Recensione #aspettandoilbancarella - Il ladro gentiluomo di A. Gazzola

Il libro
Il ladro gentiluomo di Alessia Gazzola
Editore: Longanesi | Pagine: 304| Pubblicazione: 2018 | Prezzo 15,00€| Trama: Qui
Genere: giallo
Notizie sull'autrice
Alessia Gazzola (Messina, 1982) è laureata in Medicina e Chirurgia ed è specialista in
Medicina Legale. Ha esordito nella narrativa con L’allieva nel 2011, cui sono seguiti Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa(2014), Una lunga estate crudele (2015), Non è la fine del mondo (2016), Un po’ di follia in primavera (2016) e Arabesque (2017). Dai romanzi della serie L’allieva, tradotti in numerose lingue, è tratta la serie tv di successo in onda su RaiUno con Alessandra Mastronardi nei panni di Alice Allevi e Lino Guanciale nel ruolo di Claudio Conforti. Collabora con i supplementi culturali di La Stampa e del Corriere della sera. Vive a Verona con il marito e le due figlie.
Recensione 


Buongiorno cari lettori, oggi è il 21 luglio. Un giorno importante perché questa sera a Pontremoli, alle ore 21:00, sapremo chi vincerà il Premio Bancarella 2019. Quando qualche mese fa mi recai al Circolo dei Lettori di Torino per scoprire i Fantastici Sei finalisti, rimasi stupita perché a parte la mia adorata Alessia Gazzola non conoscevo proprio nessuno. Avevo sentito parlare di Giampaolo Simi dalla amica blogger "Un libro per amico" e di Elisabetta Cametti sulle spiagge liguri da un'altra famelica lettrice come me. Stop. Ho deciso di condividere la mia avventura insieme a Nadia, infatti come avrete notato, le prime recensioni sono state firmate da lei e le ultime tre da me. Questi titoli sono stati una vera scoperta, piacevole e sorprendente, e io non posso che essere felice di aver deciso di ospitarli tutti su Desperate Bookswife, proprio perchè voi lettori possiate trovare qualcosa di diverso, che probabilmente non avrei letto. Ma ho già rubato fin troppo tempo ad Alice Allevi...

L'ex specializzanda in Medicina Legale è partita. Eh sì, avete letto bene, Alice ha preparato la valigia e ha viaggiato verso il nord, per l'esattezza si è fermata a Domodossola, la parola che inizia con la D più gettonata di sempre. Lo shock è stato notevole perchè l'Istituto di Medicina Legale, molto molto più piccolo rispetto a quello romano, si trova in Regione Siberia, un posto desolato, avvolto dalla nebbia e dal freddo. Insomma, la sensazione di essere finita in un altro mondo non tarda ad arrivare. Il tempo per piangersi addosso però Alice non ce l'ha perché durante un'autopsia trova all'interno dello stomaco dell'ucraino Arsen Nazarovič Scherbakov nientepopodimenoche un diamante. E anche bello in carne.
Ancora una volta Alice non si smentisce, infatti consegna la pietra preziosa ad un certo Alessandro Manzoni, un finto poliziotto dai modi esemplari e dal fascino indiscutibile. Proprio da qui parte la caccia al ladro gentiluomo.

Questo romanzo, narrato in prima persona, ci racconta la vita in trasferta di uno dei personaggi femminili più amati dal pubblico italiano (per quanto riguarda questo genere di romanzi). La sua vita lassù scorre in maniera totalmente diversa, con dei ritmi differenti dai suoi e un modo di lavorare un po' nuovo. Ma mi permetto di aggiungere che, secondo me, questa ottava avventura parla del rapporto tra Claudio Conforti e Alice Allevi, che per ben sette romanzi, concretizzando parliamo di più di duemila pagine, abbiamo visto giocare al tira e molla, prendi e lascia, ignora e osserva, insulta e bacia. Il pubblico per un periodo era diviso in due, quelli appartenenti alla tifoseria CC e quelli appartenenti alla tifoseria Arthur , abbiamo assistito a moltissimi eventi e cambiamenti, ma questo libro appartiene a loro due, coloro che in qualche modo hanno dato il via a tutto questo. Anche se non si può mai stare tranquilli, perchè mentre Alice viene imbiancata dalla neve, Claudio vorrebbe atterrare in America per fare carriera nel Nuovo mondo. Come andrà a finire? Questo è il punto e io non aggiungo altro, ma so già che leggerete questo libro, anzi sicuramente i fan di Alice lo hanno già fatto in tempi non sospetti. Per chi invece non ha ancora deciso se dare un possibilità a questa serie, allora io vi consiglio di leggere questo post per seguire l'ordine cronologico, al quale dovrete aggiungere "Un po' di follia in primavera" e "Arabesque".

Lo stile della Gazzola è sempre fresco e spumeggiante, così il romanzo ci scivola letteralmente tra le dita, arrivando all'epilogo in un battito di ciglia. I personaggi non appaiono affaticati e il lettore non è per niente stanco di un'altra avventura (come di tanto in tanto capita dopo un certo numero di libri), anzi, salutare Alice è un'impresa ardua. Almeno per me. Devo ringraziare la mia coetanea Alessia per aver inventato un personaggio così appassionate e ingombrante, che mi ha strappato risate e lacrime, che mi ha fatto staccare la spina permettendomi di conoscerla e di diventare sua amica. Una serie leggera che però ha il suo perché, curata nei dettagli e con dei rimandi a musica e letteratura di tutto rispetto. Brava Dottoressa, hai creato qualcosa che resterà e un pezzo di Alice occuperà sempre il nostro cuore.

Cari miei lettori, ci teniamo aggiornati, seguitemi sui social per scoprire insieme chi vincerà questa edizione del Premio Bancarella. Io quest'anno non mi sbilancio perchè ho deciso di non fare il tifo, anche se sono un'essere umano e una piccola preferenza ce l'ho...ma non ve la svelerò, quindi non chiedete! A presto e in bocca la lupo a tutti i sei autori.

Ps
Avrete sicuramente notato che nessuno dei sei romanzi finalisti ha le stelline di gradimento, solitamente posizionate sotto la scritta "Recensione". Ovviamente non è un caso, è una decisione che ho preso per cercare di farvi capire a parole il mio punto di vista e non farvi cadere l'attenzione solamente sul voto.
Da domani tutto tornerà alla normalità! 

Recensione #aspettandoilbancarella - Évelyne di M. Scardigli

Il libro
Évelyne di Marco Scardigli
Editore: Interlinea  | Pagine: 320| Pubblicazione: 2018 | Prezzo 15,00€| Trama: Qui
Genere: giallo/narrativa
Notizie sull'autore
Marco Scardigli è nato, vive e lavora a Novara. Storico militare, ha pubblicato per Mondadori la trilogia sulle battaglie nella storia d’Italia, per Rizzoli Le grandi battaglie del Risorgimento (2010), per Utet Viaggio nella terra dei morti (2014), Le armi del diavolo (2015)e Il viaggiatore di battaglie (2017). È anche appassionato di gialli e questa è la seconda avventura con protagonisti Tina, Stoffel e Marchini dopo Celestina. Il mistero del volto dipinto (Mondadori, Milano 2016). Oltre che di storia e narrativa, è anche appassionato di giochi e di cultura gastronomica.
Recensione 


Novara, primi anni del 1900. Tina affitta delle camere e sta cercando di tirare su una piccola sartoria  insieme ad un'amica, Donna Elena, nobildonna dal molto tempo libero.
Deodato Marchini è un vicecommissario, affitta una camera da Tina, della quale è indubbiamente innamorato.
Otto Stoffel è un maggiore dell'esercito, anch'esso alloggia da Tina e nutre sentimenti simili a quelli dell'amico Marchini, fino a quando a Novara non arriva Évelyne, donna francese dal cognome italiano, portatrice di indubbia bellezza e di guai.
La vita a Novara fa il suo normale corso fino a quando non viene trovata in un fosso una donna, completamente squartata e dal volto irriconoscibile. La tranquillità svanisce e si va alla ricerca dello squartatore, tenendo occhi aperti e orecchie tese.
Ancora una volta mi approccio ad un romanzo che non avrei voluto leggere e che se non fosse stato per l'imminente Premio Bancarella non avrei assolutamente preso in considerazione. Il titolo e nemmeno la copertina avrebbero attirato la mia attenzione, tantomeno la sinossi.
Ed è proprio in momenti come questo che sono felice di essere una book blogger e non una semplice lettrice, non perchè io abbia chissà quale valore aggiunto, ma perché questo è un modo per provare strade sconosciute e magari trovarsi benissimo. Proprio come è accaduto in questi giorni, in compagnia dell'autore e storico Scardigli e dei suoi indimenticabili personaggi.
Inizio con lo scrivervi che per almeno cento pagine non si sa bene dove l'autore voglia andare a parare: si alza il sipario, ci vengono presentati gli attori e si vive la vita della città di Novara vista con gli occhi di Tina, Marchini e Stoffel. Conosciamo il carattere e le caratteristiche di ognuno di loro, i comportamenti, le relazioni interpersonali e li viviamo nella semplicità della vita di tutti i giorni. Scopriamo che Tina è una donna che si è fatta da sola, orgogliosa al punto giusto, buona e dal cuore grande, dotata di un ottimo fiuto aggiungerei; Marchini è frustrato dal suo Commissario Capo, un incompetente borioso, è un omino non propriamente bello, ma che sa ascoltare e comprendere le persone; Stoffel ha un passato turbolento di cui non ama parlare, un portamento rigido e un totale disinteresse verso tutti coloro che lavorano con lui, privo di vita sociale e interessi viene considerato altezzoso, anche se non è così. E mentre noi iniziamo ad appassionarci alle piccole vicissitudini...succede un gran casino e quello che credevamo un romanzo parte in quarta e diventa un giallo, stupendo il lettore che ormai credeva di trovarsi tra le mani un romanzo di narrativa ambientato nel secolo scorso. 
Lo stile molto curato è in parte ironico (caratteristica che non disdegno per nulla), i fitti dialoghi sono sapientemente costruiti e mai vanno in conflitto con i personaggi, insomma, un valore aggiunto non da poco.
Ispirato a ad alcuni fatti realmente accaduti, Scardigli tocca diversi temi importanti, come indubbiamente il ruolo della donna nei primi anni del '900, la giustizia e con indubbia ironia grazie proprio al Commissario Capo, il diretto superiore di Marchini, la scarsa conoscenza di metodi scientifici e le indagini approssimate. Quello che ho anche notato con piacere è il diverso approccio degli uomini nei confronti del gentil sesso, ovvero il corteggiamento studiato e l'attesa di una risposta, tutte cose che i ragazzi nati nel 2000 o forse anche prima non conoscono nemmeno. 
Ho apprezzato moltissimo la capacità di tenere il lettore letteralmente impantanato in questa storia, senza possibilità di scampo. Io mi sono resa conto di non aver cambiato posizione sulla poltrona per non so quanto tempo e quando ad un certo punto il sangue ha quasi smesso di circolare bene...allora ho capito che forse era il caso di fare quattro passi. I personaggi sono ammalianti, ipnotizzano chi legge che ne vorrebbe ancora e ancora perchè uno mica può lasciarli andare via, non si accontenta di quello che Scardigli ha scritto, la storia è molto interessante, ma sono coloro che la vivono a fare la differenza. Per questo motivo, e sopratutto grazie alla mia amica Daniela, ho cercato il precedente: "Celestina. Il mistero del volto dipinto" che voi trovate QUI, all'interno del quale si ritroveranno gli stessi personaggi principali e potremo così conoscerne le origini. Ma voglio rassicurarvi, si legge comunque  benissimo così!
Questa volta non vi aspettate consigli personalizzati, Évelyne lo consiglio un po' a tutti coloro che amano i libri ben scritti perché davanti a Évelyne non si può scappare, vi catturerà dopo poche pagine e finirete con lo scrivere all'autore perché avrete un sacco di domande fa fargli, quindi, caro Scardigli, fugga!!! 

Recensione #aspettandoilbancarella - Come una famiglia di G. Simi

Il libro
Come una famiglia di Giampaolo Simi
Editore: Sellerio  | Pagine: 425| Pubblicazione: 2018 | Prezzo 15,00€| Trama: Qui
Genere: giallo
Notizie sull'autore
Giampaolo Simi ha pubblicato Il corpo dell’inglese (2004) e Rosa elettrica (2007). I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction «RIS», «RIS Roma» e «Crimini». Con questa casa editrice ha pubblicato Cosa resta di noi (Premio Scerbanenco 2015), La ragazza sbagliata (Premio Chianti 2018) e Come una famiglia (2018).
Recensione 

Tornano le "avventure" di Dario Corbo, ex giornalista di cronaca nera oggi impiegato all'interno della Fondazione Beckford, che cura l'opera del grande artista Thomas Beckford, padre di Nora, precedentemente condannata e incarcerata per l'omicidio di una sua coetanea molti anni addietro. Nel primo romanzo infatti Corbo dovrà indagare a distanza di ventitré anni proprio sulla morte di Irene Calamai, brutalmente assassinata senza pietà. (recensione qui).
La vita di Dario procede apparentemente tranquilla fino a quando viene convocato dalla polizia a causa del figlio Luca, calciatore promettente che dopo aver battuto ai rigori il Bruges, la sua squadra si aggiudica la vittoria  della Viareggio Cup. Durante una serata in discoteca, tra un selfie e l'altro una ragazza viene picchiata e stuprata, Aurora Lopez però riconosce un volto e pronuncia un nome: Luca, quello che gioca nel Rivadarno. Corbo ride istericamente, suo figlio è un bravo ragazzo. Non ha la faccia da bravo ragazzo? Luca non potrebbe fare mai una cosa del genere, la sua fiducia è cieca, adesso bisogna difendersi.
Questa storia ci viene sapientemente narrata in prima persona proprio da Corbo, che scrive direttamente e romanticamente una lettera a suo figlio, sviscerando tutte le sue emozioni e raccontandogli quello che prova in un momento difficilissimo della sua vita. La famiglia è come una squadra, ci si supporta a vicenda per raggiungere la tanto desiderata vittoria. Dario sta giocando una partita complessa, perché l'innocenza di suo figlio non è scontata per nessuno, perché Luca ha un carattere chiuso, non si espone, prende sotto gamba la situazione, forse senza rendersi della gravità delle accuse. Mente, omette, ha un atteggiamento non adeguato alla situazione e credergli è sempre più difficile.
Per la seconda volta sono stata ammaliata dalla scrittura di Simi, un giallista che riesce ad irretire il lettore, prendendolo un po' in giro, giocando con lui, facendogli imboccare le strade che lui vuole che si percorrano e colui che legge è come bendato e come un cane da tartufo cerca famelicamente il giusto sentiero per arrivare alla verità.

Una storia che tocca dei temi attuali, come quello dei complessi rapporti familiari, sopratutto tra genitori separati, si parla di popolarità, di cosa si è disposti a fare per il vil denaro, di come si possa manipolare con estrema facilità la verità con la menzogna, si affrontano persone arriviste e senza scrupoli. Quello che però più mi ha segnato è stato proprio il rapporto di Corbo con suo figlio, quella malinconica tristezza che accompagna la pulita narrazione. La scelta della prima persona, per quanto mi riguarda, è promossa a pieni voti, Dario Corbo non è più solo un personaggio di un giallo, ma è un padre in carne e ossa, attanagliato dai grattacapi e angosciato da quello che potrebbe scoprire.

Un libro ipnotico, assolutamente consigliato per chi non cerca solo un giallo, ma un'opera più complessa e ben miscelata, composta da molti temi, che non sono mai troppi e raccontata con la destrezza di un buon prosatore. Insomma, è chiaro che non dovete perderlo, quindi andate a comprare subito "La ragazza sbagliata".
Questo libro sarà uno dei sei protagonisti della serata del 21 luglio a Pontremoli per il Premio Bancarella. Buona lettura :-) 

Recensione #aspettandoilbancarella - Prima che te lo dicano gli altri di M. Magliani


Recensione a cura di Nadia

Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi vi parlo di un romanzo di cui probabilmente non avrei mai sentito parlare se non fosse approdato al Premio Bancarella come finalista: sto parlando di Prima che te lo dicano altri, di Marino Magliani.

“Sono nato in un ospizio per anziani e un fatto del genere credo meriti di restare, e comunque sia è una cosa con la quale devi fare i conti. Me ne sono andato di casa che avevo otto anni, prima in un collegio, poi in un altro, e nel frattempo, durante le vacanze, in qualche colonia estiva, e poi ancora in collegio. Anche queste sono cose con le quali devi fare i conti. In qualche modo, da quei collegi non sono mai più andato via.”

Prima di raccontarvi del romanzo ho voluto inserire questa riflessione dell’autore sulla sua vita, che si può leggere sull’aletta di destra della copertina. Secondo me in queste poche frasi c’è anche la spiegazione del romanzo.

La storia si svolge in due diversi contesti geografici- l’entroterra ligure di Dolcedo e l’Argentina- e su due spazi temporali, l’infanzia del protagonista negli anni Settanta e l’anno 2024. Alla fine della seconda elementare, rimandato a settembre perché confonde i termini italiani con quelli dialettali, Leo conosce Raul Cesare Omar Porti, per tutti in paese Raulporti, poeta nato in Argentina ma di origine italiana, che accetta di dargli ripetizioni in vista dell’esame di riparazione. Il legame che si creerà fra i due e la scoperta che Leo farà in seguito su Raulporti lo spingeranno ad andare a cercarlo in Argentina cinquant’anni dopo.

Prima che te lo dicano altri è un libro ruvido, crudo e per certi versi “vecchio” come il suo protagonista, e la sua bellezza sta proprio in questo. Leo sembra non essere mai stato bambino: anche nei capitoli ambientati negli anni Settanta gli manca quella spensieratezza e quell’allegria semplice e incurante che solo i bambini sanno avere. Leo è già vecchio a sette anni, per il contesto in cui vive, per la madre che ha e per gli abitanti che lo circondano, che lo prendono in giro perché è cicciottello e sensa paie (senza padre). Anche nelle parti ambientate nel 2024 non ci sono grandi segnali di modernità, se non per la presenza di un computer a un certo punto della storia: è quasi un romanzo senza tempo. Nel libro ci sono passaggi crudi che di primo acchito mi hanno spiazzato, li avevo trovati un po’ forzati e inutili all’economia del racconto, ma poi, anche leggendo la riflessione di Magliani di cui vi parlavo prima, ho capito che questo romanzo avrebbe potuto essere scritto soltanto in questo modo, che la durezza e la quasi grettezza del suo protagonista erano inevitabili e che per questo libro era giusto che fosse così.

Lo stile è molto particolare, come Leo bambino anche l’autore mescola l’italiano a espressioni tipiche liguri e per questo spesso ho fatto un po’ di fatica a capire tutto (per esempio, devo ancora capire adesso com’erano fatte le scarpe di Ventimiglia).

La storia in sé è piuttosto originale e molto scorrevole, sinceramente credevo sarebbe andata a parare in tutt’altra direzione e sono stata felice di sbagliarmi. In ultima analisi posso dire che Prima che te lo dicano altri mi resterà impresso nella memoria a lungo perché è un libro completamente diverso rispetto a ciò che sono abituata a leggere, perché mi ha fatto riflettere e perché l’autore ha creato due personaggi estremamente particolari e verosimili pur nel loro essere degli outsider della vita.