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Blog tour - Il morso della vipera di Alice Basso - La macchina per scrivere, amica fedele di una dattilografa

lunedì, luglio 06, 2020 Baba Desperate Bookswife 5 Comments



Buongiorno Desperate Readers come state? Oggi siamo qui per la quinta tappa del Blog Tour. Il libro è quello scritto dalla fantastica Alice Basso, ovvero Il morso della vipera, edito da Garzanti. Ho avuto l'enorme piacere di leggerlo in anteprima grazie a Marianna del blog "A spasso coi libri" che mi ha coinvolta in questo progetto. Oggi io vi parlerò della macchina per scrivere. Nel caso aveste perso le tappe precedenti...beh vi lascio i link proprio qui sotto. andate a leggerle perchè sono una più interessante dell'altra. 

Tappa 1 - E se il libro fosse un giallo - Esmeralda Viaggi e Libri: QUI
Tappa 2 - Anita una dattilografa sui generis - Bookspedia: QUI
Tappa 3 - Storia e ambiente della Torino degli anni '30 - Letture a Pois: QUI
Tappa 4 - Il giallo di Alice Basso da Vani Sarca ad Anita - Un libro per amico: QUI

E adesso... non ci resta che parlare della macchina per scrivere, l'amica di ogni dattilografa. Oppure no? 

"Ah, non so come dirtelo, Ani. E' sempre pieno di ragazze giovani e appena diplomate, che hanno le dita fresche di allenamento e digitano alla velocità del fulmine. Ne abbiamo una, una nuova, che sa fare cinquecento battute al minuto. Cinquecento! Tu...sono anni che non metti le mani su una macchina per scrivere. Nel frattempo è perfino cambiato il modello.""Embè?! Vorrà dire che questo nuovo funzionerà anche meglio!". Anita posiziona le dita sopra la tastiera. La Olivetti M40 sembra un piccolo pianoforte verticale. effettivamente ha l'aria minacciosa, con quelle sue piattaformine d'atterraggio per polpastrelli e l'estetica cromata che ricorda le auto naziste dei cinegiornali dell'Istituto Luce.

Come avrete ben compreso grazie alle tappe precedenti Anita è una bellissima ragazza che vive a Torino nel 1935. Ha studiato (oddio studiato, ha scaldato il banco) perchè l'hanno mandata a scuola, alla fine una bella ragazza non ha bisogno di istruzione, basta che sbatta le ciglia e può ottenere quasi tutto quello che desidera. Anita però decide di voler lavorare e la conversazione qui sopra è insieme alla sua amica del cuore Clara, che la mette davanti alla realtà: probabilmente come dattilografa avrà qualche difficoltà, dovrà scontrarsi con persone più preparate, abituate a battere velocemente le dita sui tasti e sopratutto che sanno scrivere le parole senza troppe esitazioni! Il bello di Anita Bo, oltre al fisico ovviamente, è che non si butta giù, combatte come un Gulo Gulo (se solo sapesse come è fatto) per ottenere il risultato. 

La dattilografa è colei che scrive mediante l'utilizzo di una macchina per scrivere. Durante gli anni '30 era un lavoro quasi del tutto femminile e ovviamente c'erano delle scuole apposite dove imparare a dattilografare, stenografare e a svolgere il piccolo lavoro d'ufficio. Che poi diciamolo, quando una donna veniva assunta con il ruolo di dattilografa faceva la donnina di casa...in ufficio e in più batteva a macchina qualche documento. 
Accantoniamo un momento il libro della Basso e andiamo a conoscere una dattilografa realmente esistita. A Torino nel 1936 Piera Bollito ha fatto sognare un po' tutti: in sei minuti ha ricopiato correttamente la prefazione scritta da Mussolini al libro del maresciallo Emilio De Bono sulla guerra d’Etiopia. Erano in 135 partecipanti al cinema Ambrosio, ma Piera è stata la più veloce delle torinesi e nel 1940 è stata la più brava delle italiane! 

Ecco, diciamocelo, Anita Bo e Piera Bollito non avevano le stesse abilità, brave entrambe ma in ambiti  totalmente diversi. Sarebbe stato forse più facile per Alice Basso raccontarci di una super dattilografa sempre sul pezzo, più semplice renderla credibile e attribuirle delle doti da detective, ma se conoscete un po' l'autrice siete al corrente che ama le sfide e che nei suoi personaggi tende a far emergere anche le imperfezioni. Il risultato è ottimo, anche questa volta. 
Come scrive Alice Basso, una fanciulla che voleva trovare lavoro con discreta facilità aveva bisogno di una macchina per scrivere come amica, carpirne i segreti, consumarne i tasti e poi provare a sostenere qualche colloquio e dimostrare la propria velocità. Oppure avere una faccia di tolla come quella della nostra protagonista, improvvisare, sbattere le ciglia, fingersi come non si è, e magari il posto di lavoro lo si portava a casa lo stesso! Per quanto riguarda Anita, beh meno male che ha avuto il posto nonostante non lo meritasse del tutto perchè si rivelerà una persona speciale e lei stessa scoprirà di avere doti nascoste sotto a quelle curve che fanno perdere la testa agli uomini. C'è un giallo da risolvere e l'autrice si servirà di una dattilografa astuta e di un traduttore/autore anticonformista. 

E domani? Sul blog "A spasso coi libri" Marianna intervisterà Anita. Non perdetevi il post perchè sarà uno spasso. 

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Come un respiro,

Blogtour di Come un Respiro - Tappa 3 -Gli Hammam e bagni turchi fra tradizione e innovazione

mercoledì, luglio 01, 2020 Baba Desperate Bookswife 4 Comments


Buongiorno carissimi, come state? Oggi tocca a me. Proprio così, siamo giunti alla terza tappa di questo interessante blogtour e oggi si parlerà di Hamam. Ma prima di immergerci in questo rilassante argomento vorrei ringraziare Marianna del blog "A spasso coi libri" per avermi coinvolta e la casa editrice per avermene fornita una copia. Non mi resta che lasciarvi il banner con il calendario! 

Dunque dunque, Come un Respiro è ambientato a Roma (nel presente) ma voleremo in Turchia grazie alle lettere di Elsa, la nostra protagonista. 
Proprio grazie alle sue epistole oggi conosceremo meglio gli Hamam. 

Come gli Hamam, sai, i bagni turchi, la versione bizantina delle terme romane. È una tradizione antichissima che è sopravvissuta nei secoli, sebbene ultimamente si stia un po' perdendo. Per i musulmani la pulizia è fondamentale e i fedeli prima di pregare si purificano. Gli Hamam che preferisco sono quelli di quartiere, piccoli e nascosti. In passato, quando la maggior parte delle case era sprovvista di acqua corrente e i servizi igienici, erano molto frequentati. Avevano un appuntamento sociale: ci si dava appuntamento, e ci si mangiava pure. Adesso sono per lo più in abbandono. Una volta, per caso, mi sono imbattuta in uno ancora funzionante. Sono entrata per dare un'occhiata, ma doveva essere l'ingresso degli uomini e un vecchio mi ha invitato severamente ad uscire. Ho fatto appena in tempo a intravedere un angolo del vestibolo, oltre l'atrio. Una fontanella di pietra zampillava al centro della stanza "
 Gli hamam, come si può dedurre da questa citazione, hanno origini antiche, infatti gli arabi trovarono già questi edifici fatti e finiti e poi ne costruirono altri simili. 
I musulmani dovevano purificare il corpo almeno cinque volte in una giornata sola, gli ingressi per gli uomini e per le donne erano rigorosamente separati e all'interno dell'edificio, oltre a passare il tempo, si facevano affari proprio durante la cura meticolosa del corpo. 

Fonte: www.parstoday.com

Ma cosa sono? All'interno di costruzioni maestose le persone si prendono cura del proprio corpo grazie ad un trattamento idroterapico che si effettua in un ambiente dove la temperatura raggiunge più o meno i 50° ma l'umidità arriva al 100%. Il clima umido fa sì che il corpo riesca a resistere più tempo al caldo. Le persone si sdraiano su superfici di pietra o marmo cercando di rilassarsi e godere dei benefici di questo trattamento. 
Prima ancora dei bagni turchi sono nate le terme romane, che erano edifici pubblici che sfruttavano per lo più le sorgenti naturali di acqua calda. Con il tempo si diffusero anche all'interno delle città e l'acqua veniva riscaldata grazie a dei focolai sotterranei. Erano delle città nella città, dei veri e propri monumenti. 
All'interno c'era un susseguirsi di stanze con al centro una vasca di acqua fredda.

Quindi possiamo dire che l'hammam nasce dall'unione tra la tradizione Romana e quella Ottomana. 

Durante il suo percorso di vita a Instambul Elsa ha deciso di mettersi in affari: addirittura ha deciso di comprare un Hamam, anche se tutti pensano sia un'idea folle perché una donna non ne ha mai gestito uno: troppo equivoco per una signora per bene. Ma perché? Forse perché, nonostante le donne potessero entrare da ingressi dedicati, una signora in affari continuava a non essere ben vista negli anni '70, ma ad Elsa tutto questo non importava, trasgredire le provocava un leggero piacere e ovviamente non si è tirata indietro! 

Ma come è fatto un hamam? Ci sono almeno tre stanze alle quali si accede in maniera progressiva. 
- Alla stanza tiepida si accede dopo essersi cambiati e il corpo inizia ad abituarsi al calore. Solitamente si possono trovare due bacinelle di acqua, una fredda e una calda. 
- Dopo aver iniziato a bagnare il corpo si può entrare nella hot room, dove la temperatura è alta, i pori della pelle si dilatano e le tossine possono uscire. 
- Dopo essersi lavati con cura nella stanza tiepida si accede alla stanza fredda: un luogo di relax dove aspettare che il corpo si abitui di nuovo alla temperatura "normale". 

Sì può dire che questa tradizione si sia mantenuta nel tempo, magari non immutata ma comunque si è cercato di preservare qualcosa che esiste da sempre, adattandosi al tempo. 
Oggi il bagno turco è di moda, non si trova esclusivamente in medioriente ma un po' ovunque, anche se, dite quello che volete, credo che un'esperienza a Instambul sia imparagonabile ad altre più moderne, nonostante siano più facilmente raggiungibili (per noi Italiani). 

Non vi è venuta voglia di un viaggetto in Turchia? Questo blogtour si sta rivelando un sogno ad occhi aperti. Domani Esmeralda vi parlerà dei sapori speziati della cucina turca. Io vi lascio con una frase di Sherazade "la città non sarà veramente perfetta se non il giorno in cui avrà un Hamam". 

Vi ricordo le tappe precedenti, nel caso le abbiate perse: 
Letture a pois QUI 
Un libro per amico: QUI 

Kiss for You 


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Fiore di Roccia

Gruppo di Lettura di Fiore di Roccia - Tappa Tre - ATTENZIONE CONTIENE SPOILER

lunedì, giugno 29, 2020 Baba Desperate Bookswife 4 Comments



Buongiorno Carissimi Lettori, come state? In men che non si dica siamo arrivati alle battute finali. Il libro è terminato e qui a discutere insieme delle impressioni complessive!

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche i villaggi, mille metri più giù.
Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle.
Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame.
Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riem­piono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore.
Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione.
Risaliamo per ore, nella neve fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. I cecchini nemici – diavoli bianchi, li chiamano – ci tengono sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre saliamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i ’fiori di roccia’.
Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire.
Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»

Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Il libro è di 320 pagine e costa 18,80€ il cartaceo, su IBS potete prenotarlo autografato dall'autrice. L'ebook costa 9,99.

----------ATTENZIONE SPOILER da LEGGERE SOLO SE SI PARTECIPA AL GDL----------


Barbara Bandoli

gio 25 giu, 10:21 (1 giorno fa)
me
Ragazze belle...che dire, siamo arrivati alla fine e quest’ultima parte è stata a dir poco emozionante. 
Non starò qui a farvi il riassunto perché trattandosi di un libro appena uscito mi dispiacerebbe nel caso qualcuno leggesse questo post per sbaglio, spoilerare il finale (c’è scritto, ma a volte le persone non leggono bene). Tanto se siete arrivate fino a qui è perché lo avete letto 😂.
Partiamo con il dire che di perdite ce ne sono state parecchie e tutte molto dolorose. Ormai il carattere di Agata è ben delineato, siamo in grado di stare accanto  a lei e prevedere i suoi sentimenti e il suo stato d’animo. È una donna forte, temprata dalla vita e dal dolore che le sue spalle sono abituate a sopportare; anche il cuore ha un callo intorno e non si lascia andare a manifestazioni troppo sentimentali, né in un senso nè nell’altro. Mi ha colpito il suo modo di approcciarsi alla perdita, apparentemente senza scomporsi troppo ma sono certa che ogni bruttura la faccia invecchiare nell’animo. 
Se vi state chiedendo il mio pensiero riguardo al cecchino austriaco...beh una figura che mi ha fatto riflettere, che mi ha emozionato: un esempio di uguaglianza e diversità, un essere umano all’interno del quale scorre un sangue simile a quello italiano eppure in quel momento non potrebbe apparire più disuguale. Agata vede lontano, ha una visione molto moderna per quegli anni e probabilmente non capita da molti, a partire dalla sua amica Viola, ma lei non si scompone e porta avanti i suoi ideali, comportandosi come ritiene giusto, pronta a lottare per portare a casa un corpo al quale teneva ma altrettanto clemente con un ragazzo che porta una bandiera di un altro colore. Lei semplicemente non vede l’ora che finisca, non è assetata del sangue nemico, vorrebbe non vederne più scorrere tra le rocce delle montagne che sono la sua casa.
Mi è piaciuta questa tappa? Eccome. Forse non ho pianto come invece avevo creduto, ma sono rimasta turbata da molteplici fatti, in primis ho riflettuto su quanto ci sia da imparare e come diceva un saggio, più apprendi e più ti accorgi di essere ignorante. Non sapevo dell’esistenza delle Portatrici, donne straordinarie che andrebbero ricordate sui libri di scuola, persone coraggiose partite al buio senza nemmeno avere la certezza di essere rispettate, figuriamoci onorate. Comprendete la differenza tra un soldato che sa già che se non tornerà a casa verrà ricordato come un eroe che ha dato la vita per la Patria e una di queste ragazze? Volontarie partite per amore della propria terra, senza certezza alcuna, non riconosciute da nessuno e inizialmente controllate a vista come potenziali ladre? Io sono scossa da tutto questo e sono molto felice che Ilaria Tuti abbia preso la decisione di scrivere un romanzo a riguardo. Come speso mi accade  quando leggo un bel libro, sono andata a documentarmi su di un conflitto mondiale di cui ricordo poco, ho voglia di conoscere, perché la vita che  faccio oggi la devo anche alle persone che hanno combattuto per la libertà. 

Mi sono posta alcune domande però: ad esempio su alcuni personaggi che non ho capito fino in fondo, uno fra questi è Francesco. Qual è il suo ruolo? Certo, è un disturbatore, un antagonista, ma alla fine non mi è chiaro il suo posto nella storia. E la guaritrice? Una figura strana che avrei voluto approfondire di più. 
Infine Viola, perché non ha più voluto saper nulla di Agata? Cioè lo so, ma mi è dispiaciuto un po’ intuire e non avere un confronto diretto tra le due. 

Adesso non mi resta che aspettare i vostri commenti, ancora una volta, per l’ultima parte di Fiore di Roccia. 


CALENDARIO:

1 GIUGNO 2020 - Iscrizioni e calendario delle tappe. 

8 GIUGNO 2020 - data di uscita del romanzo -  Taggateci su INSTAGRAM ( oppure inviateci la foto privatamente e noi la condivideremo su IG) con la foto delle vostre copie, digitali o cartacee, noi siamo @desperate_bookswife e @ombre_di_carta , usando questo hashtag #fioredirocciagdl , spedirò un segnalibro fatto a mano (da me, quindi di nessun valore commerciale) alla foto che a noi piacerà di più. Avete tempo dall'8 giugno fino al 14 giugno compreso e successivamente dovrete commentare tutte e tre le tappe. Al termine del GDL comunicheremo il nome del vincitore. 

15 GIUGNO 2020 - Discussione prima tappa sul Blog Desperate Bookswife fino a pagina 105 (ovvero fino al capitolo 12 compreso). QUI

22 GIUGNO 2020 - Discussione seconda tappa sul blog Ombre di Carta da pagina 106 a pagina 210, (ovvero fino al capitolo 31 compreso).

29 GIUGNO 2020 - Discussione terza tappa sul blog Desperate Bookswife da pagina 211 (capitolo 32) alla fine.


Vi aspettiamo, a presto, un abbraccio. <3 

4 commenti:

Keep Calm and Read Nadia #66 - Recensione di L'Isola dei fiori rossi

martedì, giugno 23, 2020 Baba Desperate Bookswife 0 Comments





Buongiorno lettrici e lettori, come state? Oggi vi faccio viaggiare molto, molto lontano con l’immaginazione: andremo infatti alle Hawaii con L’isola dei fiori rossi di Alan Brennert, un romanzo che ha saputo emozionarmi, commuovermi e che, soprattutto, mi ha insegnato tantissime cose.

Non sapevo, per esempio, che la popolazione hawaiiana fosse stata, tra la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo, tra le più colpite dal morbo di Hansen, ovvero la lebbra: a quanto pare gli abitanti di questi luoghi, vissuti per secoli nell’isolamento, si ritrovarono privi delle difese immunitarie necessarie ad affrontare e debellare la maggior parte delle malattie portate dagli stranieri, tra cui proprio il morbo di Hansen. Per cercare di arginare questa grave e contagiosa piaga, che rischiava addirittura di portare la popolazione hawaiiana all’estinzione, il governo impose misure restrittive molto dure: chi si ammalava di lebbra veniva arrestato, esiliato sull’isola di Moloka’i e i suoi beni confiscati per pagargli le cure (purtroppo, fino ai primi decenni del Ventesimo secolo, soltanto palliative).

Fonte Google

L’isola dei fiori rossi racconta la storia della vita di Rachel: ammalatasi di lebbra quando è solo una bambina, è costretta ad abbandonare la famiglia e a lasciare la sua casa di Honolulu per trasferirsi nel lebbrosario di Moloka’i. Vedremo Rachel crescere, farsi delle amiche e perderle a causa del morbo, crearsi una famiglia acquisita fatta di legami anche più forti di quelli di sangue e vivere una vita irta di difficoltà, ma anche piena e ricca di amore. 

Non sono una persona che si commuove facilmente; raramente un libro mi smuove emozioni nel profondo, ma devo confessare che questa storia ha saputo toccare le corde giuste. È impossibile non empatizzare con Rachel, non sentire la sofferenza di una bimba di neanche otto anni che deve allontanarsi, forse per sempre, dall’unica famiglia che ha mai conosciuto. Sicuramente questo romanzo non è una lettura leggera e vi lascerà tutt’altro che spensierati; devo però riconoscere che mai, neanche nei momenti più bui della vita della protagonista, mi sono sentita come se non ci fosse più speranza. L’autore è molto bravo nel dosare e alternare momenti più cupi ad altri più felici, e Rachel è un grande personaggio, che riesce a non abbattersi mai nonostante le durissime avversità a cui la vita la sottopone.

Inoltre questo romanzo mi ha conquistata per numerosi altri motivi: fra tutti l’ambientazione lussureggiante e perfettamente descritta, tant’è che già dalle prime righe ci si ritrova proiettati nella natura incontaminata della Honolulu di fine Ottocento. In più ho imparato tantissimo. Per esempio non conoscevo nulla della storia delle Hawaii prima dell’annessione degli Stati Uniti: voi sapevate che queste isole diventarono parte degli USA in seguito a un colpo di stato? O che fino alla fine del Diciannovesimo secolo le Hawaii fossero un regno? Adoro leggere romanzi dove alla finzione sono mescolati avvenimenti storici realmente accaduti. Durante la vita della protagonista l’autore ci farà conoscere i reali delle Hawaii e tremare per l’attacco giapponese a Pearl Harbor, ma troverà anche il modo di condannare la risoluzione statunitense che fece rinchiudere tante persone perfettamente integrate negli USA, colpevoli soltanto di essere nati in Giappone. 

Riuscirà la nostra Rachel a vedere il mondo fuori da Moloka’i? Lo scoprirete se deciderete di leggere questo meraviglioso e complesso romanzo, che credo mi resterà nel cuore e nella mente per molto, molto tempo.



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Longanesi

Gruppo di Lettura di Fiore di Roccia - Tappa 1 - ATTENZIONE CONTIENE SPOILER

lunedì, giugno 15, 2020 Baba Desperate Bookswife 6 Comments



Buongiorno Carissimi Lettori, come state? Eccoci finalmente giunti alla prima puntata di questo gruppo di lettura. Ombre di Carta e Io siamo felici di darvi il benvenuto. Dovevamo leggere fino a pagina 105, la storia fino ad ora mi è volata e nemmeno mi sono accorta di aver letto un centinaio di pagine in poco tempo, quindi ottime premesse! 

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche i villaggi, mille metri più giù.
Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle.
Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame.
Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riem­piono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore.
Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione.
Risaliamo per ore, nella neve fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. I cecchini nemici – diavoli bianchi, li chiamano – ci tengono sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre saliamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i ’fiori di roccia’.
Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire.
Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»

Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Il libro è di 320 pagine e costa 18,80€ il cartaceo, su IBS potete prenotarlo autografato dall'autrice. L'ebook costa 9,99.

----------ATTENZIONE SPOILER da LEGGERE SOLO SE SI PARTECIPA AL GDL----------

Agata è una contadina che ha superato i vent'anni, orfana di madre, un padre che la malattia le ha rubato nonostante sia ancora in vita e due fratelli scomparsi, non appena appresa la notizia della malattia del capofamiglia. Agata è affamata: di cibo, di affetto, di vita. Accetta insieme alle altre donne del villaggio di portare le munizioni in cima alla montagna all'interno delle loro gerle, per aiutare i soldati, il popolo, la sua gente. La guerra contro gli austriaci è spietata, il cielo è del colore del fuoco e gli uomini sono impauriti e stremati. Le ragazze partono, vengono trattate come esseri stupidi, poco più che dei muli e all'arrivo, in cima, i soldati sono stupiti e diffidenti, addirittura temono che abbiano rubato qualcosa, mancando di rispetto, senza pensare al dolore, alla fatica, al sacrificio. Sono volontarie e avrebbero potuto cadere, non riuscire a salire o esplodere. Ma il rispetto devono ancora ottenerlo e ci penserà proprio Agata, grazie al suo silenzio carico di significato a ricevere le scuse del Capitano e insieme a queste, la stima.  Il secondo giorno viene regalato loro un fiore di roccia. 
Queste donne sono le Portatrici, ovvero un vero e proprio reparto militare, donne chiamate a scalare la montagna con indosso gli scarpetz (calzature friulane fatte di stoffa) e le gerle cariche di materiale bellico.
I soldati italiani si sono ripresi il confine, possono festeggiare, la cresta del Freikofel è in mano al nostro tricolore. Così siamo arrivati.

Inizio con il dire che questa storia parte al galoppo, non c'è un'introduzione o un acclimatamento: il lettore viene buttato nella storia e noi conosceremo dei personaggi che hanno già una vita alle spalle e non ci resta che provare a conoscerli. È buffo perché ho come l'impressione che Agata abbia un passato, così come Viola e tutti gli altri. Peccato che la Tuti non lo abbia scritto e questo sia un unico volume autoconclusivo. Senza ombra di dubbio mi sono immediatamente appassionata a questa storia, curiosa di scoprire la vita senza fronzoli delle portatrici che una volta scese a Valle tornano alla vita di sempre: chi allatta il figlio, chi zappa la terra e chi torna a fare il bucato. Grazie alle descrizioni meravigliose dell'autrice, una delle sue doti da scrittrice , è stato semplice immaginare la situazione. Non nego di aver cercato qualcosa su internet per farmi anche un'idea delle montagne, dei villaggi e di quel conflitto, tutto di confine.
Una scena pazzesca, che ho davanti agli occhi e mi fa sorridere, con orgoglio, è quella della protagonista mentre mostra i piedi feriti e le spalle al Capitano. Un gesto che vale più di mille parole.
Adesso non ci resta che scoprire cosa accadrà sulla cresta e anche a Valle. Ma ne parleremo tra una settimana. 

Ed ecco il calendario
 
CALENDARIO:

1 GIUGNO 2020 - Iscrizioni e calendario delle tappe. 

8 GIUGNO 2020 - data di uscita del romanzo -  Taggateci su INSTAGRAM ( oppure inviateci la foto privatamente e noi la condivideremo su IG) con la foto delle vostre copie, digitali o cartacee, noi siamo @desperate_bookswife e @ombre_di_carta , usando questo hashtag #fioredirocciagdl , spedirò un segnalibro fatto a mano (da me, quindi di nessun valore commerciale) alla foto che a noi piacerà di più. Avete tempo dall'8 giugno fino al 14 giugno compreso e successivamente dovrete commentare tutte e tre le tappe. Al termine del GDL comunicheremo il nome del vincitore. 

15 GIUGNO 2020 - Discussione prima tappa sul Blog Desperate Bookswife fino a pagina 105 (ovvero fino al capitolo 12 compreso). QUI

22 GIUGNO 2020 - Discussione seconda tappa sul blog Ombre di Carta da pagina 106 a pagina 210, (ovvero fino al capitolo 31 compreso).

29 GIUGNO 2020 - Discussione terza tappa sul blog Desperate Bookswife da pagina 211 (capitolo 32) alla fine.

Adesso non vi resta che iscrivervi commentando questo post e riportando la vostra email per ricevere le il promemoria :-)  

Vi aspettiamo, a presto, un abbraccio. <3 

6 commenti:

cose preziose

Keep Calm and Read Nadia #65 - Recensione di Cose Preziose - S. King

mercoledì, giugno 10, 2020 Baba Desperate Bookswife 4 Comments



Buongiorno lettrici e lettori, come avete cominciato questo mese di giugno? Io mi sento un po’ strana perché, da sempre, in questo mese avevamo l’abitudine di cominciare le nostre vacanze estive facendo un viaggetto, e quest’anno sarà praticamente impossibile… ma spero davvero che potremo recuperare e tornare tutti a vedere il mondo a breve!

Fonte Google

Oggi viro all’horror e vi racconto di un romanzo che ha ormai quasi vent’anni, ma che io ho letto soltanto adesso: sto parlando di Cose preziose, del “Re” Stephen King. Tanto per cambiare ci troviamo a Castle Rock, la cittadina immaginaria nel Maine in cui King ha ambientato molti dei suoi romanzi più famosi. Castle Rock è di norma una località placida e sonnacchiosa, ma quando Leland Gaunt arriva per aprire un nuovo negozio sulla via principale… beh, le cose non saranno più le stesse. Cose preziose –è questo il nome del negozio- è un posto decisamente singolare: è incredibile come ci sia un articolo apparentemente interessantissimo per ognuno degli abitanti di Castle Rock, e come il signor Gaunt, i cui occhi sembrano essere di colore diverso a seconda di chi lo guarda, sappia sempre di quale “cosa preziosa” abbia bisogno ciascun acquirente. Che si tratti di un vaso pregiato o di un modello di canna da pesca di nicchia; che tu ambisca a una semplice figurina da collezione o che stia cercando un rimedio contro l’artrite che ti devasta le mani… Leland Gaunt ha sempre la soluzione. Bisogna soltanto vedere quanto sei disposto a pagare. Nessuno fa caso al cartello esposto in vetrina: CAVEAT EMPTOR, c’è scritto, lui vi aveva avvertiti…

Credo che tutti noi, forse più spesso di quanto non ci piaccia ammetterlo, siamo rimasti irretiti da un particolare acquisto: alzi la mano chi non ha mai ceduto all’impulso di acquistare qualcosa perché ricordava un periodo felice della propria vita, o semplicemente perché era bello. In Cose preziose però la “magia” dello shopping può portare a conseguenze ben più disastrose di uno scoperto sulla carta di credito. King realizza con quest’opera un romanzo corale, dove il personaggio principale è l’abitato di Castle Rock. Sono protagonisti le manie del singolo, la voglia di rivalsa sul prossimo, i piccoli-grandi rancori mai davvero sopiti tra gli abitanti della cittadina. Di tutto questo Leland Gaunt si nutre; gioca con Castle Rock una partita a domino, dove ogni incomprensione, ogni idiosincrasia si somma alla precedente, in un effetto a cascata inevitabile.

Tutti i personaggi sono descritti con maestria; ogni carattere porta con sé di volta in volta la meschinità, l’arroganza, l’avidità o la semplice disperazione che sono la miccia per lo scatenarsi del male. Quasi soltanto lo sceriffo Alan Pangborn rimane a contrapporsi a Leland Gaunt, ma mi sarebbe piaciuto saperne di più sul suo conto. Conosciamo infatti un pezzo molto importante e doloroso del suo passato, necessario allo sviluppo della storia, ma secondo me il romanzo avrebbe giovato di un suo maggior coinvolgimento fin dall’inizio.La storia è, come sempre, ammaliante grazie allo stile avvolgente ericco del Re, ma questa volta a mio parere l’autore si è dilungato un po’ troppo, ripetendo lo stesso schema forse più volte di quanto necessario alla comprensione del romanzo. O forse, dopo decine di libri di King letti,ormai le sue dinamiche mi appaiono un po’ troppo chiare e quindi le apprezzo meno. Un romanzo che consiglio comunque, soprattutto a chi voglia avvicinarsi a questo mostro sacro del genere horror e abbia la giusta disposizione d’animo: sono pur sempre quasi 700 pagine!

4 commenti:

#gruppo di lettura,

Gruppo di Lettura di Fiore di Roccia - Ilaria Tuti - Iscrizioni e calendario

lunedì, giugno 01, 2020 Baba Desperate Bookswife 14 Comments



Buongiorno Carissimi Lettori, come state? Oggi siamo qui per un nuovo evento: avete letto bene, l'8 di giugno uscirà in libreria il nuovo romanzo di Ilaria Tuti, una storia autoconclusiva ambientata in Friuli, durante la guerra. Dimenticate per un secondo Teresa Battaglia e lasciatevi trasportare da questa storia ricca di emozioni. Ad accompagnarmi in questo magnifica lettura condivisa, Ombretta del blog "Ombre di Carta". Per stuzzicare il vostro insaziabile appetito vi riporto qui la trama:

UNA VICENDA EPICA E INTENSA CHE LA STORIA AVEVA DIMENTICATO
IL NUOVO GRANDE ROMANZO DI UN'AUTRICE SEMPRE PIÙ APPREZZATA ANCHE ALL’ESTERO

Dalla voce potente della creatrice di Teresa Battaglia, un'indimenticabile storia di coraggio, generosità e resilienza femminile

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche i villaggi, mille metri più giù.
Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle.
Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame.
Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riem­piono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore.
Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione.
Risaliamo per ore, nella neve fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. I cecchini nemici – diavoli bianchi, li chiamano – ci tengono sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre saliamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i ’fiori di roccia’.
Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire.
Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»

Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Il libro è di 320 pagine e costa 18,80€ il cartaceo, su IBS potete prenotarlo autografato dall'autrice. L'ebook costa 9,99.

Ed ecco il calendario
 
CALENDARIO:

1 GIUGNO 2020 - Iscrizioni e calendario delle tappe. 

8 GIUGNO 2020 - data di uscita del romanzo -  Taggateci su INSTAGRAM ( oppure inviateci la foto privatamente e noi la condivideremo su IG) con la foto delle vostre copie, digitali o cartacee, noi siamo @desperate_bookswife e @ombre_di_carta , usando questo hashtag #fioredirocciagdl , spedirò un segnalibro fatto a mano (da me, quindi di nessun valore commerciale) alla foto che a noi piacerà di più. Avete tempo dall'8 giugno fino al 14 giugno compreso e successivamente dovrete commentare tutte e tre le tappe. Al termine del GDL comunicheremo il nome del vincitore. 

15 GIUGNO 2020 - Discussione prima tappa sul Blog Desperate Bookswife fino a pagina 105 (ovvero fino al capitolo 12 compreso).

22 GIUGNO 2020 - Discussione seconda tappa sul blog Ombre di Carta da pagina 106 a pagina 210, (ovvero fino al capitolo 31 compreso).

29 GIUGNO 2020 - Discussione terza tappa sul blog Desperate Bookswife da pagina 211 (capitolo 32) alla fine.

Adesso non vi resta che iscrivervi commentando questo post e riportando la vostra email per ricevere le il promemoria :-)  

Vi aspettiamo, a presto, un abbraccio. <3 

14 commenti:

#Recensione,

Recensione - La memoria del lago di Rosa Teruzzi

domenica, maggio 31, 2020 Baba Desperate Bookswife 6 Comments



Il libro
La memoria del lago di Rosa Teruzzi
Editore: Sonzogno| Pagine: 141| Pubblicazione: maggio 2020| Prezzo 14,00€| Trama Qui
Genere: giallo | 
Notizie sull'autrice
Rosa Teruzzi
(1965) vive e lavora a Milano. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Oltre ai libri che compongono la serie I delitti del casello edita da Sonzogno (La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore, Ultimo tango all'ortica e La memoria del lago, quest'ultimo uscito ieri), ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi.
Recensione 
e 1/2

STORIA DELLA MIA COPIA
Carissimi buongiorno! Con grande piacere oggi vi parlerò della quinta indagine non convenzionale delle Miss Marple del Giambellino. La storia della mia copia? Piccina trattandosi di un volume fresco fresco di stampa, ma ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi inviato questa copia visto il mio amore per la serie ideata dalla caporedattrice di Quarto Grado :-) 

SCARABOCCHI SULL'OPERA
Spesso capita che le serie dopo un po' arrechino noia al lettore, fino ad arrivare al momento in cui lo stesso, nonostante sia affezionato ai personaggi, li lascia andare, portandosi dentro il ricordo dei tempi che furono. NON E' QUESTO IL CASO, anche se un po' di paura c'è sempre, non con i gialli della Teruzzi ma con i libri seriali in generale.
 Nei precedenti capitoli Libera e Iole hanno investigato su questioni di famiglia ma anche su omicidi slegati dalla loro vita, hanno fatto amicizia con Irene la Smilza, una giornalista empatica che le aiuta moltissimo, un po' per lavoro e un po' per affetto. In "La memoria del lago" scopriremo dettagli importanti sulla nonna di Libera, Ribella, e in questo modo aggiungeremo un tassello importante. Vittoria, la figlia di Libera, che nella vita fa la poliziotta per davvero, ha sempre un ruolo un po' marginale ma la sua presenza si sente ugualmente e pian pianino credo che riuscirà ad unirsi alle sue due donne un po' strambe eppure tremendamente interessanti. In questo capitolo ci imbatteremo in quello che viene definito Cold Case, ovvero un vecchio delitto irrisolto: nel 1946 una donna muore, viene fatta una denuncia, ma poi si risolve tutto archiviando il caso come incidente che al massimo puzza di suicidio. Cosa mai sarà successo? 
Tra presente e flashback l'autrice ci porta fuori da Milano, sul lago di Como, a chiacchierare con un anziano prete poco disponibile a disturbare le anime dei defunti e una pettegola DOCG, che invece sarà di grande aiuto. 
Non scordiamoci però che la vita al casello deve andare avanti e ogni membro della famiglia ha le sue beghe, non si pettinano mica le bambole qui!
Ho apprezzato molto questa gita fuori porta, ho avuto modo di conoscere più a fondo il carattere e i sentimenti dei personaggi che mi stanno a cuore, senza tralasciare la parte divertente che condisce un libro piccino eppure così completo. 

CONCLUSIONI
Quando si legge un romanzo che da tempo hai atteso, quando capisci che è il momento di prendere in mano delle storie che avevi lasciato per i momenti di bisogno e queste storie ti prendono per mano, portandoti altrove e facendo il loro dovere, ovvero intrattenere...beh non puoi che ritenerti soddisfatto e appagato. Quando vi stresso l'anima dicendo che la Teruzzi è una garanzia, datemi retta! Questi libri non sono adatti solo agli amanti del genere, al loro interno c'è un po' di tutto, dall'attualità ai sentimenti. Se vi ho incuriositi ma non sapete da dove iniziare, ecco qui l'ordine : 
 
#1 - La sposa scomparsa (QUI)
#2 - La fioraia del Giambellino (QUI)
#3 - Non si uccide per amore QUI
#4 - L'ultimo tango all'Ortica QUI

6 commenti:

#Recensione,

Recensione - Non si Uccide per amore + Ultimo Tango all'ortica di Rosa Teruzzi

venerdì, maggio 29, 2020 Baba Desperate Bookswife 10 Comments



I libri
Non si uccide per amore di Rosa Teruzzi
Editore: Sonzogno| Pagine: 159| Pubblicazione: marzo 2018| Prezzo 14,00€| Trama Qui
Genere: giallo | Ultimo tango all'Ortica di Rosa Teruzzi 
Editore: Sonzogno| Pagine: 141| Pubblicazione: 2019| Prezzo: 14,00€| Trama: QUI|
Genere: giallo
Notizie sull'autrice
Rosa Teruzzi
(1965) vive e lavora a Milano. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Oltre ai libri che compongono la serie I delitti del casello edita da Sonzogno (La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore, Ultimo tango all'ortica e La memoria del lago, quest'ultimo uscito ieri), ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi.
Recensione 
e 1/2

STORIA DELLE MIE COPIE
Carissimi, qui c'è molto poco da scrivere...amo questa autrice, ho letto i precedenti e non potevo non acquistare i successivi, anche se ho aspettato a leggerli, perché Rosa Teruzzi è una di quelle autrici che tengo da parte. Cosa significa? I suoi libri sono una pozione rigenerante, mi mettono di buon umore e riescono a tirarmi fuori dai brutti pensieri, quindi li leggo un po' come cura, quando ne sento la necessità. 

SCARABOCCHI SULL'OPERA
Iniziamo pure con il parlare di "Non si uccide per amore", ovvero la terza indagine della fioraia del Giambellino. Libera ha ritrovato un biglietto all'interno di una tasca della camicia del marito Saverio, morto in servizio decenni fa mentre conduceva un'indagine che ha taciuto ai colleghi e questo foglietto di carta fa sorgere dei dubbi, così tanti da cercare la verità. Il suo omicidio è rimasto irrisolto e la figlia Vittoria, oggi agente di polizia, cerca quotidianamente di darsi delle risposte, perchè le domande fanno male e la rendono ancora più selvatica di quanto non sarebbe in raltà. Libera e sua madre Iole, grazie all'aiuto della giornalista Irene detta La Smilza, riusciranno probabilmente a dare un volto all'assassino di Saverio, ma riusciranno a trovare e proseguire la loro vita? 
Questo è stato indubbiamente un capitolo importante per la vita delle donne del casello, una tessera finalmente completata, un puzzle che prende forma e la vita che cerca di andare avanti, anche se... 
Dopo un paio d'anni ho ritrovato con piacere le protagoniste di questa serie divertente e mi è sembrato di averle salutate soltanto il giorno prima, sono rimaste impresse nella mia mente e come vecchie amiche sono tornate da me con semplicità. Un nuovo personaggio si è inserito, ovvero Irene, un piccolo cambiamento che ha mescolato leggermente le carte in tavola, una donna che aggiunge qualche punto ad una storia già ben avviata. Da leggere, senza ombra di dubbio. 

In Ultimo tango all'Ortica si torna ad investigare non convenzionalmente su di un omicidio classico: un uomo morto ammazzato vicino ad una famosa balera (L'Ortica) e il sospettato principale è un maggiordomo. Peccato che sia l'uomo di fiducia della Franca, ovvero la ricchissima migliore amica di Iole e questo complica notevolmente le cose perchè come immaginerete le donne sono coinvolte e leggermente sotto pressione. Mentre si cerca di far chiarezza sull'accaduto Vittoria sembra più rilassata e di tanto in tanto si fa venire a prendere a casa dall'Achille, ovvero il fidanzato super tatuato non proprio immacolato e Libera invece soffre di acidità di stomaco (e insonnia) a causa di Gabriele. Riuscirà una volta per tutte ad esternargli i suoi sentimenti? 
Questo capitolo è stato parecchio avvincente sia per quanto riguarda le indagini delle "ragazze", ancora una volta aiutate dalla silenziosa Irene, sia per la vita privata di Libera che, anche se minima, fidelizza il lettore. 
Amo questi romanzi, adoro sfogliarne le pagine e scoprire delle piccole cose che però fanno la differenza: la canzone di De Andrè suonata all'Ortica che mi fa alzare gli occhi verso le nuvole pensando al mio papà, la fioraia che prima di addormentarsi legge qualche pagina di un libro al quale è affezionata, il casello che profuma di casa, i fiori che comunicano sentimenti di ogni tipo, autori citati di tanto in tanto che ti fanno sentire capita, il rapporto particolare tra donne così diverse eppure con un sentimento in comune, la ricerca della felicità, apparentemente così facile da individuare eppure così complessa da afferrare. 

CONCLUSIONI
Librini che non deludono, storie che accompagnano, tenendo una buona compagnia, donne che ormai sono di famiglia e casi che stuzzicano l'appetito. L'autrice non si smentisce e porta in libreria delle avventure brevi ma di qualità, che non solo si fanno leggere, ma che rimangono impresse grazie all'umanità dei personaggi che sono la parte vincente. Il casello all'interno del quale vivono è un valore aggiunto, un piccolo particolare che se non ci fosse renderebbe la storia meno speciale. Se non avete letto i precedenti iniziate da: 
La sposa scomparsa (QUI)
La fioraia del Giambellino (QUI)
Io vi abbraccio e vi do appuntamento a domani con la recensione  di "La memoria del lago", uscito proprio ieri in libreria :-) 

10 commenti:

#Nadia,

Keep Calm and Read Nadia #64 - Recensione di L'amica del cuore

martedì, maggio 26, 2020 Baba Desperate Bookswife 8 Comments


Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi vi parlo di un thriller che ho divorato in pochissimo tempo, conquistata dal suo stile scorrevole, da personaggi ottimamente caratterizzati, dai continui colpi di scena e da un finale davvero adrenalinico: sto parlando de “L’amica del cuore”, di Sarah Pinborough.

La narrazione di questo romanzo si basa sui punti di vista delle tre protagoniste: Lisa, Ava e Marilyn. Lisa ha quasi quarant’anni, è la madre dell’adolescente Ava e i suoi comportamenti ansiosi e apprensivi, soprattutto nei confronti della figlia, nascondono un segreto che l’accompagna da tanto tempo.

Ava è una sedicenne come tante, si sente al sicuro nella sua piccola cerchia di amiche del cuore, comincia a soffrire le continue ingerenze della mamma nella sua vita sociale e come le sue coetanee sta iniziando ad avvicinarsi ai ragazzi. Ma anche lei custodisce un aspetto della sua vita che non ha svelato a nessuno.

Marilyn è la migliore amica di Lisa: si sono conosciute sul lavoro e sono affiatatissime da più di dieci anni, ma nemmeno Marilyn ha raccontato tutto a Lisa…

Come addentrarmi nella trama di questo romanzo senza rovinarvi nessun colpo di scena? È praticamente impossibile purtroppo, quindi dovrete fidarvi sulla parola quando dico che, se amate i thriller, soprattutto quelli psicologici, questo è un romanzo che dovete assolutamente leggere. Il fil rouge che costituisce l’impalcatura di questo libro è proprio il fatto che tutti i personaggi principali (ma a ben vedere anche alcuni secondari) hanno dei segreti che tengono ben celati. Il divertimento sta nel cercare di capire di che segreti si tratti prima che la Pinborough li sveli, e devo dire che io sono stata giocata più di una volta, perché l’autrice è bravissima a farti credere ciò che vuole per poi spiazzarti bruscamente. I personaggi sono ottimamente caratterizzati: Lisa appare fragile e un po’ nevrotica, mentre Marilyn 
fonte google

sembra forte, spavalda e determinata, ma sarà davvero così? L’autrice aggiunge particolari che permettono di comprendere la verità a poco a poco, ma nel frattempo il lettore ha maturato un giudizio sulle tre protagoniste: sarà corretto? E riuscirà a cambiarlo in corso d’opera?

Per una volta la mancanza di un’ambientazione accurata non mi è pesata affatto: questa è una storia che si sarebbe potuta svolgere in un luogo qualunque senza che ne fosse inficiata la potenza narrativa. Il ritmo è sempre alto, la trama è ottimamente strutturata e non ho trovato nessun aspetto che stonasse in tutta la vicenda. In sintesi: anche se non avete capito niente di questa recensione, perché capisco che possa sembrare un po’ come cercare di far indovinare una carta difficile a Pictionary quando non sai disegnare, date una chance a questo libro: lo divorerete e vi piacerà tantissimo (ha parlato Nadia Nostradamus!). Fatemi sapere!

8 commenti:

#Recensione,

Recensione - La ragazza con l'orecchino di perla di T. Chevalier

lunedì, maggio 25, 2020 Baba Desperate Bookswife 7 Comments


Il libro
La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier
Editore:Longanesi| Pagine: 240| Pubblicazione: dicembre 2000| Prezzo 15,00€| Trama Qui
Genere: narrativa storica | Traduzione: Luciana Pugliese
Notizie sull'autrice
Tracy Chevalier è nata a Washington nel 1962. Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2004, BEAT 2011, 2015). Con La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000, 2013) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002, BEAT 2012), La dama e l'unicorno (Neri Pozza, 2003, BEAT, 2014), L'innocenza (Neri Pozza, 2007, 2015), Strane creature (Neri Pozza, 2009, 2014) e L'ultima fuggitiva (Neri Pozza, 2013, 2014).
Recensione 


STORIA DELLA MIA COPIA
Buongiorno miei cari, in realtà su questa copia, non c'è molto da dire. Gli aneddoti sono pochi, semplicemente la mia amica Lucrezia ha trovato questo libro al mercatino dell'usato e l'ha acquistata per me perchè io potessi scambiarla con altro. Ho velocemente trovato una ragazza interessata e mi sono sentita in colpa, così ho deciso di leggerlo prima di spedirlo verso la sua nuova casa. Questo è quanto, nessuna poesia, nemmeno tante risate a riguardo, puro "commercio" di una malata di libri come me ah ah ah. 

SCARABOCCHI SULL'OPERA
Quando ero più giovane amavo leggere storie legate al passato, mi piaceva immergermi in situazioni lontane, circondata da vestiti oggi desueti, magari parrucche improbabili e modi di vivere diversi da quelli di oggi. Ne ho letti tanti di romanzi storici, poi mi sono stufata e mi sono concentrata sulla narrativa contemporanea. 
Questa storia è ambientata a Delft, patria delle ceramiche dipinte a mano, cittadina olandese che visitai con enorme piacere sette anni fa. Delft ha anche dato i natali al pittore Johannes Vermeer, colui che dipinse "Ragazza col turbante" meglio conosciuto come "La ragazza con l'orecchino di perla", un olio su tela databile tra il 1665 e il 1666. 
Griet è la secondogenita in una famiglia semplice, il padre dipingeva mattonelle ma perse la vista in un incidente, il fratello maggiore era fuori città per imparare il lavoro del genitore, così dovettero mandare Griet al servizio della famiglia Vermeer, come semplice cameriera tuttofare. 
Per la ragazzina fu un trauma non indifferente trasferire in quella casa le sue poche cose e poter vedere la sua famiglia solo la domenica, ma andava fatto e lei a testa bassa si adattò alla nuova vita, che non fu semplice. 
Catharina, la moglie del pittore, non è felice di avere la giovane tra i piedi, così cerca di fingere di non vederla e quando non può farne a meno...la strapazza un po'. Maria Thins, la madre di Catharina, si rende conto che il genero nutre una forma di rispetto nei confronti della giovane domestica e cerca di sfruttare la situazione perchè tutto vada come deve andare (l'artista dipinge più velocemente da quando hanno assunto la nuova fantesca), a costo di omettere particolari alla sua stessa figlia. Così prosegue lentamente la vita nei quartieri per bene di Delft, tra un bucato, le pulizie dello studio del pittore e la realizzazione di un dipinto, una Griet che cresce in fretta, scoprendo i soprusi, ma anche le passioni. 
Questa storia non mi ha regalato troppo, scorre lentamente e io beh, di tanto in tanto mi sono un po' persa per la strada. Non mi sono appassionata alla realizzazione del quadro (che è solo verso la fine del romanzo) e ho faticato ad appassionarmi alla storia durante la lettura. C'è un però: scrivo questa recensione quasi una settimana dopo dopo averlo terminato e a ripensarci meglio, raccolgo i frutti post lettura. Mi è rimasta tra le dita la quotidianità di Griet, nella mente ho il ricordo delle sue difficoltà con le figlie dei Vermeer, la nostalgia per la sua sorellina, la delicatezza con la quale puliva lo studio, il procurarsi dallo speziale le materie prime per fare i colori, il capire cosa ci va in quadro perchè sia perfetto, ma anche quel sentimento che non si sa come definire, che nasce, esiste, cresce, ma un nome non ce l'ha. Tutte queste sensazioni hanno bussato alla mia porta dopo, parecchio dopo averlo chiuso e spedito. La storia romanzata della realizzazione di un quadro famosissimo ma della cui nascita non si conosce moltissimo, una finestra che si affaccia su un tempo che fu. 

CONCLUSIONI
Un romanzo strano, del quale porto un piacevole ricordo, ma che durante la lettura mi ha un po' annoiata, strano no? Perché alcune storie devono essere lasciate decantare? Eppure un buon vino, al palato appare subito, al massimo qualche secondo dopo e comunque lo si lascia depositare prima di berlo e non dopo (anche perchè in fondo sarebbe impossibile). A voi succede mai? C'è da dire una cosa, io sono una lettrice che ha bisogno di libri dove accadono le cose...in fretta, romanzi dove i personaggi si muovano dinamicamente, quindi diciamo che questo non era propriamente indicato, ma tant'è che si porta comunque a casa ben quattro stelline! Meglio di niente. Se lo avete letto, cosa vi ha lasciato? Avete visto il film? Io sì, quando uscì tanti anni fa :-) ma non ricordo quasi nulla. 

7 commenti:

#Recensione,

Recensione - Le sette sorelle di Lucinda Riley

venerdì, maggio 15, 2020 Baba Desperate Bookswife 3 Comments



Il libro
Le sette sorelle   di Lucinda Riley
Editore: Giunti| Pagine: 575| Pubblicazione: 2015| Prezzo 9,90€| Trama: Qui
Genere: narrativa| Traduzione: Lisa Maldera 

Notizie sull'autrice
Lucinda Riley è nata in Irlanda e ha esordito come scrittrice a 24 anni. I suoi romanzi sono dei bestseller internazionali che hanno venduto 8 milioni di copie nel mondo e sono tradotti in 39 Paesi. Lucinda vive tra il Norfolk e il Sud della Francia, con il marito e i quattro figli. Per Giunti sono usciti con enorme successo: Il giardino degli incontri segreti (2012), La luce alla finestra (2013), Il segreto della bambina sulla scogliera (2013), Il profumo della rosa di mezzanotte (2014), L’angelo di Marchmont Hall (2015), Il segreto di Helena (2016) e i primi due volumi di una saga di sette libri, Le Sette Sorelle (2015) e Ally nella tempesta (2016). La saga diventerà una serie TV prodotta a Hollywood.
Altre informazioni sui libri di Lucinda Riley sul sito www.lucindariley.com

Recensione

STORIA DELLA MIA COPIA
Carissimi buongiorno! Se vi state chiedendo perchè io sia in possesso di questo libro..beh la verità è che non me lo ricordo con esattezza. Sono quasi certa di averlo comprato almeno due anni fa, forse tre...probabilmente grazie a un'offerta in libreria. Perché? Perché è una delle autrici che piace tanto alla mia amica Lucrezia e Daniela aveva letto un altro libro della Riley e anche lei ne è rimasta entusiasta. Ammetto di essere sempre stata un po' diffidente verso la biondissima Lucinda, ho sempre pensato scrivesse storie un po' frivole, da equiparare agli Harmony, per intenderci. Così, a pelle. Sapete ormai come sono fatta, non mi ferma niente e io voglio tastare con mano, approcciarmi a libri che apparentemente non sembrano "i miei" e farmi un'idea. 

SCARABOCCHI SULL'OPERA
Questa è la storia di Maia, la prima delle sei sorelle adottate dal ricco uomo  d'affari soprannominato Pa' Salt. Quest'uomo ha una villa sontuosa in Svizzera, affacciata sul meraviglioso lago e per i comuni mortali è una vera e propria reggia, con tanto di personale addetto alle varie mansioni. Marina è una sorta di governante, che ha fatto da madre alle ragazze poiché l'uomo non sembra mai essersi sposato e spesso gli affari lo portano in giro per il mondo. Oggi le ragazze sono adulte e vivono tutte sparpagliate per il globo a parte Maia, che è rimasta in una "dependance" della villa. Una brutta notizia però la raggiunge mentre lei è a Londra da un'amica: suo padre è morto, lei deve avvisare le sue sorelle e recarsi a casa per il funerale. Viene lasciata ad ognuna di loro una lettera e gli indizi per scoprire le loro origini. In questo libro, grazie alle coordinate lasciate da Pa' Salt,  viaggeremo a Rio alla ricerca della famiglia d'origine della bella primogenita. 
Ammetto, senta troppe remore, di aver avuto non pochi problemi ad approcciarmi a questo libro. Per tante persone questa saga è considerata straordinaria, da leggere assolutamente e io, per quanto non avessi aspettative altissime, mi sono lasciata influenzare comunque da questo giudizio "di massa".  Le prime pagine sopratutto sono state un disastro: la scrittura basica, la presentazione delle sorelle e il quadro generale di assestamento mi sono sembrati un temino di uno studente della scuola media. Per carità, uno studente promettente, ma ci siamo capiti. Quando siamo atterrati in Brasile mi è parso che il romanzo partisse, poi un improvviso cambiamento temporale mi ha destabilizzato l'equilibrio appena ottenuto. Che difficoltà ragazzi. Quando ho superato la metà di questa storia ho iniziato ad entrare nella parte: quella di Maia e delle sue ricerche e quella della sua bisnonna Izabela. Pian piano mi sono lasciata trasportare dal fiume di parole e ho cercato di farmi cullare dall'ambientazione sicuramente interessante. 
Ho apprezzato le descrizioni di Rio, la storia del Cristo e un assaggio breve delle favelas, indubbiamente anche Parigi ha il suo fascino e ho immaginato di essere seduta ad un tavolino nel quartiere di Montparnasse. Questo aspetto mi ha fatto rivalutare il libro, accantonando le emozioni iniziali. Non va tralasciato il fatto che sia scorrevole e di intrattenimento. 
Non sono riuscita però ad affezionarmi al personaggio, l'ho accompagnato durante suo viaggio ma senza provare particolari emozioni durante la personale avventura. 

CONCLUSIONI
Se le premesse non sono state così promettenti, mi sono ricreduta durante il percorso: questo potrebbe essere un libro cuscinetto, ovvero uno di quelli da leggere tra due tomi pesanti. Una di quelle storie che tengono compagnia e permettono di viaggiare, nella speranza che le favole possano diventare realtà. L'aggettivo, anche se basico, che mi viene in mente è: carino. Preferisco storie un po' più corpose, ma se se si necessita di una storia senza impegno, questa potrebbe essere una proposta. Una trama piacevole, ma la scrittura (o la traduzione, chissà) un po' elementare, quasi come se se il lettore al quale è stato destinato il libro fosse non troppo acuto. 

3 commenti:

#Nadia,

Keep Calm and Read Nadia #63 - Recensione di Ghiaccio e Argento

martedì, maggio 12, 2020 Baba Desperate Bookswife 3 Comments



Buongiorno lettrici e lettori, come state? Oggi vi parlo di un romanzo che ho desiderato tantissimo soprattutto per l’ambientazione: sto parlando di Ghiaccio e argento, di Stina Jackson.

Fin da bambina, pur essendo freddolosissima, ho sempre avuto un’attrazione molto forte per tutto ciò che era scandinavo, soprattutto norvegese e svedese: quei posti dove benessere e tecnologia riuscivano a convivere con l’ambiente senza snaturarlo mi sono sempre sembrati una sorta di piccolo paradiso, e quando un anno e mezzo fa sono riuscita ad andare a Oslo ho avuto conferma che, se solo avessi abbastanza soldi (e un compagno meno ossessionato dall’acqua calda del mar Rosso, ehehehe!) mi ci trasferirei di corsa. Questo per dirvi che, quando ho letto la trama di Ghiaccio e argento, ho deciso subito che dovevo assolutamente leggerlo. 

fonte google

Da tre anni ormai Lelle Gustafsson, insegnante di matematica, trascorre le sue vacanze estive battendo palmo a palmo i cinquecento chilometri della Via dell’Argento, la strada che, snodandosi tra le maestose foreste del Norrland, raggiunge il confine settentrionale con la Norvegia. Lelle sfrutta le lunghe notti bianche estive per cercare la figlia Lina, scomparsa a diciassette anni. Non è mai stata ritrovata, e Lelle si aggrappa con tutte le sue forze alla speranza che sia ancora viva.

Meja è una diciassettenne che si è appena trasferita nel Norrland, al seguito di una madre fragile e dipendente da alcool e farmaci, che ha conosciuto su internet un uomo che sembra poterle mantenere. Meja è stanca di dover badare alla donna che l’ha messa al mondo, vorrebbe una vita diversa, con una famiglia che la accudisca e si preoccupi per lei. L’incontro tra i due protagonisti svelerà molti misteri.

Devo avvertirvi: il romanzo parte lentissimo, e per una buona prima metà non succede praticamente nulla di diverso dall’immersione del lettore nelle atmosfere oniriche e perturbanti dell’estate scandinava. La Jackson, originaria della Svezia settentrionale, è bravissima a rendere l’intensità della luce notturna, i nugoli di zanzare che non risparmiano un centimetro di pelle, l’immensità delle foreste a cui l’uomo ha rubato il minimo spazio indispensabile per farsi largo nella natura. La ricerca di Lelle, insistente, metodica, lo porta spesso anche ad affrontare situazioni rischiose, perché al riparo dei boschi, nelle centinaia di case di legno ormai abbandonate alle intemperie, vivono a volte personaggi difficili, scartati dalla società o autoesiliatisi.

L’autrice si prende molto tempo anche per delineare la personalità di Meja, con una scrupolosità di cui comprenderemo la ragione soltanto nella seconda parte. Se fino alla prima metà della storia, infatti, mi sono sentita piuttosto indispettita per avere tra le mani un romanzo che sembrava non decollare, nella seconda metà la storia subisce una brusca accelerata, che vi farà saltare sul divano e comprendere perché la Jackson se la sia presa così comoda all’inizio. Apprezzerete allora, a ritroso, la meticolosità dell’autrice, che ha costruito dei personaggi del tutto autentici, indagati nelle loro fragilità, nei loro problemi a interagire con il resto del mondo, nel loro desiderio di (ri)trovare quiete e amore.

Un romanzo sfaccettato e articolato, certo non un thriller adrenalinico ma capace comunque di regalare qualche brivido… non solo per l’ambientazione! E voi conoscete questo libro? Vi ho incuriosito? Fatemi sapere! A presto!

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