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Blog Tour - La donna del ritratto di Kate Morton- Abiti Vittoriani

mercoledì, ottobre 31, 2018 Baba Desperate Bookswife 11 Comments

Buongiorno lettori come state? Oggi vi lascio in compagnia di Nadia, poichè è stata proprio lei a leggere il libro in anteprima e a scrivere questo graziosissimo post. Io vi ricordo che questa è la quarta tappa, nel caso vi foste persi le precedenti potete cliccare i seguenti link.
Il calendario lo trovate al termine del post, se volete potete anche salvarlo come promemoria. 

La donna del ritratto (The clockmaker’s daughter in originale) è l’ultima, corposa e avvincente fatica dell’australiana Kate Morton, specialista nel realizzare romanzi complessi e articolati, che si sviluppano su almeno due piani temporali.

Questa volta la Morton ha deciso di fare le cose in grande e ci porterà a spasso per i secoli, spaziando dall’epoca vittoriana –che la fa da padrona- ai nostri giorni, dalla seconda guerra mondiale agli anni Sessanta, in un turbinio di emozioni che ormai abbiamo imparato a riconoscere come sua cifra stilistica.

Come dicevo, è il periodo vittoriano quello in cui saremo maggiormente immersi, perché Birdie, la
nostra protagonista del passato, vive proprio in questi anni. Siamo abituati a definire “epoca” quella vittoriana, perché il regno della regina Vittoria fu effettivamente molto lungo, dal 1837 al 1901: furono decenni di espansione, di aumento della popolazione, di schiaccianti differenze sociali e condizioni di vita durissime per gli strati più poveri della popolazione, ma se noi ragazze moderne pensiamo all’epoca vittoriana, la prima cosa che ci viene in mente sono i meravigliosi abiti femminili delle donne altolocate.

Mussolina, velluto, seta e damasco: chi non ha sognato almeno una volta di vestire questi tessuti così preziosi e opulenti alzi la mano. La giovane Birdie prova per la prima volta l’ebbrezza di indossare un abito del genere dopo essersi ritrovata affidata alle “cure” della signora Mack:

"… Mi sbottonò il grembiule e me lo sfilò dalla testa. La serata non era fredda ma io fui scossa da un brivido quando sentii sulla pelle l’abito nuovo.
Non capivo cosa stesse accadendo, per quale motivo mi fosse stato concesso un dono tanto splendido e raffinato, ma mi guardai bene dal chiederlo. Era chiuso sulla schiena da una serie di piccoli bottoncini di madreperla, e in vita da un’ampia fusciacca di satin, color azzurro chiarissimo."

La nostra Birdie, un po’ per caso, un po’ un po’ per destino, farà la conoscenza di Edward Radcliffe e della Confraternita Magenta, scoprendo l’amore che cambierà per sempre la sua vita. Ma spesso il fingersi ciò che non si è può portare grossi guai, e la nostra protagonista comincerà a sperimentarlo in un mondo diverso dal suo:


"… Gli dissi che mentre li ascoltavo mi ero vergognata dell’abito confezionato dalla signora Mack. All’inizio mi era parso magnifico, con il velluto goffrato, il merletto che orlava la scollatura, poi di colpo mi ero resa conto di quanto fosse vistoso e appariscente. 
Lui aggrottò la fronte. <<Ti conosco. Non sei tipo da piangere per un vestito.>>"


Non so a voi, ma per quanto mi riguarda i vestiti di quest’epoca hanno la capacità di farmi sognare, non solo quando sono eleganti come quelli di Birdie, ma anche quando sono pratici come quelli di Lucy Radcliffe, il cui ruolo nella storia sarà determinante per Birdie ed Edward:

"Passava gran parte del suo tempo all’aria aperta e se ne infischiava della moda, indossando ogni giorno la stessa identica tenuta: stivaletti di pelle scura abbottonati sul lato e un abito da passeggio di panno verde, con l’orlo della gonna sempre incrostato di fango."

E voi? Amate come me le ambientazioni ricche di contrasti come quella dell’Inghilterra vittoriana? Avete mai pensato che vi sareste sentite a vostro agio in quest’epoca, indossando mussola e crinoline? Se non vedete l’ora di immergervi nelle eleganti atmosfere ottocentesche e siete pronti per una storia ricca di emozioni e colpi di scena, con La donna del ritratto andate sul sicuro! A presto lettrici e lettori!


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#Recensione,

Recensione - Non volare via di Sara Rattaro

martedì, ottobre 30, 2018 Baba Desperate Bookswife 0 Comments

Il libro
Non volare via di Sara Rattaro
Editore: Garzanti| Pagine: 222 | Pubblicazione:2013 | Prezzo: 9,90€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via(Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi(Premio Rapallo Carige 2016).
Recensione 


Alberto è uno dei protagonisti e anche l'Io narrante di questa storia, che è la sua, ma non solo. E' un uomo sui quarantacinque anni, sposato da molti con Sandra, donna di bell'aspetto, acculturata, sicura, fiera, precisa e sopratutto madre dei loro due figli. Alice, la primogenita, uno splendore di bambina, li ha fatti crescere velocemente. Matteo, il più giovane, li ha fatti diventare adulti: è nato sordo e nonostante lui sia speciale, per i genitori tutto cambia, devono poter sentire anche per lui.
Alberto, oltre a dover affrontare i cambiamenti legati al problema di suo figlio, ha una questione irrisolta, un amore adolescenziale  mai concluso, una passione che gli ha sconvolto gli anni della giovinezza che oggi torna a bussare alla sua porta, proprio in un momento difficile, dopo anni di rinunce, di programmazioni meticolose, di quotidianità ripetute, sempre uguali, per dare la possibilità a Matteo di sentirsi stabile proprio grazie alle abitudini. Alberto ha tutto: due figli amorevoli, Alice è responsabile e buona, disponibile nonostante l'età critica di quasi tutti i liceali, Matteo è il bambino più buono e affettuoso del mondo; ha una moglie che è stata pronta a sacrificare tutto per la sua famiglia non appena ce n'è stato bisogno, personaggio granitico e colonna portante della famiglia Mainardi. Ma a lui non basta, quindi fugge quasi abilmente dalle sue responsabilità.
Ho letto questo romanzo perchè ancora mi mancava e come ben sapete Sara Rattaro ha scritto "Andiamo a vedere il giorno", in uscita il 6 novembre, che ha dedicato interamente ad Alice Mainardi. Ma torniamo a noi, perchè le emozioni che questo romanzo mi ha provocato sono molteplici.
Prima di tutto FELICITA': ho avuto l'opportunità di conoscere Matteo, l'ho visto crescere e fare progressi, amato, coccolato, protetto da una famiglia apparentemente invidiabile. Felice di aver camminato al suo fianco e di aver cenato insieme a lui alle 20:00 precise seduta al tavolo della cucina.
TRISTEZZA: il passato irrisolto di Alberto ha cambiato il mio umore, ho percepito una lacerazione nella sua anima e niente mi è sembrato al posto giusto. una persona fortunata, ma comunque non completa.
RABBIA: perchè ci sono delle persone che in fondo sono tremendamente egoiste e non sopporto più sentir pronunciare frasi del tipo "va beh, ma con quello che ha passato, bisogna capire...", mi dispiace, ognuno deve prendersi delle responsabilità e non fare ciò che gli pare, andare, venire, giocare con le vite altrui. Non vi svelerò chi, ma all'interno di questo romanzo c'è una persona che proprio mi sta sul groppone.
INCREDULITA': mi sono chiesta come queste persone siano arrivate a quel tipo di epilogo dopo aver letto la loro storia.
In questo momento sto camminando su di un filo teso, sospeso per aria, avrei tante cose da raccontarvi ma non posso svelarne nemmeno una, non posso raccontarvi quello che ho sentito perchè rovinerei parte della storia, ma posso dirvi che lo stile di Sara penetra, non lascia scampo e come sempre fino ad ora mi sono trovata a leggere per necessità. L'autrice non fa sconti e mette nero su bianco la vita vera, quella imperfetta, fatta di difficoltà, di scelte coraggiose, altre meno, di amori puri e di altri nati per esigenza, di sbagli, di problemi e di soluzioni. I romanzi della Rattaro non servono come svago, ma sono spunto di riflessione. Per quanto "un uso qualunque di te" rimanga il mio preferito, anche questa storia mi ha insegnato qualcosa e per l'ennesima volta (con lei è diventata routine) ho messo in discussione il mio punto di vista e ho provato a mettermi nei panni di un'altra persona. In questo caso però non sono riuscita a modificare il mio pensiero iniziale, certe scelte sono state dure da mandare giù, ma sono punti di vista e a volte le scelte più discutibili si rivelano le migliori.
Ho imparato l'importanza dell'amore, di quello imperfetto, di quello che viene fuori a lungo termine e ancora una volta ho imparato a gestire le emozioni quando mi si parano davanti delle possibilità indigeste.

Vi aspetto giovedì, con la tappa del Blog Tour dedicato a "Andiamo a vedere il giorno. 

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#Recensione,

Recensione - Il nostro momento imperfetto di Federica Bosco

venerdì, ottobre 26, 2018 Baba Desperate Bookswife 4 Comments

Il libro
Il nostro momento imperfetto di Federica Bosco
Editore:Garzanti| Pagine: 297| Pubblicazione: 2018 | Prezzo 17,90€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi. Con Garzanti ha pubblicato Ci vediamo un giorno di questi (2017).
Recensione 
e mezzo

Alessandra e Nicola. Anzi no. Alessandra e basta perchè Nicola è ominicchio.  E' una donna che ha superato abbondantemente i quaranta, nella vita insegna fisica all'università, ha una sorella minore egocentrica e volubile di nome Gaia e ha due nipoti, Apollo come il Dio e Tobia come il cane (per la felicità della nonna). Ha una madre severa come la signorina Rottermeier e un padre placido perennemente sulla poltrona. Vive da quattro anni con un "uomo" che si chiama Nicola, ma un giorno scopre che l'amore tiepido della sua vita, fatto di abitudinaria consapevolezza, era un calesse. Ma dopo questa scoperta la vita di Ale è destinata a scivolare, perchè le ferite dell'anima le comprendono in pochi, un braccio rotto è evidente, un cuore lacerato no, quindi ciò che non si vede, semplicemente non esiste.
Purtroppo la nostra protagonista non avrà grande sostegno in famiglia, la madre le concede giusto tre giorni di lutto, la sorella è abituata ad avere il "tutto esaurito" e non accetta che una volta tanto la protagonista possa essere la sorella, una migliore amica non ce l'ha più, così diventa il più classico dei cliché: la prof zitella: isterica e stronza.
Apollo e Tobia, inconsapevolmente hanno un grande ruolo nella sua ripresa, gli impegni lavorativo-sentimentali di Gaia permetteranno alla zia di occuparsi degli adorabili nipoti, così se il corpo opera...il cervello non pensa.
Poi un giorno arriva Lorenzo, incontrato in piscina per caso e la vita assume nuovi colori, il corpo si risveglia dal torpore e il cuore comprende di poter provare dei sentimenti ancora sconosciuti. Ma nella vita niente è perfetto. Mai. Questa è un po' una regola e ogni momento bello lo si paga con uno altrettanto brutto (o almeno spesso nella mia vita funziona così).
Federica Bosco mi ha nuovamente colpita, prendendomi alla sprovvista. Ho iniziato a leggere la storia di Alessandra, mi sono emozionata fin dalle prime pagine, ma poi ho pensato che questo libro non svoltasse, non reggesse il confronto con gli altri, la storia non prendesse il giusto ritmo. Ovviamente mi sbagliavo, ad un certo punto tutti i miei pensieri sono cambiati, il mio cervello ha iniziato ad elaborare informazioni e il mio cuore si è emozionato, pagina dopo pagina, affrontando temi di cui non si sente molto parlare: la mancata maternità, il ruolo della matrigna, i figli sballottati come conseguenza di matrimoni falliti, depressione, ipersensibilità. Mi sono ritrovata a ragionare, pensare, immedesimarsi ( e con i libri di Federica è fin troppo facile) e sopratutto a soffrire, perchè come sempre le persone che popolano le sue pagine sono terribilmente vere.
Ancora una volta ho vissuto un'avventura molto lontana dalla mia vita, ma per tutte quelle ore è stata la mia di vita, e tutto quello che ha passato la prof, io l'ho vissuto con lei, piangendo, arrabbiandomi, serrando i pugni. e io non so come si chiama tutto questo, se basta dire che questo è un libro bello, io so solo che queste storie lacerano, ma fanno crescere, aprono la mente. Lo stile è sempre lui, riconoscibile, diretto, lineare, accogliente. La trama è complessa, articolata, ricca.
E io non voglio rivelarvi troppi particolari perchè questo libro va vissuto. vi consiglio solo di leggerlo, perchè non delude.
Ancora una volta Federica, brava, brava, brava. Non smettere di regalarci le tue parole

4 commenti:

#gruppo di lettura,

Gruppo di Lettura - Il cavaliere d'inverno - tappa 2

lunedì, ottobre 22, 2018 Baba Desperate Bookswife 17 Comments

Buongiorno lettori e buon inizio settimana. Il tempo vola e ridendo e scherzando siamo già giunti alla seconda tappa dedicata al Gruppo di lettura che io e Dany Un libro per amico , abbiamo deciso di proporvi, ossia quello del libro Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons edito da BUR. Siete pronti? Avete letto la parte stabilita per oggi? Ricordatevi di attenervi a commentare solo le pagine lette per oggi!
Per chi si fosse perso il post di presentazione e volesse iscriversi può ancora farlo qui!
Trama: Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d'estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell'Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un'attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l'assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.
Prima di passare al mio pensiero sulla parte di oggi vi ricordo le tappe:
  • 02 ottobre 2018: presentazione del GDL - qui -
  • 15 ottobre 2018 - Un libro per amico: discussione da pag. 0 a pag. 239 quindi tutta la PARTE PRIMA - IL DIAFANO CREPUSCOLO - qui- ;
  • 22 ottobre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 243 a pag. 378 ovvero tutta la PARTE SECONDA -LA MORSA DEL RIGIDO INVERNO;
  • 29 ottobre 2018 - Un libro per amico: commenteremo da pag. 383 a pag. 550 quindi tutta la PARTE TERZA - LAZAREVO
  • 05 novembre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 553 a pag. 696 (fine del libro) ovvero tutta la PARTE QUARTA - SFIDA ALLA VITA.
  • 12 novembre 2018: sui nostri due blog troverete la recensione del libro.

Ma adesso veniamo a noi, perciò fate attenzione, GLI SPOILER non mancheranno, quindi se ancora
non avete letto il libro, astenetevi dal proseguire per non rischiare di rovinare la vostra eventuale futura lettura.
Siamo nel pieno della guerra, Tatiana e Alexander si sono incontrati da soli un'ultima volta e si sono detti che nonostante i sentimenti che provano, non possono far sbocciare la loro relazione. I sentimenti di Dasha sono troppo importanti e sensibili per essere calpestati, la famiglia non approverebbe questo cambiamento, insomma troppe le cose a loro sfavore. 
Fonte Casa della Storia Europea
I combattimenti proseguono indomabili, è l'inverno del 1941 e le cose sono destinate a peggiorare, anche se Tatiana e la sua famiglia non sembrano volersene fare una ragione. Il cibo scarseggia al punto che cominciano a morire le persone di stenti. Le razioni di cibo diminuiscono a dismisura, Tatiana ogni mattina si reca a prendere la scorte giornaliere che spettano a lei e alla sua famiglia, grazie alle tessere annonarie. Le persone iniziano a nascondersi nei rifugi antiaerei, le aggressioni per strada aumentano, perchè un tozzo di pane può fare la differenza. L'inverno, oltre a diventare duro a causa della fame, è particolarmente ostico per via delle temperature, si arriva fino ai trenta gradi sotto zero e quando non si possiede più combustibile, la legna ha un costo...ci si riduce a bruciare il tavolo e poi le sedie per non morire di freddo. Esseri umani che muoiono per le strade e nessuno riesce più a spostarli, i sopravvissuti non hanno la forza di affrontare un simile sforzo. Se pensiamo a Marina, la cugina di Dasha e Tatiana, che è stata spinta giù per le scale ghiacciate della loro casa! Poter vedere l'alba del giorno dopo diventa una benedizione...oppure no, dipende se si intravede la luce al fondo del tunnel, oppure la guerra ha tolto ogni barlume di speranza. 
Fonte Qui
Ma veniamo alla famiglia Metanova, perchè la parte che abbiamo appena letto è ahimè ricca di morti: abbiamo il padre, ormai alcolista grave, ricoverato in ospedale e deceduto a causa di un bombardamento, la nonna Maya, che dopo aver venduto tutto per qualche cucchiaio di farina ha ceduto ed è morta sul divano di casa, vicino ai suoi quadri; Marina, dopo aver contratto lo scorbuto e aver iniziato a sanguinare dalla bocca non ha retto e il suo giovane corpo ha ceduto, poi la mamma Irina Metanova, dopo aver cucino l'ennesima divisa per pochi spiccioli dice basta, anzi dice "Non ce la faccio più" e ancora con l'ago in mano e lo stesso sacco che avrebbe contenuto il suo corpo, sospira affannosamente per l'ultima volta; infine Dasha, che ha contratto la tubercolosi e nonostante gli sforzi di Alexander per mettere in salvo le due sorelle, non supera la seconda notte fuori casa. Tatia non si da pace, deve seppellirla degnamente e allora trova una slitta e la lascia in acqua, in modo che possa essere libera di nuotare insieme a Pasha, Marina e tutti gli amici che ormai sono solo più un doloroso ricordo. 

"Passa oltre, non alzare gli occhi, Tatiana, rimani in fila; se perdi il posto non avrai pane e dovrai setacciare la città alla ricerca di un latro magazzino. Non muoverti, qualcuno verrò a sgombrare la strada. Una bomba era caduta sulla Fontanka, sulla fila dove stava Tatiana, e aveva centrato una mezza dozzina di donne. Che fare? Pensare ai vivi, alla famiglia, o spostare i morti? Non alzare gli occhi Tatiana.
Non alzare gli occhi, Tatiana, tienili puntati sulla neve, non guardare niente tranne i tuoi stivali che cadono a pezzi."

Adesso veniamo alle mie emozioni. Questo che ho riportato sopra è una delle parti introspettive che mi hanno colpita molto. Io durante queste pagine ho pensato: ma come cavolo hanno fatto tutte quelle persone ad andare avanti? Come hanno fatto i sopravvissuti a riprendersi psicologicamente? Una madre su di un camion che tiene in braccio la sua bambina morta e suo marito sdraiato accanto, morto anche lui, e lei è talmente sconvolta che non riesce ad accorgersi di essere rimasta sola. Famiglie che devono lasciare i cadaveri dei propri cari sul marciapiede, perchè semplicemente non si possono seppellire. Persone che lavorano in fabbrica e che oltre a temere di morire di fame, di freddo, di malattia, che magari piangono i figli morti al fronte, devono lavorare con un fucile puntato alla schiena, perchè se sbagliano ad aggiustare un motore di un aereo vengono fucilati dai loro stessi compagni. Ahhh la dittatura. 
Per quanto riguarda la parte sentimentale...stenderei un velo pietoso: Alexander è insopportabile (per me): ama una persona ma alla fine, con la scusa che l'amata non vuole rischiare di far soffrire la sorella...fa il doppio gioco. Tatiana, dolce cara anima pura, svegliati!!! La tua famiglia ti sfrutta, tua sorella è un'oca giuliva con l'intelligenza di un criceto, io capisco l'altruismo ma questo è masochismo bella mia . Insomma una catastrofe! Dasha, egoista, insensibile, egocentrica testa d'asino, quando la smetterai di essere cieca e sopratutto di pensare solo a te stessa? Giusto, sei stata seppellita nelle fredde acque russe, quindi non puoi più replicare. In fondo però ho quasi versato una lacrima per questa ragazza, che alla fine non credo fosse cattiva ma solo dotata di scarsa intelligenza. 
Ho amato follemente questa seconda parte del libro, poco romantica e molto storica, ho riflettuto molto, ho sofferto e mi sono ricordata di quanto io sia fortunata, anche solo al pensiero di mia nonna Linda, che partorì mia zia nel 1938 e mio padre nel 1942. 
Adesso non mi resta che proseguire e scoprire cosa succederà, che scusa troverà Tatiana per stare lontano da Alexander, perchè so che sarà così. E adesso spoilerateeeeeeeeee che non vedo l'ora di leggere i vostri commenti. 

Vi ricordo che la settimana prossima, lunedì 29 ottobre,  dovrete recarvi sul blog di Daniela Un libro per amico, per commentare la terza tappa, ovvero tutta la parte terza. 

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#Recensione,

Recensione - Figlie di una nuova era di Carmen Korn

venerdì, ottobre 19, 2018 Baba Desperate Bookswife 4 Comments

Il libro
Figlie di una nuova era di Carmen Korn
Editore:Fazi| Pagine: 524| Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo 17,50€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Carmen Korn
Nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città.
Recensione 
e mezzo

Questo libro ha attirato subito la mia attenzione: la copertina dai toni vintage, il titolo deciso e indubbiamente la casa editrice, che mi sta regalando tante gioie. Così, proprio grazie alla collaborazione con la Fazi Editore ho potuto leggere questo libro in anteprima. Questa mattina però grazie alla mia amica Nadia, mi sono accorta che ieri uscì una recensione vuota. Scusate, problemi tecnici uniti alla sbadataggine. Torniamo a noi: Amburgo, primi anni del ‘900, quattro donne, che non potrebbero essere più diverse tra loro, eppure le loro vite sono destinate ad incrociarsi...
Henny, orfana di padre, succube di sua madre, ha sempre vissuto una vita borghese. Ha studiato ostetricia e riesce a con impegno a coronare il suo sogno lavorativo raggiungendo  l’indipendenza economica. Kathe, amica di infanzia di Henny, arriva da una famiglia più umile ma anche lei riuscirà a diventare un’ostetrica appassionata e gentile. La politica scorre nelle sue vene e il comunismo è la sua fede. Ida invece è proprio una ragazza viziata, cresciuta con genitori che hanno sempre accontentato ogni capriccio, la sua vita però è velata da un visibile strato irrequietezza e scarsa soddisfazione. Lina invece è una maestra, la sua istruzione, la casa, la complicità con il fratello li deve ai suoi genitori, morti di stenti per salvare i figli.
Questo è indubbiamente un romanzo lento, primo volume di una trilogia sbocciata dalla penna dell’autrice tedesca Carmen Korn, ci racconta le vicende di queste quattro ragazze, che crescono davanti agli occhi del lettore, che si ritrova involontariamente coinvolto nelle loro vite. Ma in questo caso il termine “lento” è senza dubbio usato dalla sottoscritta in senso positivo, poiché queste 524 pagine ci catapultano dentro una città che a distanza di pochi anni ha vissuto due guerre mondiali, ci racconta di donne che cambiano, che vivono una metamorfosi sociale, che si scontrano con mentalità che stanno cambiando e appassionano con delicatezza ed eleganza.
Durante la lettura ho respirato un’aria che non c’è più e l’ho fatto cercando di godere di ogni istante, ogni descrizione e ogni luogo: ho immaginato sale sfarzose all’interno delle quali un pianista soddisfava il sensibile udito degli ospiti con sinfonie delicate, ho immaginato le case chiuse, fumose, proibite contraddistinte da odori forti e risate provocanti; sono salita su una bmw decappottabile, indossando una sciarpetta di seta per proteggere i capelli appena tagliati a caschetto; ho assaporato cocktail a base di vermut, chiacchierando fittamente con le mie amiche, adagiata sul divano in salotto.
Questo romanzo, scritto con delicatezza e poesia, ci inserisce all’interno di complicate relazioni personali, presentandoci personaggi unici che vanno conosciuti un poco alla volta per riuscire ad apprezzarli pienamente. Ho amato lo scorrere degli anni, il poter assistere alle mutazioni familiari, alle tragedie raccontate con compostezza, alle piccole gioie e concessioni che di tanto in tanto i personaggi si concedono. Ho adorato il furore di Kathe, la sua passione per un ideale, la sua anima selvatica che ogni tanto fa capolino sopratutto nella relazione con Rudy, uomo come se ne incontrano pochi, amante della poesia e devoto compagno. Mi sono immedesimata nell’insoddisfazione di Ida, nella sua indecisione, ma anche nel suo progetto a lungo termine, studiato con cura. Insieme ad Henny ho sperimentato la prigionia tra le mura domestiche a causa del troppo amore, grazie all’amicizia con Lina ho osato senza abbassare la testa e proprio lei mi ha insegnato a lasciarmi andare.
Inutile dire che non vedo l’ora di proseguire, perché un po’ come è avvenuto con la saga dei Cazalet, ci ho messo un po’ ad affezionarmi ai personaggi e ad un certo punto ho pensato che ciò non si sarebbe verificato, invece poi ho provato un senso di solitudine e mi bastava riaprire il libro per ritrovare delle persone che ho apprezzato senza nemmeno rendermene conto.
Vi aspetto! Non vedo l’ora di sapere se lo avete già letto e se vi ispira.

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#Recensione,

Review Party - Non chiedermi mai perchè di Lucrezia Scali

giovedì, ottobre 18, 2018 Baba Desperate Bookswife 6 Comments



Il libro
Non chiedermi mai perchè di Lucrezia Scali
Editore: Newton Compton| Pagine: 320 | Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo: 9,90€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Lucrezia Scali
è nata a Moncalieri nel 1986 e qualche anno più tardi si è trasferita a Torino. Il suo amore per gli animali l’ha guidata fino alla facoltà di Medicina Veterinaria. Te lo dico sottovoce, suo romanzo d’esordio, è stato pubblicato dalla Newton Compton con un notevole successo, restando per oltre 20 settimane ai primi posti delle classifiche, ed è stato tradotto in Germania. La Newton Compton ha pubblicato anche La distanza tra me e te, L’amore mi chiede di te, Non chiedermi mai perché e, in versione ebook, Come ci frega l’amore.


Recensione 


E' la vigilia di Natale, Ottavia e la sua famiglia affrontano con gioia una giornata di festa, preparandosi moralmente al cenone abituale a casa della famiglia di suo marito. Nevica. L'atmosfera è perfetta e il piccolo Mattia non sta più nella pelle. Arriva la sera, tutti e tre salgono sull'automobile carichi di quei pensieri che solo le feste sanno creare. La neve, la scarsa visibilità, un'altra automobile vista all'ultimo, l'euforia spezzata, il vuoto, un ospedale, una mancanza che strappa l'anima, una decisione da prendere in pochi attimi.
Lucrezia Scali sperimenta nuove strade, che potrebbero essere rischiose, proprio come quella percorsa da Ottavia durante il suo ultimo viaggio sfortunato con la sua famiglia. Lucrezia però non scivola, i suoi riflessi sono buoni, le gomme appena cambiate e la neve è sua amica, così, se la sua protagonista percorrendo una strada pericolosa perde tutto, la nostra amata autrice acquista un sacco di punti.
Questa è una storia che permette al lettore di riflettere su molteplici argomenti, come la perdita di
persone care e la conseguente elaborazione di un lutto; la donazione degli organi e la forza di rimettersi in gioco, provando a toccare il fondo, anzi raschiandolo,  per poi cercare di risalire con i giusti tempi e la forza necessaria per non scivolare.
Se da Lucrezia vi aspettate un altro romance, provate a mettervi nell'ordine di idee che ha scritto qualcosa di diverso, pur non togliendo al lettore quella dose di speranza e sentimento che fanno bene al cuore. La copertina potrebbe trarre in inganno, la trama è complessa e i sentimenti che proverete saranno molti e di diversa natura.
Ottavia soffre terribilmente, ma in qualche modo lo fa con discrezione, trasmettendo il suo dolore senza necessariamente essere qualcosa di forzatamente lacrimevole, questa donna distrutta prende delle decisioni difficili e lo fa con forza, nonostante il suo animo sia a pezzi. Ma lei è ancora giovane e se questo dolore è così grande da non sembrare sopportabile, c'è ancora una speranza, e lei non si arrende, decide di provare a curare le sue profonde ferite.
Un romanzo maturo, consapevole, doloroso, ma contemporaneamente dolce e caratterizzato da un linguaggio colloquiale che fa sembrare tutto estremamente vero. Quando Ottavia dialoga con qualcuno il lettore la immagina e può sentirne la voce. E poi c'è una figura maschile molto importante, non vi voglio svelare il suo nome e nemmeno il suo ruolo nella vicenda, proprio perchè vorrei che questo romanzo lo scopriste da soli; ma questo di questo uomo ho amato diversi aspetti, tra cui la sua sensibilità e il suo essere così paziente. Vi conquisterà, ne sono certa, ma preparatevi, è diverso dagli uomini costruiti solitamente dall'autrice, ennesimo cambiamento per voi.
Poi non vi nego che da madre è stato difficile affrontare l'inizio di questo libro, io che non leggo brani con violenze o decessi o insomma nulla di spiacevole sui bambini, ma ho respirato a lungo e ho fatto bene. Ho smesso di nascondere la testa sotto alla sabbia e ho affrontato un argomento che purtroppo esiste e non è nemmeno così raro. Io ho avuto la forza di leggerlo, ma lei di scriverlo.
Se sentite il bisogno di sperimentare qualcosa di diverso e di non scontato questo libro fa per voi, se avete letto i libri di Lucrezia e apprezzate il suo stile anche questo non vi deluderà, se non conoscete l'autrice questo potrebbe essere il momento giusto. Per me Non chiedermi mai perché è il romanzo migliore della Scali, quello che dimostra la sua capacità di scrivere non solo storie d'amore e la rende professionalmente  più completa.
Buona fortuna ragazza!

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#Recensione,

Review Party - La stanza della tessitrice di Cristina Caboni

mercoledì, ottobre 17, 2018 Baba Desperate Bookswife 6 Comments


Il libro
La stanza della tessitrice di Cristina Caboni
Editore: Garzanti| Pagine: 304 | Pubblicazione:18/10/ 2018 | Prezzo: 18,60€| Trama Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. È l’autrice dei romanzi Il sentiero dei profumi – bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere –, La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti– Premio Selezione Bancarella 2017 –, La rilegatrice di storie perdute e La stanza della tessitrice.
Recensione 


Eccomi nuovamente qui a scrivervi di un'autrice a me cara, stiamo proprio parlando di Cristina Caboni, che io scoprii nel 2014 grazie ad un post della Garzanti su Facebook : si trattava de "Il sentiero dei profumi". Era il suo primo romanzo, io lo lessi subito e da allora li ho collezionati tutti (in realtà nonostante lo abbia sullo scaffale non ho ancora letto La rilegatrice di storie perdute, ma rimedierò).
Negli anni gli argomenti sono stati molteplici, con il primo romanzo siamo stati a Parigi a creare fragranze, con il secondo ci siamo imbarcati per la  Sardegna e abbiamo conosciuto il potere delle api e del mestiere così affascinante che ne deriva, grazie al terzo abbiamo viaggiato tra Londra e Volterra e ci siamo occupati di fiori insieme alle protagoniste, con il quarto tratteremo l'argomento dei libri e della rilegatura e infine adesso con "La stanza della tessitrice" prenderemo un mezzo per Bellaggio, passeremo da Milano e infine toccheremo Parigi per parlare di sartoria.

Come sempre Cristina ha la capacità di costruire delle donne carismatiche, questo è proprio un tratto che la contraddistingue, e il lettore che già la conosce sa cosa aspettarsi. Camilla è una ragazza giovane, ma che la sofferenza l'ha già toccata con mano: perse i genitori che era solo una ragazzina e una signora del suo palazzo, Marienne,  decise di prendersi cura di lei. Le lega l'amore per le stoffe e la creatività. Ma quando questa austera signora decide di ritirarsi dagli affari qualcosa si incrina, così Camilla scappa da Milano e cerca la sua identità a Bellagio. Un inconveniente però la farà tornare sui suoi passi, la sua Mamy la riporta inaspettatamente tra le mura di casa e dovrà risolvere un enigma per lei: deve trovale Adele, sorella di Marienne, come unico indizio un baule pieno di abiti confezionati a mano dalla madre di Marienne, che a quanto pare nella sua vita oltre a creare abiti pregiati ha celato dei segreti.

Mi sono appassionata a questa storia dalle prime pagine, perchè come ho scritto qualche riga più in su, i personaggi femminili di Cristina non lasciano indifferenti, il loro carisma seduce il lettore. Il bello di questo romanzo è proprio l'intreccio che l'autrice riesce a tessere, lo fa con arguzia, stoppando la parte in questione quando si fa davvero interessante e alternando il presente al passato, in modo che il lettore sia sempre sul filo del rasoio, oggi come ieri. 
Ogni tanto mi capita di appassionarmi a determinati personaggi e tirare dritto con altri, non vedendo l'ora che tornino i miei preferiti; in questo caso non ho avuto preferenze, la vita di Camilla ha stuzzicato la mia curiosità, che è stata pienamente appagata, e lo stesso per la vita di Maribelle, madre di Marianne, fantastica stilista che ha introdotto lo scrapolario tra le cuciture dell'abito. Vi state chiedendo cosa sia vero? Ebbene è un piccolissimo sacchetto di stoffa contenente fiori secchi profumati e un bigliettino con i desideri della persona che indosserà l'abito, fatto proprio per lei. Era la sua firma, il suo segno di riconoscimento, peccato che la sua vita artistica sia durata così poco...
Anche questa volta la seconda guerra mondiale fa da sfondo ad un romanzo incredibilmente ricco, e anche se sempre più spesso mi capita di non apprezzare più molto questo contesto così tanto "sfruttato", in questo caso tutto era al posto giusto al momento giusto. 
Ancora una volta l'autrice si conferma abile con la penna e con i sentimenti, mettendo in scena una storia con personaggi interessanti e un mestiere antico, elegante e sempre più sottovalutato a causa delle grandi aziende che sempre più spesso si portano via il bello del hand made
La storia d'amore? C'è, ma non vi dirò in quale epoca! 
Se proprio devo trovare qualcosa che non mi è piaciuto, beh diciamo il rapporto tra Daniela, nipote di Marianne, e l'orfana Camilla, rovinato dalla gelosia e successivamente dalle scelte della stessa Marianne. Mi è sembrata una situazione da soap opera latina e anche se so l'indice di ascolti di questi programmi, purtroppo ecco, non fanno tanto per me. Ma in questo caso...son gusti. 
Se cercate una storia da leggere tutta d'un fiato, questo libro fa per voi. Se amate gli intrecci e non vedete l'ora di venirne a capo, questo libro fa per voi. Se vi piacciono quei mestieri che purtroppo stanno andando nel dimenticatoio, se vi soffermate a guardare le vetrine delle sartorie e credete nel valore delle cose fatte a mano, questo libro fa per voi. In libreria. Andate a compralo :-) 

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#AAA Autori Emergenti,

Recensione - Il tempo dentro di noi di Stefano Galardini

lunedì, ottobre 15, 2018 Baba Desperate Bookswife 4 Comments

Il libro
Il tempo dentro di noi di Stefano Galardini
Editore: Convalle Edizioni| Pagine: 232| Pubblicazione:2017 | Prezzo 13,50€|  
Genere: narrativa 
Notizie sull'autore
Stefano Galardini vive tra Genova e Monza. Condivide casa con Niky, gatto da un occhio solo. Sul suo comodino ci sono 90 libri in attesa di essere letti, ma continua comunque imperterrito a comprarne. Ama la musica, meglio se in vinile, a scelta tra rock e rock, con brevi puntate sul blues. Nella vita di ogni giorno si occupa delle persone, lavorando come Operatore Socio Sanitario nel sociale. Ha 32 anni e Il tempo dentro di noi è il suo romanzo d’esordio.
Recensione  a quattro mani con mammà


Dal lontano 1996 ad un futuro 2056, una vita in mezzo, ma solo due i protagonisti, Luca e Lidia, che si conosco sui banchi di scuola e capiscono in fretta che sarebbero diventati amici grazie all'amore per i Nirvana ma sopratutto al brano "All Apologies" che li unisce fina da subito. Kurt Cobain li fece socializzare e la loro amicizia durò per tutta la loro travagliata vita.
Luca è tormentato, amante della filosofia, persona non convenzionale e leggermente cupa, può ricordare un "poeta maledetto",  Lidia invece ama i numeri, è solare, trasparente e serena. Il loro rapporto è simbiotico, fraterno, poichè l'affetto che li unisce va oltre l'amicizia, sempre rara tra uomo e donna. Trascorrono tempo insieme e la loro confidenza è invidiabile, infatti la gelosie dei loro fidanzati è palpabile, ma loro non si lasciano scalfire. Partenze, addii, abbracci, rientri, cambiamenti, matrimoni, figli, nipoti, lutti, ma loro si ritrovano sempre lì, perchè anche se i tempi cambiano, il loro di tempo è dentro l'anima e nessuno glielo potrà portare via.
Un romanzo basato esclusivamente su due persone e sul loro rapporto, perchè in fondo non c'è spazio per altro, Stefano Galardini concentra le sue energie su due persone soltanto e ci riesce alla grande, costruendo una storia commovente, complessa ma sopratutto articolata nella filosofia del pensiero. Sembra quasi impossibile al lettore pensare che questo sia il suo romanzo d'esordio, la sua capacità di dare un futuro a questa coppia speculare è pazzesca, l'autore sembra descrivere qualcosa di ben noto.
E' indubbiamente una lettura introspettiva, i pensieri dei protagonisti sono molteplici e la tristezza è notevole. Luca e Lidia riflettono molto e lo fanno ad alta voce, mettendo il lettore in una condizione di quasi invadenza nei confronti dei protagonisti che sono così uniti da essere da sembrare veri.
Questa storia parte dall'epilogo per poi ricongiungersi andando a chiudere naturalmente il cerchio. Una storia a tratti straziante che lascia il segno, trasmettendo al lettore un profondo rispetto per un sentimento così puro, ma anche una sensazione di inquietudine, perchè le difficoltà e gli ostacoli da superare sono sempre in agguato, come d'altronde ogni rapporto lungo una vita.
Ci sarebbe tanto da dire, ma la paura di "spoilerare" è tanta, perchè tutti voi vi starete chiedendo se queste due anime sono finite insieme, se il loro rapporto è illibato, se, se e tanti se, ma credo che una qualsiasi risposta rovinerebbe la vostra voglia di leggerlo e a questa storia dovete dare una possibilità, anche se dovrete essere pronti e il momento dev'essere quello giusto. Vi posso dire anche che lo stile è tutt'altro che acerbo, che i sentimenti sono profondi e la struttura è buona,  i pensieri sono lineari e il modo di scrivere diretto, arriva subito, come se avessimo letto già altro uscito dalla sua commovente penna. Commovente, questo termine per caso l'ho già usato? Perchè è quello che meglio descrive il romanzo nella sua totalità.
Siete pronti? Avete dei fazzoletti a portata di mano? Quest'amicizia lunga una vita che ha una colonna sonora di tutto rispetto, vi porterà lontano, tenendovi attaccati alle pagine che raccontano una storia tutt'altro che scontata.
Fateci sapere, io e mammà siamo curiose (per la prima volta abbiamo voluto fare qualcosa insieme che riguardasse il blog, quindi potete anche salutarla se volete, è timida ma molto dolce!). A presto lettori, sarà una settimana intensa :-) 

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#AAA Autori Emergenti,

AAA...Autori Emergenti - Francesca De Angelis

giovedì, ottobre 11, 2018 Baba Desperate Bookswife 0 Comments

Buongiorno amici lettori, il post di oggi è dedicato ad una giovane autrice promettente, che ha scritto un romanzo prendendo spunto dai grandi classici britannici. Un'impresa non da poco. Vi lascio la scheda del libro. Buone letture a tutti.


Titolo: Cenere sulla Brughiera

Editore: Arduino Sacco Editore

Autore: Francesca De Angelis

ISBN: 978-88-6951-219-3

Numero pagine: 228

Data di pubblicazione: settembre 2016

Sito editore :www.arduinosaccoeditore.eu 






TRAMA:
Catherine Barret nacque in una piccola cittadina dello Yorkshire, crescendo felice fra le brughiere che caratterizzano quei luoghi. Quell’infanzia ridente che sembrava poter durare in eterno viene spezzata dalla morte dei suoi genitori Elizabeth e Robert Barret. Cathy assieme alla nonna Mary e all’infantile zia Clarisse è costretta ad immigrare negli Usa. Dopo la morte della nonna, seguita successivamente da quella della zia, Catherine viene affidata ai Finch una coppia snob e sgarbata che la maltratta in continuazione. La ragazza troverà un po' di sollievo con l'amicizia e successivamente storia d'amore con il tormentato Logan, suo compagno di classe, ragazzo fragile che cela la sua infelicità con un facciata allegra e solare. Dopo giorni di idillio, Logan scompare. Catherine dovrà così fronteggiare da sola il bullismo dei suoi compagni di classe. Fra mille peripezie dopo essere scampata ad una violenza di gruppo da parte dei suoi compagni, si ritroverà a fuggire per la campagna, braccata dalla polizia che la considera responsabile della morte dei suoi amici e dei suoi genitori adottivi. Cathy da innocente verrà condannata alla pena capitale dopo essersi ricongiunta con Logan ed aver appreso di essere stata usata da John Cabol, un perfido avvocato amico dei Finch, assassino degli stessi e che ha visto in lei lo strumento ideale per realizzare i suoi loschi piani. Il lieto fine arriverà solo con la pace eterna, poiché nelle mie storie spesso è solo l'aldilà il luogo di pace. Nei miei racconti i protagonisti sono quasi sempre ragazzi soli e gli adulti che dovrebbero proteggerli diventano spietati carnefici senz'anima. Solo gli adulti deboli, in questo caso rappresentati dall'infantile ed un po' pazza zia Clarisse e gli anziani nonni di Logan rappresentano il bene che però è sempre destinato a soccombere. In questo romanzo ispirato a “Cime Tempestose” spesso citato nel libro come romanzo preferito dalla protagonista, ho voluto rappresentare il lato oscuro nel mondo dove la vita, la felicità e l'amore vengono abbattuti dal denaro e dalla sete di potere qui rappresentati dal malvagio avvocato Cabol.

L'AUTRICE:
Francesca De Angelis nacque a Roma il 10-04-1991 in una gelida giornata di primavera, l'unica sopravvissuta ad potenziale parto plurigemellare. Per avere un quadro di quella che fu la sua infanzia, basta guardare uno di quei film anni 30 con protagonista Shirley Temple dove il lieto fine è presto detto. Le sua giornate erano scandite dalla scuola e dai giochi con gli amici sotto l'occhio vigile della nonna, una signora energica e un po' mascolina che le raccontava spesso le storie e le leggende che aveva appreso nel paesino di montagna dov'era cresciuta. Così nutrita da storie su fate, folletti e principesse l'immaginazione della piccola Francesca iniziò ad essere fertile. Un contributo venne anche dalla florida e grassottella zia materna che ogni pomeriggio, aiutata dalla collana dei libri “I Quindici” rendeva ancora più forte il suo desiderio di lettura. C'era un periodo della sera, che Francesca trovava magnifico quando il buio cadeva sulla casa della nonna, dove ogni angolo poteva celare un mistero o un bizzarro animale. Essa appariva agli occhi della bimba come un castello incantato. Qualche anno dopo il castello incantato arrivò davvero. A nove anni, dopo la morte della nonna, seguita a breve da quella della zia, la depressione iniziò a divagare nel suo corpicino spingendolo a vedere il lato più orribile del mondo. Qualcuno però non voleva vederla soffrire. Il giorno del suo decimo compleanno qualcuno le recapitò un regalo molto speciale che cambiò per sempre la sua vita. Il regalo era il terzo volume della saga di Harry Potter, della scrittrice britannica J.K. Rowling che divenne da allora la sua Fata Madrina cosmica. Quel romanzo le fece capire come la scrittura, il semplice poggiare una penna su un figlio potesse rinvigorire il suo animo in maniera ancora maggiore di quanto potesse fare qualunque medicina. Da ragazzina Francesca prese ad amare la scrittura e usando delle vecchie bambole prese a dar vita ai suoi personaggi. Oggi, che la sua vita è passata per un quarto ha da poco pubblicato il suo primo romanzo “Cenere sulla Brughiera” per la casa editrice Arduino Sacco. E, sebbene il cammino verso la felicità sia ancora lungo e tortuoso, la ragazza continua a scrivere non volendo mai abbandonare l'attività che ama di più e che la salva ogni giorno dal finire nel baratro.

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#Recensione,

Keep Calm and Read Nadia #33 - Recensione di Ragazze Elettriche

martedì, ottobre 09, 2018 Baba Desperate Bookswife 9 Comments

Buongiorno! oggi un libro pieno...di brutte persone. Nadia ce ne parla :-) curiosi? 












Buongiorno lettrici e lettori,

oggi vi parlo di un libro che ho fatto molta fatica a terminare e dal quale sono stata parecchio delusa: Ragazze elettriche di Naomi Alderman. La premessa della Alderman (cosa succederebbe se le donne avessero la possibilità di emanare energia elettrica da una “matassa” posta all’altezza della clavicola?) sarebbe stata anche interessante, e infatti avevo aspettative abbastanza alte quando l’ho cominciato. Purtroppo ho cominciato a disamorarmi abbastanza presto. Innanzitutto lo stile: l’ho trovato piatto, freddo, scolastico, privo di personalità, tanto che ho impiegato parecchio a leggere quelle che sono neanche 300 pagine. Ma sarei potuta passare sopra allo stile se avessi trovato un’idea brillante e dei concetti degni di riflessione. A mio parere, invece, queste cose sono del tutto mancate. Il messaggio dell’autrice (anche le donne userebbero la violenza, se solo potessero) è talmente evidente e chiaro fin da subito che uno si chiede perché dovrebbe leggere le 200 pagine restanti, dal momento che né lo stile né i personaggi né la storia vera e propria offrono un minimo di coinvolgimento. Leggendo questo romanzo ho avuto costantemente la sensazione di sapere già cosa sarebbe successo, avrei quasi potuto prevedere gli avvenimenti. I personaggi sono macchiette, marionette dell’autrice che si muovono al solo scopo di dimostrarne le tesi antropologico/comportamentiste. 

Un altro aspetto che mi ha dato immensamente fastidio è la totale mancanza di un personaggio positivo tra gli uomini, ragion per cui credo che, nonostante il messaggio di fondo condanni uomini e donne in egual misura (anzi, le pagine relative alla violenza esercitata dalle donne sono davvero raccapriccianti), nella scrittura della Alderman sia comunque presente una connotazione femminista. Le donne scelgono di usare in modo malvagio il potere che hanno ricevuto, ma sempre perché gli uomini sono tutti, nell’ordine, violenti e violentatori, aggressivi, manipolatori, arrivisti e delinquenti. Di conseguenza ogni uomo è prevaricatore e ogni donna sembra legittimata a vendicarsi. Questa visione così manichea del rapporto uomo-donna è una descrizione di comodo necessaria per portare avanti la storia nella maniera più facile, ma non aggiunge profondità alla narrazione, anzi gliela toglie. È vero, Tunde non è un personaggio negativo, ma anch’egli è bidimensionale, fa il reporter fondamentalmente per la fama, punto. Verso la fine forse la Alderman ha avuto la percezione di aver esagerato e prova a stemperare i toni, ma ormai il danno è fatto. È innegabile che nella storia dell’umanità il potere sia stato sempre nelle mani dell’uomo, e che le donne abbiano subito discriminazioni e vessazioni nel corso dei secoli, ma da qui a dipingere tutti gli esponenti del sesso maschile come degli infami direi che ce ne passa. Altrimenti rischiamo che persone poco equilibrate prendano questo testo come un manifesto di rivalsa, provocando l’effetto opposto rispetto al messaggio che l’autrice voleva far passare (e su Goodreads ho letto anche qualcosa del genere).

Non sono stata soddisfatta neanche di come viene “spiegata” la nascita del potere nelle ragazze: si parla di sostanze disciolte nell’acqua durante la seconda guerra mondiale, ma non si dice (o io non l’ho capito, obnubilata dalla prosa così ipnotica della Alderman) come si sia sviluppato dopo decenni, come mai solo o soprattutto nelle donne, da quale momento in poi tutte le bambine nascono con la matassa e perché. A un certo punto si dice che probabilmente si tratta di un potere che è sempre stato latente, ma anche lì boh, spiegazioni poche, fatevele bastare.

Il tutto mi ha dato la fortissima sensazione di un’occasione persa: quello che poteva essere un buono spunto è stato trasformato in una storia banale, condotta in porto in maniera debole e inconsistente.

In sostanza, se avete bisogno che qualcuno vi dica che il mondo è pieno di brutte persone, leggete questo libro. Se ci siete già arrivate/i con l’esperienza, lasciate perdere e dedicatevi ad altro, la cavia l’ho fatta io per voi!


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#Recensione,

Recensione - So che un giorno tornerai di Luca Bianchini

lunedì, ottobre 08, 2018 Baba Desperate Bookswife 8 Comments

Il libro
So che un giorno tornerai di Luca Bianchini
Editore: Mondadori| Pagine: 264| Pubblicazione:10/ 2018 | Prezzo 18,00€| Trama Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autore
Luca Bianchini è nato a Torino nel 1970 e ama scrivere in cucina. Con Mondadori ha pubblicato i romanzi Instant love(2003), Ti seguo ogni notte (2004), la biografia di Eros Ramazzotti, Eros - Lo giuro (2005), Se domani farà bel tempo(2007), Siamo solo amici (2011), Io che amo solo te e La cena di Natale di Io che amo solo te (2013) - da cui sono stati tratti due film di grande successo -, Dimmi che credi al destino (2015) e Nessuno come noi (2017), in uscita sul grande schermo,  So che un giorno tornerai in libreria da ottobre 2016 e So che un giorno tornerai, ottobre 2018

Recensione 
e 1/2


Angela Pipan, una delle più belle mule triestine degli anni sessanta, anima inquieta dal corpo favoloso ma dal carattere incerto, a soli vent'anni mette al mondo Emma, che avrebbe voluto chiamare Giorgio, perchè fosse nato un maschio il jeansinaro calabrese Pasquale gli avrebbe dato un cognome, ma il padre della sventurata neonata è sposato e di lasciare la moglie per una femmina proprio non ci pensa. Emma cresce a casa Pipan, circondata dalle attenzioni di numerosi zii, dei pazienti e amorevoli nonni, senza un padre e senza il calore materno. Angela un giorno parte per Bassano per un fine settimana, che diventano due, che si trasformano in un mese che si muta in "non me la sento proprio di tornare".
Ad Emma l'amore e le attenzioni non mancano, ma il suo cervello elabora qualche informazione ricevuta forse per sbaglio e vuole a tutti i costi trasformarsi in un maschio, perchè se avesse il pisello sua madre tornerebbe a riprenderla e amerebbe la creatura messa al mondo anni prima.
Quando l'Ufficio Stampa Mondadori mi comunica che sta per uscire Bianchini non ho nessun dubbio, devo leggerlo subito. Così gentilmente Anna mi invia un file pdf e io mi immergo in un'altra epoca, quella di cui ho tanto sentito parlare dai miei genitori, che mi raccontavano dei meravigliosi tempi in cui si ballava il rock'n roll nelle sale da ballo, quando sulla Cinquecento ci si andava in vacanza in quattro e la Giulietta Spider era da fighi. 
Dopo cinquanta pagine sono andata a trovare la mia libraia e ne ho comprata una copia cartacea, semplicemente perchè non poteva mancare.
Non voglio dilungarmi sulla trama, perchè è articolata ed è giusto che la scopriate poco alla volta (anche se non riuscirete a chiudere il libro con facilità), ma vorrei approfondire le emozioni che questa lettura mi ha suscitato.
Indipendentemente che questo romanzo sia tratto da una storia vera (forse l'unico dettaglio ad aver destato qualche paura in me, visto che dimmi che credi al destino mi deluse molto), io mi sono immedesimata in Angela, ragazza forse egoista, forse indecisa, ma indiscutibilmente infelice. Ho cercato di comprendere il suo rifiuto verso la maternità e anche se non ci sono riuscita ho vissuto dentro al suo bellissimo corpo e ho provato la sua irrequietezza sulla mia pelle. Ho pianto, perchè come madre di Emma ho fallito, ma sarei riuscita a riscattarmi?
Poi ho indossato i vestitini della piccola Emma, ho pianto nuovamente perchè mi sono sentita una figlia indesiderata e sono riuscita a sentire il peso della solitudine dentro ad una cucina abitata da almeno otto persone. Mi si è strappato il cuore in tanti pezzettini sentendomi amata ed educata da chi avrebbe solo dovuto viziarmi e portarmi al cinematografo la domenica. Ho sentito la rabbia crescermi dentro e vissuto ogni matrimonio degli zii come un ulteriore abbandono. Avrei trovato il calore che mi mancava? Sarei riuscita a costruire un futuro anche senza fondamenta?
Poi sono andata in cucina, ho infilato un grembiule e ho iniziato a cucinare i piatti preferiti dei miei figli, con il cuore gonfio di delusione nei confronti di una figlia che ha abbandonato una famiglia unita e amorevole, dimenticando un fagottino così piccolo dal peso emotivo insostenibile. L'ho cresciuta quella bambina, come meglio potevo per colmare il vuoto lasciato da una figlia scellerata ma che non riuscivo ad non amare e a non perdonare ogni volta che senza troppa pena varcava per qualche ora la soglia. Mi sono sentita stanca, ma al tempo stesso felice, perchè i Pipan trovano sempre un motivo per gioire.

Avete visto quanto sia riuscita ad entrare nella storia? Ho scritto addirittura mezza recensione in prima persona.
Bianchini riesce nuovamente a donarmi delle ore indimenticabili, creando dei personaggi unici e scoppiettanti - quelli maschili sono sempre pirotecnici e pieni di sorprese - e li inserisce in un contesto sempre diverso ma credibile. Trieste è la nuova città protagonista, affiancata da dalle tinte acquerello di Bassano e la sua precisione per i dettagli è sempre piacevole quanto sorprendente.
Un romanzo sulla ricerca delle proprie origini, sull'amore dato in maniera non canonica, sulla necessità di sentirsi parte di qualcosa, sulla fuga da se stessi e sull'amore nostalgico, che a volte può rovinare il presente invece di generare sorrisi sognanti. Una storia da leggere, perché Bianchini commuove, intrattiene, fa sorridere, ma sopratutto scrive storie restano nel cuore proprio grazie ai suoi personaggi altamente imperfetti e così dannatamente reali.

8 commenti:

#gruppo di lettura,

Gruppo Di Lettura - Il cavaliere d'inverno di P. Simons

martedì, ottobre 02, 2018 Baba Desperate Bookswife 19 Comments

Buongiorno carissimi! Ebbene sì, mi avete beccato... Chi mi segue assiduamente sa che la mia intenzione era quella di leggere questo libro durante le vacanze estive. Eh no! Non sono io...è  sister mia che avrebbe voluto, ma io ho gufato perchè desideravo leggerlo con lei e il mio desiderio si è avverato.
Quindi l'altro giorno io e Dany Un libro per amico , avendo voglia di riprendere i nostri cari gruppi di lettura abbiamo detto: "Sai che c'è? Potremmo leggere Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons." Quindi eccoci qui, dopo aver trascorso un anno insieme a voi organizzando GDL e dopo esserci prese una pausa doverosa,  eccoci con le nostre sane e belle abitudini di condividere con voi una lettura!

  


Sappiamo che è un libro conosciutissimo, da alcuni molto amato, da altri ampiamente disprezzato. Speriamo che chi lo ha già letto abbia voglia di rileggerlo con noi e spoilerare come se non ci fosse un domani. 
Ma adesso basta chiacchiere...


Ecco come funziona:
1-  02 ottobre 2018 - oggi - : sui nostri due blog vi presentiamo l'intero GDL, avete tempo fino al 15 ottobre per recuperare il libro e per cominciare a leggere.

2-  15 ottobre 2018 - Un libro per amico: discuteremo la parte che avrete letto, ovvero da pag. 0 a pag. 239 quindi tutta la PARTE PRIMA - IL DIAFANO CREPUSCOLO;

3-  22 ottobre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 243 a pag. 378 ovvero tutta la PARTE SECONDA -LA MORSA DEL RIGIDO INVERNO;

4-  29 ottobre 2018 - Un libro per amico: commenteremo da pag. 383 a pag. 550 quindi tutta la PARTE TERZA - LAZAREVO

5-  05 novembre 2018 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 553 a pag. 696 (fine del libro) ovvero tutta la PARTE QUARTA - SFIDA ALLA VITA.

6-  12 novembre 2018: sui nostri due blog troverete la recensione del libro.



COSA FARE PER PARTECIPARE?

Avere voglia di divertirvi e chiacchierare insieme a noi!


- Leggere le parti di libro in base alle tappe segnate sopra e avere voglia di spoilerare sulla parte di libro letto. (Mi raccomando, se per caso leggete delle pagine in più rispetto a quelle segnate per la tappa abbiate l'accortezza di non fare spoiler ma di limitarvi a commentare fino alla pagina decisa per quel giorno.)

- Se volete - ma non è assolutamente obbligatorio - potete lasciarci una vostra mail in modo da potervi avvisare ogni qual volta è online il post della settimana (insomma, vi faremo da promemoria!).


Se avete voglia di unirvi come lettori fissi ai nostri due blog non ci offendiamo, ma non vi obblighiamo a farlo. Sì, siamo sempre noi: Desperate Bookswife e Un libro per amico.

PRECISAZIONE PER CHI STA PARTECIPANDO ALLA VISUAL CHALLENGE: come avete visto nel post di ieri, uno degli elementi che vale come obiettivo del mese è neve. Bè, sulla cover di questo libro ce n'è in abbondanza quindi questo mese potrete:

1-  leggere questo libro normalmente secondo i vostri tempi (ma comunque sempre mandando il link alla recensione entro il mese di ottobre) e vi varrà, come di consueto, un punto.

2-  leggere questo libro insieme a noi commentando tutte le tappe del GDL. Questo vi permetterà di ricevere un punto nonostante sforerete con la recensione nel mese di novembre (ma dovrete comunque postarla entro il 12 novembre e inviarcela entro quel giorno!) + un punto aggiuntivo per esservi sorbiti le sottoscritte.

3-  non leggere il libro e andare avanti con la vostra sfida come se niente fosse. Non sarete bullizzate per questo eheheheheheheh

Speriamo di essere state chiare, altrimenti ci trovate come sempre via mail per qualsiasi chiarimento!
Per adesso vi salutiamo, ma ci rileggeremo presto :-)

19 commenti:

#challenge,

Visual Challenge - Sfida di lettura 2018 - Tappa 9 OTTOBRE

lunedì, ottobre 01, 2018 Baba Desperate Bookswife 0 Comments

Salve!! Eccoci nuovamente giunti all'inizio del mese. Pronti per una nuova fotografia? Vi rendete conto che è la terzultima di quest'anno? Mamma mia... anche in questo caso mi viene da dire una frase banale, ma il tempo vola. 
Ma torniamo a noi, di autunnale non c'è niente. Non ve lo aspettavate vero? 

LA SFIDA

La sfida durerà un anno e sarà divisa in 12 tappe della durata di un mese ciascuna. Il primo di ogni mese pubblicheremo un post in cui troverete una fotografia scattata da noi che conterrà svariati oggetti. Voi potrete leggere in un mese massimo 5 libri che abbiano raffigurato sulla copertina uno degli oggetti contenuti all'interno della nostra fotografia. Se il libro da voi scelto dovesse contenere più di un oggetto di quelli raffigurati nella foto della tappa, vi verrà in ogni caso conteggiato un punto.

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