Review Party - Un intero attimo di beatitudine di C H Parenti


Il libro
Un intero attimo di beatitudine di C.H. Parenti
Editore: DeA Planeta | Pagine: 288| Pubblicazione: 26 marzo 2019 | Prezzo 16,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa young
Notizie sull'autrice
C.H. Parenti è lo pseudonimo che la scrittrice bestseller Chiara Parenti ha scelto per i suoi romanzi rivolti a un pubblico più giovane. Chiara è nata nel 1980 a Lucca, dove tuttora vive con il marito, il figlio, due gatti, due pesci rossi e una tartaruga. Laureata in Filosofia, è giornalista pubblicista e lavora nell’ambito della comunicazione. Nel tempo libero le piace disegnare, leggere e viaggiare. È autrice di tre romanzi ebook; nel 2017 ha esordito in libreria con La voce nascosta delle pietre, seguito da Per lanciarsi dalle stelle. Un intero attimo di beatitudine è il suo primo, bellissimo romanzo per lettrici crossover.

Recensione 
e mezzo

Arianna è una ragazza della provincia toscana, di una bellezza disarmante e dalla lingua tagliente. E' disinibita, colleziona ragazzi senza troppe remore e odia profondamente sua madre, causa della fine dell'unione familiare e donna dedita al lavoro più che alla famiglia. Arianna vive la giornata e non pensa al futuro, frequenta ragazzi che pensano solo a organizzare festini, ha perso l'anno e adesso è definitivamente in punizione: lavorerà in un bar per tutto il periodo estivo. In questo bar però conoscerà Carlo, il figlio del proprietario, e Daniel, un ragazzo introspettivo e apparentemente solitario, sempre in compagnia di un libro e di una macchina fotografica.
Arianna sarà disposta a vedere la bellezza intorno e dentro di sé? Riuscirà ad ampliare i suoi orizzonti e mettere in discussione il suo stile di vita? Questo lo scoprirete solo se leggerete il libro perchè io sarò muta come un pesce!
Questa è una storia che parla di ribellione adolescenziale, racconta la vita estiva di una ragazza che non rispetta se stessa a causa di un dolore troppo grande da accettare, la Parenti scrive di una persona apparentemente forte, che maschera i suoi buchi emotivi con l'aggressività verso una madre così tanto simile a se stessa da voler a tutti i costi negare un'evidenza. Certo, indubbiamente c'è una storia d'amore, vedremo sbocciare amicizie, ci emozioneremo, ma dietro c'è ancora molto, moltissimo altro.
- Innanzi tutto c'è la crescita e lo sviluppo del personaggio: Arianna all'inizio del romanzo si presenta in un determinato modo e termina il suo percorso dopo aver subìto una metamorfosi non di poco conto. Conosciamo una ragazza che non sprizza simpatia, che non riesce ad interagire con il lettore e che fa di tutto per rendersi detestabile. Ho amato la sfida, il suo cambiamento e lo sforzo che deve sostenere per ottenere tutto questo. Una protagonista che sa il fatto suo, di quelle che restano nel cuore.
- C'è una storia accattivante, ben costruita e ricca di colpi di scena. L'intera vicenda tiene il lettore incollato alle pagine fino all'epilogo.
- Lo stile di Chiara è diretto e arriva subito al punto, scritto per un pubblico più giovane ma non per questo meno curato. L'autrice ha la capacità di regalare emozioni forti, che arrivano dirette al cuore di chi legge, indipendentemente dall'età.
- I personaggi secondari offrono dei siparietti niente male, e oltre a far divertire il lettore rafforzano il rapporto con quest'ultimo, che si sentirà parte di una grande, pazza famiglia.

Quello che proprio ho adorato di questo libro è stata la sensazione di pace che mi ha lasciato alla fine, come se l'autrice avesse voluto dirci: "tranquilli, qualsiasi cosa capiti, un modo per essere felici si trova".
Un libro che tratta diversi temi, come le rivoluzioni degli Under18, il relazionarsi con gli adulti e iniziare a pensare da grandi, affrontando le responsabilità. Parla di problemi familiari, di relazioni difficili da sostenere e di bellezza che dura un attimo, oppure una vita intera.
Ho letto una storia straordinariamente delicata, che ha conquistato il mio cuore poco per volta e mattone dopo mattone ho assistito alla costruzione di una storia completa e dal finale assolutamente inaspettato. Non ho letto tutti i libri dell'autrice, questo è solo il secondo, ma non si può negare la sua crescita. Felice di aver partecipato a questo evento, di aver potuto leggere il libro in anteprima e di poterlo consigliare oggi, con tutto il cuore!

Recensione - Quella metà di noi di Paola Cereda




Il libro
Quella metà di noi di Paola Cereda
Editore: Perrone Editore| Pagine: 222| Pubblicazione: 2019 | Prezzo 15,00€| Trama Qui
Genere: narrativa contemporanea
Notizie sull'autrice
Nata e cresciuta in Brianza, si è laureata in Psicologia a Torino con una tesi sull'umorismo ebraico. Si è specializzata in diritti umani e cooperazione internazionale, in particolare in progetti artistici e teatrali nel sociale.Ha viaggiato e lavorato in molti paesi del mondo. Attualmente vive a Torino e collabora con ASAI, Associazione di Animazione Interculturale, dove si occupa di progetti artistici con minori italiani e stranieri. Cura la regia e la drammaturgia della compagnia teatrale integrata assaiASAI, nella quale recitano ragazzi di età, provenienze e abilità differenti.
Vincitrice di numerosi concorsi letterari, è stata finalista al Premio Calvino 2009 con il romanzo Della vita di Alfredo (Bellavite). Per Piemme ha pubblicato nel 2014 Se chiedi al vento di restare (Finalista al Premio Rieti). nel 2019 con Perone Editore ha pubblicato Quella metà di noi".

Recensione

Io mi chiedo: fino a metà marzo nemmeno un cinque stelline su cinque e poi tutto d'un tratto due standing ovation? Entrambe causate da autori nostrani? Bellissima sensazione. Ma non voglio far perdere prezioso tempo a nessuno dunque arriviamo al punto, perchè l'attenzione dev'essere tutta per Paola Cereda e per il suo bellissimo romanzo, che tra l'altro è tra i dodici finalisti al Premio Strega 2019.
Matilde Mezzalama abita a Torino, in un quartiere che si chiama Barriera di Milano, è una maestra andata in pensione relativamente giovane, ha una figlia che si chiama Emanuela e due nipoti che vede solo a Natale. E' vedova Matilde, ma ha saputo organizzare la sua vita, nonostante tutto. Già, nonostante sua figlia sia fuggita dal quartiere come se ci fosse stata un'epidemia dalla quale scappare, nonostante la morte abbia deciso di portarle via il marito prematuramente, nonostante debba fare i conti con i soldi e abbia dovuto cercare un lavoro - quello di badante - che chiede molto e paga non così tanto, nonostante il panettone artigianale fatto con lievito madre e  canditi che sua figlia le porta per le feste, quasi a sottolineare che Lei Può, glielo porta dalla Precollina Torinese, quella abitata dalla gente con i soldi, quella parte che non si mischia e non ne vuole sapere. Ecco, nonostante tutto Matilde vive la sua vita, fatta di quotidianità, sogni nascosti nell'ultimo cassetto del mobile comprato a rate da Aiazzone, e sospiri, tanti sospiri, che vogliono dire tutto o niente.
Anche questa volta ho capito di avere tra le mani un libro super dopo poche pagine, questo volume mi ha catapultata nelle strade della "mia" città e mi ha fatto respirare l'aria di periferia dove è cresciuta mia madre,  descritta così bene dalla Cereda.
Questo è un libro che raccoglie le vite di molte persone, oltre a quella della signora Mezzalama si intende, e racchiude la metà di loro che un po' tutti tendiamo a nascondere al prossimo. Le persone ci vedono per quello che noi gli diamo e ci giudicano per le quello che facciamo, ma non sanno cosa si nasconda dietro al nostro sorriso, che tanto cerchiamo di ostentare per non far vedere lo sconforto che di tanto in tanto prende il sopravvento.
Questo è un libro fatto di vita, costruito sui rapporti, ma non quelli belli e studiati a tavolino, al contrario rapporti umani complicati, fatti di omissioni, cose non dette ma pensate, sensazioni, stati d'animo e perplessità. Un libro fatto di sogni che non è detto che alla fine qualcuno non si avveri, pagine piene di personaggi unici eppure così simili a qualcuno che alla fine conosciamo anche noi.
Un libro che vi farà porre delle domande sulla vostra vita, vi farà riflettere circa le cose che contano, sui rapporti, sulla sincerità, sui desideri e sui propri errori.
Per tutto il libro ho amato Matilde e il suo andare avanti come un treno, incurante della schiena dolorante a causa del troppo peso da portare, sia fisico che metaforico. Ho detestato Emanuela, dal primo incontro e non ho voluto darle una possibilità. Ho comunque fatto male, ho guardato quello che voleva mostrarmi, ma non ho fatto alcuno sforzo per comprenderla (e continuo a non farlo, ma con consapevolezza).
Paola Cereda ha la grande capacità di scrivere con apparente ironia e leggerezza di argomenti profondi e riesce a comunicare con il lettore talmente bene da creare un rapporto, come se lei si sentisse vicina, ascoltasse le persone, trascrivesse le esperienze altrui. Non è facile essere dei buoni ascoltatori.
Io forse sarò di parte, perché questo libro racchiude posti che conosco, rumori, odori, architettura nota, insomma avete presente quando qualcuno vi parla di un posto e voi quel luogo lo conoscete bene e allora vi sentite confortati, vi gonfiate un pochino perché siete sul pezzo? Ecco, io conosco il quartiere, per davvero, e mi sono acclimatata così bene che ormai sono convinta di essere in confidenza con Matilde, Emanuela, l'Ingegnere, Laura, Dora e pure il Lazzi con le sue scurrilità. E sapete cosa spero? Che da qualunque posto veniate voi possiate sentire Barriera come casa vostra, anche solo per qualche giorno, il tempo di leggere il libro.

"Chi non ha qualcosa da nascondere, ha almeno una verità da raccontare."

Premio Bancarella 2019: i Magnifici Sei


Carissimi, questa sera alle 18:00, presso una location torinese di tutto rispetto, Il Circolo dei Lettori, è stata svelata la sestina finalista. Mi chiedete di cosa stiamo parlando? Certo, certo, si tratta della sessantasettesima edizione del Premio Bancarella.
Immaginate l'emozione di una lettrice accanita come me, il fatto di poter partecipare attivamente, scattando fotografie, facendo domande, insomma l'essere lì, in quel luogo così maestoso da mettere quasi un po' in soggezione il visitatore non abituale, ma così suggestivo e ricco di fascino da far volare la mente un po' più avanti, perché la magia di questa sera è stata unica e irripetibile. 
Mi sono apparsi davanti agli occhi volti noti nel campo dell'editoria, agenti, editori, uffici stampa, organizzatori, autori, giornalisti, insomma tutti riuniti all'interno di una storica sala fregiata da bassorilievi per parlare di letteratura. Un sogno. 
Erano giorni che la curiosità divorava la mia mente: chi saranno i finalisti? Ne conoscerò qualcuno? Avrò letto almeno un libro? E poi arriva il giorno, prendo la macchina, carico mia mamma, incontriamo Nadia da Fiorio (sì proprio lei, la mia socia, quella delle rubriche super interessanti), ci scambiamo opinioni e ansie come fossero noccioline e varchiamo la soglia di Palazzo Granieri Della Roccia. Ci siamo. 
Il tempo di salutare Francesca Rodella, Ufficio Stampa dell'evento, che cominciamo ad intravedere i volti degli autori protagonisti, e così, tra una testa e uno smartphone riesco a scattare una fotografia:



E loro sono, partendo da sinistra:
Tony Laudadio, Preludio a un bacio, NN Editore
Marino Magliani, Prima che te lo dicano gli altri, Chiarelettere
Marco Scardigli, Ã‰velyne, Interlinea
Elisabetta Cametti, Dove il destino non muore, Cairo
Giampaolo Simi, Come una famiglia, Sellerio
Alessia Gazzola, Il ladro gentiluomo, Longanesi



E queste le copertine dei romanzi:
Adesso conoscete i titoli, le copertine e i volti dei protagonisti. Nei prossimi giorni leggeremo insieme le trame e scopriremo qualche curiosità in più. Ho scritto questo post solo per svelarvi i nomi, ma tra qualche giorno approfondiremo meglio l'argomento. Ringrazio Francesca per avermi coinvolta, noi ci aggiorniamo più avanti! Dimenticavo...queste due siamo io e Nadia, che scriverà un post per il blog "Un libro per amico". Buona notte a tutti :-) 



Keep Calm and Read Nadia #41 - Recensione: L'uomo delle castagne

Buongiorno lettori, in attesa di scoprire insieme la magnifica sestina del Premio Bancarella (tenete vicino il cellulare che non mancheranno gli aggiornamenti sui social), godiamoci la recensione di Nadia. Ecco a voi un thriller, di quelli nordici eh! 

Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi voglio raccontarvi di un thriller partito un po’ in sordina, ma che da un certo punto in poi non sono più riuscita a mettere giù: sto parlando di L’uomo delle castagne, del danese Soren Sveistrup.

Siamo a Copenaghen, dove Naia Thulin, giovane poliziotta della Omicidi che scalpita per passare all’Unità informatica, si ritrova a indagare su un efferato serial killer insieme a Mark Hess, agente dell’Interpol rispedito a casa in punizione dopo aver inanellato una serie di casini poco chiari.

Il killer, ribattezzato L’uomo delle castagne, amputa pezzi di arti alle sue vittime quando sono ancora vive, le uccide e lascia invariabilmente sul luogo del delitto un inquietante omino fatto di castagne.

Molto presto è chiaro che questo caso è legato a doppio filo con un altro che si credeva risolto, la sparizione di una bambina, figlia del ministro degli Affari sociali, avvenuta l’anno prima e di cui un uomo ha confessato l’omicidio.

Devo ammettere che, dopo un prologo esplosivo che mi ha emozionata, ho trovato piuttosto lenta la prima parte, e ho impiegato un po’ ad affezionarmi ai detective protagonisti. Soprattutto Thulin mi ha inizialmente respinta, così fredda e quasi asettica, ma dopo un po’ ho cominciato a volerle bene, quasi la conoscessi da anni anziché da poche pagine. Per Hess ho provato simpatia quasi da subito, anche se il suo personaggio un po’ stropicciato e preso a pugni dalla vita ricorda un po’ l’Harry Hole di Jo Nesbo.

Prima di essere scrittore, Sveistrup è autore di serie tv e sceneggiatore proprio de L’uomo di neve, il film con Fassbender tratto dal romanzo di Nesbo. Questa formazione si avverte nelle descrizioni precise e pulite, ma non inficia a mio avviso la complessità del romanzo, ben strutturato e sostenuto da una trama solida. Le descrizioni delle amputazioni e degli omicidi sono crude e non lasciano molto all’immaginazione, perciò se siete particolarmente sensibili forse questo romanzo non fa per voi, ma se siete capaci di soprassedere al trucido (o se in fondo in fondo in un thriller lo agognate) buttatevi a pesce su questo libro, perché a mio parere è uno degli esempi meglio riusciti del genere negli ultimi anni.

Se proprio devo trovare un difetto a L’uomo delle castagne è forse l’attribuire troppa incompetenza alla Polizia nella prima parte del caso, ma riconosco che fosse uno stratagemma necessario, e in fondo mi ha fatto storcere il naso poco poco (come avrebbe detto Kaori del Phipadelphia).

Le omissioni su alcuni aspetti della vita privata di Thulin e Hess mi fanno pensare che le avventure con i due investigatori potrebbero continuare, e devo dire che lo spero, perché in un solo romanzo l’autore è stato capace di farmi affezionare ai suoi protagonisti.

Ci sarebbero ancora tante cose da aggiungere su questo romanzo, ma non voglio togliervi il piacere di scoprirle e poi, se avete voglia, di discuterne insieme! A presto!