#Recensione,

Recensione - Un maledetto lieto fine di Bianca Marconero

giovedì, febbraio 28, 2019 Baba Desperate Bookswife 14 Comments

Il libro
Un maledetto lieto fine di Bianca Marconero
Editore: Newton Compton | Pagine: 347| Pubblicazione: febbraio 2019| Prezzo 9,90€| Trama: Qui
Genere: romance
Notizie sull'autrice
Bianca Marconero
È lo pseudonimo di una scrittrice di Reggio Emilia. Ha lavorato come redattrice per periodici per ragazzi e poi è approdata alla scrittura creativa. Già autrice di una saga fantasy, con la Newton Compton ha pubblicato La prima cosa bella, L’ultima notte al mondo, Ed ero contentissimo, Un altro giorno ancora e Non è detto che mi manchi, ottenendo un grande successo.
Recensione 
e 1/2

E facciamola una premessa, eddai. Ho preordinato questo libro, Bianca è una di quelle autrici che ho scoperto tardi, ma chi la molla adesso? Leggo a scatola chiusa, potrebbe trattarsi di una lista della spesa oppure di un saggio sulle nuove tecnologie. Accetterei persino la biografia di Tiziano Ferro, se firmata da Bianca. (Mi scusino i suoi fan, ma proprio lo reggo poco).
Non appena il postino mi ha lanciato il pacco, beh mi sono trovata tra le mani una di quelle cover dalle quali scapperei a gambe levate e al telefono con la mia sister dicevo: "Sai Dany, addirittura la costa del libro è nera, manco si trattasse di un erotico. Mah...hanno proprio toppato!".
E allora io vi dico che questa volta trattasi del primo volume di una serie romance, condito da un pizzico di erotismo. E io l'ho letto. Sì sì, sono proprio io. E mi è piaciuto, accipicchia se mi è piaciuto.
Quanto deve essere in gamba l'autrice per ammaliare una come me, un po' prevenuta, un po' restia, insomma che si presta a leggere un po' di tutto, ma che fa fatica. E alla fine si innamora. Eccome se lo fa. E se non ci fossero state quelle descrizioni un po' audaci, beh probabilmente sarebbe stato un cinque pieno. Ma quanto deve essere brava, quanto? Molto.
Facciamo un passo indietro. Questa è la storia di Agnese,  figlia del senatore Goffredo, orfana di madre da parecchi anni, bella, composta, ligia alle regole, studentessa modello.

"...la ragazza che guida accanto a me, con le sue forme sottili, i riccioli biondi tutti attorcigliati sulla nuca, le lentiggini che le danno un'aria svagata, il nasino perfetto, e quelle labbra disegnate dall'artista dei baci..."

 Agnese ha bisogno di aiuto, deve conquistare il suo grande amore, ma la sua rigidità lo ha fatto scappare, così chiede aiuto al fratellastro Brando, ragazzo incasinato (beh nato il primo dicembre come me, non poteva essere dritto), artista, un lavoratore ma anche un anticonformista. Per farla breve, Agnese chiede a Brando delle lezioni di seduzione. Cosa succederà?

Nella vita è difficile che mi sentiate dire quanto io ami questo o quell'altro, ma in questo caso vi assicuro, io ADORO TUTTI. La protagonista, nonostante all'inizio si muova come se avesse una scopa piantata nel sedere è fantastica: si mette in discussione, si pone delle domande, torna sui suoi passi, cambia strada. Un personaggio in continua evoluzione.
Brando è adorabile, anche se lo prenderei a ceffoni di tanto in tanto, forse è adorabile perchè in lui c'è quel pizzico di stronzaggine che un piace alle donne.
Isabella, la madre di Brando, per me è stata perfetta. Forse un po' troppo idealizzata dal figlio ma una figura indispensabile e azzeccata.
Poi c'è Pier, il migliore amico di Brando: Bianca scusa me lo presenti? Io voglio conoscerlo.
Quindi dicevamo, la storia c'è, eccome anche. I personaggi sono fantastici. Per chi ama le note piccanti... non mancano, ma non danno nemmeno fastidio a chi invece ne farebbe a meno. La musica non manca. Ci si fa anche un viaggetto a Roma...che volete di più?
Dovete leggerlo, perchè sì. E qui chiudo, perchè qualsiasi cosa io dica potrebbe essere spoiler.
Grazie Bianca, anche se mi hai lasciato in un limbo e io ODIO aspettare!!!!!



14 commenti:

#Recensione,

Recensione - Ultimo compleanno di Simona Leone

sabato, febbraio 23, 2019 Baba Desperate Bookswife 6 Comments

Il libro
Ultimo Compleanno di Simona Leone
Editore: Fratelli Frilli| Pagine: 203| Pubblicazione: 2017| Prezzo 11,90€| Trama: Qui
Genere: giallo
Notizie sull'autrice
Simona Leone è nata Castellamonte, in provincia di Torino, il 19 settembre del 1972. Da dieci anni vive a Favria con la sua famiglia. Diplomata in lingue, lavora in una multinazionale del settore automotive. Conosce tre lingue: inglese, francese e tedesco. Adora leggere, cucinare e viaggiare. Le piacerebbe dividere le giornate tra la scrittura e la gestione di una piccola osteria. Grazie all’amore per Riccardo e Silvia, i suoi meravigliosi bambini, è nato questo suo libro d’esordio.

Recensione 

Lisa è una giovane giornalista venticinquenne, abita a Rivarolo, una cittadina in provincia di Torino, nelle sue vene scorre sangue russo e abita con sua figlia Sofia, una bambina adorabile di sette anni.
Il suo passato è burrascoso, le sue origini incerte e la  voglia di stringere nuove amicizie è costante, ma la paura di incontrare brutte persone è sempre dietro l'angolo. Delle certezze però le possiede, sono due e si chiamano Milena e Guido. Due amici che sono una garanzia.
La sua vita da ritardataria cronica scorre veloce, passando da un progetto all'altro senza una fissa dimora lavorativa, ma con un socio fotografo grazie al quale i suoi articoli sono ancora più ricchi.
Un giorno però scompare Pietro, un compagno di scuola di sua figlia, proveniente da una famiglia rispettabile solo in apparenza...Lisa deve lavorare. Scrivere articoli veritieri. Sgomitare per arrivare prima degli altri. Conquistare la fiducia delle forze dell'ordine. Non dar fastidio alla famiglia del bambino. Essere professionale. Sperare di trovare Pietro. Non perdere la speranza. Non farsi coinvolgere troppo.
Questo giallo è stata una vera rivelazione: ho incontrato dei personaggi molto ben costruiti, un' indagine che mi ha tenuta sulle spine e infine mi ha sorpresa, una scrittura scorrevole e confortevole, uno stile descrittivo ma non troppo.
Mi è piaciuta Lisa, che scopriamo un po' per volta, senza fretta e della quale accettiamo pregi e difetti, senza porci domande. Anche Milena ha procurato una discreta simpatia, anche se credo che alcuni suoi atteggiamenti siano esagerati...ma si sa, il mondo è bello perché vario.
Ammetto di nutrire una certa simpatia per il Maresciallo Antoni, l'uomo che sposato il suo lavoro, tutto d'un pezzo ma con un cuore, anche se nascosto sotto la divisa.
L'autrice ha deciso di affidare "le indagini" ad una giornalista, come spesso accade in questi ultimi anni e la polizia ha un ruolo solo più marginale all'interno del nostro libro, che svela l'arcano ma la nostra mente è concentrata sulle vicissitudini della protagonista.
Ho apprezzato la parte investigativa, la Leone ha smosso ben bene le acque facendoci credere quello che lei sperava; ma ho anche molto gradito la parte strettamente personale dell'intera vicenda, infatti con grande piacere ho scoperto che il 28 agosto scorso è uscito il secondo capitolo di questa serie ambientata a Torino e provincia e si intitola "Il passato Imperfetto" - Trama QUI
Una casa editrice che non conoscevo, un'autrice che ho scoperto grazie alla mia libraia Daniela del Mondadori Bookstore di Chivasso, una storia entusiasmante che consiglio vivamente agli amanti del genere. Evviva!

Punti Forti:
- I personaggi ben costruiti, sopratutto e senza dubbio la protagonista. Ma non pensate, anche quelli secondari, in un niente Simona li dipinge davanti ai vostri occhi.
- Lo stile scorrevole e diretto, senza troppi fronzoli (come dovrebbe essere un giallo secondo me) ma comunque non asettico, anzi lo definirei accogliente. 

E voi? Lo avete letto? Io ve lo ripeto...prendetelo in considerazione, non vi deluderà! 


6 commenti:

#Nadia,

Nadia Around the World #3 - Sotto il culo della rana a Budapest

venerdì, febbraio 22, 2019 Baba Desperate Bookswife 8 Comments



Buongiorno lettrici e lettori, come ve la passate?

Io sono appena rientrata da un’intensa (e un po’ zoppicante visto che mi ero fatta male qualche giorno prima) quattro giorni a Budapest: io e il mio compagno abbiamo infatti deciso di trascorrere San Valentino nella romantica capitale dell’Ungheria.

Prima di partire ho pensato che sarebbe stato interessante trovare un romanzo che si ambientasse a Budapest, un libro che potessi leggere facendo attenzione alle strade e ai quartieri citati tra le pagine mentre gironzolavamo per la città. Ho così scoperto “Sotto il culo della rana – in fondo a una miniera di carbone”, romanzo di cui non avevo mai sentito parlare e che mi ha fatto immediatamente sorridere per il titolo. 


IL LIBRO:
Sotto il culo della rana - in fondo a una miniera di carbone
Tibor Fischer
1 aprile 2000
Pagine 322
Mondadori Editore
Prezzo: 12,00€






“Sotto il culo della rana” è infatti un ironico modo di dire ungherese, usato per indicare una situazione critica, in cui dopo aver toccato il fondo non resta che scavare insomma. Come a dire che non potrebbe andar peggio, ma sempre conservando quell’umorismo nero che è la cifra stilistica di buona parte del romanzo.

Marco Metta Photographer

I protagonisti di “Sotto il culo della rana”, infatti, sono alcuni giovani abitanti di Budapest piuttosto scapestrati, le cui vicissitudini si svolgono tra la fine della Seconda guerra mondiale e la “liberazione” da parte dei Sovietici, fino al tentativo di “rivoluzione” del 25 ottobre ‘56. Gyuri, Pateki, Roka e gli altri giocano a pallacanestro per non dover entrare nell’esercito, studiano all’Università il minimo indispensabile per non entrare nell’esercito, accettano posto di lavoro retribuiti pochissimo in fabbrica per non entrare nell’esercito. Con la sconfitta dei nazisti e la liberazione dell’Ungheria da parte dei russi i nostri protagonisti si rendono conto, per quanto assurdo possa sembrare, di essere quasi passati dalla padella nella brace: le loro giornate si susseguono in modo grottesco, tra perquisizioni che portano alla requisizione di tutti gli orologi da polso posseduti e inquietanti interrogatori nel quartier generale russo, situato sull’elegante e cupo viale Andrassy.

Marco Metta Photographer
I nostri protagonisti reagiscono alle assurdità imposte dal regime comunista con un’ironia distaccata e quasi cinica, necessaria per sopravvivere senza lasciarsi abbattere e senza rinunciare, in fondo al cuore, ai propri sogni. Per Gyuri, per esempio, sarebbe un gran successo riuscire ad andarsene dal Paese: si immagina semplice netturbino in un qualsiasi stato occidentale, perché in fondo è più semplice realizzare delle aspettative modeste, giusto?

E alla fine si tira avanti sotto lo sguardo freddo e impassibile del Danubio, giorno dopo giorno, godendosi le prodezze del calciatore Puskàs, tentando di convincersi che il comunismo “Non può più durare a lungo, ormai” e che presto si sarà liberi di girare il mondo. Le pagine che raccontano la Rivoluzione sono crude e tragiche, ma racchiudono in sé la testimonianza di un episodio di cui noi occidentali conosciamo veramente poco (perlomeno, io non ne sapevo nulla).

Marco Metta Photographer
Vi consiglio questo romanzo qualora abbiate la curiosità di conoscere meglio Budapest e l’Ungheria negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, e anche per comprendere qualcosa in più sullo spirito di un popolo da noi poco considerato, ma capace di reagire alle avversità della vita con fierezza e humor nero.

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#Recensione,

Review Party - Beautiful Boy di David Sheff

martedì, febbraio 19, 2019 Baba Desperate Bookswife 8 Comments


Il libro
Beautiful Boy di David Sheff
Editore: Sperling & Kupfer Pagine: 303| Pubblicazione:  12 febbraio 2019| Prezzo 17,90€| Trama: Qui
Genere: biografie
Notizie sull'autore
David Sheff, scrittore americano e giornalista del New York Times, vive con la famiglia a Inverness, in California. Beautiful Boy è stato per più di un anno nella classifica dei bestseller del New York Times, spesso al primo posto, è stato dichiarato "miglior libro del 2008" e presto diventerà un film prodotto da Brad Pitt. Il titolo è stato scelto dall'autore in omaggio alla canzone che John Lennon dedicò al proprio figlio.
Recensione 
**libro da non perdere**

Scrivo una premessa: ho iniziato a leggere questa autobiografia e le mie aspettative erano molto alte; una volta tanto quello che ho sperato si è avverato. Non ci sono tantissime parole per descrivere la trama: David è un padre divorziato che vive con suo figlio durante l'anno scolastico, le vacanze estive Nic (il ragazzino) le trascorre insieme alla madre. Dopo il divorzio David frequenta qualche donna ma si accorge del disagio del figlio, così cerca di dare un taglio alle sue frequentazioni sporadiche finché non si innamora di Karen, la sposa, e il loro amore genera due splendidi figli. Karen è la matrigna ideale, i due trascorrono insieme del tempo sano e lo fanno con reciproco piacere. Il rapporto con i due fratelli più piccoli è ottimo, Nic è il loro super eroe e lui è fiero di rappresentarlo. Il rendimento scolastico è eccellente, i professori sono soddisfatti dell'alunno e tutto va alla grande, fino a quando Nic non inizia a fumare marijuana che è solo un ragazzino di undici anni. Ma non è niente, lo fanno tutti, è normale bere un po' alle feste e farsi una canna ogni tanto. Poi la canna diventa una pasticca di LSD, ma i ragazzi sperimentano, non è il caso di allarmarsi e poi la pasticca si trasforma in metanfetamina. La metanfetamina distrugge Nic, ma lui non lo sa. La droga distrugge la stabilità dell'intera famiglia che ama, ma questo lui non riesce a comprenderlo. L'unica cosa che conosce è il bisogno di farsi ancora una volta, poi basta. L'unica cosa che spera è quella di sopravvivere un altro giorno. O forse no.
Queste pagine narrano lo strazio di un padre, l'impotenza di un essere umano verso un altro essere umano, che per di più ha generato. David Sheff apre la porta del suo cuore ai lettori e lo fa per un unico scopo, metterli al corrente, perchè quello che è capitato a Nic potrebbe succedere a qualsiasi ragazzo, di qualsiasi estrazione sociale, razza, sesso ed età. L'autore racconta lo tsunami che ha investito la sua famiglia e del quale è difficile liberarsi. E io da madre mi chiedo e se succedesse a noi?
Ho sofferto per la maggior parte del tempo e mi sono calata nei panni del signor Sheff, ho assaporato amaramente le sue preoccupazioni, ho condiviso la sua ansia e ad ogni squillo del telefono ho sussultato, pensando che suo figlio avesse toccato il fondo. Nic per trecento pagine è stato anche un po' figlio mio. Un figlio malato, al quale in qualche modo non si riesce a non dare la colpa, perchè la sua dipendenza è una malattia equiparabile al cancro, ma non del tutto perchè Nic, non consapevolmente ha scelto, un malato di tumore al cervello, no.

"I malati di tumore, enfisema o disfunzioni cardiache non mentono e non rubano, e farebbero di tutto per guarire. I tossicodipendenti non sono invece capaci di prendere quella che, a un osservatore esterno, può sembrare una semplice decisione: smettere di bere, smettere di assumere droghe. In cambio di quel piccolo sacrificio riceverebbero un dono per il quale gli altri malati terminali darebbero tutto: la vita."
Questo è un altro libro che deve essere letto, ma non per svago, perchè purtroppo, per quanto ben scritto non ci sono argomenti  rilassanti in grado di allietare una serata. Ma questo libro va letto, sì, indipendentemente dall'avere un figlio tossicodipendente, indipendentemente dall'essere genitori. David Sheff ha lottato per anni una guerra e lo ha fatto senza armi, il suo avversario invisibile però gli ha dato filo da torcere. Anzi, ha devastato la vita di tutti. Ma la cosa sconvolgente della tossicodipendenza è che non si guarisce mai, si può sempre ricadere nel tunnel senza un perchè e quando un genitore arriva a sperare che il figlio finisca in prigione, così almeno è più al sicuro...la situazione è drammatica.
Ho letto questo libro in un giorno e mezzo, lo rileggerei ancora. In America è stato pubblicato nel 2008, è arrivato in Italia solo quest'anno, tardi, ma c'è.
Non è un'esperienza per i più giovani, non credo potrebbero comprendere questa storia scritta da un genitore che oltre a riportare su carta la sua vita, studia la droga, si documenta e condivide i suoi traguardi con il lettore. Forse è un'autobiografia dedicata ad un pubblico un po' più maturo. Lo consiglio a tutti coloro che hanno a che fare con dei ragazzi, per imparare qualcosa e anche per raccontarlo a loro, con parole proprie, nei giusti tempi.
E qui vi lascio, ancora con una citazione:

"Fortunatamente c'è un bel ragazzo.
Sfortunatamente ha una terribile malattia.
Fortunatamente c'è gioia e amore.
Sfortunatamente c'è dolore e disperazione.
Fortunatamente la storia non è finita.
L'aereo si dirige verso la pista."

8 commenti:

#gruppo di lettura,

Gruppo di Lettura - Il giardino d'estate - Tappa finale più recensione

mercoledì, febbraio 13, 2019 Baba Desperate Bookswife 4 Comments


IL LIBRO


Titolo: Il giardino d'estate
Autrice: Paullina Simons
Casa Editrice: Bur rizzoli
Pagine: 663
Prezzo: 13,00€
Pubblicazione: 2008

TRAMA: Si erano incontrati alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, a Leningrado. Si erano amati fra gli stenti, la desolazione e le bombe di un assedio terribile, con la speranza di poter vivere un giorno altrove, in pace. Ora, 20 anni più tardi, davanti a un incerto futuro, quell'amore è messo alla prova. Tatiana e Alexander si sono miracolosamente riuniti in America, la terra dove tutto è possibile, e contano di ricostruirsi una vita insieme. Ma si devono confrontare con le ferite, il dolore, le fatiche che si portano dietro. Nonostante abbiano un figlio meraviglioso, Anthony, si sentono estranei l'uno all'altra. Ex capitano dell'Armata Rossa, Alexander vive con disagio il clima di paura e di sospetto della Guerra Fredda e Tatiana non riesce a ritrovare con il suo Shura l'intimità di un tempo. E quando pensano di essersi definitivamente lasciati alle spalle gli incubi della guerra, ecco che i fantasmi del passato tornano a minacciarli: Anthony, in conflitto con i genitori, si arruola volontario in Vietnam e scompare. Il seguito del libro "Il cavaliere d'inverno" e di "Tatiana & Alexander" della stessa autrice.

Ecco come funziona:
1-  09 gennaio 2019 - oggi - : sui nostri due blog vi presentiamo l'intero GDL, al quale potrete iscrivervi lasciando un commento

2-   16 gennaio 2019 - Nadia  (Desperate Bookswife): discuteremo la parte che avrete letto, ovvero da pag. 0 a pag. 204 quindi tutto il libro primo -  La terra del lupino e del loto ;

3-  23 gennaio 2019 - Un libro per amico: commenteremo da pag. 207 a pag. 328 ovvero tutto il libro secondo - Itaca;

4-   30 gennaio 2019 - Baba (Desperate Bookswife): commenteremo da pag. 331 a pag. 478 quindi tutto il libro terzo - Dissonanza;

5-  06 febbraio 2019 - Un libro per amico: commenteremo da pag. 481 a pag. 619  ovvero tutta il libro quarto - Moon Lai.



6-  13 febbraio 2019 : ultima parte (da pag 623 alla fine del libro) + più mini recensione di tutte noi tre su entrambi i blog.


ATTENZIONE SPOILER



Eravamo rimasti al rientro a casa di Alexander ed Anthony.
Cominciamo invece quest'ultima parte nel 1999 con Alexander e Tatiana ottantenni, i loro figli ormai adulti e pieni di nipoti - tra cui molti gemelli - e un vociare di gente seduta intorno ad un tavolo.
La Simons chiude il cerchio e ci racconta chi ha sposato chi, chi si è separato con chi, chi ha partorito chi dando finalmente pace ai due - non più giovani - tintinnanti.
Ed ora...


LA RECENSIONE di Daniela:

In questo terzo libro della serie la Simons tira le fila della vicenda che ci ha accompagnato per tre volumi e tante, tantissime, troppe pagine.
Tatiana e Alexander sono di nuovo insieme ed anche il piccolo Anthony può finalmente godere di una famiglia unita, anche se per tutta la sua vita subirà le conseguenze dell'abbandono da parte della madre.
I nostri protagonisti si stabiliscono in America - in fondo era il loro sogno da sempre - inizialmente girando su un camper in lungo in largo e successivamente stabilendosi nella terra che Tatiana aveva comprato in precedenza.
Alexander fa i più svariati lavori per mantenere la famiglia fino a che inizia a lavorare nell'edilizia e i soldi non sono più un problema. Tatiana, che potrebbe godersi la vita coniugale facendo la casalinga, si comporta ancora come se fosse in tempo di guerra e trova lavoro come infermiera mettendo a rischio l'equilibrio familiare.
I personaggi sono quelli che già conoscevamo, a parte alcune new entry, e se nella prima metà i protagonisti restano praticamente uguali a se stessi senza grandi evoluzioni, nella seconda metà assistiamo invece ad un bel cambiamento che, almeno, crea un po' di movimento nella vicenda, permettendoci di anniarci un po' meno.
Per tutto il libro la guerra è sempre una presenza costante. Prima latente, nei discorsi - quella di Corea - poi protagonista, con un Alexander e un Anthony in prima linea - quella del Vietnam.
Quasi quarant'anni di vita sono quelli che ci racconta una Paullina forse un po' a corto di idee, facendoci spesso pensare che il tintinnamento tiri di più di una storia articolata. In moltissimi momenti mi sono infatti sentita annoiata da tutti gli amplessi dei protagonisti che, anche nelle situazioni più tragiche sembrano non pensare ad altro.
Eh niente, se sicuramente l'autrice ha una capacità narrativa sicuramente superiore alla media, resta il fatto che secondo me questa storia sia un po' trascinata più per vendere copie che per regalare al lettore un romanzo di qualità.
Mi piacerebbe leggere questa autrice in un contesto diverso perchè, sicuramente, le parti storiche presenti soprattutto nel primo volume della serie sono sicuramente degne di nota!
Anche in questo caso purtroppo il mio è un ni...

VOTO:















RECENSIONE - A CURA DI NADIA - 
E siamo finalmente arrivati al termine di questo terzo volume, e con esso della trilogia di Tatiana e Alexander! Concedetemi di fare un po’ di festa, perché davvero non ne potevo più. I “soggettini disadattati”, come li ho più o meno affettuosamente ribattezzati io, hanno formato una bella e numerosa famiglia, fra cui una nipote (figlia di Anthony) con velleità di scrittrice che è evidentemente l’alter ego di Paullina e che dobbiamo “ringraziare” per aver tramandato a noi e ai posteri la storia d’amore dei nonni. Credo che il mio pensiero ormai lo conosciate, ho trovato parecchio noioso quest’ultimo capitolo, tra Alexander padre padrone, Tatiana con il desiderio di realizzarsi lavorativamente e un Anthony che, vessato dal padre fin da piccolo e messo sempre in secondo piano dalla madre, succube del marito, non trova altro modo di manifestare la sua “crescita” arruolandosi in Vietnam con tutte le conseguenze che conosciamo. Resto del parere che la Simons abbia allungato davvero troppo il brodo: credo che questa storia non meritasse di essere una trilogia. Onestamente, se l’autrice avesse ridotto di due terzi le scene di sesso probabilmente avrebbe potuto scrivere tutto in un unico romanzo. Sono comunque contenta di aver partecipato al gdl, perché diversamente avrei abbandonato i due protagonisti al loro destino molto tempo fa! Credo che, per quanto mi riguarda, l’esperienza con Paullina Simons si concluda qui: non penso leggerò più nulla di quest’autrice, ho davvero fatto il pieno!


RECENSIONE  -A CURA DI BABA -
E' la mia volta? Oh già parrebbe proprio di sì. Come avevo accennato all'interno dell'ultima tappa scritta da me...non so bene se questo libro mi sia piaciuto molto oppure l'esatto contrario. 
Da una parte ho trovato irreale questa loro vita familiare in giro per gli States: questo girovagare senza meta, questa mancanza di obiettivi, una storia d'amore mai sazia, senza particolari bisticci, se non di scarsa importanza e per cose futili. Da una parte ho ragionato sul fatto che, due persone che hanno conosciuto quasi ed esclusivamente la guerra e non hanno avuto obiettivi, se non quello di sopravvivere, siano spiazzati di fronte alla libertà e non sappiano gestire la loro unione e tanto meno il futuro. 
Le cose sono paradossalmente migliorate (dal punto di vista del lettore) quando loro hanno iniziato a litigare come la maggior parte delle coppie. L'insuperabile Tatiana compie un passo falso, quello di andare a lavorare, minando il suo perfetto talamo, consapevole in fondo di far dispetto al marito, così bisognoso del suo tempo e della totale attenzione della moglie. Ma anche qui...passiamo dall'amore perfetto, così perfetto da essere assolutamente inverosimile alle scenate tipiche del teatro napoletano, famoso per la gestualità e la vitalità dei personaggi che mischiano quasi la drammaticità alla comicità. Da un eccesso all'altro. 
Un libro che nasconde delle sorprese, che ha al suo interno innumerevoli novità, che vede un epilogo e che racconta la conclusione della storia di un amore durato una vita. Alcuni aspetti mi sono apparsi forzati, scritti per accumulare pagine, ma io sono sentimentale e se questi due strambi protagonisti mi hanno fatto molto, molto arrabbiare...che volete che vi dica, io mi co sono affezionata. In più questa lettura ha migliorato un aspetto della mia vita e non potrò mai essere grata abbastanza alla cara Paullina. Anche se...credo che per un po' non leggerò più nient'altro di suo! 
Il mio voto? 



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#Recensione,

Review Party - Bianco Letale di Robert Galbraith

lunedì, febbraio 11, 2019 Baba Desperate Bookswife 2 Comments

Il libro
Bianco Letale di Robert Galbraith
Editore: Salani| Pagine: 800| Pubblicazione: 4 febbraio 2019| Prezzo 24,00€| Trama: Qui
Genere: noir
Notizie sull'autore
Robert Galbraith è uno pseudonimo di J.K. Rowling, autrice della serie di Harry Potter, del “Seggio Vacante” e della serie di Cormoran Strike.

Recensione di Nadia
Bianco letale comincia dove ci eravamo lasciati con La via del male: Robin e Matthew si sono sposati, Cormoran ha riassunto la sua assistente/socia e, anche se tra un milione di cose non dette che minano un po’ il rapporto, si riprende a lavorare. Il caso del giovane Billy e quello del deputato Chiswell (SI PRONUNCIA CHIZZLE!) si intrecceranno, dandoci del filo da torcere nel ricordare tutti i personaggi, almeno questo è un po’ ciò che è successo a me che sto diventando anziana. Ma l’indagine è avvincente e tentare di anticipare i ragionamenti di Strike è una sfida decisamente divertente. 
La Rowling compone la trama in maniera certosina, aggiungendo un pezzetto alla volta al nostro puzzle, anche se io, devo ammetterlo, questa volta non ero riuscita a indovinare il colpevole. Parallela all’indagine si muove poi la storia che aspettavamo dalla fine del capitolo precedente, ovvero il rapporto tra Robin e Cormoran: devo ammettere che scoprire se il matrimonio con Matthew funzionasse, se e come sarebbe cambiato il modo di comportarsi dei due investigatori mi ha coinvolta tantissimo, forse ancora di più rispetto al noir vero e proprio. Questo perché secondo me Strike e la sua socia sono due tra i personaggi meglio riusciti nel mondo dei polar, e ormai li vedo come due di famiglia.

Come ho già scritto nel post precedente, anche in questo romanzo l’ambientazione è perfetta: le descrizioni non sono mai lunghe e minuziose, ma la Rowling ha la capacità di trovare le parole giuste per farci vedere davvero i luoghi in cui si svolge la vicenda. Che si tratti di un pub vittoriano, del palazzo di Westminster o di un cottage di campagna abbandonato, per il tempo della lettura ci sentiamo un po’ inglesi anche noi. Ho trovato una scelta azzeccata anche quella di ambientare questa quarta indagine in concomitanza con le olimpiadi estive: un’idea apparentemente “innocua”, che conferisce però sia veridicità alla storia, sia corposità ai personaggi. Efficace a mio parere anche la scelta dei comprimari, come Sam Barclay e Vanessa: testimoniano la bravura della Rowling nel creare i personaggi perché, pur non avendo un ruolo fondamentale, viene voglia di conoscerli meglio.

Ovviamente alla felicità per aver potuto leggere in anteprima questo fantastico romanzo si sovrappone la tristezza per averlo già finito… ma credo che proverò a consolarmi cercando ulteriori informazioni sulla serie tv, visto che il post di Anna su La tana di una booklover mi ha incuriosita non poco!

Recensione di Baba 
e 1/2
Cormoran e Robin sono tornati quasi più in forma che mai dopo averci tenuti sulle spine per interminabili mesi che si sono tramutati in anni, ma ne è valsa decisamente la pena. Robin e Mattew  sono convolati a nozze, anche se non così felicemente come la maggior parte delle coppie che si rispettino e durante questa storia incontreranno parecchie difficoltà. Il lavoro in agenzia procede a gonfie vele, Strike è famoso e i casi da risolvere non mancano. 
Un giorno entra in ufficio Billy, un giovane uomo apparentemente disturbato, che racconta di aver assistito all'omicidio di una bambino, ma questo successe quando lui era piccolo e nessuno gli ha mai dato retta, dicendo che si era immaginato tutto, proprio per questo motivo si reca dall'investigatore del momento. A questo si abbina un caso di ricatto, un famoso Ministro assume Strike per smascherare coloro che lo vogliono infangare, peccato che ci scappi il morto. Il caso si intreccia, gli indizi sono molteplici ma non portano mai a niente di concreto, le figure si fanno sempre più sfocate e questa volta il caso sembra di una difficoltà pazzesca. Ma da che mondo e mondo...più il rompicapo è difficile e più si saltella quando si arriva alla conclusione! 
Galbraith/Rowling ancora una volta riconferma la sua bravura e se è diventata così famosa e amata da un pubblico così vasto e variegato, beh un motivo ci sarà! Le sue descrizioni sono ineguagliabili, ha la capacità di catapultare il lettore dentro alla storia, facendo vedere con i suoi occhi tutto quello che ha immaginato e trascritto sulla carta. Londra sembra quasi di conoscerla, posso chiudere gli occhi e sentire i rumori che la popolano, apro la finestra dell'ufficio e sento l'aria pesante carica di smog, cammino per le vie trafficate e mi sembra di entrare nel pub e quasi posso sentire sul palato il gusto un po' amarognolo della birra che Cormoran ordina in pinta.
A tutto questo aggiungiamo i personaggi e loro caratterizzazione, sono così dannatamente veritieri che il lettore non li immagina: LI VIVE. Ma non sono solo i protagonisti a sbancare il botteghino, tutti quelli che entrano in scena hanno un ruolo ben definito e nessuno di loro viene lasciato in disparte.
Ancora una volta non è solo il caso da risolvere ad essere il protagonista di questo libro noir, c'è la completezza di un'opera: all'unione di una storia che potrebbe tranquillamente viaggiare come saga, indipendentemente dal mistero, aggiungiamo la parte deduttiva, l'investigazione che viene compiuta a tavolino insieme al lettore. Cormoran e Robin ci donano la possibilità di supporre, di ragionare insieme a loro come soci invisibili ma non per questo meno importanti. Più si aggiungono libri marchiati Galbraith sul mio scaffale e più desidero possederne. Una serie che è entrata nel mio cuore e difficilmente uscirà, salvo una tremenda amnesia!  
E quando mi capita di scorgere da lontano una figura fiera e claudicante, il mio pensiero cade sempre su Strike, anche se il libro non è più sul comodino da chissà quanto. Quando ci si affeziona a qualcuno, involontariamente torna, basta un flash e il cassettino della memoria contente i vari file si apre, riportando momentaneamente in vita un mondo parallelo che ci regala un sorriso malinconico e dei ricordi che sappiamo di poter rivivere tutte le volte che ne sentiremo la necessità. Ecco perchè amo così tanto i libri. 

2 commenti:

#Recensione,

Review Party - Janàsa di Claudia Zedda

domenica, febbraio 10, 2019 Baba Desperate Bookswife 0 Comments

Il libro
Janàsa di Claudia Zedda
Editore: Condaghes| Pagine: 288| Pubblicazione: 2018| Prezzo 20,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
Claudia Zedda è nata a Cagliari, si è laureata in Lettere Moderne nel 2008 e oggi lavora come web content specialist con la passione per la riscoperta delle tradizioni sarde.
Collabora in qualità di scrittrice freelance con la stampa regionale e nazionale. È redattrice per le riviste ´Mediterraneaonline´, ´Sardegna´ e fa parte del workgroup ´Continuitas´. Ha scritto per le riviste ´Periodico Italiano´, ´La Testata´, ´Heurema´ e per i quotidiani ´il Giornale di Sardegna´ e ´L´Unione Sarda´. Ha collaborato con ´Videolina´ per la stesura di testi televisivi e con ´Sa Corona Arrubia´ in occasione della mostra Fèminas. Scrive per il sito regionale ´SardegnaTurismo´ e collabora con il web magazine ´SardegnaSudEst´.
Nel 2009 ha pubblicato il suo primo saggio Creature Fantastiche in Sardegna e nel 2011 Est Antigòriu.

Recensione 
e 1/2
Ho intrapreso questa lettura grazie a Sara, amministratrice del blog "Diario di un sogno", che ha pensato di chiedermi di fare conoscenza con un genere letterario un po' diverso da quello della mia confort zone. Ammetto di non aver esitato e quindi, eccoci qua oggi, con la mia tappa di questo Review Party! 
Il periodo è quello della seconda Guerra Mondiale, siamo a Cagliari e Annita racconta alla nipote Piera una storia. Parla di un tempo lontano nel quale alcune donne con particolari doti erano venerate come sacerdotesse e aiutavano la popolazione del villaggio a risolvere dei problemi.
Claudia Zedda ci propone un libro ricco di leggende che riporta in vita i miti di una terra secolare. Donne che parlano di donne, personaggi che vivono nel passato parlano di leggende successe in un passato ancora più remoto, ogni donna è contraddistinta da una forza viscerale che nasce dal cuore. Questo è un romanzo ricco, animato da una potenza interiore, quella della Madre Terra, che parte da radici profonde e portata avanti dalle sacerdotesse guerriere.
Un libro che si dipana su due spazi temporali: il passato raccontato attraverso i miti e il presente in cui una nonna racconta alla nipote di una terra che è stata e che ha gettato le basi per la crescita di un'isola che conosciamo oggi: una terra che trasuda tradizione, amore per le proprie origini e dedizione nei confronti della natura.
Lo stile della Zedda è raffinato, particolareggiato e decisamente campanilistico. Forse io amo le strutture un po' meno articolate e le storie meno legate ai credo popolari ma ammetto che questa storia è riuscita a coinvolgermi e sono riuscita ad intraprendere un viaggio sia introspettivo, sia temporale insieme alle sacerdotesse.
Ho particolarmente apprezzato la descrizione e la scoperta degli antichi mestieri; io sono una persona dalla scarsa manualità e adoro leggere di persone che svolgono compiti artistici che ormai sono diventati, purtroppo, desueti.
Una storia che vi farà conoscere un altro lato della Sardegna, vi permetterà di scoprire dei segreti e delle tradizioni che sono particolarmente care agli autoctoni. L'autrice ha scritto un romanzo e lo ha costruito su basi solide, fatte di conoscenza, approfondimento, ricerca e cultura e se andate a sbirciare sul sito di Claudia (QUI), scoprirete che addirittura la sua tesi di laurea con indirizzo socio-antropologico, è incentrata sulle tradizioni dell'Isola.
Lettura consigliata a chi vuole saperne di più, a chi piacciono le storie di donne scritte da donne, a chi crede nei miti e nelle tradizioni.
Punti Forti:
- Lo stile colto e appassionato dell'autrice: il romanzo è scritto con il cuore e questo si legge, arriva al lettore, parola dopo parola. 
- Indubbiamente l'autrice conosce molto bene l'argomento trattato e anche questo aspetto emerge, donando un valore aggiunto.
- Come ho scritto sopra, è bello potersi immergere in un mondo che non c'è più, ma che in fondo ha lasciato qualcosa. 

Punti Deboli:
- Alcune descrizioni per me sono state un po' troppo marcate per essere un romanzo di intrattenimento, amo le strutture un pochino più "snelle".

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#gruppo di lettura,

Blog Tour - Bianco Letale di Robert Galbraith - Londra e l'ambientazione per un noir - a cura di Nadia

sabato, febbraio 09, 2019 Baba Desperate Bookswife 10 Comments

buongiorno lettori, eccoci giunti al termine, questa è l'ultima tappa del Blog tour dedicato a Bianco Letale di Robert Galbraith. Se avete perso le "puntate precedenti" proprio sotto il banner c'è un piccolo promemoria. Oggi parleremo dell'ambientazione. Siete pronti?
Ricapitoliamo le tappe precedenti:
Lunedì 4 febbraio  "L'ennesimo book blog"

Martedì 5 febbraio  "La tana di una booklover"

Mercoledì 6 febbraio "Un libro per amico" ospiterà Marina

Giovedì 7 febbraio  "Diario di una dipendenza"

Venerdì 8 febbraio A "La tana di una booklover"

Finalmente ci siamo: Bianco letale, la quarta avventura di Cormoran Strike e la sua assistente/socia Robin Ellacott (o dovremmo forse dire Robin Cunliffe?) è arrivato in Italia, e io ho avuto il piacere e l’onore di divorarlo, grazie alla mia socia Baba che ha voluto coinvolgermi in questo eccezionale blog tour.

Eccomi allora a parlare con voi dell’ambientazione di questi romanzi, tema che mi sta davvero a cuore perché, come ormai sapete se mi leggete ogni tanto, io sono una di quelle lettrici che considerano un’ambientazione curata come un elemento imprescindibile per godersi la storia. E J.K. Rowling, o se preferite Robert Galbraith, è maestra anche sotto questo aspetto.

Quando pensiamo alle indagini di Cormoran e Robin la nostra immaginazione ci porta istantaneamente a Londra. La capitale del Regno Unito è una città talmente vasta, varia, cosmopolita e movimentata che potrebbe sembrare il luogo perfetto per l’ambientazione di qualsiasi romanzo. Galbraith, però, non si limita a usare Londra come sfondo per le sue avventure: ricercando quartieri particolari, più o meno battuti dal turismo di massa ma pur sempre nettamente caratterizzati, e descrivendoli con gli occhi dell’abitante del luogo, l’autore rende la città di Londra vero e proprio personaggio dei suoi gialli, facendola assurgere a fiera protagonista al pari di Cormoran e Robin stessi.

Gli avvenimenti narrati in Bianco letale si svolgono nel 2012, in concomitanza con l’organizzazione e lo svolgimento delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive. Credo che chiunque abbia visitato Londra anche solo una volta abbia percepito come i suoi abitanti sentano la necessità di manifestare il proprio senso di appartenenza in tutti i modi possibili, esponendo e sventolando Union Jack per qualsiasi avvenimento si svolga sul territorio cittadino o nazionale. Bastano poche righe e già ci sembra di camminare per Piccadilly Circus o per Oxford street, occhieggiando le vetrine di gadget:



“Gli autobus a due piani passavano accanto alle vetrine dei negozi di lusso, che approfittavano della febbre olimpica per spingere i prodotti più disparati: medaglie di cioccolato incartate d’oro, scarpe con la bandiera britannica, poster sportivi di antiquariato e poi, ovunque, il logo seghettato che Jimmy Knight aveva paragonato a una svastica rotta.”
Ma, come dicevo, la Rowling non si limita a mostrarci la Londra turistica che è sotto gli occhi di tutti: le sue pagine ci danno un pass esclusivo per insinuarci addirittura nel palazzo di Westminster. Seguiremo Robin indagare sotto copertura, e ci sembrerà di conoscere ogni segreto delle stanze ministeriali:

“L’ufficio era angusto e ingombro di cose. Alle finestre ad arco erano appese tende di tulle, oltre le quali c’era la terrazza del bar, dove figure indistinte si muovevano contro la luminosità abbagliante del Tamigi. C’erano due scrivanie, un gran numero di librerie e una poltrona verde sformata. (…)

La narrazione, sempre più serrata a mano a mano che ci avviciniamo all’epilogo, ci porta con sé nelle campagne dell’Oxfordshire con i suoi maneggi e resort di lusso, ma la resa dei conti non poteva non svolgersi a Londra. Vi dico soltanto che, se questa primavera ho passeggiato piacevolmente lungo i canali di Little Venice, dopo aver letto Bianco letale non camminerò più da quelle parti con la stessa spensieratezza, ehehe!

“Imboccò Clifton Villas, una strada dove la giada traslucida delle foglie dei platani si stagliava contro le case color crema, i cui muri brillavano dorati sotto il sole del tramonto. Davanti alla quieta bellezza della dolce sera estiva, Robin all’improvviso ebbe un attacco di malinconia (…)”
Ragazzi, ma quanto sono perfette le descrizioni di questa donna? Io la adoro, perché sa rendere alla perfezione gli stati d’animo unendoli in modo indimenticabile a ciò che vede il nostro occhio. Potrei farvi ancora esempi su esempi di come Londra dipinta dalla Rowling sia il luogo perfetto per far muovere i nostri abili investigatori, ma il piacere di scoprire gli angoli migliori di questa meravigliosa città tra le pagine di Bianco letale è qualcosa che dovete assolutamente gustare da soli. Vi lascio dunque in compagnia di Robin e Cormoran, dopodiché credo che vorrete tutti partire oltremanica!

(le foto sono di Nadia Canova e Marco Metta)


Dimenticavo di dirvi...di non scordare il Review Party di lunedì!! Vi aspettiamo


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#Nadia,

Keep Calm and Read Nadia #39 - Recensione di Sabbie Mobili

mercoledì, febbraio 06, 2019 Baba Desperate Bookswife 6 Comments


Oggi lettori siamo nuovamente in compagnia di Nadia, un po' malaticcia ma presente! Ci parla di un libro che non conoscevo, un thriller dedicato ai ragazzi ed edito da Salani, uscito in Italia nel 2018. 


Buongiorno lettrici e lettori,
come state? Io a casa con l’influenza, ma non potevo mica privarvi del mio pezzo bisettimanale, giusto?! Eh sì, lo so che sareste stati mooolto in pensiero…

Oggi vorrei parlarvi di un romanzo particolare, in quanto è una sorta di “thriller young adult” e credo che non siano molti i libri che possano fregiarsi di questa etichetta, al momento mi viene in mente solo Tredici di cui ho sentito parlare parecchio ma che non ho ancora letto. Il libro in questione è Sabbie mobili di Malin Persson Giolito.

Siamo in Svezia e la protagonista è Maja Norberg; tutti la chiamano così anche se il suo nome è Maria. Maja è accusata di aver ucciso a sangue freddo, a scuola, il fidanzato Sebastian e la propria migliore amica, Amanda, in una strage in cui sono state colpite altre tre persone. Noi seguiamo il processo per tutta la durata del romanzo, venendo poco alla volta a conoscenza dei rapporti tra i ragazzi, delle dinamiche tra Maja e il suo fidanzato, e dell’atmosfera di falso benessere che si respira in un ambiente benestante quali sono i sobborghi bene di Stoccolma.

Devo ammettere che, all’inizio del romanzo, mi sono ritrovata piuttosto spiazzata. La prima parte è decisamente lenta e un po’ noiosa, e Maja, per una scelta dell’autrice, non spiega veramente nulla di ciò che è successo durante la sparatoria. La narrazione si concentra sulle sensazioni provate dalla protagonista in custodia cautelare, e –a causa del suo atteggiamento chiuso, poco collaborativo e parecchio strafottente- il lettore non riesce a raggiungere con Maja nessun tipo di empatia. Mi hanno dato fastidio soprattutto le critiche aspre e cattive che la ragazza riversa sulla madre perché, sebbene abbia sicuramente i suoi difetti, la famiglia di Maja le è stata accanto in modo amorevole per tutta la durata del processo.

Nella seconda parte le cose cambiano: il romanzo diventa più avvincente e cominciamo ad avere un’idea più chiara su cosa ha davvero fatto Maja e soprattutto sulle sue motivazioni. Anche la stessa protagonista cambia atteggiamento, diventando meno reticente e cominciando a starci più simpatica. Ecco, questa a mio avviso è una debolezza nella storia, perché in realtà non c’è una particolare evoluzione in Maja che spieghi questa sua “trasformazione”, o se c’è io non sono riuscita a coglierla. 

La Persson Giolito è brava nel farci partecipi di ciò che si nasconde dietro le apparenze nelle ville lussuose di Stoccolma, del razzismo strisciante verso chi non è ricco come gli altri e della codardia di chi pensa sia più comodo tacere piuttosto che intervenire. Il gruppo di adolescenti è descritto con maestria e ben calato nella nostra epoca. In conclusione, una storia che può far riflettere non solo i teenager.

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#Recensione,

Review Party - Piove Deserto di Auriemma e Troffa

martedì, febbraio 05, 2019 Baba Desperate Bookswife 2 Comments

Il libro
Piove Deserto di Ciro Auriemma e Renato Troffa
Editore: DeA Planeta| Pagine: 200| Pubblicazione: 5 febbraio 2019| Prezzo 8,99€ ebook| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sugli autori
Ciro Auriemma è nato a Cagliari nel 1975 dove vive e lavora, è autore di: Perdas de Fogu Edizioni E/O 2008), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su «il manifesto», «Micromega», «E-Emergency».
Renato Troffa è nato a Cagliari nel 1976.
Psicologo, docente di psicologia sociale e di inclusione delle diversità. Ha pubblicato, nel 2008,  il romanzo Perdas de Fogu (edizioni e/o). Nel 2010, insieme a Ciro Auriemma, ha pubblicato il romanzo Sette giorni di maestrale, parte del trittico Donne a perdere (edizioni e/o). Alcuni suoi racconti sono comparsi su “Il Manifesto” esu “La Nuova Sardegna”. Nel 2016 un racconto scritto assieme ai membri del Collettivo Sabot è stato pubblicato nella raccolta Mai senza rete, Rete Iside Onlus. Nel 2011, con lo stesso collettivo, ha pubblicato sulla rivista “Narrare i Gruppi” l’articolo “Raccontare i gruppi sociali. La proposta del Noir Mediterraneo”.
Recensione 

Leo e Davide sono amici, talmente tanto amici da essersi scelti come fratelli, sono giovani, abitano in un'oasi baciata dal turismo estivo, ovvero un'isoletta a sud della Sardegna, sono belli e il mondo dovrebbe essere ai loro piedi. Il pomeriggio salgono sulla loro barca, se la raccontano, bevono del whiskey di scarsa qualità o qualche birra, giocano a trattenere il fiato e pensano al futuro. Fino a quando Pantaleo non lascia l'isola,  diventa poliziotto, si sposa e vive per non tornare sulla terra che gli ha visto crescere la barba sul mento. Leo e Davide si perdono, le loro comunicazioni diventano sporadiche e mentre il primo nasconde le frustrazioni nell'alcol, il secondo si rifugia nel lavoro e nella famiglia, fino al giorno della sua tragica scomparsa.
Questa è la storia di Leo, uomo quasi incorreggibile, che nasconde mille nei di cui va poco fiero, ma non riesce fino in fondo a correggere la propria natura. Torna sull'isola a causa della morte dell'amico di infanzia, i motivi sono molteplici, ma quello lavorativo sta in cima alla lista: è un investigatore assicurativo e deve scoprire cosa sia realmente accaduto a Davide.
Ma è anche la storia di Davide, un uomo che trascorre la maggior parte del suo tempo chiuso in una fabbrica, che ha una famiglia apparentemente meravigliosa, ma che nasconde molto, nonostante sembri un uomo dal profilo semplice, tutto casa e famiglia.
Il protagonista incontrerà la giovane vedova, la figlia, la sorella, il padre, gli amici e scaverà, come fa un cane per dissotterrare un osso ben nascosto. Userà il fiuto, il sesto senso e troverà anche un amico inaspettato, in grado di donargli affetto sincero e incondizionato. Ma scoprirà delle verità che farà fatica ad accettare, perchè non tutto è così semplice da comprendere ed accettare, anche per un ex poliziotto, ex alcolista, ex marito che pensa di averne viste abbastanza.
Questo libro è stato piacevole, ma sopratutto una scoperta, perchè queste pagine nascondono un vero e proprio gioiellino, un mix di letteratura contemporanea e noir. Sono stata accompagnata da Pantaleo in un'isola di pochi abitanti e ho assaporato il suo desiderio di distacco ma poi l'impellente necessità di respirare un'aria familiare. Ho assistito ai rimorsi, sempre più ingombranti e veloci a farsi strada nella mente, ho visto un uomo che ha creduto di potersi liberare dalle proprie origini, ma che ha scoperto che più cerca di scappare e più le liane si stringono intorno alle sue caviglie.
Ho anche letto un noir credibile, ben strutturato e sopratutto non scontato, l'investigatore ha fatto bene la sua parte e il lettore prova a scervellarsi per comprendere la verità.
Ho anche conosciuto Hemingway, un ragazzo speciale, un valore aggiunto alla storia. Ama il gelato al pistacchio e ha un debole per la barista che glielo vende, è generoso e buono. Altro non vi posso dire.
Ho scoperto a che punto può arrivare la disperazione delle persone e che spesso niente è come sembra. Dov'è il confine tra il bene e il male? Quando  un'azione è completante giusta o sbagliata?
Devo anche aggiungere che ho amato molto lo stile degli autori che hanno costruito una storia ricca di particolari utilizzando uno stile armonico e a volte poetico, il classico romanzo che passeresti il tempo a sottolineare, se vogliamo intenderci usando parole spicce. Una storia godibile ma che lascia un senso di amarezza, perchè non sempre purtroppo si può dire "tutto è bene quel che finisce bene".
Ve lo consiglio, conoscerete dei personaggi intriganti, visiterete un'isola da sogno ma metterete il naso in problemi assolutamente poco fiabeschi.
Auriemma e Troffa non sono degli autori emergenti e mi stupisco un po' di non aver mai notato sugli scaffali uno dei loro tanti libri, ma voi non scordate questi cognomi! Segnateveli. 

2 commenti:

#Blogtour,

Blog Tour - Bianco Letale di Robert Galbraith - Aspettando Cormoran #1

domenica, febbraio 03, 2019 Baba Desperate Bookswife 8 Comments


Cari amici lettori buongiorno. E' con grande gioia oggi che vi annuncio l'inizio del Blog Tour dedicato al quarto capitolo della serie incentrata sull'investigatore Cormoran Strike.
Ho scoperto il Richiamo del cuculo nel 2013. Ho visto una copertina veramente azzeccata e sono entrata in libreria a comprarlo. subito dopo ho scoperto che l'autore era niente po' po' di meno che J.K. Rowling. Così, invece di stazionare sugli scaffali per chissà quanto tempo ho deciso di leggerlo immediatamente. E' stato amore. Cormoran  e Robin sono immediatamente entrati a far parte di quelli che chiamo "i miei personaggi", ovvero coloro con i quali ho feeling, sento la necessità di approfondire e sopratutto, una volta terminato il libro, mi sento rattristata perché non si sa quando l'autrice ne scriverà un'altra avventura.
Per il secondo libro, intitolato "Il baco da seta" abbiamo dovuto attendere solo un anno e nella seconda metà del 2014 abbiamo potuto continuare ad indagare insieme alla coppia non proprio di ferro, ma comunque ben assortita. Non ho amato particolarmente quel capito, troppi personaggi, non sono riuscita a seguire bene la trama come avrei dovuto. E' stata una delusione per me, ma non mi sono scoraggiata e ho atteso il seguito con trepidazione.
Nel 2016 possiamo finalmente leggere  "La via del male", che per me sarebbe stata la prova del nove. Forse il migliore dei tre, con un finale alquanto sconvolgente, Robert Galbraith ci lascia con il fiato sospeso e lo far per troppo tempo, perché siamo a febbraio del 2019 e domani uscirà finalmente "Bianco Letale". Sono trascorsi circa tre anni e io stavo quasi per scrivere una lettera, chiamare un gufo per farla recapitare direttamente presso l'abitazione di Rowling/Galbraith (Chissà quale nome ci sarà mai sul campanello...). Però a sua difesa c'è da dire che ha scritto un volume della Treccani, circa 800 pagine fitte fitte, quindi in qualche modo dobbiamo perdonare il suo ritardo! 
Dunque, non potevo assolutamente lasciarmi scivolare addosso la notizia dell'uscita. E' più di un anno che rompo le scatole alla mia libraia, alle amiche blogger, insomma scalpitavo, quindi questo blog tour andava fatto! Ringrazio di tutto cuore Matteo della casa editrice Salani per aver accolto la nostra proposta e adesso non mi resta che presentarvi le tappe e i blog che hanno acconsentito ad accompagnarmi in questa bellissima avventura.

Lunedì 4 febbraio andiamo tutti a trovare Federica sul blog "L'ennesimo book blog"
Ci racconterà gli ultimi attimi del romanzo La via del male, in modo da rinfrescarci la memoria.

Martedì 5 febbraio busseremo alla porta di "La tana di una booklover"
L'argomento sarà alquanto interessante poichè la blogger punterà la lente di ingrandimento sui due personaggi principali.

Mercoledì 6 febbraio "Un libro per amico" ospiterà Marina
Ormai vanno di moda le serie noir. Perchè scegliere di leggere Galbraith?

Giovedì 7 febbraio tutti da Mr. Ink a leggere il "Diario di una dipendenza"
Michele ci racconterà tutti i casi risolti da Cormoran Strike.

Venerdì 8 febbraio Annie ancora una volta ci incuriosirà. Il blog è sempre "La tana di una booklover"
Lo sapevate che Cormoran è famoso anche in tv? Scopriamo insieme la serie televisiva.

Sabato 9 febbraio Nadia vi aspetta su "Desperate Bookswife" con l'ultima tappa
Qual è l'ambientazione ideale per un giallo? Londra si presta bene oppure ogni città ha dei lati noir, basta saperti trovare?

Lunedì 11 febbraio Review Party su ogni blog che ha partecipato al BT.



Un ringraziamento speciale va agli amministratori e collaboratori dei blog che hanno reso possibile tutto questo. Siete grandi! 
E voi lettori, cosa state aspettando? Domani mattina andate in libreria ad acquistare una copia del nuovo romanzo! Non lo conoscete? Non lo avete letto? Beh allora partite da zero e seguite il nostro blog tour! 

8 commenti:

#Blogtour,

Blog Tour - Il gusto di Uccidere di H. Lindberg - Si mangia o si posta #5

sabato, febbraio 02, 2019 Baba Desperate Bookswife 0 Comments


Buongiorno lettori, come state? Siamo giunti alla quinta tappa di questo Blog Tour dedicato al secondo capitolo che vede come protagonista la giornalista Solveig Berg. L'autrice si chiama Hanna Lindberg e la casa editrice Longanesi ha dato l'ok a Noemi del blog RedKedi per procedere con questi approfondimenti.

Ricapitoliamo le tappe:
TAPPA 1 - Recensione di Stockholm Confidential - 28 gennaio - Libri e sognalibri
TAPPA 2 - Recensione di Il gusto di uccidere - 30 gennaio - RedKedi
TAPPA 3 - Focus di Solveig Berg - 31 gennaio - Un libro per amico
TAPPA 4 - Chi è Lennie Lee - 1 febbraio - Il salotto del gatto libraio
TAPPA 5 - Cibo: Si Mangia o si Posta? - 2 febbraio - Desperate Bookswife
TAPPA 6 - Cinque ingredienti per leggere il libro - 3 febbraio - Il colore dei libri
TAPPA 7 - Intervista all'autrice - 4 febbraio - Devilishly Stylish

"Quando sono diventato responsabile del Cuoco d'Oro, e come dicevo è passata una decina d'anni, nessuno all'epoca voleva fare lo chef, era un lavoro sporco, un lavoro pesante da basso salario. Oggi non è più così, la professione gode di uno status completamente diverso. Gli chef sono delle rockstar. Il ristorante è il palco, il cibo la loro arte. Ma i veri vincitori sono le persone comuni, perchè le cene al ristorante si sono trasformate in una festa..."

Come ormai avrete capito, in questo libro c'è un assassino e di conseguenza almeno un cadavere ma...l'ambientazione è un po' particolare, infatti la Linberg ha preso la decisione di catapultare il lettore all'interno di un modo che adesso va molto di moda: quello dell'alta cucina. Fin dalle prime pagine del romanzo il lettore incontrerà Solveig Berg all'interno dello Stockholm Grotesque, ristorante alla moda che ospiterà il ricevimento per la proclamazione del "Cuoco d'Oro".
Ancora una volta gli Chef si ritagliano un ruolo importante e non solo in cucina. La frase che ho riportato poche righe sopra, pronunciata dall'organizzatore responsabile dell'evento, è molto attuale anche in Italia. Fino a non molto tempo fa chi lavorava in cucina non faceva grossa pubblicità al proprio impiego, era un lavoro come un altro, indubbiamente artistico e sentito, ma non particolarmente ben pagato e non c'era nessuna ambizione di successo  (se non quella di lavorare in  una cucina di un ristorante migliore e comunque rimanendo sempre nell'ambito culinario). Oggi i Cuochi non solo svolgono un lavoro ambito (non per questo meno faticoso), ma se fortunati possono diventare delle vere e proprie star. 
Ma parliamoci chiaro, una decina d'anni fa a quale donna sarebbe venuto in mente di farsi fotografare insieme a Cannavacciuolo?
Fonte: La Repubblica.it
Invece oggi gli Chef si mettono in mostra, sfoggiano pose "Rambo Style" ammiccando provocatoriamente e forse volendo far intendere: "la mia arma è il coltello baby..." e così diventano dei Sex Symbol, inutile che vi faccia l'esempio del tanto conosciuto e amato Gordon e del meno famoso ma indubbiamente affascinante Cristiano Bonolo.
Fonte: Reporter Gourmet
Fonte: Vanity Fair
 Il punto è: coloro che trascorrevano le loro giornate dietro ai fornelli sono cambiati, preparano sempre piatti deliziosi e studiano ogni abbinamento ancora inesplorato ma...fanno anche molto altro. Scrivono articoli sui giornali, aprono dei blog, girano video su YouTube, appaiono sulle copertine di riviste famose e alla moda, cantano, girano programmi televisivi, viaggiano, scrivono libri, fanno i modelli. Ma non solo. Le donne li desiderano! 
E allora io penso: ma se ad esempio uno sportivo inizia ad entrare nel mondo dello spettacolo, diventa testimonial di marchi famosi, partecipa ai talkshow e dopo poco la sua carriera agonistica inizia a risentirne perchè tutto quel tempo prezioso viene  tolto all'allenamento, non sarà così anche per chi sta dietro ai fornelli? No... giusto, ci sono i Sous-Chef mentre Valentino Rossi non può mandare il suo sosia. 
Io, prima di conoscere mio marito, mi sedevo a tavola perchè dovevo, insomma mi nutrivo per sopravvivere. Certo, non ho mai disdegnato un cucchiaio o due di Nutella e ho sempre amato la buona pizza, ma non ho mai provato un particolare "godimento" per il buon cibo. Poi ho incontrato lui, il Signor Cravero, che discende da una famiglia di ristoratori e lì non ho avuto scelta. Capiamoci, continuo a rimanere della mia idea e a differenza di Ezio non uso il termine "orgasmico" per definire una portata, però inizio ad apprezzare il lavoro che si nasconde dietro, lo studio, la ricerca e la passione. Io tra cucinare - mangiare o postare...scelgo l'ultima! Leggo, rifletto e scrivo. In cucina sono riuscita a mettere fuori uso addirittura il Bimby (Daniela ha testimoniato con un video), per quanto riguarda il mangiare...io non digerisco quasi niente, sono prevalentemente vegetariana (ma anche qui non approfondiamo l'argomento) e al resto sono intollerante. Non c'è bisogno di commentare vero? Ma a mia discolpa posso dirvi che amo i Dolci e mi diverto sia a cucinarli che ovviamente e mangiarli e finchè non mi verrà il diabete non mi negherò questo lusso!
Ancora una volta però ho divagato, ci leggiamo domani su "Il colore dei libri" per parlare degli ingredienti che servono per leggere un buon libro! 

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