Gruppo di lettura - Gli scomparsi di Chiardiluna -Tappa 3

Buongiorno lettori e bentornati sul blog in occasione di questo secondo gruppo di lettura. Oggi discuteremo insieme fino a pagina 417. NON LEGGETE SE NON PARTECIPATE AL GRUPPO DI LETTURA. 
Titolo: Gli scomprsi di Chiardiluna 
Serie: L'attraversaspecchi #2
Autore: Christelle Dabos
Casa Editrice: e/o
Pagine: 563
Genere: Letteratura fantastica francese
Prezzo:16,00 €
Link per l'acquisto: cartaceo QUI e Ebook QUI
TRAMA:
Secondo volume della saga dell’Attraversaspecchi (dopo il primo, Fidanzati dell’inverno), Gli scomparsi di Chiardiluna trascina il lettore in una girandola di emozioni lasciandolo, alla fine, con una voglia matta di leggere il terzo volume.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso...

---------------ATTENZIONE SPOLER------------------
Ci siamo salutati durante una gita al circo, Ofelia ha accompagnato suo fratello a vedere la carovana e ha cercato di dedicargli un po' di tempo. Le cose però continuano a non funzionare: Thorn è sempre più scorbutico e non riesce a impegnarsi per risultare simpatico alla famiglia di Ofelia, Archibald è sparito, è il quarto in poco tempo a svanire nel nulla.
Faruk decide che tutte queste sparizioni sono troppe, dunque Ofelia diventa la responsabile delle ricerche: in 24 ore deve trovare tutti altrimenti la Corte smetterà di occuparsene e quindi, nemmeno a dirlo, moriranno. Thorn non vuole assolutamente che la ragazza se ne occupi, cerca in ogni modo di dissuaderla, anzi le ordina proprio di non occuparsi di questa cosa, ma non riusciamo a capire se tutta questa rabbia nei confronti della futura moglie si manifesti a causa dello schiaffo ricevuto da quest'ultima oppure per un senso smisurato di protezione. 
Ofelia però non ci sta, così chiede il permesso di leggere il letto di Archibald, ovvero l'unico oggetto presente nella sua stanza. Non riuscirà a ricavarne nulla ma...trova un anellino, che in realtà è di una clessidra e riuscirà a scoprire il motivo per cui sono spariti. Qualcuno ha manomesso le clessidre di Madre Idelgarda, queste persone non potranno tornare indietro dall'illusione. Ma perché? 
Nel frattempo Berenilde sta per partorire, così i due quasi sposi si dirigeranno con una certa fretta al sanatorio per capire le condizioni della partoriente. Ofelia accetta il ruolo di madrina nonostante Thorn avesse espresso il suo parere negativo. La tappa è finita: il bambino è nato e ha gridato, eccome se lo ha fatto. 

Questa tappa mi è piaciuta assai: la storia ha preso un bel ritmo e mi sto appassionando a tutta questa faccenda. Il bacio mi ha stupito, ma onestamente prima o poi qualcosa doveva succedere. Ho poco apprezzato lo schiaffo partito da Ofelia: va bene che questa fanciulla non voglia avere a che fare nulla con il suo futuro marito, ma proprio un'umiliazione del genere poteva risparmiargliela. 
Poi c'è il fatto che abbia perso il potere di attraversare gli specchi, perché? E' per colpa della perdita di umiltà o perché qualcuno riesce ad impedirlo? Io credo che dipenda lei: è cambiata, forse non se ne rende conto, ma da che era una indifesa ragazzina è diventata una donna con delle pretese e questo, nel bene o nel male ha modificato il suo carattere. Non mi dispiace questa nuova Ofelia, ma magari c'è qualcosa che ancora non vedo. 
L'amputazione del Cavaliere mi ha fatto piacere, dopo tutto il male che ha inferto era l'unica punizione accettabile. Peccato però che sia finito in un...come chiamarlo? Istituto? Orfanotrofio? Magari qualcuno poteva occuparsi di lui...senza poteri avrebbe solo più potuto dire cattiverie, ma pochi pericolosi danni. 

Quanto mi è antipatica la madre di Ofelia? Ecco, una donna che proprio sopporto a stento, una di quelle stupidotte senza molto cervello; un'ochetta che non riesce nemmeno ad avere l'umiltà di tacere. Mi prudono le mani e vorrei che se ne andasse. Come vorrei invece che Ofelia desse una possibilità a Thorn. So che ha un carattere impossibile, un cafone, un uomo rozzo, ma...qualcosa mi attira. Avrei voluto che riflettesse su quel bacio, magari senza ricambiarlo, ma sicuramente non mi è piaciuta la sua reazione eccessiva. Mi sono un po' stancata di questo loro modo di comportarsi. Sono freddi, sospettosi, sempre pronti a punzecchiarsi, anche se mi sembra ovvio provino qualcosa, se non amore...un grande affetto. E allora basta! Almeno cercate di essere amici per la miseria. 

Non ho molto capito l'arrivo della cugina di Thorn e combriccola proprio all'inizio della tappa. Che ruolo hanno quelle persone? Avranno a che fare con le sparizioni o verranno fuori nel prossimo libro? Niente ragazze belle, adesso corro a leggere il resto perchè non vedo l'ora di finire il libro. Ci vediamo la prossima settimana!! 


TAPPE:
30 settembre 2019: iscrizioni e calendario. Scrivetemi nei commenti la vostra email e io vi notificherò i post come promemoria. Inizio lettura -QUI - 

7 ottobre 2019: Tappa 1 - lettura fino a pagina 135 ovvero fino al sotto-capitolo "La pipa" compreso. Discussione sul blog Desperate Bookswife  -QUI-

14 ottobre 2019: Tappa 2 - lettura da pag 135 fino a pagina 277 ovvero fino al sotto-capitolo "La carovana" compreso. Discussione sul blog Ombre di Carta -QUI-

21 ottobre 2019: Tappa 3 - lettura da pagina 277 fino a pagina 418 ovvero fino al capitolo "Il grido" compreso. Discussione sul blog sul Blog Desperate Bookswife -QUI-

28 ottobre 2019: Tappa 4 - lettura fino al termine del romanzo. Discussione sul blog e considerazioni finali. Sul blog Ombre di Carta.

Recensione - Le mezze verità di E. J. Howard


Il libro
Le mezze verità  di Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi| Pagine: 330| Pubblicazione:  17 ottobre 2019 | Prezzo 18,50€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
(Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardo, All’ombra di Julius e Cambio di rotta.
Recensione
Torna in libreria la Howard, autrice vissuta nel secolo scorso ma la cui scrittura risulta più che attuale. Dopo aver affascinato i lettori grazie alla serie "I Cazalet", oggi troverete su tutti gli scaffali il romanzo "Le mezze verità" all'interno del quale l'autrice racconta uno scampolo di vita di una famiglia in totale crisi esistenziale.
May, vedova di guerra, sposa in seconde nozze il Colonnello Herbert, uomo noioso e non del tutto trasparente. Elizabeth e Oliver, i figli di May, dopo il matrimonio di Alice (figlia del Colonnello), si trasferiscono a Londra, la prima per cercare lavoro ed emanciparsi e il secondo per trovare una donna che lo mantenga. Così, una volta che tutti i figli sono fuori di casa, May scopre di non essere per niente felice e si pente di aver sposato un uomo così diverso da quello che si è mostrato all'inizio.

Se vi dicessi che questo è stato un romanzo difficile da digerire vi mentirei. L'ho divorato e con un certo appetito ho voluto arrivare al fondo per scoprire la sorte di queste persone.
Se vi dicessi che questo è stato un romanzo facile da digerire vi mentirei. Durante la lettura mi sono chiesta più volte cosa significassero questi personaggi. Una volta terminato mi sono chiesta cosa mi avessero lasciato.

Ci tengo a scrivere che come al solito la scrittura dell'autrice ammalia, proprio grazie alla sua eleganza e allo stile raffinato che la contraddistingue. La Howard aveva la capacità di raccontare vite comuni e trasformarle in storie indispensabili. Immaginiamo però per un momento di paragonare questo romanzo ad un pacchetto regalo: la carta è bellissima, il fiocco è di ottima fattura, la scatola lavorata e preziosa. Ma quello che c'è dentro? Bello anch'esso, ma è un soprammobile di poca utilità. E con questo non voglio dire che non sia un bel regalo, solo che la storia non mi ha lasciato molto.
Adesso però ancora una volta mi dovrò contraddire. I personaggi sono tremendamente imperfetti, a partire da May, donna insicura e contraddittoria; il colonnello è un uomo subdolo e vizioso, antipatico anche alle pietre; Oliver è un fannullone affascinante; Elizabeth una ragazza che cerca solo la felicità e Alice una povera fanciulla bisognosa di affetto, in perenne fuga da suo padre e forse da se stessa. Sono interessanti, hanno una marcia in più e proprio loro tengono in vita questa storia. Ma se io togliessi il finale (del quale assolutamente non parlerò nemmeno sotto tortura), cosa mi rimarrebbe tra le mani? Dei personaggi fantastici senza una vera storia da vivere? Cosa voleva comunicarci l'autrice?
Le mezze verità è un romanzo interessante, da leggere senza ombra di dubbio, ma che io non ho compreso appieno. Non nel senso che io non l'abbia capito, ma c'è un "perché?" che aleggia nell'aria. E quindi, se devo tirare le somme, cosa posso dire? Che è geniale! La storia dov'è? Scrittura superlativa! Perchè alcuni personaggi secondari hanno lasciato un contributo così scarno? Il finale, vogliamo parlare di questo finale così inusuale e stupefacente? Un genio. E adesso, dove li metto tutti? L'eleganza, ah l'eleganza della Howard.
Sono confusa? Un po', ma non per questo non soddisfatta. Indubbiamente ho molto parlato con chi lo ha letto in anteprima e questo vuol dire che non passa inosservato.
E dopo questo pensiero strampalato su un'autrice che adoro vi lascio alle vostre riflessioni e sono curiosa di sapere se lo leggerete oppure no.  

Keep Calm and Read Nadia #49 -Recensione di Karma City -Massimo Bisotti


Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi vorrei parlarvi di quella che per me è stata la seconda più grossa delusione letteraria dell’anno (la prima è stata La babysitter perfetta, che non ho nemmeno terminato): sto parlando di Karma City, di Massimo Bisotti.

Ho acquistato questo libro perché la trama mi aveva incuriosita moltissimo: alcuni ragazzi, insoddisfatti della piega che ha preso la propria vita, accettano la proposta di uno psicologo conosciuto on line e si ritrovano su un’isola privata per cercare di ricominciare. Tra i giovani si instaurano relazioni di vario genere, ma presto si scopre che non tutto è così spontaneo come sembrava…

Come ho scritto, sono stata colpita dalla sinossi e pensavo che un romanzo che indagasse i rapporti tra giovani insoddisfatti della propria esistenza nella nostra epoca fatta di social, dove spesso l’apparire è molto più importante dell’essere e dove molti soffrono la mancanza di like e commenti, potesse essere interessante e far riflettere il lettore anche sulla propria vita. Il problema è che Bisotti il lettore lo vuol far riflettere pure troppo. Questo non è un romanzo: è un manuale di auto-aiuto travestito da romanzo. I protagonisti non riescono a uscire dalla pagina, sono esseri bidimensionali senza un’autentica personalità, sono soltanto pretesti per scatenare le riflessioni “filosofiche” dell’autore sull’amore, il dolore, il cambiamento, la paura di non piacere agli altri. 

I capitoli hanno titoli come “NON PUOI ESSERE ACQUA SANTA AL VELENO” e “STAR – LA MANO NELLA CESTA DI UN DESIDERIO” (che, sarò limitata, ma devo ancora capire che cosa significa). Le digressioni, in cui l’autore riflette su come le persone si comportano e su come invece dovrebbero comportarsi nella propria vita per essere felici/non farsi sopraffare dal dolore/stare bene con se stessi e con gli altri, sono talmente tante e talmente prolisse da investire anche i dialoghi tra i personaggi, rendendoli così totalmente incredibili (nel senso di inverosimili). Nessuno infatti parla come un manuale di self help con qualcuno che ha appena conosciuto, mentre in questo “romanzo” lo fanno tutti. 

Ci sono anche considerazioni degne di nota, ma sono affogate nel mare di riflessioni che, forse, sono troppo “vecchia” per non considerare come piuttosto banali e anodine. La cosa che mi ha dato più fastidio è il fatto che questo libro venga presentato come romanzo, perché, se potessimo estrapolare le pagine in cui succede davvero qualcosa ai protagonisti, credo non arriveremo a 50 su più di 400. Di conseguenza mi sono sentita abbastanza presa in giro, e mi sono annoiata non poco.

In conclusione, non credo che consiglierei questo romanzo, anche se forse potrebbe piacere ad alcuni adolescenti molto introspettivi che non puntino alla verosimiglianza in una storia, ma vogliano sentirsi dare qualche consiglio per crescere senza soffrire (ammesso e non concesso che si possano dare consigli di questo genere senza passare per insopportabili grilli parlanti). Anche se, a parer mio, 18 euro sono comunque troppi per l’esperienza.







Recensione - La città delle ragazze di E. Gilbert

Il libro
La città delle ragazze  di Elizabeth Gilbert
Editore: Rizzoli| Pagine: 494| Pubblicazione:  settembre 2019 | Prezzo 20,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
Elizabeth Gilbert, giornalista e scrittrice, vive nel New Jersey. È l’autrice di Mangia prega ama (2007), da cui è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts. Rizzoli ha pubblicato anche Giuro che non mi sposo (2011), Il cuore di tutte le cose (2014) e Big Magic (2015). Il suo sito è www.elizabethgilbert.com.
Recensione
Vivian Morris è una giovane ricca ragazza di provincia che arriva a New York nel 1940 dopo aver deciso di abbandonare il College. Si traferisce da sua zia Peg, che possiede e dirige un Teatro, il Lily Playhouse, una scalcagnata, gigantesca costruzione che fa girare soubrette e ballerine mandando in scena spettacoli divertenti, romantici, un po' provocanti e adatti ad un pubblico squattrinato. Vivian ci sa fare con la macchina per cucire, così diventa "costumista" e si aggiudica l'attenzione di tutti quelli che lavorano in quel posto che odora di vecchio senza perdere fascino. La ragazza diventerà amica della giovane donna più bella mai vista, Clelia, soubrette avvenente, sensuale, provocante e volgare, una donna che sembra dire "ho voglia di fare sesso" solo a guardarla di prima mattina. Le due conquistano New York a suon di drink e uomini in ginocchio, fino a quando non superano il limite e devono battere in ritirata. E da quel momento tutto muterà, la vita della protagonista cambierà direzione e da mocciosa bella e senza pudore dovrà diventare donna e fare le scelte con la sua testa. Oggi Vivian ha novantacinque anni, è in ottima salute e scrive una lettera lunga un romanzo a Angela e le narra la sua vita, senza tralasciare i particolari.

 Cos'è la "Città della ragazze"? Non ci girerò tanto intorno, è un piccolo capolavoro. Questo non è il mio genere di lettura preferito, la storia non fa per me, i personaggi sono tremendi (per il mio personale gusto, intendo a livello caratteriale),  la trama non gli rende giustizia e non è nemmeno un romanzo epistolare, inteso nel senso stretto del termine. Eppure questo libro è perfetto. Eccome se lo è.
Facciamo pure un passo indietro. Mi sono lasciata sedurre da questo volume per due motivi: primo e non trascurabile, l'autrice è colei che ha scritto "Mangia prega ama"; seconda motivazione, sul comunicato c'era scritto che sarebbe stato un romanzo epistolare. Se fosse capitato con un altro volume mi sarei infuriata, perchè questo tecnicamente, non è un vero e proprio romanzo epistolare: l'autrice ci narra la storia di Vivian sotto forma di lunghissima lettera indirizzata ad un certa Angela, ma in realtà è un romanzo scritto in prima persona. Non ci sono lettere, non ci sono risposte, niente di tutto ciò, solo ogni tanto la protagonista si rivolge direttamente alla destinataria chiamandola per nome, stop. Se il libro fosse stato un altro mi sarei arrabbiata,  invece mi sono dimenticata di tutto, perchè quello che avevo sotto agli occhi era perfetto. La protagonista e narratrice è una donna che si mostra senza veli, sottolineando forse le sue zone d'ombra e aspettandosi un non giudizio. I personaggi che hanno fatto parte della sua vita sono pazzeschi, pieni di difetti così ingombranti da essere così reali e  detestabili da avere la necessità di averli accanto. Zia Peg ha così tanto da insegnare, nonostante sia un'ubriacona senza filtri, una spendacciona appassionata che vive per il teatro finché è possibile. Poi c'è Olive, la sua "segretaria", paragonabile alla signorina Rottermeier, acida, senza apparenti segni di cedimento emotivo, eppure è così essenziale... Poi c'è Edna, la Star, colei che tutte vorrebbero imitare, la diva del palco, colei che ha svoltato la nomea del Lily Playhouse, la protagonista della commedia intitolata "La città delle ragazze". Questo personaggio è anch'esso fondamentale nella crescita di Vivian ma di tutti noi. E potrei continuare per ore a elencarveli tutti.
Ho imparato grazie a questa storia, sì perché racconta tutto quello che non mi piace, tutto quello che io giudicherei sbagliato. E invece no, ho respirato l'aria viziata dei camerini che puzzano di fumo e gin, mi sono spogliata di fronte ad amanti intransigenti e frettolosi, ho indossato abiti a dir poco provocanti e ho capito che la vita va come deve andare, che non è una linea retta. E sopratutto che NIENTE è GIUDICABILE, perché non necessariamente è quello che sembra. Perché le persone si comportano in una certa maniera? Ognuna ha un trascorso e le azioni (belle o brutte che appaiano) vanno contestualizzate e se le parole "comune puttana" possono sembrare azzeccate, è necessario chiedersi: "anche se fosse, che importanza ha?". Voi penserete che è scontato, che ho scoperto l'acqua calda. Dai, per favore, non fate gli ipocriti. Ognuno di noi vive e giudica il prossimo, e se non lo fa ad alta voce, nel suo profondo punta il dito, in questo momento più che mai. Siamo bombardati da notizie, fotografie, video, trasmissioni televisive, giornaletti e giudichiamo. Se uno è grasso, se è troppo magro, perché da il biberon al suo bambino e non la tetta, perché cornifica la moglie, perché abbandona la madre allo spizio, perché, perché perché.  Vivian ci pone davanti ad un bivio, noi possiamo scegliere di provare a comprendere la sua vita oppure no. Grazie Elizabeth Gilbert.
La città delle ragazze è un romanzo frivolo e profondo, volgare e puro, vintage e attuale. Elizabeth Gilbert ha saputo conquistare me, con una storia così lontana dall'appartenermi, eppure questo libro è come un vestito creato da Vivian, mi calza a pennello come non avrei mai osato sperare.