Gruppo di Lettura - Il cavaliere d'inverno - tappa 2

Buongiorno lettori e buon inizio settimana. Il tempo vola e ridendo e scherzando siamo già giunti alla seconda tappa dedicata al Gruppo di lettura che io e Dany Un libro per amico , abbiamo deciso di proporvi, ossia quello del libro Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons edito da BUR. Siete pronti? Avete letto la parte stabilita per oggi? Ricordatevi di attenervi a commentare solo le pagine lette per oggi!
Per chi si fosse perso il post di presentazione e volesse iscriversi può ancora farlo qui!
Trama: Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d'estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell'Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un'attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l'assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.
Prima di passare al mio pensiero sulla parte di oggi vi ricordo le tappe:
  • 02 ottobre 2018: presentazione del GDL - qui -
  • 15 ottobre 2018 - Un libro per amico: discussione da pag. 0 a pag. 239 quindi tutta la PARTE PRIMA - IL DIAFANO CREPUSCOLO - qui- ;
  • 22 ottobre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 243 a pag. 378 ovvero tutta la PARTE SECONDA -LA MORSA DEL RIGIDO INVERNO;
  • 29 ottobre 2018 - Un libro per amico: commenteremo da pag. 383 a pag. 550 quindi tutta la PARTE TERZA - LAZAREVO
  • 05 novembre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 553 a pag. 696 (fine del libro) ovvero tutta la PARTE QUARTA - SFIDA ALLA VITA.
  • 12 novembre 2018: sui nostri due blog troverete la recensione del libro.

Ma adesso veniamo a noi, perciò fate attenzione, GLI SPOILER non mancheranno, quindi se ancora
non avete letto il libro, astenetevi dal proseguire per non rischiare di rovinare la vostra eventuale futura lettura.
Siamo nel pieno della guerra, Tatiana e Alexander si sono incontrati da soli un'ultima volta e si sono detti che nonostante i sentimenti che provano, non possono far sbocciare la loro relazione. I sentimenti di Dasha sono troppo importanti e sensibili per essere calpestati, la famiglia non approverebbe questo cambiamento, insomma troppe le cose a loro sfavore. 
Fonte Casa della Storia Europea
I combattimenti proseguono indomabili, è l'inverno del 1941 e le cose sono destinate a peggiorare, anche se Tatiana e la sua famiglia non sembrano volersene fare una ragione. Il cibo scarseggia al punto che cominciano a morire le persone di stenti. Le razioni di cibo diminuiscono a dismisura, Tatiana ogni mattina si reca a prendere la scorte giornaliere che spettano a lei e alla sua famiglia, grazie alle tessere annonarie. Le persone iniziano a nascondersi nei rifugi antiaerei, le aggressioni per strada aumentano, perchè un tozzo di pane può fare la differenza. L'inverno, oltre a diventare duro a causa della fame, è particolarmente ostico per via delle temperature, si arriva fino ai trenta gradi sotto zero e quando non si possiede più combustibile, la legna ha un costo...ci si riduce a bruciare il tavolo e poi le sedie per non morire di freddo. Esseri umani che muoiono per le strade e nessuno riesce più a spostarli, i sopravvissuti non hanno la forza di affrontare un simile sforzo. Se pensiamo a Marina, la cugina di Dasha e Tatiana, che è stata spinta giù per le scale ghiacciate della loro casa! Poter vedere l'alba del giorno dopo diventa una benedizione...oppure no, dipende se si intravede la luce al fondo del tunnel, oppure la guerra ha tolto ogni barlume di speranza. 
Fonte Qui
Ma veniamo alla famiglia Metanova, perchè la parte che abbiamo appena letto è ahimè ricca di morti: abbiamo il padre, ormai alcolista grave, ricoverato in ospedale e deceduto a causa di un bombardamento, la nonna Maya, che dopo aver venduto tutto per qualche cucchiaio di farina ha ceduto ed è morta sul divano di casa, vicino ai suoi quadri; Marina, dopo aver contratto lo scorbuto e aver iniziato a sanguinare dalla bocca non ha retto e il suo giovane corpo ha ceduto, poi la mamma Irina Metanova, dopo aver cucino l'ennesima divisa per pochi spiccioli dice basta, anzi dice "Non ce la faccio più" e ancora con l'ago in mano e lo stesso sacco che avrebbe contenuto il suo corpo, sospira affannosamente per l'ultima volta; infine Dasha, che ha contratto la tubercolosi e nonostante gli sforzi di Alexander per mettere in salvo le due sorelle, non supera la seconda notte fuori casa. Tatia non si da pace, deve seppellirla degnamente e allora trova una slitta e la lascia in acqua, in modo che possa essere libera di nuotare insieme a Pasha, Marina e tutti gli amici che ormai sono solo più un doloroso ricordo. 

"Passa oltre, non alzare gli occhi, Tatiana, rimani in fila; se perdi il posto non avrai pane e dovrai setacciare la città alla ricerca di un latro magazzino. Non muoverti, qualcuno verrò a sgombrare la strada. Una bomba era caduta sulla Fontanka, sulla fila dove stava Tatiana, e aveva centrato una mezza dozzina di donne. Che fare? Pensare ai vivi, alla famiglia, o spostare i morti? Non alzare gli occhi Tatiana.
Non alzare gli occhi, Tatiana, tienili puntati sulla neve, non guardare niente tranne i tuoi stivali che cadono a pezzi."

Adesso veniamo alle mie emozioni. Questo che ho riportato sopra è una delle parti introspettive che mi hanno colpita molto. Io durante queste pagine ho pensato: ma come cavolo hanno fatto tutte quelle persone ad andare avanti? Come hanno fatto i sopravvissuti a riprendersi psicologicamente? Una madre su di un camion che tiene in braccio la sua bambina morta e suo marito sdraiato accanto, morto anche lui, e lei è talmente sconvolta che non riesce ad accorgersi di essere rimasta sola. Famiglie che devono lasciare i cadaveri dei propri cari sul marciapiede, perchè semplicemente non si possono seppellire. Persone che lavorano in fabbrica e che oltre a temere di morire di fame, di freddo, di malattia, che magari piangono i figli morti al fronte, devono lavorare con un fucile puntato alla schiena, perchè se sbagliano ad aggiustare un motore di un aereo vengono fucilati dai loro stessi compagni. Ahhh la dittatura. 
Per quanto riguarda la parte sentimentale...stenderei un velo pietoso: Alexander è insopportabile (per me): ama una persona ma alla fine, con la scusa che l'amata non vuole rischiare di far soffrire la sorella...fa il doppio gioco. Tatiana, dolce cara anima pura, svegliati!!! La tua famiglia ti sfrutta, tua sorella è un'oca giuliva con l'intelligenza di un criceto, io capisco l'altruismo ma questo è masochismo bella mia . Insomma una catastrofe! Dasha, egoista, insensibile, egocentrica testa d'asino, quando la smetterai di essere cieca e sopratutto di pensare solo a te stessa? Giusto, sei stata seppellita nelle fredde acque russe, quindi non puoi più replicare. In fondo però ho quasi versato una lacrima per questa ragazza, che alla fine non credo fosse cattiva ma solo dotata di scarsa intelligenza. 
Ho amato follemente questa seconda parte del libro, poco romantica e molto storica, ho riflettuto molto, ho sofferto e mi sono ricordata di quanto io sia fortunata, anche solo al pensiero di mia nonna Linda, che partorì mia zia nel 1938 e mio padre nel 1942. 
Adesso non mi resta che proseguire e scoprire cosa succederà, che scusa troverà Tatiana per stare lontano da Alexander, perchè so che sarà così. E adesso spoilerateeeeeeeeee che non vedo l'ora di leggere i vostri commenti. 

Vi ricordo che la settimana prossima, lunedì 29 ottobre,  dovrete recarvi sul blog di Daniela Un libro per amico, per commentare la terza tappa, ovvero tutta la parte terza. 

Recensione - Figlie di una nuova era di Carmen Korn

Il libro
Figlie di una nuova era di Carmen Korn
Editore:Fazi| Pagine: 524| Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo 17,50€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Carmen Korn
Nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città.
Recensione 
e mezzo

Questo libro ha attirato subito la mia attenzione: la copertina dai toni vintage, il titolo deciso e indubbiamente la casa editrice, che mi sta regalando tante gioie. Così, proprio grazie alla collaborazione con la Fazi Editore ho potuto leggere questo libro in anteprima. Questa mattina però grazie alla mia amica Nadia, mi sono accorta che ieri uscì una recensione vuota. Scusate, problemi tecnici uniti alla sbadataggine. Torniamo a noi: Amburgo, primi anni del ‘900, quattro donne, che non potrebbero essere più diverse tra loro, eppure le loro vite sono destinate ad incrociarsi...
Henny, orfana di padre, succube di sua madre, ha sempre vissuto una vita borghese. Ha studiato ostetricia e riesce a con impegno a coronare il suo sogno lavorativo raggiungendo  l’indipendenza economica. Kathe, amica di infanzia di Henny, arriva da una famiglia più umile ma anche lei riuscirà a diventare un’ostetrica appassionata e gentile. La politica scorre nelle sue vene e il comunismo è la sua fede. Ida invece è proprio una ragazza viziata, cresciuta con genitori che hanno sempre accontentato ogni capriccio, la sua vita però è velata da un visibile strato irrequietezza e scarsa soddisfazione. Lina invece è una maestra, la sua istruzione, la casa, la complicità con il fratello li deve ai suoi genitori, morti di stenti per salvare i figli.
Questo è indubbiamente un romanzo lento, primo volume di una trilogia sbocciata dalla penna dell’autrice tedesca Carmen Korn, ci racconta le vicende di queste quattro ragazze, che crescono davanti agli occhi del lettore, che si ritrova involontariamente coinvolto nelle loro vite. Ma in questo caso il termine “lento” è senza dubbio usato dalla sottoscritta in senso positivo, poiché queste 524 pagine ci catapultano dentro una città che a distanza di pochi anni ha vissuto due guerre mondiali, ci racconta di donne che cambiano, che vivono una metamorfosi sociale, che si scontrano con mentalità che stanno cambiando e appassionano con delicatezza ed eleganza.
Durante la lettura ho respirato un’aria che non c’è più e l’ho fatto cercando di godere di ogni istante, ogni descrizione e ogni luogo: ho immaginato sale sfarzose all’interno delle quali un pianista soddisfava il sensibile udito degli ospiti con sinfonie delicate, ho immaginato le case chiuse, fumose, proibite contraddistinte da odori forti e risate provocanti; sono salita su una bmw decappottabile, indossando una sciarpetta di seta per proteggere i capelli appena tagliati a caschetto; ho assaporato cocktail a base di vermut, chiacchierando fittamente con le mie amiche, adagiata sul divano in salotto.
Questo romanzo, scritto con delicatezza e poesia, ci inserisce all’interno di complicate relazioni personali, presentandoci personaggi unici che vanno conosciuti un poco alla volta per riuscire ad apprezzarli pienamente. Ho amato lo scorrere degli anni, il poter assistere alle mutazioni familiari, alle tragedie raccontate con compostezza, alle piccole gioie e concessioni che di tanto in tanto i personaggi si concedono. Ho adorato il furore di Kathe, la sua passione per un ideale, la sua anima selvatica che ogni tanto fa capolino sopratutto nella relazione con Rudy, uomo come se ne incontrano pochi, amante della poesia e devoto compagno. Mi sono immedesimata nell’insoddisfazione di Ida, nella sua indecisione, ma anche nel suo progetto a lungo termine, studiato con cura. Insieme ad Henny ho sperimentato la prigionia tra le mura domestiche a causa del troppo amore, grazie all’amicizia con Lina ho osato senza abbassare la testa e proprio lei mi ha insegnato a lasciarmi andare.
Inutile dire che non vedo l’ora di proseguire, perché un po’ come è avvenuto con la saga dei Cazalet, ci ho messo un po’ ad affezionarmi ai personaggi e ad un certo punto ho pensato che ciò non si sarebbe verificato, invece poi ho provato un senso di solitudine e mi bastava riaprire il libro per ritrovare delle persone che ho apprezzato senza nemmeno rendermene conto.
Vi aspetto! Non vedo l’ora di sapere se lo avete già letto e se vi ispira.

Review Party - Non chiedermi mai perchè di Lucrezia Scali



Il libro
Non chiedermi mai perchè di Lucrezia Scali
Editore: Newton Compton| Pagine: 320 | Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo: 9,90€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Lucrezia Scali
è nata a Moncalieri nel 1986 e qualche anno più tardi si è trasferita a Torino. Il suo amore per gli animali l’ha guidata fino alla facoltà di Medicina Veterinaria. Te lo dico sottovoce, suo romanzo d’esordio, è stato pubblicato dalla Newton Compton con un notevole successo, restando per oltre 20 settimane ai primi posti delle classifiche, ed è stato tradotto in Germania. La Newton Compton ha pubblicato anche La distanza tra me e te, L’amore mi chiede di te, Non chiedermi mai perché e, in versione ebook, Come ci frega l’amore.


Recensione 


E' la vigilia di Natale, Ottavia e la sua famiglia affrontano con gioia una giornata di festa, preparandosi moralmente al cenone abituale a casa della famiglia di suo marito. Nevica. L'atmosfera è perfetta e il piccolo Mattia non sta più nella pelle. Arriva la sera, tutti e tre salgono sull'automobile carichi di quei pensieri che solo le feste sanno creare. La neve, la scarsa visibilità, un'altra automobile vista all'ultimo, l'euforia spezzata, il vuoto, un ospedale, una mancanza che strappa l'anima, una decisione da prendere in pochi attimi.
Lucrezia Scali sperimenta nuove strade, che potrebbero essere rischiose, proprio come quella percorsa da Ottavia durante il suo ultimo viaggio sfortunato con la sua famiglia. Lucrezia però non scivola, i suoi riflessi sono buoni, le gomme appena cambiate e la neve è sua amica, così, se la sua protagonista percorrendo una strada pericolosa perde tutto, la nostra amata autrice acquista un sacco di punti.
Questa è una storia che permette al lettore di riflettere su molteplici argomenti, come la perdita di
persone care e la conseguente elaborazione di un lutto; la donazione degli organi e la forza di rimettersi in gioco, provando a toccare il fondo, anzi raschiandolo,  per poi cercare di risalire con i giusti tempi e la forza necessaria per non scivolare.
Se da Lucrezia vi aspettate un altro romance, provate a mettervi nell'ordine di idee che ha scritto qualcosa di diverso, pur non togliendo al lettore quella dose di speranza e sentimento che fanno bene al cuore. La copertina potrebbe trarre in inganno, la trama è complessa e i sentimenti che proverete saranno molti e di diversa natura.
Ottavia soffre terribilmente, ma in qualche modo lo fa con discrezione, trasmettendo il suo dolore senza necessariamente essere qualcosa di forzatamente lacrimevole, questa donna distrutta prende delle decisioni difficili e lo fa con forza, nonostante il suo animo sia a pezzi. Ma lei è ancora giovane e se questo dolore è così grande da non sembrare sopportabile, c'è ancora una speranza, e lei non si arrende, decide di provare a curare le sue profonde ferite.
Un romanzo maturo, consapevole, doloroso, ma contemporaneamente dolce e caratterizzato da un linguaggio colloquiale che fa sembrare tutto estremamente vero. Quando Ottavia dialoga con qualcuno il lettore la immagina e può sentirne la voce. E poi c'è una figura maschile molto importante, non vi voglio svelare il suo nome e nemmeno il suo ruolo nella vicenda, proprio perchè vorrei che questo romanzo lo scopriste da soli; ma questo di questo uomo ho amato diversi aspetti, tra cui la sua sensibilità e il suo essere così paziente. Vi conquisterà, ne sono certa, ma preparatevi, è diverso dagli uomini costruiti solitamente dall'autrice, ennesimo cambiamento per voi.
Poi non vi nego che da madre è stato difficile affrontare l'inizio di questo libro, io che non leggo brani con violenze o decessi o insomma nulla di spiacevole sui bambini, ma ho respirato a lungo e ho fatto bene. Ho smesso di nascondere la testa sotto alla sabbia e ho affrontato un argomento che purtroppo esiste e non è nemmeno così raro. Io ho avuto la forza di leggerlo, ma lei di scriverlo.
Se sentite il bisogno di sperimentare qualcosa di diverso e di non scontato questo libro fa per voi, se avete letto i libri di Lucrezia e apprezzate il suo stile anche questo non vi deluderà, se non conoscete l'autrice questo potrebbe essere il momento giusto. Per me Non chiedermi mai perché è il romanzo migliore della Scali, quello che dimostra la sua capacità di scrivere non solo storie d'amore e la rende professionalmente  più completa.
Buona fortuna ragazza!

Review Party - La stanza della tessitrice di Cristina Caboni


Il libro
La stanza della tessitrice di Cristina Caboni
Editore: Garzanti| Pagine: 304 | Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo: 18,60€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. È l’autrice dei romanzi Il sentiero dei profumi – bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere –, La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti– Premio Selezione Bancarella 2017 –, La rilegatrice di storie perdute e La stanza della tessitrice.
Recensione 


Eccomi nuovamente qui a scrivervi di un'autrice a me cara, stiamo proprio parlando di Cristina Caboni, che io scoprii nel 2014 grazie ad un post della Garzanti su Facebook : si trattava de "Il sentiero dei profumi". Era il suo primo romanzo, io lo lessi subito e da allora li ho collezionati tutti (in realtà nonostante lo abbia sullo scaffale non ho ancora letto La rilegatrice di storie perdute, ma rimedierò).
Negli anni gli argomenti sono stati molteplici, con il primo romanzo siamo stati a Parigi a creare fragranze, con il secondo ci siamo imbarcati per la  Sardegna e abbiamo conosciuto il potere delle api e del mestiere così affascinante che ne deriva, grazie al terzo abbiamo viaggiato tra Londra e Volterra e ci siamo occupati di fiori insieme alle protagoniste, con il quarto tratteremo l'argomento dei libri e della rilegatura e infine adesso con "La stanza della tessitrice" prenderemo un mezzo per Bellaggio, passeremo da Milano e infine toccheremo Parigi per parlare di sartoria.

Come sempre Cristina ha la capacità di costruire delle donne carismatiche, questo è proprio un tratto che la contraddistingue, e il lettore che già la conosce sa cosa aspettarsi. Camilla è una ragazza giovane, ma che la sofferenza l'ha già toccata con mano: perse i genitori che era solo una ragazzina e una signora del suo palazzo, Marienne,  decise di prendersi cura di lei. Le lega l'amore per le stoffe e la creatività. Ma quando questa austera signora decide di ritirarsi dagli affari qualcosa si incrina, così Camilla scappa da Milano e cerca la sua identità a Bellagio. Un inconveniente però la farà tornare sui suoi passi, la sua Mamy la riporta inaspettatamente tra le mura di casa e dovrà risolvere un enigma per lei: deve trovale Adele, sorella di Marienne, come unico indizio un baule pieno di abiti confezionati a mano dalla madre di Marienne, che a quanto pare nella sua vita oltre a creare abiti pregiati ha celato dei segreti.

Mi sono appassionata a questa storia dalle prime pagine, perchè come ho scritto qualche riga più in su, i personaggi femminili di Cristina non lasciano indifferenti, il loro carisma seduce il lettore. Il bello di questo romanzo è proprio l'intreccio che l'autrice riesce a tessere, lo fa con arguzia, stoppando la parte in questione quando si fa davvero interessante e alternando il presente al passato, in modo che il lettore sia sempre sul filo del rasoio, oggi come ieri. 
Ogni tanto mi capita di appassionarmi a determinati personaggi e tirare dritto con altri, non vedendo l'ora che tornino i miei preferiti; in questo caso non ho avuto preferenze, la vita di Camilla ha stuzzicato la mia curiosità, che è stata pienamente appagata, e lo stesso per la vita di Maribelle, madre di Marianne, fantastica stilista che ha introdotto lo scrapolario tra le cuciture dell'abito. Vi state chiedendo cosa sia vero? Ebbene è un piccolissimo sacchetto di stoffa contenente fiori secchi profumati e un bigliettino con i desideri della persona che indosserà l'abito, fatto proprio per lei. Era la sua firma, il suo segno di riconoscimento, peccato che la sua vita artistica sia durata così poco...
Anche questa volta la seconda guerra mondiale fa da sfondo ad un romanzo incredibilmente ricco, e anche se sempre più spesso mi capita di non apprezzare più molto questo contesto così tanto "sfruttato", in questo caso tutto era al posto giusto al momento giusto. 
Ancora una volta l'autrice si conferma abile con la penna e con i sentimenti, mettendo in scena una storia con personaggi interessanti e un mestiere antico, elegante e sempre più sottovalutato a causa delle grandi aziende che sempre più spesso si portano via il bello del hand made
La storia d'amore? C'è, ma non vi dirò in quale epoca! 
Se proprio devo trovare qualcosa che non mi è piaciuto, beh diciamo il rapporto tra Daniela, nipote di Marianne, e l'orfana Camilla, rovinato dalla gelosia e successivamente dalle scelte della stessa Marianne. Mi è sembrata una situazione da soap opera latina e anche se so l'indice di ascolti di questi programmi, purtroppo ecco, non fanno tanto per me. Ma in questo caso...son gusti. 
Se cercate una storia da leggere tutta d'un fiato, questo libro fa per voi. Se amate gli intrecci e non vedete l'ora di venirne a capo, questo libro fa per voi. Se vi piacciono quei mestieri che purtroppo stanno andando nel dimenticatoio, se vi soffermate a guardare le vetrine delle sartorie e credete nel valore delle cose fatte a mano, questo libro fa per voi. In libreria. Andate a compralo :-)