If I say #15 - Macchina fotografica

If I say è una rubrica che io e Daniela abbiamo adottato nella quale vi parleremo di uno o più libri che ci vengono in mente grazie ad una determinata parola. Un'associazione di idee per farla breve!

LA PAROLA DEL GIORNO: MACCHINA FOTOGRAFICA


Buongiorno!! Eccoci ad una nuova parola. Siamo tornate, più cariche che mai. Tutto questo silenzio è stato a causa mia, ho avuto tanto da fare e i contrattempi non sono mancati. Ma pensavate davvero che vi avremmo abbandonati? La parola del giorno è...macchina fotografica.

Recensione - Orrore di Pietro Grossi

Il libro
Orrore di Pietro Grossi
Editore: Feltrinelli| Pagine: 144| Pubblicazione: 7 giugno 2018 | Prezzo 14,00€| Trama Qui
Genere: horror
Notizie sull'autore
Pietro Grossi (Firenze, 1978) ha pubblicato con Sellerio la raccolta di racconti Pugni (2006, vincitrice di numerosi premi letterari, tra cui il premio Piero Chiara e il premio Campiello Europa 2010) e i romanzi L’acchito (2007) e Martini (2010). Incanto (Mondadori, 2011) ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Narrativa 2012. Nel 2015, ancora per Mondadori, è uscita la raccolta L’uomo nell’armadio e altri due racconti che non capisco. Feltrinelli ha pubblicato Il passaggio (2016, vincitore del Premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante 2017, sezione mare) e Orrore (2018).
Recensione


Ho ricevuto questo romanzo a sorpresa, dalla casa editrice, che ringrazio. Nel mio blog amo sempre cercare e scoprire nuovi (per me) autori italiani, così ho ricevuto ben due romanzi a sorpresa. Ho portato al mare quello scritto da Grossi, poche pagine, un genere che non conosco, quello horror, e tanta voglia di provare ansia, paura, e tutte quelle robe lì.
Purtroppo tutto questo non è accaduto. Ora, devo capire se sono io ad avere aspettative troppo alte, se la Lettrice Disperata non si impaurisce con niente e se l'ansia ormai fa talmente parte di me da non poter essere provocata da una semplice scrittura. Perché io due domande me le pongo sempre. Pietro Grossi ha uno stile decisamente diretto, schietto, rapido. I dialoghi sono privi della consueta punteggiatura e all'inizio questo mi ha colto alla sprovvista perchè dovevo fare molta attenzione a quale personaggio stesse parlando e a non confondere un dialogo con un semplice pensiero. Mi ci sono abituata presto, anche se a me comunque non piace come stile, questa però è un'opinione personale.
La storia è ambientata in un bosco, all'interno del quale, nascosta tra le piante sorge una casa apparentemente abbandonata. Il protagonista, del quale non sappiamo nulla, vuole scoprire qualcosa in più, fa lo scrittore e anche se vive a New York con moglie e figlio piccolo, ha bisogno di uno scossone, di una storia da poter trascrivere, di materiale per il suo romanzo. Dopo essere stato accompagnato dal suo amico Diego, aver forzato l'ingresso e sbirciato all'interno, subito si accorge che qualcosa non torna: la polvere avvolge la dimora, ma parti della casa sembrano abitate, come se qualcuno si fosse preso la briga di pulire solo qualcosa e dimenticarsi del resto. Trovano degli oggetti e delle maschere strane, spaventose e il mistero scatena la curiosità. Lo scrittore perde la testa e decide di fermarsi in Italia per investigare, per scoprire cosa succede in quella casa nel bosco, perchè non sembra nulla di buono.Così, quando uno i guai se li va a cercare...è difficile che ne esca illeso. Ma la trama è solo una scusa, perchè qui si parla di problemi di vita, di disturbi, di personalità,  di momenti bui e molto probabilmente questa storia è metaforica.
Cosa posso dire? Posso elencarvi i motivi per i quali ho terminato il libro e quelli per i quali lo avrei chiuso e sarei passata oltre.
L'HO PORTATO A TERMINE PERCHE':
- Grossi ha uno stile scorrevole, superata la difficoltà causata dalla mancata segnalazione dei dialoghi l'ho comunque letto.
- E' breve, quindi anche se alla fine non mi fosse piaciuta la storia non avrei impiegato moltissimo tempo per terminarlo.
- Volevo sapere dove tutto questo mi avrebbe portata, in qualche modo ho subito il fascino negativo di quel luogo.
- Il protagonista scrive questo libro al figlio, quindi forse la sua storia l'ha trovata in fin dei conti. Mi piacciono i libri che si rivolgono direttamente a qualcuno, come lunghissime lettere.

HO PENSATO PIU' VOLTE DI ABBANDONARLO PERCHE':
- Il protagonista mi è sfuggito tra le dita, era un personaggio del racconto ma non mi ha entusiasmata, non ho provato niente per lui, quindi ogni volta che aprivo il libro per proseguire la lettura mi ritrovavo ad approcciarmi con un estraneo.
- Se da una parte volevo vedere come andava a finire, dall'altra sapevo che ne avrei fatto tranquillamente a meno.
- Alla fine del romanzo ho capito il messaggio che l'autore ha voluto mandare, ma ho sperato con tutta me stessa di leggere un horror e invece io di paura non ne ho provata.
- Dietro alle frasi si celava un messaggio, ma io ho cercato delle risposte che non mi sono arrivate e alla parte più movimentata e creativa è stata dedicato poco tempo nelle battute finali.

In fin dei conti mi rendo conto di non averlo totalmente compreso, non mi è arrivato come avrei sperato e quindi non è un libro per me. Mi dispiace, vorrei leggere altro perchè so che Grossi è un autore pluripremiato e magari questo non è tra i migliori oppure non ha sfruttato bene le sue capacità.

Two is mej che uan!! La poesia dell'anima di Patrisha Mar: Baba e Nadia a confronto

Cari lettori, oggi io e Nadia abbiamo pensato di scrivere entrambi i nostri pensieri e ci siamo anche poste cinque domande, così che possiate conoscerci ancora meglio. Quindi, in ordine troverete: la trama, le domande alle quali abbiamo risposto e la nostra baby recensione! Buona lettura.


Sinossi: 

Giulio Dante è un giovane meccanico che vive ad Ancona, ha una passione segreta per la poesia e fa da padre al fratello Tommaso, che ha la sindrome di Down. Nella sua vita non c’è posto per l’amore, ma solo per avventure mordi e fuggi. Giulio, però, non ha fatto i conti con il destino: sarà proprio una delle sue “avventure”, la prorompente Dafne, a presentargli Anna Prete, futura impiegata dell’officina. Chissà se il loro rapporto resterà puramente professionale… Una storia d’amore delicata e romantica, in cui i protagonisti sono alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo. Sentimenti, voglia di riscatto, rimpianti, equivoci, paura, amicizia e amore: gli ingredienti perfetti per un romanzo che punta dritto al cuore. 

1- Conoscevi già l'autrice e i suoi romanzi?

Nadia- Assolutamente no, non frequento il genere e quindi per me è stata una sorpresa assoluta.
Baba - Ho sentito parlare dell'autrice, sopratutto da un'altra scrittrice che ammiro, ovvero Bianca Marconero. Fino ad ora però non avevo ancora letto nulla.

2- Quali erano le tue aspettative?

Nadia - Come ho scritto nella recensione erano molto basse, perché sono un po' "allergica" a questa tipologia di romanzi. Insomma sinceramente ero scettica.
Baba- Una via di mezzo, non leggendo molti romance e quindi non conoscendo molti autori, le aspettative erano medie! 


3- Sei anche tu convinta come i giornalisti che hanno scatenato la polemica sui social, che leggere romance sia da casalinghe incomprese?
Nadia- Secondo me leggere è un'ottima cosa in assoluto, a prescindere dal genere, e il romance fa sognare e quindi ha un ruolo importante in certi momenti della vita. Certo, se magari non ci si limita solo ai romance è meglio, ma questa è la mia opinione personale!
Baba- Leggere è sempre una buona idea. Che sia un Harmony, un grande classico o la lista della spesa. Un lettore sarà sempre in buona compagnia, non conoscerà mai la noia. Mi rammarica che alcuni giornalisti la pensino così, ma purtroppo non lo fanno solo loro.
4-Qual è il tuo genere abituale? 
Nadia- Non ho un genere abituale, leggo un po' di tutto ma ammetto che prediligo i thriller.
Baba- No, niente genere prediletto, dipende dal momento, dall'umore, dalla vita insomma. Però amo leggere romanzi scritti da autori italiani.


5- Consiglieresti l'autrice e prenderesti in considerazione i suoi futuri libri?

Nadia- La consiglierei assolutamente alle amanti del genere, e perché no? Leggerei volentieri qualcos'altro di suo.
Baba- La consiglierei eccome, anzi già fatto proprio ieri sera. Credo che prenderò in considerazione il suo prossimo libro, sì!! 


Ecco il pensiero di Nadia
Young adult (o new adult? Io la differenza mica l’ho ancora capita!) più Ryan Gosling (chi leggerà il libro capirà): devo ammettere che quando ho cominciato a leggere “La poesia dell’anima” ho storto un po’ il naso. Del mio rapporto con gli YA vi ho già parlato, e, siccome ho una certa età, al bello e dannato Gosling preferisco il fascino rassicurante di un Colin Firth, anche adesso che è “vecchietto”. La scrittura della Mar però è limpida e cattura, così non mi è stato difficile immergermi in questa storia, che –a eccezione di qualche ingenuità narrativa a cui un editing migliore avrebbe senz’altro rimediato- scorre che è un piacere e appassiona anche le meno giovani, come me. I personaggi sono caratterizzati davvero bene; l’autrice riesce a farci inquadrare con poche pennellate anche quelli secondari, e a farci affezionare ai principali. Tommaso poi è, a mio parere, il carattere più riuscito, e non lo dico con piaggeria. Mi è piaciuta la sua sensibilità ma anche la sua capacità di arrivare dritto al punto, laddove Giulio e Anna non sanno far altro (come peraltro il genere letterario impone) che complicarsi la vita. Anche l’ambientazione mi è piaciuta, un’Ancona che non conosco ma che adesso ho voglia di visitare. In conclusione, se siete appassionate degli YA questo non dovete perderlo.
Ecco il pensiero di Baba
Mi scrive l'autrice, sto ancora pensando a quanto sia bello per un blogger ricevere messaggi da parte di un autore. Mi chiede di leggere il suo romanzo in uscita. E' un momento un po' pieno, devo fare le somme, scrivere recensioni arretrate ma accetto con piacere. Non leggo tanti romance. Mi piacciono, di tanto in tanto ne prendo in considerazione qualcuno, ma tendenzialmente alterno molto i generi e non sono esperta. Non so bene quali siano le mie aspettative e ammetto all'inizio di aver avuto qualche problema. Tutto mi è sembrato scontato, prevedibile, i personaggi semplici da capire e ho pensato che probabilmente non sarebbe stato un libro per me. Però sono andata avanti e ho capito che c'era di più, di scontato poco. Anna e Giulio si rincorrono a vicenda e poi scappano e poi cambiano nuovamente direzione. Sono piacevoli, ben descritti e ci si affeziona facilmente ai loro difetti. Ma non è solo questo. C'è Tommaso, il fratello di Giulio, che ha molto da insegnare e anche se dovrebbe essere un personaggio secondario, a mio avviso potrebbe prendere l'oscar come miglior attore non protagonista. La sua saggezza mi ha emozionata e ha reso tutta la storia delicata, commovente e completa. Non mi sono fermata e se all'inizio ho tentennato...sono contenta di non aver cambiato strada. Ho divorato le pagine, volevo sapere dove sarebbero finiti tutti i personaggi. L'autrice ha una scrittura diretta, senza fronzoli e molto scorrevole. La storia c'è, la passione anche. Se volete un libro leggero ma da amare, questo fa per voi. 

Recensione - Le Reginette, tre amiche, una sfida di Clémentine Beauvais

Il libro
Le Reginette. Tre amiche, una sfida di Clémentine Beauvais
Editore: Rizzoli| Pagine: 291| Pubblicazione: giugno 2018 | Prezzo 17,00€| Trama Qui
Genere: narrativa YA
Notizie sull'autrice
Clémentine Beauvais
è nata in Francia nel 1989 ma vive a Cambridge, dove ha studiato e dove lavora come ricercatrice universitaria. Da sempre appassionata lettrice di libri per ragazzi, ha scritto numerosi romanzi e album per bambini e adolescenti. Uscito in Francia nel 2015, Le reginette ha vinto diversi premi ed è diventato uno spettacolo teatrale di successo. Rizzoli ha pubblicato anche il suo primo romanzo per adulti, Pensa alla dolcezza.
Recensione

Avete presente quelle copertine che catturano irrimediabilmente la vostra attenzione senza un motivo particolare? E' quello che è successo a me, quando la casa editrice mi ha inviato la scheda di questo e dell'altro romanzo dell'autrice francese a me ancora ignota. L'ho voluto. L'ho letto.
Questa è la storia di Mireille, teenager frustrata a causa della mancanza del padre, per colpa delle ingiurie dei compagni che la prendono di mira per il suo aspetto, a sentir loro, poco gradevole ed eletta a scuola, per due anni consecutivi "Salsicciotto d'oro". Se ve lo state chiedendo, è un concorso di bruttezza, partorito dell'ex migliore amico della protagonista, Malo, che ha deciso di rendere la vita della fanciulla ancora più complicata.
Vi state immaginando una sgradevole frignona con il moccio al naso e lo sguardo impaurito? No, Mireille ha fatto di necessità virtù e ha imparato a prendere la vita sul ridere, il suo sarcasmo è ineguagliabile e il suo tasso di "chissenefrega" è molto elevato.
Quest'anno però deve cedere il suo scettro, si aggiudica solo il Salsicciotto di bronzo e per questo motivo avrà modo di conoscere ed incontrare le altre due sventurate fanciulle (Astrid e Hakima), le conoscerà, stringerà amicizia e organizzerà un viaggio in bicicletta da Bourg-e-Bresse a Parigi. Il motivo? Naaaaa mica posso spifferarlo così.
Credevo si trattasse di una semplice storia per adolescenti, pensavo mi intrattenesse piacevolmente ma niente di più. Volevo una lettura leggera, che non mi facesse pensare troppo ma che mi tenesse buona compagnia. Credo di aver toppato qualcosa. Questa è una storia scritta e pensata per un pubblico giovane, le descrizioni, lo slang, i dialoghi e l'intercalare sono dedicati a persone dell'età dei protagonisti. Ecco, spesso io non riesco proprio ad appassionarmi a storie così, mi sento lontana anni luce dai personaggi ed entrare all'interno del racconto mi costa una certa fatica. Questa volta non è stato così, per tanti e svariati motivi.

- Qui si parla di bullismo, narrato e vissuto con gli occhi di Mireille, che ci racconta in prima persona gli insulti che deve sopportare quotidianamente, senza tralasciare particolari e senza censurare parole pesanti. Ma Mireille non è mai vittima, prosegue a testa alta la sua vita, cammina per i corridoi senza dare soddisfazione a nessuno, facendoli imbestialire ancora di più i suoi carnefici. 
- Diversa è invece la reazione delle altre due giovani ragazzine, molto più fragili e meno abituate alle cattiverie umane inflitte dai loro coetanei. Immaginate delle Teenagers che hanno difficoltà a relazionarsi con gli adulti a causa dell'età, dovrebbero trovare confortante parlare con i compagni di scuola, invece la situazione è ancora peggiore.
- C'è un pizzico di favola e follia. Un viaggio in bicicletta così impegnativo, così ironico (vendono salsicce lungo il tragitto per pagarsi i pernottamenti) e sopratutto accompagnate solo dal fratello maggiore di Hakima, diciamocelo,  è un po' da fuori di testa. Ma è una favola, serve a dare coraggio e ad apprezzare il valore dell'amicizia, quindi anche se difficilmente realizzabile, fatemelo scrivere, è una figata pazzesca.
- In questa storia c'è introspezione, c'è autoanalisi e anche se le cose non si risolvono magicamente tutte, c'è speranza: non tanto che le persone rinsaviscano (ahimè senza i cattivi non ci sarebbero forse i buoni), ma che ci sia un giusto approccio e sopratutto la voglia di andare oltre.

Un romanzo che mi ha commosso, che ho già consigliato a tante persone, compresa l'insegnante di mia figlia, ciao Maestra Mari!! Una storia che mi ha fatto arrabbiare, perchè i maltrattamenti esistono, il bullismo anche, ma sopratutto le persone adulte che continuano a sostenere che siano solo ragazzate...sono tante, anzi troppe. La mancanza di sensibilità continua a sconvolgermi, non ci ho ancora fatto il callo, i miei neuroni non se ne fanno una ragione e ogni storia lascia un segnetto.
Ma quello che più mi è piaciuto è proprio la capacità dell'autrice di unire il divertimento al problema, perchè se leggerete questa storia vi accorgerete che fa ridere, la protagonista è simpatica, i suoi pensieri sono buffi e il modo di rivolgersi alle persone senza filtri è spassoso. Ma sotto c'è un motivo, un disagio, ed è ricorrente, anche se sta discretamente al suo posto, perchè forse Clémentine vuole far pensare, ma senza stressare o impietosire il lettore. Brava Ragazza!