Nadia Around the World #2 - Viaggio ad Antibes in compagnia di Musso



Buongiorno lettori!Oggi Nadia ci porterà a Antibes,  una città tra Cannes e Nizza lungo la riviera franceseUn viaggio in compagnia di un libro ambientato proprio in quella città, dove l'autore è nato. La mia socia viaggiatrice ci condurrà in questo posticino delizioso, regalandoci qualche scorcio fotografato proprio da lei. Buona lettura. 


Buongiorno lettrici e lettori,

oggi torno a parlarvi di un thriller, anche se forse sarebbe meglio definirlo polar, alla francese, non solo perché l’autore è il transalpino Guillaume Musso, ma anche perché questo romanzo è caratterizzato più dall’atmosfera e dalle pulsioni che spingono i suoi personaggi ad agire che non da
una trama particolarmente cruenta o ricca di suspense.

Forse alcuni di voi conoscono Musso più per i suoi romanzi sentimentali: titoli come L’uomo che credeva di non avere più tempo o Chi ama torna sempre indietro sono esempi della sua produzione giovanile, che però hanno già in sé quel seme di mistero e stranezza che si evolverà con gli anni, dando vita a thriller più che piacevoli, come Central Park o La ragazza di Brooklyn.

La ragazza e la notte (trama qui ) si inserisce in questo filone, anche se questa volta, come dicevo poco più su, i momenti in cui si sta con il fiato sospeso sono decisamente meno rispetto a quelli in cui si cerca di capire chi ha fatto cosa, e soprattutto perché. 

Il protagonista, Thomas, sembra un po’ l’alter ego di Musso: scrittore anch’egli, nato nel 1974, affascinato dagli USA al punto da viverci per diverso tempo. Le similitudini, però, finiscono qui: negli anni del liceo Thomas ha commesso un crimine che venticinque anni dopo rischia di venire alla luce. Thomas torna così nei luoghi della sua giovinezza, la Costa Azzurra di Antibes e Sophia-Antipolis, per cercare di fermare il corso degli eventi. Scoprirà di non essere il solo a nascondere dei segreti.
Cap d Antibes - Ph N. Canova
Di La ragazza e la notte ho amato l’alone di mistero che si percepisce fin dalle prime pagine: l’autore ha realizzato un romanzo dove la suspense non è marcata, ma in cui si prova realmente l’inquietudine del protagonista, anche se non sempre si riesce a dimenticare ciò che ha commesso, e di conseguenza empatizzare con lui non è così semplice e scontato. Probabilmente è proprio ciò che vuole l’autore: Thomas è una persona simile ai suoi lettori, realizzata, benestante, di buona famiglia. Pertanto lo scarto fra il “bene” e il “male” si fa ancora più sottile e il percepirlo diventa essenziale, anche se non facile.

Tutti i personaggi di questa storia, inoltre, hanno qualcosa da nascondere, a voler suggerire come l’animo umano sia spesso mosso da pulsioni difficilmente controllabili. L’idea era buona, ma è proprio qui che, a mio parere, Musso scivola un po’, non mostrandosi all’altezza dei suoi thriller precedenti. Alcune azioni dei personaggi, infatti, sono a mio parere poco logiche, e soprattutto non supportate da una qualsivoglia spiegazione, che avrebbe potuto rendere perfetto questo libro. Intendiamoci, si legge velocemente ed è gustoso e sapido come i precedenti, ma gli manca quella ciliegina sulla torta che l’avrebbe reso perfetto.

Porto de Antibes - Ph N. Canova
Un’ultima parola di apprezzamento voglio spenderla per le ambientazioni: Musso è nato ad Antibes e si vede, la descrive nei particolari e la fa amare, tanto più se la si conosce e la si apprezza già, come me. In conclusione vi consiglio di leggerlo, e se ne avete voglia possiamo confrontarci con le piccole asperità della trama che ho trovato io! Ps: però ad Antibes andateci a prescindere, merita!


AAA...Autori Emergenti - Michele Del Vecchio


Buon pomeriggio lettori cari come state? Oggi sono qui per condividere con voi una notizia che mi ha resa felice. Avete presente Michele Del Vecchio, meglio noto come Mr Ink, papà del blog "Diario di una dipendenza"? Ecco, questo ragazzo ha scritto un libro. Lo so, tante persone scrivono e alla fine rischiamo di perderci delle uscite interessanti. Michele però ha un talento che viene fuori dai suoi post, da ogni suo post per l'esattezza. Lui comunica e lo fa con stile. Non si limita a raccontare se un libro gli sia piaciuto oppure no, c'è sempre una storia alle spalle e le emozioni che vengono fuori sono sempre tante e variegate. Ho scoperto che ha scritto un romanzo e non posso non dargli il giusto spazio sul mio blog, le persone che emergono vanno supportate, sopratutto quelle che lo fanno delicatamente. 

Come fare ad aiutare Michele? Ve lo spiego qui sotto. 



Titolo: Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe
Autore: Michele Del Vecchio
Pagine: 280
Cartaceo: € 16,00
Ebook: € 5,99


Cosa significa?
Da questa sera il libro di Michele sarà inserito nel sito tra quelli pre-ordinabili per cento giorni, fino alla chiusura della campagna. Se in quei cento giorni il libro avrà raggiunto i 250 ordini potrà andare avanti nel suo percorso: essere seguito da un editor, pubblicato e distribuito nelle librerie fisiche e virtuali. Cosa succede se il goal delle campagna di crowdfounding non dovesse essere raggiunto? I diritti del romanzo torneranno a Michele, il denaro delle prevendite sarà restituito agli acquirenti, ma se si raggiungeranno i 60 ordini le copie arriveranno comunque a quei lettori che gli hanno dato fiducia.
Michele verrà pubblicato se scelto dai noi lettori. Interessante no? Io non appena sarà on-line andrò  a pre-ordinare la mia copia cartacea. Cosa ne dite? Potrete leggere le prime pagine e decidere, in questo modo capirete se fa per voi, se lo stile vi piace, insomma se vorrete dargli una possibilità. 




Trama:
Cronometro alla mano per lavarsi i denti, i lacci delle Converse a far pendant con gli stati d'animo e corde del bucato su cui sventolano i capolavori di Beethoven. Milo Jenkins, sedici anni, è un virtuoso del pianoforte, ha mille nevrosi e il fantasma di un pesce farfalla per migliore amico. I suoi lunghi silenzi e un candore senza età hanno reso sicura la diagnosi: è affetto da una forma di autismo ad alto funzionamento. Un ragazzo speciale, lo definirebbe qualcuno. Se vivi in una città che somiglia alla cupa Eureka, però, non ci sono parole gentili per un orfano di madre con gli occhiali a fondo di bottiglia, la schiena ricurva sotto il peso dei libri e gli incisivi a zappa. La svolta tanto sperata ha la gonna troppo corta e le occhiaie viola di Iris, forestiera bella come un film di Tim Burton. Sulla tela della loro adolescenza, uno schizzo rosso sangue. Sotto una coltre di foglie secche, cadaveri innocenti. Corre, Milo. Ma verso Iris o lontano da lei? Un diario ritrovato, un'eredità improrogabile, due storie parallele che si incontrano seguendo il filo conduttore della musica. Truce e dolce, Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe è una fiaba splatter dove i baci hanno un retrogusto segreto e tra sogno e delirio, amore e morte, non c'è grado di separazione.

L’autore
Michele Del Vecchio (Palermo,1994) nasce su un'isola, passa le estati della sua infanzia all'ombra del Vesuvio e a otto anni si trasferisce nella regione che, stando a torto alla pagina Facebook, non esiste. Vive tra Termoli e Pescara con quel che resta della sua famiglia e l'irresistibile Ciro, un tigrato europeo che odia tutti e in cui spera fermamente di reincarnarsi in un’altra vita. Fondatore nel 2012 del blog Diario di una dipendenza e plurifinalista ai Macchianera Internet Awards nella categoria Miglior sito letterario, sta lavorando a una tesi magistrale in Letteratura teatrale italiana.

Allora, cosa dite? Fate un salto sul sito? Noi ci leggiamo domani, con la rubrica di Nadia! 

Recensione - Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons

Il libro
Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons
Editore:Sonzogno| Pagine: 697| Pubblicazione: 2001| Prezzo 13,00€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Paullina Simons è una scrittrice russa. Il suo nome da nubile è Paullina Handler.
Nel 1968, quando Paullina aveva cinque anni, suo padre, Yuri Handler, fu arrestato e spedito in un gulag.
Nel 1973, in seguito alla scarcerazione, Handler fece richiesta ed ottenne dal governo sovietico, l'autorizzazione all'espatrio. La famiglia emigrò negli Stati Uniti.
Dopo la laurea in scienze politiche alla Kansas University, iniziò a scrivere narrativa.
Il suo libro più conosciuto è Il cavaliere d'inverno, ambientato nell'Unione Sovietica durante l'Assedio di Leningrado.
Ora Paullina vive a Long Island, New York con il secondo marito, Kevin Ryan, e i suoi quattro figli.
Recensione 
e...boh!

Buongiorno bella gente, finalmente è arrivato il momento di dichiarare il mio pensiero riguardo a questo libro. Devo ammettere di essere stata colta da varie perplessità. In alcuni momenti è stato il libro della vita, in altri una pessima scelta. Il risultato? Una discreta via di mezzo.
La storia si svolge a San Pietroburgo quando ancora si chiamava  Leningrado, all'inizio del secondo conflitto mondiale. Tatiana ha diciassette anni, vive insieme a sua sorella Dasha, ai suoi genitori, alla nonna e infine al suo gemello Pasha, in un appartamento in comune, di sole due stanze. La vita è dura ma Tatiana è spensierata e ancora non sa cosa dovrà affrontare. Incontra Alexander per caso, alla fermata del bus in una domenica di fine estate. Scatta qualcosa in entrambi i loro occhi, forse ci piacerebbe definirlo amore, oppure solo una forte curiosità mista ad attrazione. Da quel momento le vite di queste due persone sono destinate ad intrecciarsi, fino alla fine del romanzo.
Se dovessi scrivervi la vera trama del romanzo ci vorrebbero una decina di pagine word e non è il caso, quindi limitatevi ad accettare il brevissimo accenno delle righe sopra. Non aspettatevi una recensione convenzionale perchè proprio non ne sono capace, mi limiterò a dirvi cosa mi è piaciuto da impazzire e cosa invece ho detestato con tutta me stessa.

Cosa ho amato
Mi sono follemente innamorata della seconda parte di questo romanzo. Dovete sapere che il libro è suddiviso in quattro parti, ognuna con tanto di titolo, quasi si trattasse di una suddivisione vera e propria. All'interno di questa seconda parte intitolata "La morsa del gelido inverno" conosceremo la guerra senza filtri, si tratta dell'assedio da parte dei nazisti di una città in ginocchio. L'autrice ha descritto quell'inverno in una maniera così precisa, cruda, dettagliata e senza lasciare niente all'immaginazione da far star male, il mio stomaco si è ingarbugliato e io mi sono calata temporaneamente nella parte e ho sofferto, terribilmente direi. Ho staccato la spina dalla storia principale, non mi interessava assolutamente nulla della storia d'amore più difficile del secolo, io avevo occhi solo per quello che accadeva fuori, sui marciapiedi, in coda ai razionamenti di cibo, sui tetti, all'interno dei rifui. Mi sono convinta di avere fame, la disperazione si è impadronita di me ad ogni corpo senza vita abbandonato sul marciapiede, ho perso le forze e ho avuto freddo. Ho pensato che questo fosse il libro della vita. L'ho creduto, per tantissime pagine. Poi è arrivata la terza parte, chiamata "Lazarevo". 

Cosa ho detestato
Stavo giusto scrivendo...è arrivata la terza parte e tutto è cambiato. La guerra non è certo terminata, anzi, ancora lontana è la parola fine, ma la narrazione è cambiata, l'ambientazione anche e la storia ha preso un'altra piega. sono stata catapultata da un romanzo ad un erotico, così, senza avviso e io sono rimasta sbalordita. Cioè dov'è finita tutta la drammaticità?E  le descrizioni accurate? I sentimenti? Ho trovato un sacco di sesso e non è che io sia bigotta, ma diciamo che 170 pagine sono lunghe e io volevo sapere ancora molto, mi ero abituata ad altro e leggere di due persone che per un mese intero non fanno altro che accoppiarsi in ogni dove...alla fine mi ha stufato. Ma sopratutto l'ho trovato poco credibile perchè dovete sapere che Alexander è un soldato e lei in quel momento convalescente e mi è sembrato tutto troppo. 

Amore oppure no?
Poi arriva l'ultima parte, mio grande dilemma. Di cui non potrò dirvi molto, ma vi assicuro che da una parte mi sono arrabbiata e dall'altra ho riso e alcune volte mi sono ritrovata a versare una lacrimuccia. Ma alla fine? Non lo so! Le ultime centocinquanta pagine sono state così ricche di tutto che non ho più capito dov'erano collocati i miei sentimenti. Tutto troppo forzato, oppure così meravigliosamente romantico e incastrabile come i puzzle più belli? Non ne ho la più pallida idea, ma una cosa è certa, questa storia non termina e io mi sono arrabbiata perchè non posso aver letto settecento pagine per ritrovarmi con un quasi pugno di mosche in mano. dunque ho acquistato il seguito senza pensarci nemmeno troppo, ma sapendo che probabilmente mi sarei data della cretina. Ma alla fine è una classico, è alla me. 
Il voto è una via di mezzo, è confuso, perchè come vi dicevo, nemmeno io so bene cosa pensare. Forse il tempo me lo dirà. 
Voi invece cosa ne pensate? Lo avete letto? Vi aspetto! 

Recensione - Andiamo a vedere il giorno di Sara Rattaro

Il libro
Andiamo a vedere il giorno di Sara Rattaro
Editore: Garzanti| Pagine: 204 | Pubblicazione:6 novembre 2018 | Prezzo: 16.90€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via(Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi(Premio Rapallo Carige 2016).
Recensione 


E' trascorso qualche anno, la perfetta Alice si è laureata, si è spostata con lo storico Andrea, sta terminando la specializzazione e intanto lavora in uno studio medico. Ma Alice è in crisi, forse non è quell'anima pura e priva di errori che tutti hanno sempre creduto che fosse, non è così prevedibile e ligia alle regole, non se si tratta di lei, della sua anima e dei suoi sentimenti. Sta per perdere tutto e ha in mano solo una valigia e un biglietto aereo per Parigi. Insieme a lei c'è Sandra, donna granitica che ha sempre messo la famiglia al primo posto. Sono pronte per imbarcarsi, desiderano lasciare momentaneamente Genova per conoscere loro stesse in un altro luogo, andando alla ricerca di qualcosa pur di non affrontare il reale problema. Ancora cose non dette aleggiano intorno a loro, ma le parole arriveranno, la verità verrà a galla e la comprensione anche. Se sono pronte loro...non possiamo non esserlo anche noi.
Un viaggio on the road su di una Ford a noleggio, da Parigi a Èze passando per Lione, un tragitto lungo, difficile, intriso di sentimenti e di ricordi, senza tralasciare i sensi di colpa per cose fatte o non dette.
Siete pronti per immergervi fino alle ginocchia nella vita di qualcun altro? Bene allora portate gli stivali perchè anche questa volta vi bagnerete e lo farete fino alla fine. Se avete letto "Non volare via", recensione QUI, vi ricorderete come il senso di famiglia ha vinto su tutto, lasciando comunque un senso di amarezza - almeno a me - perchè l'unione ha trionfato nonostante le difficoltà ma forse non del tutto l'amore e quindi ho pensato, leggendo il libro del 2013 di Sara che forse la perfezione non esiste ed è inutile fingere di illudersi. Ed è proprio qui che volevo arrivare con voi, Alice, la figlia perfetta, la sorella da premio Nobel, la studentessa modello, la fidanzata rassicurante, la cittadina modello è un essere umano. Solo che lei non riesce ad accettarlo e lei vuole infliggersi una doppia punizione per ogni suo errore. Viaggiando con sua madre si sarebbe aspettata una donna bacchettona, pronta ad accusarla e comunque a condannarla e il fatto che Sandra non si comporti come lei si sarebbe aspettata la fa ancora più infuriare. Ma allora cosa deve fare? Qual è la cosa? Esiste un sentiero più corretto di un altro oppure tutto è interpretabile?
Ma non si parla solo della crisi della primogenita Mainardi, ci sono quesiti che mai hanno ricevuto risposta, forse perchè mai apertamente posti alle persone giuste. E ancora sconforto, incertezze, terreno che crolla sotto ai piedi e niente è più al suo posto.
Questi argomenti mi fanno male e la Rattaro non mi risparmia mai, ci sono storie che lasciano il segno anche se non le capiamo fino in fondo, non le vogliamo accettare, ci tappiamo le orecchie con le mani e urliamo forte LALALALALALA, come i bambini che vogliono nascondere la testa sotto al cuscino lasciando il i piedi in balia di tutti.
Ne ho parlato molto al telefono con la mia amica Daniela, appena terminato il romanzo ero arrabbiata, e non so nemmeno io il perchè, forse il fatto di toccare il tradimento mi fa male, è una delle mie paure e io temo  tutto ciò che non so come affrontare. Io sono schematica, ho bisogno di certezze, e posso affrontare un nemico noto, non qualcosa di ignoto e senza forma. Leggere i libri di Sara è un po' un esercizio contro le mie paure, cresco ogni volta un po' di più.
Poi altro argomento: quando inizio un romanzo firmato da questa nota autrice non riesco più a fermarmi, leggo per esigenza personale, indipendentemente che io sia felice o meno della piega che sta prendendo la storia, perchè lei ha questo potere magnetico, ipnotizza il lettore. E se adesso mi chiedete se questo romanzo mi sia piaciuto io vi dico di sì, perchè Alice è reale, Sandra anche, Andrea è sempre rimasto lì e non vedevo l'ora di abbracciare Matteo, vederlo scendere da quell'aereo e trascorrere del tempo con lui, perchè ha vinto, anche questa volta.
Andiamo a vedere il giorno è un inno alla famiglia, al bene superiore per le persone che abbiamo generato e verso quelle che ci hanno dato la vita, perchè la famiglia perfetta esiste: è quella sulla quale puoi sempre contare e non ti giudica, perchè sa per prima di non essere impeccabile.