratore… beh, diciamo che non è del tutto professionale.

Il giudizio del lettore su Alison, nella prima parte del romanzo, è spietato: una donna che perde di vista le reali priorità della vita, si dirà, che si fa umiliare per elemosinare un po’ di affetto e che travalica costantemente i propri limiti, salvo poi ripromettersi di non farlo mai più. D’altro canto Alison è una brava mamma e un’ottima professionista, affettuosa con Matilda e scrupolosa sul lavoro. La Tyce è bravissima a costruire una protagonista che respinge e spiazza, ma che al tempo stesso entra nel cuore del lettore, non tanto per le sue fragilità ma per la percezione che un cerchio invisibile e pericoloso si chiuda a poco a poco intorno a lei, che in fondo è semplicemente una persona comune. 

Lo stile dell’autrice è talmente ammaliante che, sebbene per buona parte del romanzo sembri non accadere nulla di particolare, non mi è mai venuto in mente di abbandonare il libro, e sono stata premiata: tutti i tasselli che sono stati disseminati lungo le pagine trovano il loro posto nella conclusione della storia, e i sospetti che si erano insinuati nella nostra mente e ci avevano fatto riflettere sul ruolo dei personaggi acquisiranno concretezza nel modo più infingardo e sporco possibile.

Mi rendo conto che ho scritto pochissimo della trama, ma davvero non avrei potuto dire di più senza rischiare di spoilerare o di mettervi sulla strada giusta. Invece questo è un libro che dovete leggere quasi a scatola chiusa, prendendovi il tempo di gustarlo e assaporarlo anche se all0inizio potrà sembrarvi strano, come una succosa arancia rossa…!

2 commenti:

#Recensione,

Recensione - Il Ristorante dell'amore ritrovato di Ito Ogawa

venerdì, febbraio 14, 2020 Baba Desperate Bookswife 8 Comments


Il ristorante dell'amore ritrovato
Il libro
Il ristorante dell'amore ritrovato  di Ito Ogawa
Editore: Neri Pozza | Pagine: 192| Pubblicazione: 2011| Prezzo 9,90€| Trama: Qui
Genere: narrativa  giapponese
Notizie sull'autrice
Nata nel 1973, Ito Ogawa è una nota scrittrice giapponese di canzoni e di libri illustrati per ragazzi. Con Il ristorante dell'amore ritrovato, il suo romanzo d'esordio, ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico, con centinaia di migliaia di copie vendute. Il romanzo si è aggiudicato il Premio Bancarella della Cucina 2011 e la versione cinematografica è uscita sugli schermi giapponesi nel 2010. Con Neri Pozza ha pubblicato anche La cena degli addii (2012) e La locanda degli amori diversi (2016).
Recensione
e 1/2
Questo romanzo, tanto amato da mio marito Ezio, purtroppo non è riuscito a conquistare il mio cuore. La protagonista si chiama Ringo, abita a Tokyo e lavora all'interno di una cucina di un ristorante turco. Ha venticinque anni e da dieci abita da sola, essendo scappata dal suo villaggio montano quando aveva solo quindici anni. Nella metropoli ha trovato l'amore, peccato che una sera come tante, una volta tornata a casa, scopre che il suo fidanzato è scappato con tutte le SUE cose. Da quel momento si rende conto di essere sola al mondo, è stata abbandonata dal suo grande amore e da quel momento anche la voce si da alla macchia, non proferirà più verbo a causa dello choc.

Ringo prende un treno e decide di tornare a casa, dove è nata e cresciuta, nonostante il rapporto strano con la madre. E' proprio a casa che decide di aprire un ristorante particolare, Il Lumachino, nel granaio vicino alla dimora materna. Questo particolare locale potrà ospitare due persone alla volta, verrà studiato un menù apposta e oltre a gustare piatti particolari, l'esperienza sarà davvero unica per gli avventori.
La madre decide con un po' di riluttanza, di prestarle i soldi necessari, ma esige gli interessi (anche alti) proprio come una società finanziaria di tutto rispetto. Sarà un successo, perchè Ringo ha talento, i sapori sono la sua vita, in cucina si sente a proprio agio, esaudire i desideri degli altri è una grande ricompensa per lo spirito e l'autostima. Fino a quando...

Questo libro è anche un viaggio, alla scoperta della protagonista e del rapporto tra madre e figlia, mai scoperto fino in fondo, ricco di non detti e di incomprensioni, a partire dal nome della protagonista.
Una storia che dovrebbe profumare di cucina, di ingredienti speciali e dovrebbe diffondere sicurezza e voglia di sperimentare. Dovrebbe.
Nonostante il buon potenziale io non mi sono sentita coinvolta: troppo simile ad un diario, ma narrato con poca energia e sentimento. Ringo vive una vita simile ad un documentario e spesso mi sono chiesta se fossimo in onda con un programma della domenica mattina. L'inizio è lento, nonostante le poche pagine e la fine, che dovrebbe essere molto commovente l'ho trovata scontata. Forse io ho un problema con la letteratura giapponese, ma questo tipo di storia è troppo fredda per i miei gusti. Immaginate un piatto che vi viene presentato come una leccornia e poi lo trovate poco cotto, leggermente insipido nonostante la buona lavorazione di base. Una delusione per me, sopratutto con un titolo del genere. So che in Giappone è stato girato un film tratto da questa storia, un romanzo di successo che  purtroppo non ha fatto breccia nel mio cuore. Nel 2011 ha anche vinto il Premio Bancarella della Cucina. Ma mai come prima questa locuzione mi sembra più azzeccata: de gustibus non disputandum est.



8 commenti:

#gruppo di lettura,

GDL - Il priorato dell'albero delle arance - Tappa 5

martedì, febbraio 11, 2020 Baba Desperate Bookswife 11 Comments


Buongiorno amici lettori come state? Oggi siamo qui per discutere la Quinta Parte di questo gruppo di lettura, fino ad oggi abbiamo letto 592 pagine.
Facciamo un ripasso:

TITOLO: Il priorato dell'albero delle arance
AUTRICE: Samantha Shannon
CASA EDITRICE: Oscar Vault Mondadori
PAGINE: 800
PREZZO: 26 € cartaceo - 10,99€ ebook

 La trama:
La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un'erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c'è però Ead Duryan: non appartiene all'ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l'adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell'Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.
DISCUSSIONE - ATTENZIONE SPOILER
E così dopo discrete ( e discutibili) avventure, Loth e Ead sono riusciti a mettere piede a Ignys, ovviamente il loro obiettivo è quello di salvare la regina Sabran, migliore amica di lui e amante della maga combattente.
Riescono ad intrufolarsi grazie alle barche dei pescatori ma non riusciranno a varcare l'ingresso senza spargere del sangue. Ead riuscirà ad arrivare al capezzale della regina, ridotta ad uno scheletro, troppo debole per qualunque cosa, ma da vera combattente si riprenderà, mostrando il suo carattere e indubbiamente felice di poter riabbracciare il suo amato amico d'infanzia e a malincuore la donna che le ha raccontato un sacco di bugie dopo che lei, La Regina, si era aperta come un bocciolo rosa (in tanti sensi...).
Dopo frettolose spiegazioni non mancherà il ricongiungimento carnale ed affettivo, a seguito delle nomine ufficiali durante una festa, all'interno della quale sua maestà si mostrerà senza più la bambina in grembo e dichiarerà di essere stata tradita da chi avrebbe dovuto più sostenerla: Igrain Crest.
Kalyba nel frattempo racconta la verità a Ead e Meg, affermando che lei è la madre naturale di Sabran Prima, quindi l'attuale regna di Ignys è una sua discendente, poi, ovviamente, riesce a rubare  Ascalon, appena ritrovata dalle due donne. Il bello però deve ancora venire: mentre a corte si prendono decisioni sul da farsi (Il ritorno del grande cattivo è imminente, habemus data) Ead viene avvelenata da una sua sorella del Priorato. Il veleno dovrebbe essere mortale, ma la Viscontessa è in coma, chissà se permanente oppure no.

Cosa dirvi bellezze? Continuo a rimanere della mia idea: troppa carne al fuoco, troppi personaggi che si intersecano, troppe trame messe una sopra l'altra e lasciatemelo dire senza che nessuno si offenda...troppi amori omosessuali tutti insieme.
Ci sono dei personaggi che ad oggi ritengo inutili, e non sto dicendo che prima o poi non verranno fuori, ma per il momento il loro apporto è davvero minimo. Credo anche che, tenere in piedi la storia di personaggi per farli incontrare giusto alla fine per l'eventuale battaglia finale (immagino eh...) sia uno spreco di tempo e di pagine. Questo è considerato da tanti l'Epic Fantasy dell'anno, ma io trovo questo libro confusionario, complicato da seguire e con delle parti davvero lasciate a loro stesse. Le persone muoiono come se non ci fosse un domani, senza nemmeno lasciare il tempo al lettore di versare una lacrimuccia. Sabran non la sopporto, a me sembra una persona senza spina dorsale. Ead al contrario è esagerata dall'altra parte. E Tanè? A chi serve? quale sarà il suo ruolo? Perchè raccontare il suo passato, le sue origini, le sue amicizie, scrivere nomi, far scervellare il lettore se poi, come ormai ho compreso, si tratta di un personaggio secondario? Queste cose mi fanno arrabbiare perchè leggo nel tempo libero, perchè a questo libro è stata dedicata un'edizione fantastica e invece per me vale davvero molto poco.
E voi? Cosa ne pensate? Vi leggo!!!

 Le tappe:

-14 gennaio 2020 - sul blog Un libro per amico, discussione fino a pagina 116, ovvero capitolo 10                                     compreso. QUI
-21 gennaio 2020 - sul blog Ombre di Carta, discussione fino a pagina 239 ovvero capitolo 22                                           compreso. QUI 
-28 gennaio 2020 - sul blog Desperate Bookswife, discussione da pagina 243 a pagina 386, ovvero                                  fino al capitolo 37 compreso QUI 
4 febbraio 2020 - sul blog Un libro per amico discussione da pagina 389 a pagina 483, ovvero fino                                al capitolo 48 compreso. QUI
11 febbraio 2020 - sul blog Desperate Bookswife discussione da pagina 487 a pagina 592, ovvero                                 fino al capitolo 57 compreso.
18 febbraio 2020 - sul blog Ombre di Carta discussione da pagina 595 fino a pagina 683, ovvero                                  fino al capitolo 65 compreso.
-25 febbraio 2020 - SU TUTTI I BLOG discussione da pagina 687 fino alla fine + mini recensione. 

Kiss for You.

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#Nadia,

Keep Calm and Read Nadia #56 - Recensione di Ah l'amore l'amore - Antonio Manzini

martedì, febbraio 04, 2020 Baba Desperate Bookswife 2 Comments

Buongiorno lettori come state? In questo periodo sono parecchio assente, due gruppi di lettura aperti, meno tempo del solito, domeniche decisamente impegnate...meno male che Nadia c'è! Questa donna mi accompagna da anni e se sempre le sono grata per il tempo che dedica alle letture per il blog, ma in questo periodo ancora di più! <3 Thanks my friend. Adesso però leggiamo la sua recensione.


Buongiorno lettrici e lettori, come state? Qui tutto bene, anche se confesso che sono stufa del freddo e non vedo l’ora di partire per luoghi più assolati e calducci, però ci vorrà ancora tanto tempo!

Oggi vi racconto dell’ultimo romanzo della serie di Rocco Schiavone, ovvero Ah l’amore l’amore. Ritroviamo Rocco in ospedale: la sparatoria che ha concluso il romanzo precedente gli ha portato via un rene e qualche complicazione post operatoria lo obbliga a un soggiorno un po’ più lungo nel nosocomio cittadino. Anche qui, però, Rocco trova il modo di far funzionare il suo fiuto da sbirro, visto che, per un’operazione simile alla sua, un altro paziente ha perso la vita. Errore medico o omicidio volontario?

Fonte Google 
Dopo Fate il vostro gioco e Rien ne va plus, due romanzi particolarmente intensi e ricchi di emozioni per il nostro vicequestore preferito, Manzini ci regala un libro più pacato, interlocutorio (sebbene la saga di Rocco potrebbe anche finire così e a me non dispiacerebbe affatto). In questo volume Schiavone non è protagonista assoluto: Manzini lascia spazio anche ai suoi collaboratori, seguendo in particolare le vicende di Antonio Scipioni, promosso viceispettore e incasinato seduttore impenitente, e di Ugo Casella, ancora alle prese con l’impacciato corteggiamento della vicina Eugenia.

So che alcuni lettori hanno apprezzato meno questo romanzo rispetto ai precedenti, per la minore presenza di colpi di scena e di introspezione psicologica del protagonista; io invece mi sono goduta con piacere questa storia: avevo bisogno, come credo anche Rocco, di staccare un po’ la spina dalle sue vicende personali, che così tanto spazio avevano preso negli ultimi due capitoli della serie. Di sicuro Ah l’amore l’amore è un episodio molto più scanzonato e leggero, sebbene ovviamente il caso su cui indagare non manchi. Alcuni momenti della presenza forzata di Rocco in ospedale mi hanno fatto ridere un sacco, così come le “disgrazie” amorose del giovane Scipioni.

L’unico aspetto che davvero non riesco a mandar giù è l’impressione, supportata da dati di fatto, che neanche in una casa editrice prestigiosa come la Sellerio si dia più importanza all’ormai vituperato mestiere dell’editor. Durante la lettura ho infatti trovato tre errori veramente marchiani (un libro che due righe dopo diventa una rivista, per fare solo un esempio), da cui si evince che o l’editor assegnato a Manzini ha talmente tanto timore reverenziale nei suoi confronti da non fare il suo mestiere, o questo editor proprio non esiste. Mi perdonerete se insisto su questi aspetti, che forse per tanti sono secondari, ma resto ancora convinta che un libro sia un’opera artigianale, e come tale meriti estrema cura e attenzione finché non arriva in libreria.

Come sempre sono curiosa di conoscere le vostre impressioni!


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