Keep Calm and Read Nadia #55 - Recensione di Forse ho sognato troppo - M. Bussi




Forse ho sognato troppo

Buongiorno lettrici e lettori, come procede questo freddo gennaio?

Oggi vi parlo dell’ultimo libro di uno dei miei autori preferiti, che però questa volta non mi ha entusiasmato come speravo: sto parlando di Forse ho sognato troppo, di Michel Bussi.

L’inizio della storia ha tutte le carte in regola per affascinare e incuriosire il lettore: Nathalie, hostess della compagnia di bandiera francese, è sposata e ha due figlie già grandi. La sua vita scorre tranquilla e apparentemente serena, fino a quando il suo piano di voli le propone i tre viaggi –Montreal, Los Angeles, Giacarta- che vent’anni prima l’hanno fatta innamorare del musicista Ylian. Le coincidenze si susseguono in modo sempre più frenetico… Nathalie sta impazzendo, o qualcuno sta cercando di manipolarla? E perché?

Come in tutti i libri di Bussi, anche in Forse ho sognato troppo il mistero si dipana in modo lento e intrigante, affinché il lettore, che all’inizio capisce ben poco di dove voglia andare a parare l’autore, si ritrovi soggiogato dalla storia e inevitabilmente desideri comprendere dove stia “il trucco”. Questa volta però a mio avviso è mancato qualcosa. Bussi scrive quella che è essenzialmente una storia d’amore, seppur ripiena di un giallo ben architettato. Il problema, sempre secondo me, è che Bussi non ha né lo stile né il carattere per scrivere d’amore. I dialoghi tra Nathalie e Ylian, soprattutto all’inizio, sono innaturali, poveri: semplicemente non sono un preludio credibile a una grande storia d’amore come l’autore vorrebbe farci credere. Certo, il romanzo è sostenuto dai piccoli indizi che a poco a poco contribuiranno a svelare il mistero, perché in questo Bussi è maestro, ma la storia d’amore non conquista, e perlomeno io non mi sono sentita partecipe dei tormenti di Nathalie.

Proprio Nathalie è un altro punto dolente della storia. Non sono riuscita a entrare in sintonia fino in fondo con lei, e non soltanto per il tradimento nei confronti del marito, comportamento che mio malgrado non riesco a non giudicare. Ho trovato che la protagonista femminile fosse troppo spesso superficiale, frivola e spesso anche sciocchina, così ho faticato molto a essere comprensiva nei suoi confronti, e non parlo soltanto della Nathalie trentenne. Forse Bussi l’ha fatto apposta, non lo so, ma se la protagonista fosse stata un po’ più piacevole forse sarei stata più indulgente verso alcuni difetti del libro.

Infine, l’immancabile “plot twist” rimane stavolta viziato da un elemento che non è così “perfetto” come ci ha abituato Bussi. Non posso fare spoiler, ma si tratta di un particolare di estrema importanza che poteva anche non verificarsi, vanificando così tutto il marchingegno creato dall’autore. 

In sintesi, Bussi scrive sempre benissimo, intriga il lettore e lo tiene avvinghiato alle pagine, ma questa volta forse il meccanismo non è così impeccabile, e io da lui ormai pretendo questo!

E voi l’avete letto? Siete d’accordo con la mia opinione? Fatemi sapere cosa ne pensate!













Recensione - Le ricette della Signora Tokue di Durian Sukegawa

Il libro
Le ricette della signora Tokue  di Durian Sukegawa
Editore: Einaudi| Pagine: 192| Pubblicazione: 2018| Prezzo 18,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa giapponese 
Notizie sull'autore
Durian Sukegawa, nome d'arte di Tetsuya Sukekawa, è nato a Tokyo nel 1962. Poeta, scrittore e clown, ha una laurea in Filosofia Orientale e una in Pasticceria, conseguita all'Università della Pasticceria del Giappone. Per Einaudi ha pubblicato La ricetta della signora Tokue (2018 e 2019), il suo primo libro tradotto in italiano, da cui è stato tratto il film Le ricette della signora Toku, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015.
Recensione
Casalborgone, gennaio 2020, serata condotta dalla blogger Amrita Massaia - Audrey in Wonderland - sul Giappone, anzi sulla sua esperienza di viaggio in Giappone. Non vi starò a dire quanto sia stata interessante perchè non è questo l'argomento odierno, ma al termine della serata Amrita ha consigliato qualche libro e io ho preso appunti! Il giorno dopo mi sono recata in biblioteca a recuperare quello che più mi ha chiamato e per fortuna era disponibile.

Sentaro è un uomo introverso e triste, è un pasticcere senza vocazione che per saldare un debito lavora come gestore di una piccola bottega di dorayaki,  tipici dolci giapponesi composti da pan di spagna ripieno di An, una sorta di marmellata di fagioli Azuky. Quest'uomo rasenta l'alcolismo, lavora ogni giorno da anni e la sera prima di tornare a casa si stordisce di sakè. Arriva al punto di comprare la marmellata, di bruciare sulla piastra il pan di spagna, di far cadere nell'impasto petali di fiori facendo arrabbiare i pochi clienti.
Un giorno si presenta in negozio una signora anziana, con le dita deformi ma la mente lucida: la signora Tokue, in cerca di un lavoro proprio presso quella strana pasticceria. Sentaro resta interdetto dalla richiesta, ma la anziana signora dimostra di sapere il fatto suo in cucina, così propone al titolare  un compenso ridicolo, purchè lei possa lavorare. Lui, nonostante mille remore, non può non accettare la proposta.
Tra i due si instaura un rapporto timido, cordiale, delicato e Sentaro imparerà ad apprezzare le qualità della signora, fino a quando non se ne andrà. Ne sentirà la mancanza anche Wakana, una ragazzina diversa dalle altre, curiosa e intraprendente che aveva raccontato le sue preoccupazioni alla dolce signora Tokue. E' proprio la lontananza a far apprezzare quello che non si ha più, abituati ad averlo sotto mano si rischia di sottovalutarne il valore.

Speravo di inciampare in un libro bello, ma non pensavo mi sarei lasciata così trasportare delle parole di questo autore a me sconosciuto. Innanzi tutto la semplicità delle conversazioni hanno reso possibile il mio ingresso nella storia da subito; poi la delicatezza mi ha conquistata senza possibilità di ritorno. Questo romanzo è una carezza, la signora Tokue è straordinaria, prende la mia nomination personale come uno dei migliori personaggi di sempre.
Non sottovalutiamo nemmeno l'originalità della storia: è stata una bellissima esperienza leggere un romanzo dove non ci sia una storia d'amore, nemmeno un omicidio, non una biografia, non un romanzo fantasy ma eppure così coinvolgente. Sentaro e la signora Tokue si vogliono un bene superiore, senza mai dirselo, senza urlarlo al mondo intero, dandosi del lei e rispettandosi profondamente: lei si rivolge a lui con "Signor principale" e lui risponde "Signora Tokue". Sembra un rapporto formale, ma non lo è affatto, è rispetto reciproco e io sono rimasta basita dalla capacità dell'autore di mettere su carta un sentimento così forte ma così delicato allo stesso tempo.
Ma non c'è "solo" questo rapporto straordinario che arriva al lettore come un abbraccio riservato ma di sostanza, c'è il passato dei personaggi e c'è un  approfondimento su di un tema triste ma reale, ed è proprio verso l'epilogo, e la verità uscirà proprio dalle labbra della protagonista. Una volta terminato il romanzo andate ad informarvi se come me non ne siete a conoscenza. Non è qualcosa di così famoso, di cui si parli di continuo, non ci sono ricorrenze o giorni dedicati alla memoria, ma è forte, e a me è arrivato come un grande schiaffo, dopo interminabili carezze.

Leggete questo libro, Amrita me lo ha fatto conoscere e io spero di aver incuriosito voi. Poi potrete visionare il film, che deve aver avuto un  bel po' di successo, sopratutto per quanto riguarda la critica.
Questa storia è bellissima, adatta a tutti, indipendentemente dai gusti personali. Un libro raffinato, come ho già scritto almeno dieci volte, DELICATO, perchè non trovo termine che gli calzi meglio, poetico e indubbiamente commovente.
Se non lo conoscete, non lasciatevelo scappare, lo trovate anche in edizione economica! 

Keep Calm and Read Nadia #54 - Recensione di Morte nelle Highlands di Lucy Foley



Buongiorno lettrici e lettori!

Avete trascorso delle buone feste? Oggi torno con la recensione di un romanzo che avevo adocchiato da così tanto tempo che, quando finalmente sono riuscita a metterci le mano sopra, è entrato di prepotenza nella lista dei libri da leggere a fine anno (per la cronaca, ho vinto la sfida Goodreads… so che non dormivate la notte in attesa di scoprirlo!)!

Fonte Nadia Canova 
Sto parlando di Morte nelle Highlands, un thriller di Lucy Foley che volevo leggere da quando avevo visto la recensione di Lea di Due lettrici quasi perfette (grazie Lea per farmi scoprire chicche come questa!). La trama è abbastanza lineare, e forse può sapere un po’ di “già sentito”: un gruppo di nove trentenni (più neonata) decide di trascorrere il capodanno in un resort esclusivo tra le montagne selvagge delle Highlands, la regione più a nord della Scozia. Mark, Miranda, Julien, Samira, Giles, Nick, Bo e Katie sono amici di vecchia data; a essersi unita di recente è Emma, fidanzata di Mark, quella che ha scelto la meta e organizzato tutto. La vacanza sembra cominciare sotto i migliori auspici, ma rivangare vecchi ricordi tra fiumi di alcool e strane pasticche porta alla luce rancori mai sopiti e qualcuno potrebbe farne le spese. In un luogo sempre più inospitale, isolati da una tempesta di neve, uno degli ospiti sta per essere ucciso. Ma chi è l’assassino e, soprattutto, chi la vittima?

Con una costruzione del giallo che ricorda le atmosfere alla Agatha Christie e “l’enigma della camera chiusa”, il colpo di genio di Lucy Foley è proprio quello di non svelare fino alla fine non solo l’identità dell’assassino, ma anche quella della vittima. Il romanzo si apre infatti con il ritrovamento da parte del guardacaccia di una persona morta, ma soltanto grazie a una serie di flashback narrati da alcune delle ospiti il lettore potrà ricostruire ciò che è accaduto e provare a indovinare vittima e colpevole. 

Nessuno dei personaggi di questa vicenda è uno stinco di santo; ognuno ha le sue debolezze, i suoi scheletri nell’armadio o il suo caratterino difficile. Nel gruppo, apparentemente affiatato e felice di stare insieme, molti nascondono i propri veri sentimenti e l’ipocrisia regna sovrana. Ho apprezzato molto l’accurata costruzione dei personaggi, indispensabile per rendere credibile un romanzo come questo, che diversamente potrebbe sembrare forzato e sopra le righe. La Foley è stata molto brava a rendere certe dinamiche che possono instaurarsi in gruppi di vecchi amici, quando ognuno diventa adulto a modo suo, non si ha più molto in comune ma, per un motivo o per un altro, non si è pronti a “lasciarsi andare”. Alcune parti, con i ricordi dell’adolescenza dei protagonisti, sono forse un po’ lente, ma credo che fosse indispensabile per dare al lettore le informazioni necessarie.

In sintesi un romanzo che a me è piaciuto molto, mi ha tenuta incollata alle pagine quando potevo leggere e mi ha fatto pensare costantemente alle dinamiche tra i personaggi anche mentre facevo altro. Lo consiglio senz’altro a tutti gli amanti del genere!

Recensione - Tutto quello che non mi aspettavo di V. Sagnibene #1-2020

Il libro
Tutto quello che non mi aspettavo  di Valentina Sagnibene
Editore: Gunti| Pagine: 352| Pubblicazione: 2018| Prezzo 14,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa 
Notizie sull'autrice
Valentina è una giovane autrice di talento. Sogna di diventare scrittrice fin da piccola con sincera apprensione di tutta la famiglia. Dopo il Master in International Screenwriting and Production, è stata assistente di produzione, poi community manager e ora ha intrapreso la vita da freelance. Appassionata di romanzi, cinema e serie tv, si commuove con i fanvideo su youtube come sport nazionale. Negli ultimi anni ha imparato che l’arte del “sapersi inventare” è preziosa almeno quanto la determinazione nell’inseguire i propri sogni. Questo è il suo secondo romanzo dopo Tutto quello che non mi aspettavo (Giunti).
Recensione
e1/2
Francesco e Matilde non potrebbero essere più diversi: Lui elegante, curato, magro e privo di muscolatura, Lei sportiva, incasinata, disordinata; Francesco è l'antisport, Matilde è cestita in una squadra di basket, Francesco passa il suo tempo sui libri e si è laureato in lettere, Matilde ha terminato le superiori ed è andata a lavorare per non perdere tempo nell'ottenere un pezzo di carta. Lui vive ancora sulle spalle dei genitori, Lei è indipendente da quando è maggiorenne. Francesco ha una famiglia unita, Matilde è rimasta quasi da sola. Lui è astemio, a lei piace alzare il gomito.
Due mondi opposti, due persone che si sono incontrate in un locale e si sono detestate al primo sguardo ma...il destino è tremendo e decide che questi due devono avere la possibilità di parlarsi, così, grazie all'attrazione fisica del migliore amico di lui (Luca) nei confronti della migliore amica di lei (Arianna), i quattro trascorreranno una serata davanti ad una pizza un po' provocatoria, comica per non dire tragica. Da quel momento, nonostante tutto, Matilde e Francesco intraprenderanno un cammino fatto di ostilità e malumore, ma che porterà entrambi a ragionare sulla propria vita e sul futuro.

Questo libro potrebbe venire scambiato per un romanzo romantico, ma niente, nonostante Valentina Sagnibene mi abbia detto che il suo esordio era più romance di quello scritto dopo...mi sono trovata tra le mani una storia difficile, dei personaggi dal carattere e dal passato complessi e una scrittura matura.
Sono felice cha la mia prima recensione del 2020 sia dedicata a questo romanzo tutto italiano e di così difficile classificazione.
Matilde e Francesco, all'inizio, sono incompleti, immaturi (ognuno a modo proprio) e di strette vedute: la prima è troppo orgogliosa per chiedere aiuto, assolutamente ingestibile e con un atteggiamento che rasenta la maleducazione; il secondo è un eterno bambino, uomo all'anagrafe ma adolescente nei comportamenti, non è in grado di staccarsi dal guscio, e quando azzarda sa che i suoi in qualche modo copriranno i  buchi.
Quando ho iniziato a leggere questo libro ho pensato che di due non ne facevano uno e subito mi sono chiesta dove l'autrice mi avrebbe portato.
Piano piano ho scoperto il passato di Matilde, le sofferenze che l'hanno fatta diventare così selvatica e intrattabile e ho sperato in una crescita graduale. Francesco ho temuto fosse più irrecuperabile, invece mi sono dovuta ricredere e nonostante la sua storia non sia paragonabile a quella della sua Opposta...ha sviluppato un carattere più forte e maturo.

Questa storia è una ricerca, un puzzle da ricostruire senza paura delle difficoltà, senza perdersi d'animo per i pezzi che potrebbero essere scambiati con altri, fraintesi. E' la storia di una persona che non si fida nemmeno di se stessa, ma che comprenderà l'importanza di viaggiare accanto a qualcuno. Questo è un libro sulla comprensione e accettazione, vorrei dire sul perdono (quest'ultimo però necessita di molto tempo).
La Sagnibene è riuscita a farmi piangere (ultimamente non ho la lacrima facile) e se penso che questo è il suo esordio, se immagino quanto questa giovane donna potrà dare a noi lettori, mi commuovo ancora.
Io credo sia abbastanza semplice far commuovere raccontando una storia drammatica dove muoiono cani e bambini, oppure far inumidire gli occhi dopo il trionfo dell'amore tanto travagliato; credo sia difficile raccontare una storia ricca (di contenuti) mantenendo uno stile easy ma non povero, accontentare chi cerca lo svago, ma far felici anche le persone che invece vogliono qualcosa di più.
Questo libro, nella sua semplicità, è quasi perfetto. Questo libro, nella sua varietà, è quasi  perfetto. Lo consiglio a tutti coloro che hanno piacere di svagarsi. Lo consiglio a tutti coloro che vogliono affrontare il tema della perdita, a quelle persone che cercano le storie d'amore non convenzionali, a quelli a cui piacciono i viaggi in senso lato. Questo libro è  Tutto ciò che non mi aspettavo (non proprio, ma ci stava bene!). Grazie Valentina!