Review Party - Cercasi amore vista lago di Virginia Bramati

Il libro
Cercasi amore vista lago di Virginia Bramati
Editore: Giunti| Pagine: 240| Pubblicazione:19/09/ 2018 | Prezzo 14,90€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Virgina Bramati vive e lavora a Milano. Ha esordito in rete, con un ebook che si è presto trasformato anche in un libro di carta: Tutta colpa della neve (e anche un po' di New York) (Mondadori 2014) poi seguito da Meno cinque alla felicità e E se fosse un segreto?. Tutti i suoi romanzi ruotano intorno al piccolo, verdeggiante borgo di Verate, in Brianza: un luogo immaginario eppure più che mai verosimile, destinato a diventare per le sue protagoniste un vero luogo del cuore. 
Recensione 
e mezzo

L'architetto Maffei è abituato a lavorare in cantiere, gestisce progetti da circa dieci anni e lavora per una ditta affermata. La sua collega è anche la migliore amica del mondo, Irene, con la quale ha affrontato l'università, il tirocinio e i vari contratti a tempo determinato. Bianca e Irene sono inseparabili, fino a quando la prima non si rende conto di essere di essere sacrificabile (per la seconda). 
Così Bianca da Milano scappa a Verate, un paese in Brianza, dove trova un lavoro presso un'agenzia immobiliare e perde momentaneamente l'iscrizione all'albo degli architetti e il caos della grande città. In cambio però riceve l'amicizia delle ragazze di Verate e un appartamentino decisamente delizioso. E l'amore? Chissà!
Ho cominciato a leggere le storie ideate da Virginia nel 2013, grazie al romanzo "Tutta colpa della neve e anche un po' di New York" grazie al quale ho conosciuto Annalisa, per gli amici Sassi, e da allora ho letto quasi tutti i suoi libri con piacere, e ogni volta mi rendo conto di quanto questa autrice sia in crescita, perchè se il primo romanzo è stato delicato e accattivante, degli ultimi mi sono innamorata.
L'avventura di Bianca è per metà fiabesca e metà reale: il lavoro precario è una verità costante, il tempo indeterminato una lontana chimera, mentre la vita a Verate, l'amore, i sogni che si realizzano in un quasi battere di ciglia, insomma fanno più parte della fiaba e tutti questi ingredienti ci permettono di sognare a occhi aperti!
Dopo poche pagine mi sono sentita accolta in quella grande famiglia dalla quale mi ero momentaneamente congedata, ritrovando persone desiderose di condividere un nuovo capitolo insieme. Se i personaggi sono accattivanti e sfaccettati, lo stile è umoristico, dolce e condito da quella sensibilità tipica di Virginia.
Ho amato fortemente il mio ritorno a Verate, dove ho lasciato delle amiche, incontrate di volta in volta in ogni romanzo scritto dalla Bramati: lei usa la formula "prima o poi ci rivedremo"  e le sue protagoniste vengono presentate ai lettori in un racconto gratuito disponibili ad esempio su Amazon Qui, Il dritto e il rovescio del cuore, grazie al quale ci si può avvicinare  velocemente a questo universo femminile. 
Se avete voglia di leggere tutti i romanzi autoconclusivi in ordine di pubblicazione, quindi di apparizione in scena delle varie fanciulle, dovete seguire questa scaletta:
- Tutta colpa della neve e anche un po' di New York
- Meno cinque alla felicità
- E se fosse un segreto
- Il dritto e il rovescio del cuore (racconto)
- Tutta colpa della mia impazienza e di un fiore appena sbocciato
- Un tuffo al cuore (racconto)
- Cercasi amore vista lago
Spero di aver svegliato la vostra curiosità, oggi esce in tutte le librerie il romanzo che vi ho appena presentato, non vi resta che dargli un'opportunità, perchè se avete voglia di trascorrere qualche momento in completa serenità questa storia fa per voi.


Punti forti
- La Bramati ha la capacità di far sognare senza risultare stucchevole, non calca mai la mano e la storia scorre piacevolmente senza incontrare ostacoli.
- L'autrice scrive romanzi autoconclusivi ma che in qualche modo si possono raggruppare in un circolo, quelle delle ragazze di Verate. Le protagoniste "vecchie" tornano timidamente come comparse, senza rubare la scena alla nuova arrivata, senza che la loro vecchia storia torni in nessun modo a galla, dando però al lettore fedele un senso di appartenenza, ma incuriosendo quello che per la prima volta prende un romanzo della Bramati in mano. Questa è una grande dote dell'autrice.
- Amo le tutte le donne di Virginia: sono forti, intraprendenti, sensibili, moderne. Sono donne normali, con i pregi e difetti delle persone reali, ma che ogni tanto hanno una botta di fortuna. 

Review Party - Isola di Neve di Valentina D'Urbano




Il libro
Isola di Neve di Valentina D'Urbano
Editore: Einaudi| Pagine: 320| Pubblicazione: 13/09/ 2018 | Prezzo 17,60€| Trama Qui
Genere: narrativa contemporanea
Notizie sull'autrice
VALENTINA D’URBANO è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora come illustratrice per l’infanzia. Il suo romanzo d’esordio, Il rumore dei tuoi passi, è uscito nel 2012 presso Longanesi conquistando un pubblico sempre più numeroso e affezionato. «Tanto rabbiosamente primitiva quanto capace di plasmare personaggi commoventi.» LA REPUBBLICA
Per comunicare con l’autrice, entrare nella community dei suoi lettori, scoprire di più sui personaggi e gli ambienti dei suoi romanzi e accedere a contenuti extra gratuiti, potete visitare la sua pagina facebook: Valentina D’Urbano Autrice
PREMI E RICONOSCIMENTI:
Il rumore dei tuoi passi
Romanzo vincitore del torneo IoScrittore I° edizione
Premio città di Penne opera prima
Finalista Premio Kihlgren
Finalista Premio Zocca Giovani
Premio città di Cuneo – sezione scuole
Recensione 
e mezzo

Chi mi conosce sa che il mio approccio con le storie di Valentina D'Urbano non è stato dei migliori. Lessi "Il Rumore dei tuoi passi" qualche anno fa e rimasi talmente sconvolta dalla potenza della storia da non sapere se questo libro mi piacesse da morire oppure no. Ma l'angoscia che mi lasciò per giorni vinse e decisi che la scrittura di questa autrice era troppo per me. Poi diverse amiche mi dissero di leggere Acquanera, che ne sarebbe valsa la pena. Siamo arrivati al dunque, ho letto Isola di Neve e ho capito di dover rimodellare il mio pensiero.
2004 - Manuel ha ventotto anni, è scappato da Roma per qualcosa che ha commesso e si è rifugiato aEdith, una giovane violinista tedesca, sbarcata sull'isola per una ricerca personale, ma dalla quale non può rimanere indifferente, lui ama il talento e lei ne ha da vendere.
Novembre, nella casa dei suoi nonni, un'isola di pescatori assalita dai turisti nel periodo estivo e dimenticata da Dio in quello invernale. Manuel deve combattere con il suo passato, così ingombrante e restio a farsi lasciare alle spalle. Incontra
1952 - Neve non ha ancora compiuto diciotto anni, è l'ultima di sette sorelle e quella dal carattere più difficile. Lavora sul mare, insieme a suo padre, perchè lui è troppo impegnato a ubriacarsi e a picchiare la sua famiglia e qualcuno deve pur pensare a sfamare le donne di casa. Neve è bella , intelligente, selvatica. Costantemente in pericolo dell'amore paterno, dimostrato dai segni lasciati da una mano troppo pesante per essere appoggiata sul corpo di una donna.  Ogni momento è buono per sfogare le frustrazioni su quel viso così affilato e diffidente, davanti ad una madre che ha più paura di prenderle che di assistere ad un genocidio. Neve non ha nulla, eppure è libera, come solo un animo come il suo può essere. 
Vicino a  Novembre c'è un carcere, quello di Santa Brigida, e un detenuto tedesco è appena stato trasferito. Si chiama Andreas Von Berger, un violinista famoso tra i crucchi, benestante, un delinquente però, perchè a Santa Brigida spediscono solo gli assassini. Un caso fortuito vuole che Neve e Andreas incrocino i loro sguardi la mattina stessa dell'arrivo in cella. Nascerà qualcosa, un rapporto umano  considerato sbagliato; perchè tutti possono chiudere gli occhi davanti alla violenza, se consumata in casa, ma non è concessa la dolcezza tra chi ha sbagliato ma sta pagando e chi ha così bisogno di calore umano.
La scrittura di Valentina è un fiume in piena, gli argini non contengono le sue parole e la passione esce da ogni dove, senza riserve, senza paura. Le prime sessanta pagine sono state di assestamento: all'inizio la storia mi sembrava interessante, ma non indispensabile, piacevole ma non magnifica. Poi ho iniziato ad affezionarmi a quella ragazzetta bionda tutta ossa e muscoletti, scavata dalla fame e disidratata dal sole. Ho stimato la sua forza, il coraggio, la ribellione, il non abbassare la testa. Così come ho detestato sua madre, forse ancora più del padre. Il padre pestava Neve a sangue e la madre lo pregava di smettere, ma non si avvicinava, per paura di prenderle anche lei. Ecco, a me prudevano le mani ogni volta e mi sono ritrovata a digrignare i denti ad ogni lamentela o piagnisteo di quella donna inutile, perchè la vita a volte è così ingiusta. Ma quella ragazzina aveva un piano B, una vita di scorta dove il suo nome era Tempesta e i sogni realizzabili. Non sarebbe rimasta zitella come Neve, non avrebbe più preso botte dal padre, non si sarebbe più scorticata le mani tirando su le reti, non avrebbe sofferto ancora la fame e sopratutto sarebbe stata amata senza riserve.
Mi sono dilungata e lo sto facendo ancora, ma voi dovete comprendere che per la seconda volta la D'Urbano mi ha emozionata, anche se in due maniere diverse. Vi assicuro che io ero sull'isola di Novembre, c'ero. Non insieme a Edith e Manuel, che mi sono simpatici ma potrebbero essere in qualche modo sostituibili (anche se alla fine mi sono emozionata anche grazie a loro), io c'ero nel 1952, a fare il tifo, ad aiutare due persone bisognose, anche se per motivi diversi.
Questa storia non potete perderla, perchè sarebbe un peccato, un'occasione mancata, un bel libro lasciato sullo scaffale. Certo, dovete essere pronti alla scrittura tagliente dell'autrice, che non risparmia, che non fa sconti ma ha il potere di catturare il lettore con la forza e graffiarlo, per fargli capire che è tutto vero.
Se ve lo state chiedendo...sì, ho cercato sul web e l'isola di Novembre non l'ho trovata. Nemmeno il violinista. Ci ho sperato, ma no. Ma questo accade con i libri belli, questo succede quando vuoi sapere di più, perchè in qualche modo vuoi continuare a fantasticare su qualcosa che ahimè, è finito.
Punti forti
- La forza della trama, gli intrecci, la forma che prende piano piano, i personaggi che investigano sul passato, i personaggi passati che vorrebbe essere nel futuro.
- Forse qualcosa ce lo si aspetta, ma lo stupore arriva, quando si pensa di aver compreso tutto.
- Lo stile magnetico di Valentina D'Urbano è quasi unico. E' solo il suo secondo romanzo che leggo, ma se con "Il rumore dei tuoi passi" avevo amato la sua scrittura ma il dolore troppo grande da sopportare, questa volta ho sofferto in silenzio, ero preparata e ho indossato lo scudo, che mi ha protetta e mi ha permesso di uscirne vittoriosa. 

Keep Calm and Read Nadia #31 - Il cavaliere d'inverno

Eccoci qui, con un altro appuntamento in compagnia di Nadia. La fanciulla ha letto un romanzo di cui si è parlato moltissimo sul web, anche io e Daniela volevamo leggerlo, ma ancora non abbiamo trovato il tempo. Però ci ha pensato Lei, la mia socia, con la S maiuscola. Curiosi?

Buongiorno lettrici e lettori, come state? Ripreso a pieno regime il solito tran tran? Dai che oggi vi intrattengo io con la recensione di un libro che probabilmente avete già letto tutti (io arrivo sempre in ritardo sui casi editoriali più famosi!), Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons.

Ero molto curiosa di leggere questo libro già da parecchio tempo, per diversi motivi: ne avevo sentito parlare molto bene da persone di cui mi fido, è (almeno per certi aspetti) un romanzo storico e si ambienta in Russia, un altro di quei Paesi per cui ho una fascinazione particolare e dove mi piacerebbe andare, una volta nella vita. Qui però interviene il mio compagno che detesta il freddo e quindi mi accontento –per ora- di leggere i romanzi, ma questa è un’altra storia!

Sì ma alla fine, direte voi, questo romanzo ti è piaciuto? Purtroppo devo dire ni, e cercherò di spiegarvi il perché. Cominciamo con i pro. Lo stile della Simons è avvolgente e avvincente, il libro scorre piacevolmente anche se si tratta di quasi settecento pagine e l’attenzione del lettore è tenuta quasi costantemente viva, in questo devo ammettere che l’autrice è piuttosto brava. Mi è piaciuto moltissimo il suo modo di raccontare la guerra, e in particolare l’assedio di Leningrado: è un argomento che mi affascina sin da quando lessi La città dei ladri (che vi consiglio spassionatamente di recuperare, se ancora non l’avete letto), e leggendo Il cavaliere d’inverno mi è venuta ancora più voglia di informarmi. Ho cercato qualcosa su internet e ho scoperto che la Simons cita tantissimi degli episodi più famosi avvenuti in città e in generale nella parte di Russia occupata dai Tedeschi tra il ‘41 e il ‘43, e questo mi ha fatto molto piacere. Anche la descrizione di alcune zone di Leningrado è accurata e fa venir voglia di andare a vedere di persona la Prospettiva Nevskij o il Giardino d’Estate, ma è anche vero che a me basta un piccolissimo input per risvegliare il mio desiderio di viaggiare, quindi non faccio molto testo!

Un altro punto a favore di questo romanzo è la caratterizzazione che l’autrice fa dei personaggi secondari: mi è piaciuto tantissimo come sono stati resi Dimitri e Dasha, per esempio. Molto meno ho apprezzato invece Alexander e Tatiana, e qui iniziano, per quanto mi riguarda, le note dolenti.

Il cavaliere d’inverno, dicevo più su, è un romanzo storico in parte, ma è soprattutto un romanzo d’amore. Non fraintendetemi, anche se sono più il tipo da thriller e romanzi d’azione amo anche i libri romantici, se sono ben scritti e con almeno una minima profondità. E secondo me, purtroppo, questo è mancato al Cavaliere d’inverno. Alexander e Tatiana sono personaggi troppo banali e poco caratterizzati: tanto alla Simons è riuscito bene il viscido e codardo Dimitri, tanto ha peccato nella realizzazione dei suoi protagonisti. Alexander è l’eroe senza macchia, perfetto se ci dimentichiamo per un attimo i confusi giochetti che porta avanti con Dasha per tutta la prima parte del romanzo (e io, tra l’altro, non riesco a dimenticarmene e mi chiedo come sarebbe andata avanti la storia se… chi ha letto il libro mi ha capito, per gli altri sarebbe uno spoiler troppo grande!). Alexander combatte, salva, nutre, difende, rischia, si butta nella mischia senza pensare a se stesso neanche per un attimo, profuma sempre: il classico “buon americano” contrapposto alla maggioranza dei russi, che sono descritti tendenzialmente come infidi, sporchi e pigri. Capisco che la Simons viva in America e abbia trovato lì la sua dimensione, ma non mi è piaciuta questa dicotomia così netta. Il mio rapporto con Tatiana è stato anche peggiore: ragazzina frivola e vanesia all’inizio del romanzo, si trasforma in eroina praticamente indistruttibile solo grazie all’amore di Alexander, tirando fuori dal cilindro doti di resilienza piuttosto incredibili ed eccessive rispetto al suo carattere iniziale. Capisco che si tratti di un romanzo e capisco anche che le situazioni più difficili facciano emergere lati della personalità inauditi, ma qui davvero mi è sembrato tutto un po’ troppo campato in aria. Un’altra cosa che non mi è piaciuta è stato il modo in cui (non) si è sviluppato l’amore tra Alexander e Tatiana: un instalove in piena regola, basato tutto sull’aspetto fisico. Ma la cosa che meno mi è piaciuta sono state le scene d’amore: le ho trovate banali, melense, troppo sentimentali, tanto che alle volte ho avuto la tentazione di saltarle a piè pari. Ecco, se la Simons avesse messo un po’ più di attenzione nella parte romantica del libro avrebbe potuto realizzare un capolavoro. Invece a mio parere è un libro riuscito a metà. Mi piacerebbe confrontarmi con chi ha apprezzato completamente questo romanzo, per capire se avete colto qualcosa che a me è sfuggito, e poi avrei anche una curiosità: perché in italiano il titolo originale The bronze horseman è stato tradotto con Il cavaliere D’INVERNO e non di bronzo? Paura che il fantasma di Puskin venisse a tirare i piedi al traduttore? ☺

Recensione in anteprima - Cambio di rotta di E. J. Howard


Il libro
Cambio di rotta di Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi| Pagine: 430| Pubblicazione: 06/09/ 2018 | Prezzo 18,50€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
 (Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato, nell’ordine, il romanzo Il lungo sguardo, i cinque volumi della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e Tutto cambia e il romanzo All’ombra di Julius.
Recensione 


Un drammaturgo sposato ma farfallone, una donna fragile e apparentemente cieca, un tuttofare deciso e fedele, una segretaria giovane e disarmante. Questi sono i quattro protagonisti di questo romanzo scritto il secolo scorso dalla mia amata Howard. Uscì nel 1959, venne considerato uno dei libri migliori dell'anno, siamo nel 2018 e io lo trovo ancora molto attuale.
Emmanuel e Lillian sono sposati da tempo, lui è un artista famoso, benestante e amato dalla critica e sopratutto dalle donne, lei è una moglie fedele, apparentemente frivola e di poco spessore. Apparentemente. Lilian accetta le scappatelle del marito, fingendo che sia tutto normale, per non turbare l'equilibrio mantenuto con costanza durante gli anni, che ha superato perdite, momenti di burrasca e persiste, nonostante tutto. Ma una sera accade un fatto sgradevole, che turberà molto lo stato d'animo della fragile Lillian. Per fortuna nella vita dei coniugi Joyce c'è spazio per Jimmy, amico, manager, segretario, colui che si prende cura di Mrs Joyce quando Em non ha il tempo o la volontà di starle accanto. Ma dopo lo sgradevole incidente, Emmanuel necessita di una nuova segretaria, ed ecco che entra in scena Alberta, giovane ragazza di campagna, figlia di un reverendo e nipote di un attore teatrale, verrà catapultata in questo mondo così caotico quanto affascinante. Ma proprio durante uno dei tanti viaggi di lavoro affrontati da questo particolare quartetto che le cose inizieranno a cambiare rotta.
Questo romanzo parla di vite, che nonostante siano intrecciate, in realtà sono ben distinte le une dalle altre, e si incrociano e poi si allontanano, come in una danza ben strutturata e ballata con impegno ma anche lasciando che il destino ci metta una mano.
E' la storia di una coppia, che vive una vita apparentemente normale e se non felice, almeno tranquilla, ma che in realtà nasconde imperfezioni e crepe, come ogni famiglia che si rispetti. La Howard esalta le difficoltà di comunicazione, il cercare di ritagliarsi uno spazio segreto, racconta gli espedienti, il toccare il fondo, il mettersi una benda sugli occhi, l'accontentarsi, il trovare una soluzione e sopratutto svela quanto sia importante saper giocare a poker e di conseguenza bluffare. Perchè a volte, per ottenere quello che vuoi devi saper fingere di possedere determinate carte.
Ma non è solo questo, anzi sarebbe assolutamente riduttivo, perchè qui c'è il cambiamento in senso lato, c'è la sorpresa, c'è anche il rimanere senza fiato per una notizia inaspettata che cambierà la vita di più di una persona.
L'autrice continua ad affascinarmi grazie al suo stile pacato ed elegante, la sua scrittura mi affascina, nonostante sia apparentemente prolissa e come per la saga dei Cazalet, sembra sempre che non accada nulla, poi si arriva alla fine che la rotta è stata invertita, e nel frattempo sono successe una miriade di piccole cose. E noi non ce ne siamo nemmeno resi conto.
Se devo pensare al personaggio che mi ha donato più insegnamenti non ho dubbi a riguardo: Mrs Lillian è senza dubbio colei che ho più apprezzato, anche se al principio sembrava senza speranza, quesi spacciata dalla sua malattia e dal carattere fragile, quanto il suo stesso cuore.
La bravura della Howard stava nel riuscire a costruire minuziosamente dei personaggi perfetti grazie alle loro imperfezioni e da lettrice sono entusiasta, perchè ancora una volta ho avuto il piacere di conoscere delle persone e non dei personaggi, questa era la magia che usciva dalla sua bacchetta.
Questo romanzo non mi ha rapito il cuore come è successo con la famiglia Cazalet, ma è stata una esperienza interessante, ricca di particolari che hanno reso la lettura appagante. Ho vissuto insieme a queste quattro persone, che mi hanno confuso le idee, alcune volte mi hanno fatto arrabbiare, ma poi ad un certo punto ho capito la loro meta ed è stato bello accompagnarli durante i loro viaggi, non solo fisici.
Libro consigliato, sopratutto alle persone più introspettive, riflessive e alla ricerca del personaggio perfetto o della frase accurata. Per chi ha un animo vintage e ama tuffarsi in quegli anni che furono e che ahimè non torneranno.