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Recensione -Mi dicevano che ero troppo sensibile di Federica Bosco

venerdì, giugno 22, 2018 Baba_Books Desperate Bookswife 6 Comments

Per chi si sente sbagliato, un percorso per scoprire come tramutare l’ipersensibilità in una risorsa preziosa


Il libro
Mi dicevano che ero troppo sensibile di Federica Bosco
Editore: Vallardi| Pagine: 240| Pubblicazione: maggio 2018 | Prezzo 15,90€| Trama Qui
Genere: benessere 
Notizie sull'autrice
Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi.
Riflessioni
Come avrete capito, non si tratta di un romanzo, ma bensì di un saggio, un aiuto, un "manuale" per aiutare le persone ipersensibili o per comprenderle, se il lettore in questione non è stato munito di un eccesso di sensibilità.
Lo scorso mese avrei dovuto partecipare ad un incontro con l'autrice, avrei potuto far mille domande a Federica, ma motivi lavorativi mi hanno tenuta lontana da questa opportunità. La casa editrice è stata così gentile da farmi una sorpresa, così mi ha inviato questo libro e io, con le lacrime agli occhi, l'ho preso e portato in camera, perchè sapevo già che lo avrei letto poco alla volta e immaginavo che mi avrebbe aiutato a comprendermi meglio.

Una sera di qualche settimana fa ho aperto il volume. Era tardi, la giornata era stata complicata e faticosa, mille pensieri annebbiavano la mia testa, il sonno non voleva saperne di arrivare nonostante la stanchezza. Al piano di sopra non arriva la connessione ad internet, così di Netflix...manco a parlarne. Ho iniziato a sfogliare "Mi dicevano che ero troppo sensibile" - frase che mi sono sentita rivolgere un milione di volte - e le parole hanno iniziato a scorrere sotto ai miei occhi:
"Prima domanda fra tutte, cosa ci faccio io qui.
E se devo essere sincera, è una domanda che mi sono posta per tutta la vita. Gli altri bambini, sentendomi così diversa e particolare, non stavano volentieri con me. E i bambini, si sa, non vanno molto per il sottile quando si tratta di escludere chi non capiscono e considerano diverso. Allora cominciai veramente ad arrancare su una salita ripida e scivolosa che non mi portava da nessuna parte. E infatti piangevo un sacco. Piangevo di paura quando percepivo il vuoto, la solitudine, quel senso di non avere il guscio, di non fare parte di niente, di essere in transito e diversa da tutti. No, a dire il vero in quel caso non piangevo nemmeno. Rimanevo impietrita e basta, senza le parole, senza la voce, in disparte, o attaccandomi morbosamente a quei pochissimi coetanei che mi dimostravano amicizia. Con il risultato che venivo isolata e presa in giro; oggi lo chiamerebbero "bullizzare", all'epoca significava prenderti a spintoni nel corridoio, rubarti la merenda o umiliarti tirandoti su la gonna davanti a tutti, e non ci potevi fare niente sennò la volta dopo era anche peggio!"
Ero io. Federica Bosco mi ha spiato, seguito, filmato e ha scritto parte della mia vita. No, la smetto di essere egocentrica, semplicemente io e la Bosco siamo simili. Mi si sono inumiditi gli occhi, perchè un conto è immaginare che altre persone abbiano vissuto emozioni simili alle tue, un altro è trovare scritto nero su bianco parti della tua vita. Ecco. Mi sono sentita così. E se già sapevo che l'autrice è una donna con in contro cavoli, questa è stata l'ennesima prova. Non aver paura di dire ciò che ci è capitato, mettere in piazza i propri sentimenti, tutto questo non è facile. 
Io sono una persona che soffre d'ansia, sempre e quotidianamente. Se parlo con qualcuno, quando arrivo a casa ripenso alle cose dette e spero do non aver detto nulla di sbagliato. Se incontro una persona che conosco spero di dire le cose giuste, per non offendere, per non far rimanere male. Sempre in tensione, sempre fuori posto, sempre senza una giusta collocazione. Con gli anni ho finto, ho inventato una maschera che mi calzasse, ma con i rapporti ho difficoltà. Per questo motivo sto bene da sola, perchè non ho problemi e non ne creo. Non è che non mi piaccia vedere gente, anzi, ma poi sto male, per paura che qualcosa sia andato storto. E questo capita molto spesso. Gli anni della scuola dell'obbligo sono stati terribili, come scrive Federica, oggi si chiamerebbe bullismo, una volta no. Le due parole "Fai Schifo" erano all'ordine del giorno, le derisioni, gli spintoni, le prese in giro erano quotidiane e io volevo solo essere invisibile. Avevo quattro amiche, ci chiamavamo "Le sfigate per caso" ci prendevamo in giro, eravamo auto ironiche a modo nostro e a loro mi sono attaccata morbosamente. Eravamo un gruppo, ci proteggevamo, cercavamo di fare squadra. Ma alle scuole elementari...fondamentalmente ero sola. Tutto questo per dire che queste pagine mi hanno toccato nel profondo, mi sono sentita compresa e spesso tra me e me ho pensato: "ahhhh ecco!!!". Poi non tutti i punti descritti da Federica mi riguardano direttamente, ma tanti sì. Questo è un manuale utilissimo, di conforto, che serve a stare meglio e non posso non dire grazie, perchè la scrittura di Federica possiamo capirla tutti, le sue spiegazioni anche, mentre magari un saggio firmato da un dottore faremmo più fatica a parafrasarlo, anzi forse la maggior parte di noi non lo acquisterebbe. 
Questa non è una recensione, non è un post di gradimento, ma sono solo riflessioni libere, senza filtri, senza pensieri ( anche se so già che me ne pentirò, perchè una volta tolti i vestiti non si torna indietro). Il libro l'ha passato a mia mamma, le ho chiesto di leggerlo, so che lei mi comprende, ma forse potrebbe ricevere qualche risposta. Se vi state chiedendo cosa ne farò non appena me lo restituirà... beh finirà vicino agli altri libri della Bosco, sullo scaffale degli autori preferiti. E comunque LEI spiega bene le cose, rende partecipe il lettore, lo incuriosisce e lo appassiona, nonostante non si tratti di un romanzo. Brava, a trecentosessanta gradi! Promosso anche questo a pienissimi voti. 

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6 commenti:

  1. Avevo qualche riserva, dato il genere non narrativo, ma la Bosco va letta, immagino.
    E lo dice uno che l'ha conosciuta e apprezzata giusto lo scorso anno. ;)

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    1. Ciao! In vacanza ho perso i commenti :-) scusa!
      Questo libro lo ha letto anche mia mamma, è bellissimo. Certo, va sbocconcellato non essendo un romanzo, ma è uno di quelli volumi che terrò con cura, metterò da parte. La la Bosco non ci fosse bisognerebbe inventarla!

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  2. Una recensione che tocca corde dolorose e intime. La Bosco mi ha aiutato in un periodo molto difficile della mia vita, anni fa, proprio con alcuni suoi libri. Devo assolutamente leggere anche questo. <3

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    1. Buongiorno Midori, scusami, in vacanza ho perso i commenti e non arrivano più le email con la segnalazione. Ma ci sono. Grazie mille, questo libro mi ha segnata, mi ha fatto apprezzare di più me stessa. Lo ha finito anche mia madre, che è molto, molto critica e lo ha amato. Mi ha detto: Baba questo libro è bellissimo, grazie per avermelo fatto leggere. Fammi sapere, sono molto curiosa di scoprire il tuo pensiero. Ti abbraccio <3

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  3. Ecco, adesso lo voglio leggere... e come si fa??? Giusto perchè non c'è già una lista d'attesa infinita che mi alita sul collo! ;)

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    1. Eh no, devi leggere tutti i libri della Bosco :-) compreso questo baby. Segna, segna

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