Recensione - Le mezze verità di E. J. Howard


Il libro
Le mezze verità  di Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi| Pagine: 330| Pubblicazione:  17 ottobre 2019 | Prezzo 18,50€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
(Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardo, All’ombra di Julius e Cambio di rotta.
Recensione
Torna in libreria la Howard, autrice vissuta nel secolo scorso ma la cui scrittura risulta più che attuale. Dopo aver affascinato i lettori grazie alla serie "I Cazalet", oggi troverete su tutti gli scaffali il romanzo "Le mezze verità" all'interno del quale l'autrice racconta uno scampolo di vita di una famiglia in totale crisi esistenziale.
May, vedova di guerra, sposa in seconde nozze il Colonnello Herbert, uomo noioso e non del tutto trasparente. Elizabeth e Oliver, i figli di May, dopo il matrimonio di Alice (figlia del Colonnello), si trasferiscono a Londra, la prima per cercare lavoro ed emanciparsi e il secondo per trovare una donna che lo mantenga. Così, una volta che tutti i figli sono fuori di casa, May scopre di non essere per niente felice e si pente di aver sposato un uomo così diverso da quello che si è mostrato all'inizio.

Se vi dicessi che questo è stato un romanzo difficile da digerire vi mentirei. L'ho divorato e con un certo appetito ho voluto arrivare al fondo per scoprire la sorte di queste persone.
Se vi dicessi che questo è stato un romanzo facile da digerire vi mentirei. Durante la lettura mi sono chiesta più volte cosa significassero questi personaggi. Una volta terminato mi sono chiesta cosa mi avessero lasciato.

Ci tengo a scrivere che come al solito la scrittura dell'autrice ammalia, proprio grazie alla sua eleganza e allo stile raffinato che la contraddistingue. La Howard aveva la capacità di raccontare vite comuni e trasformarle in storie indispensabili. Immaginiamo però per un momento di paragonare questo romanzo ad un pacchetto regalo: la carta è bellissima, il fiocco è di ottima fattura, la scatola lavorata e preziosa. Ma quello che c'è dentro? Bello anch'esso, ma è un soprammobile di poca utilità. E con questo non voglio dire che non sia un bel regalo, solo che la storia non mi ha lasciato molto.
Adesso però ancora una volta mi dovrò contraddire. I personaggi sono tremendamente imperfetti, a partire da May, donna insicura e contraddittoria; il colonnello è un uomo subdolo e vizioso, antipatico anche alle pietre; Oliver è un fannullone affascinante; Elizabeth una ragazza che cerca solo la felicità e Alice una povera fanciulla bisognosa di affetto, in perenne fuga da suo padre e forse da se stessa. Sono interessanti, hanno una marcia in più e proprio loro tengono in vita questa storia. Ma se io togliessi il finale (del quale assolutamente non parlerò nemmeno sotto tortura), cosa mi rimarrebbe tra le mani? Dei personaggi fantastici senza una vera storia da vivere? Cosa voleva comunicarci l'autrice?
Le mezze verità è un romanzo interessante, da leggere senza ombra di dubbio, ma che io non ho compreso appieno. Non nel senso che io non l'abbia capito, ma c'è un "perché?" che aleggia nell'aria. E quindi, se devo tirare le somme, cosa posso dire? Che è geniale! La storia dov'è? Scrittura superlativa! Perchè alcuni personaggi secondari hanno lasciato un contributo così scarno? Il finale, vogliamo parlare di questo finale così inusuale e stupefacente? Un genio. E adesso, dove li metto tutti? L'eleganza, ah l'eleganza della Howard.
Sono confusa? Un po', ma non per questo non soddisfatta. Indubbiamente ho molto parlato con chi lo ha letto in anteprima e questo vuol dire che non passa inosservato.
E dopo questo pensiero strampalato su un'autrice che adoro vi lascio alle vostre riflessioni e sono curiosa di sapere se lo leggerete oppure no.  

Keep Calm and Read Nadia #49 -Recensione di Karma City -Massimo Bisotti


Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi vorrei parlarvi di quella che per me è stata la seconda più grossa delusione letteraria dell’anno (la prima è stata La babysitter perfetta, che non ho nemmeno terminato): sto parlando di Karma City, di Massimo Bisotti.

Ho acquistato questo libro perché la trama mi aveva incuriosita moltissimo: alcuni ragazzi, insoddisfatti della piega che ha preso la propria vita, accettano la proposta di uno psicologo conosciuto on line e si ritrovano su un’isola privata per cercare di ricominciare. Tra i giovani si instaurano relazioni di vario genere, ma presto si scopre che non tutto è così spontaneo come sembrava…

Come ho scritto, sono stata colpita dalla sinossi e pensavo che un romanzo che indagasse i rapporti tra giovani insoddisfatti della propria esistenza nella nostra epoca fatta di social, dove spesso l’apparire è molto più importante dell’essere e dove molti soffrono la mancanza di like e commenti, potesse essere interessante e far riflettere il lettore anche sulla propria vita. Il problema è che Bisotti il lettore lo vuol far riflettere pure troppo. Questo non è un romanzo: è un manuale di auto-aiuto travestito da romanzo. I protagonisti non riescono a uscire dalla pagina, sono esseri bidimensionali senza un’autentica personalità, sono soltanto pretesti per scatenare le riflessioni “filosofiche” dell’autore sull’amore, il dolore, il cambiamento, la paura di non piacere agli altri. 

I capitoli hanno titoli come “NON PUOI ESSERE ACQUA SANTA AL VELENO” e “STAR – LA MANO NELLA CESTA DI UN DESIDERIO” (che, sarò limitata, ma devo ancora capire che cosa significa). Le digressioni, in cui l’autore riflette su come le persone si comportano e su come invece dovrebbero comportarsi nella propria vita per essere felici/non farsi sopraffare dal dolore/stare bene con se stessi e con gli altri, sono talmente tante e talmente prolisse da investire anche i dialoghi tra i personaggi, rendendoli così totalmente incredibili (nel senso di inverosimili). Nessuno infatti parla come un manuale di self help con qualcuno che ha appena conosciuto, mentre in questo “romanzo” lo fanno tutti. 

Ci sono anche considerazioni degne di nota, ma sono affogate nel mare di riflessioni che, forse, sono troppo “vecchia” per non considerare come piuttosto banali e anodine. La cosa che mi ha dato più fastidio è il fatto che questo libro venga presentato come romanzo, perché, se potessimo estrapolare le pagine in cui succede davvero qualcosa ai protagonisti, credo non arriveremo a 50 su più di 400. Di conseguenza mi sono sentita abbastanza presa in giro, e mi sono annoiata non poco.

In conclusione, non credo che consiglierei questo romanzo, anche se forse potrebbe piacere ad alcuni adolescenti molto introspettivi che non puntino alla verosimiglianza in una storia, ma vogliano sentirsi dare qualche consiglio per crescere senza soffrire (ammesso e non concesso che si possano dare consigli di questo genere senza passare per insopportabili grilli parlanti). Anche se, a parer mio, 18 euro sono comunque troppi per l’esperienza.







Recensione - La città delle ragazze di E. Gilbert

Il libro
La città delle ragazze  di Elizabeth Gilbert
Editore: Rizzoli| Pagine: 494| Pubblicazione:  settembre 2019 | Prezzo 20,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
Elizabeth Gilbert, giornalista e scrittrice, vive nel New Jersey. È l’autrice di Mangia prega ama (2007), da cui è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts. Rizzoli ha pubblicato anche Giuro che non mi sposo (2011), Il cuore di tutte le cose (2014) e Big Magic (2015). Il suo sito è www.elizabethgilbert.com.
Recensione
Vivian Morris è una giovane ricca ragazza di provincia che arriva a New York nel 1940 dopo aver deciso di abbandonare il College. Si traferisce da sua zia Peg, che possiede e dirige un Teatro, il Lily Playhouse, una scalcagnata, gigantesca costruzione che fa girare soubrette e ballerine mandando in scena spettacoli divertenti, romantici, un po' provocanti e adatti ad un pubblico squattrinato. Vivian ci sa fare con la macchina per cucire, così diventa "costumista" e si aggiudica l'attenzione di tutti quelli che lavorano in quel posto che odora di vecchio senza perdere fascino. La ragazza diventerà amica della giovane donna più bella mai vista, Clelia, soubrette avvenente, sensuale, provocante e volgare, una donna che sembra dire "ho voglia di fare sesso" solo a guardarla di prima mattina. Le due conquistano New York a suon di drink e uomini in ginocchio, fino a quando non superano il limite e devono battere in ritirata. E da quel momento tutto muterà, la vita della protagonista cambierà direzione e da mocciosa bella e senza pudore dovrà diventare donna e fare le scelte con la sua testa. Oggi Vivian ha novantacinque anni, è in ottima salute e scrive una lettera lunga un romanzo a Angela e le narra la sua vita, senza tralasciare i particolari.

 Cos'è la "Città della ragazze"? Non ci girerò tanto intorno, è un piccolo capolavoro. Questo non è il mio genere di lettura preferito, la storia non fa per me, i personaggi sono tremendi (per il mio personale gusto, intendo a livello caratteriale),  la trama non gli rende giustizia e non è nemmeno un romanzo epistolare, inteso nel senso stretto del termine. Eppure questo libro è perfetto. Eccome se lo è.
Facciamo pure un passo indietro. Mi sono lasciata sedurre da questo volume per due motivi: primo e non trascurabile, l'autrice è colei che ha scritto "Mangia prega ama"; seconda motivazione, sul comunicato c'era scritto che sarebbe stato un romanzo epistolare. Se fosse capitato con un altro volume mi sarei infuriata, perchè questo tecnicamente, non è un vero e proprio romanzo epistolare: l'autrice ci narra la storia di Vivian sotto forma di lunghissima lettera indirizzata ad un certa Angela, ma in realtà è un romanzo scritto in prima persona. Non ci sono lettere, non ci sono risposte, niente di tutto ciò, solo ogni tanto la protagonista si rivolge direttamente alla destinataria chiamandola per nome, stop. Se il libro fosse stato un altro mi sarei arrabbiata,  invece mi sono dimenticata di tutto, perchè quello che avevo sotto agli occhi era perfetto. La protagonista e narratrice è una donna che si mostra senza veli, sottolineando forse le sue zone d'ombra e aspettandosi un non giudizio. I personaggi che hanno fatto parte della sua vita sono pazzeschi, pieni di difetti così ingombranti da essere così reali e  detestabili da avere la necessità di averli accanto. Zia Peg ha così tanto da insegnare, nonostante sia un'ubriacona senza filtri, una spendacciona appassionata che vive per il teatro finché è possibile. Poi c'è Olive, la sua "segretaria", paragonabile alla signorina Rottermeier, acida, senza apparenti segni di cedimento emotivo, eppure è così essenziale... Poi c'è Edna, la Star, colei che tutte vorrebbero imitare, la diva del palco, colei che ha svoltato la nomea del Lily Playhouse, la protagonista della commedia intitolata "La città delle ragazze". Questo personaggio è anch'esso fondamentale nella crescita di Vivian ma di tutti noi. E potrei continuare per ore a elencarveli tutti.
Ho imparato grazie a questa storia, sì perché racconta tutto quello che non mi piace, tutto quello che io giudicherei sbagliato. E invece no, ho respirato l'aria viziata dei camerini che puzzano di fumo e gin, mi sono spogliata di fronte ad amanti intransigenti e frettolosi, ho indossato abiti a dir poco provocanti e ho capito che la vita va come deve andare, che non è una linea retta. E sopratutto che NIENTE è GIUDICABILE, perché non necessariamente è quello che sembra. Perché le persone si comportano in una certa maniera? Ognuna ha un trascorso e le azioni (belle o brutte che appaiano) vanno contestualizzate e se le parole "comune puttana" possono sembrare azzeccate, è necessario chiedersi: "anche se fosse, che importanza ha?". Voi penserete che è scontato, che ho scoperto l'acqua calda. Dai, per favore, non fate gli ipocriti. Ognuno di noi vive e giudica il prossimo, e se non lo fa ad alta voce, nel suo profondo punta il dito, in questo momento più che mai. Siamo bombardati da notizie, fotografie, video, trasmissioni televisive, giornaletti e giudichiamo. Se uno è grasso, se è troppo magro, perché da il biberon al suo bambino e non la tetta, perché cornifica la moglie, perché abbandona la madre allo spizio, perché, perché perché.  Vivian ci pone davanti ad un bivio, noi possiamo scegliere di provare a comprendere la sua vita oppure no. Grazie Elizabeth Gilbert.
La città delle ragazze è un romanzo frivolo e profondo, volgare e puro, vintage e attuale. Elizabeth Gilbert ha saputo conquistare me, con una storia così lontana dall'appartenermi, eppure questo libro è come un vestito creato da Vivian, mi calza a pennello come non avrei mai osato sperare. 

Gruppo di lettura - Gli scomparsi di Chiardiluna -Tappa 1

Buongiorno lettori e bentornati sul blog in occasione di questo secondo gruppo di lettura. Oggi discuteremo insieme le prime 134 pagine e la prossima settimana andremo tutti sul blog di Ombretta "Ombre di Carta" per chiacchierare e spoilerare! Vi lascio qualche dato qui sotto ma sopratutto NON LEGGETE SE NON PARTECIPATE AL GRUPPO DI LETTURA. 
Titolo: Gli scomprsi di Chiardiluna 
Serie: L'attraversaspecchi #2
Autore: Christelle Dabos
Casa Editrice: e/o
Pagine: 563
Genere: Letteratura fantastica francese
Prezzo:16,00 €
Link per l'acquisto: cartaceo QUI e Ebook QUI
TRAMA:
Secondo volume della saga dell’Attraversaspecchi (dopo il primo, Fidanzati dell’inverno), Gli scomparsi di Chiardiluna trascina il lettore in una girandola di emozioni lasciandolo, alla fine, con una voglia matta di leggere il terzo volume.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso...

---------------ATTENZIONE SPOLER------------------
Finalmente ho potuto prendere in mano questo secondo volume che a tutti gli effetti non vedevo l'ora di leggere. Non perderò tempo in inutili ciance e passerò subito all'attacco!
Ofelia finalmente ha tolto i vestiti di Mime e si è presentata a Faruk, non senza timori da parte di Thorn, Berenilde e zia Roseline. Faruk l'ha riconosciuta come futura moglie di Thorn, come una lettrice (quindi preziosa) e le ha concesso la sua protezione. Però deve leggere Il Libro. Il futuro marito non è per niente dell'idea, così dichiara di volerlo leggere lui non appena avrà acquisito i poteri della moglie, prima di allora non permette che la futura moglie faccia qualcosa che lui non ritiene opportuno. In questo modo Lo Spirito di Famiglia cosa farà fare alla ragazzina? Il ruolo di vicenarratrice è suo. Riuscirà a conquistare l'attenzione del distratto Re? Ne va della sua vita, su questo non ci piove. Per fortuna ci riesce, lei diventa più popolare a corte e riesce a ottenere un ruolo rispettabile. Nel frattempo l'ambasciatore Archibald, il donnaiolo, colui che riesce a far cadere quasi ogni donna ai suoi piedi, dimostra interesse sempre più costante nei confronti di Ofelia, che invece lo rifiuta, un po' per paura di cedere alle sue lusinghe e un po' ovviamente per virtù. Se per il momento il rapporto con il futuro marito è praticamente agli sgoccioli, di una freddezza indescrivibile, l'amicizia con l'ambasciatore cresce. Oddio...amicizia è una parola grossa, però è quello che più assomiglia ad un rapporto. Certo, è fatto di scambi reciproci, nulla per nulla, ma almeno sa che quell'uomo non potrà mai mentirle. Onde evitare che la vita di Ofelia sia in pericolo, le mettono alle calcagna due Valchirie, pronte a proteggerla da ogni pericolo. Purtroppo fanno parte della Rete, così, qualsiasi conversazione, atteggiamento, insomma qualunque cosa quelle due vedano...le vedranno in diretta tutti i componenti della Rete, Archibald compreso. Che imbarazzo! 
Durante il suo soggiorno nel Gineceo Ofelia riceve un biglietto in codice da parte di Gaela: Renard  è stato imprigionato nelle segrete e lei dovrebbe fare di tutto per tirarlo fuori. L'unico modo è chiederlo come servitore ad Archibald, sperando nella sua voglia di fare uno scambio. Ci riesce, e lei per ricambiare dovrà leggere una pipa, la pipa che ha toccato l'ultimo ospite sparito a Chiardiluna. 

Cosa posso dirvi? Molto semplice: non sopporto più Thorn e spero che Ofelia si fidanzi con l'Ambasciatore. No, non sto scherzando, sono seria! Il primo libro ok...ma adesso questo atteggiamento non lo tollero più. Magari si riscatterà, ma per il momento vorrei quasi che la nostra fanciulla si invaghisse di qualcun altro anche se...per il momento deve fare attenzione a restare viva. 
Una cosa che invece ho molto apprezzato è stato  l'atteggiamento di Berenilde nei confronti del Cavaliere: prendere le sue difese in maniera così forte è stato un bel gesto. 
Per tutto il resto del libro devo ammettere di non aver provato grandi emozioni, l'autrice ha descritto la nuova condizione della protagonista, ha fatto capire come funzionerà la sua nuova vita, ma dal mio punto di vista non è successo molto. Sono certamente curiosa di proseguire perché mi ha stupito l'atteggiamento di Renard, il suo comportamento quasi offeso non l'ho decifrato e non vedo l'ora di scoprire come evolveranno le cose. 
Mi ha fatto sorridere l'arrossamento della zia di fronte al bacio del rubacuori: sono proprio scoppiata a ridere!! Tutto il resto...cosa dirvi, mi dilungherei inutilmente. Spero proprio che decolli un po', perchè va bene gettare le basi, ma mi piacerebbe più azione, almeno un po'. Anche le rappresentazioni di fronte a Faruk mi annoiano, lui stesso è noioso. insomma voglio un po' di brio per la miseria! 
E adesso tocca a voi dirmi le vostre impressioni, non abbiate paura di spoilerare nei commenti, tanto ci ho già pensato io per tutto il post! Vi ricordo le tappe proprio qui sotto, la prossima settimana ci leggeremo su Ombre di Carta! 


TAPPE:
30 settembre 2019: iscrizioni e calendario. Scrivetemi nei commenti la vostra email e io vi notificherò i post come promemoria. Inizio lettura -QUI

7 ottobre 2019: Tappa 1 - lettura fino a pagina 135 ovvero fino al sotto-capitolo "La pipa" compreso. Discussione sul blog Desperate Bookswife

14 ottobre 2019: Tappa 2 - lettura da pag 135 fino a pagina 277 ovvero fino al sotto-capitolo "La carovana" compreso. Discussione sul blog Ombre di Carta

21 ottobre 2019: Tappa 3 - lettura da pagina 277 fino a pagina 418 ovvero fino al capitolo "Il grido" compreso. Discussione sul blog sul Blog Desperate Bookswife

28 ottobre 2019: Tappa 4 - lettura fino al termine del romanzo. Discussione sul blog e considerazioni finali. Sul blog Ombre di Carta.