Keep Calm and Read Nadia #67 - Recensione di Le più fortunate - J. Pachico


Buongiorno lettori, ecco che con un ritardo di ben tre giorni pubblico il pezzo di Nadia, una recensione un po' particolare, una raccolta di racconti impegnativa e sono felice che Nadia ne abbia parlato qui. Comunque questa copertina è bellissima :-) 


Buongiorno lettrici e lettori, come state? Oggi vi parlo di un libro con una struttura un po’ particolare: si tratta di Le più fortunate, di Julienne Pachico. La Pachico è un’autrice nata in Inghilterra, che però ha trascorso la sua infanzia e l’adolescenza nella città di Cali, in Colombia. Ed è proprio la Colombia, con i suoi problemi e le sue contraddizioni, che si ambienta Le più fortunate.

Dicevo che questo libro ha una struttura un po’ particolare perché non è un romanzo, ma un insieme di racconti, ciascuno dei quali è collegato agli altri per il ripresentarsi di alcuni personaggi, attraverso un differente punto di vista o l’aggiunta di qualche piccola informazione tramite cui scopriamo qualcosa di più sui protagonisti incontrati in precedenza. Di solito io ho un rapporto molto conflittuale con la forma del racconto, perché nella maggioranza dei casi finisce lasciandomi a secco di tutta una serie di dettagli che avrei voluto sapere. Di solito il racconto termina ex abrupto, e io rimango un po’ spiazzata.

Fonte Google

Anche in Le più fortunate succede questo ma, dopo aver letto il secondo racconto e capito il meccanismo, sappiamo che scopriremo altri particolari sulla vita dei personaggi che popolano queste pagine. Per esempio, il professore del secondo racconto è stato l’insegnante della ragazza protagonista del primo, e così via. Questo espediente narrativo mi ha permesso di sentirmi meno insoddisfatta alla fine di ogni tranche, e mi sono divertita a ricercare indizi che collegassero i vari personaggi durante tutta la lettura.

Fin qui, come ho detto, la struttura, che è importante a mio avviso quasi quanto la trama. La Pachico sceglie di raccontare la Colombia (Paese di cui io conoscevo pochissimo) attraverso lo sguardo delle ragazze benestanti, quelle che frequentano le scuole internazionali, i cui genitori hanno forti legami con gli Stati Uniti e che spesso non sanno vedere oltre la patina artefatta del loro idilliaco benessere. “Le più fortunate”, dice il titolo: ma queste ragazze non sono affatto fortunate; nella maggior parte dei casi si scontreranno con quella realtà che il loro genitori hanno sempre voluto tenere fuori dalla porta, fatta di narcotraffico, rapimenti a scopo di estorsione, giungla inospitale, stupri e polizia corrotta. Quelle davvero “fortunate” ne saranno soltanto sfiorate, perché emigreranno in America, dove parleranno delle proprie origini colombiane come di una semplice caratteristica esotica, fingendo persino di aver dimenticato la lingua spagnola.

Questo insieme di racconti è un pugno nello stomaco, infatti ho impiegato un po’ a scriverne dopo averne letto. Ha però il grande pregio di aver aperto nella mia mente una finestra su un Paese a me completamente sconosciuto: sapevo benissimo che ci fosse un mondo oltre a Shakira e al cartello di Medellìn, ma ora ho davvero voglia di saperne di più.




Gruppo di Lettura di Echi in tempesta scritto da C. Dabos - Calendario e iscrizioni



Buongiorno a tutti!! Come state? Io sono tornata dal mare e mi sento spumeggiante, infatti sono felice di condividere con voi la lettura dell'ultimo romanzo della Dabos. In tanti avete letto i precedenti volumi durante le nostre letture condivise e non poteva mancare quest'ultimo. ringrazio la casa editrice per la copia e per aver acconsentito all'organizzazione del GDL. Ancora una volta Ombretta "Ombre di Carta" mi accompagnerà in questa avventura. Dopo avervi scritto qualche informazione sul volume e la trama, vi lascio il calendario. Non vi resta che commentare e lasciarmi la vostra email per ricevere il promemoria non appena sarà online la tappa :-) Adesso vi lascio qualche informazione sul libro.

Titolo:
 Echi in tempesta
Serie: L'attraversaspecchi #4
Autore: Christelle Dabos
Casa Editrice: e/o
Pagine: 576
Genere: Letteratura fantastica francese
Prezzo:16,50 €
Link per l'acquisto: QUI
TRAMA:

Nell’ultimo avvincente capitolo della saga, Christelle Dabos ci trasporta, con la potenza suggestiva del suo ritmo incalzante, in un grande gioco di fantasia avvinto alle vicende fin troppo umane dei suoi protagonisti. Ofelia e Thorn affrontano un universo colmo di allegorie e di realtà interiori profonde, di orizzonti antichi e di sentimenti nuovi, fino a scovare la verità che da sempre è nascosta dietro lo specchio.

Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non possono farlo alla luce del sole: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull’indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell’Altro, l’essere di cui non si conosce l’aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l’Altro, senza sapere nemmeno com’è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn approderanno all’osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto più assoluto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno i due, lì scopriranno le verità che cercano e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio.

Con l'acquisto di Echi in tempesta si riceverà in omaggio il libricino viola in edizione limitata con contenuti extra e dietro le quinte (fino a esaurimento scorte).

TAPPE:
8 luglio 2020: iscrizioni e calendario. Scrivetemi nei commenti la vostra email e io vi notificherò i post come promemoria. Inizio lettura

17 luglio 2020: Tappa 1 - lettura fino a pagina 140 ovvero fino al sotto-capitolo "La fabbrica" compreso. Discussione sul blog Desperate Bookswife

24 luglio 2020: Tappa 2 - lettura da pag 141 fino a pagina 274 ovvero fino al sotto-capitolo "(Parentesi)" compreso. Discussione sul blog Ombre di Carta

31 luglio 2020: Tappa 3 - lettura da pagina 275 fino a pagina 410 ovvero fino al capitolo "L'arca" compreso. Discussione sul blog sul Blog Desperate Bookswife

7 agosto 2020: Tappa 4 - lettura fino al termine del romanzo. Discussione sul blog e considerazioni finali. Sul blog Ombre di Carta.

Chi si iscrive? Ci tenete compagnia? Mi farebbe molto, molto piacere :-) Io vi aspetto, scrivetemi. 

Blog tour - Il morso della vipera di Alice Basso - La macchina per scrivere, amica fedele di una dattilografa



Buongiorno Desperate Readers come state? Oggi siamo qui per la quinta tappa del Blog Tour. Il libro è quello scritto dalla fantastica Alice Basso, ovvero Il morso della vipera, edito da Garzanti. Ho avuto l'enorme piacere di leggerlo in anteprima grazie a Marianna del blog "A spasso coi libri" che mi ha coinvolta in questo progetto. Oggi io vi parlerò della macchina per scrivere. Nel caso aveste perso le tappe precedenti...beh vi lascio i link proprio qui sotto. andate a leggerle perchè sono una più interessante dell'altra. 

Tappa 1 - E se il libro fosse un giallo - Esmeralda Viaggi e Libri: QUI
Tappa 2 - Anita una dattilografa sui generis - Bookspedia: QUI
Tappa 3 - Storia e ambiente della Torino degli anni '30 - Letture a Pois: QUI
Tappa 4 - Il giallo di Alice Basso da Vani Sarca ad Anita - Un libro per amico: QUI

E adesso... non ci resta che parlare della macchina per scrivere, l'amica di ogni dattilografa. Oppure no? 

"Ah, non so come dirtelo, Ani. E' sempre pieno di ragazze giovani e appena diplomate, che hanno le dita fresche di allenamento e digitano alla velocità del fulmine. Ne abbiamo una, una nuova, che sa fare cinquecento battute al minuto. Cinquecento! Tu...sono anni che non metti le mani su una macchina per scrivere. Nel frattempo è perfino cambiato il modello.""Embè?! Vorrà dire che questo nuovo funzionerà anche meglio!". Anita posiziona le dita sopra la tastiera. La Olivetti M40 sembra un piccolo pianoforte verticale. effettivamente ha l'aria minacciosa, con quelle sue piattaformine d'atterraggio per polpastrelli e l'estetica cromata che ricorda le auto naziste dei cinegiornali dell'Istituto Luce.

Come avrete ben compreso grazie alle tappe precedenti Anita è una bellissima ragazza che vive a Torino nel 1935. Ha studiato (oddio studiato, ha scaldato il banco) perchè l'hanno mandata a scuola, alla fine una bella ragazza non ha bisogno di istruzione, basta che sbatta le ciglia e può ottenere quasi tutto quello che desidera. Anita però decide di voler lavorare e la conversazione qui sopra è insieme alla sua amica del cuore Clara, che la mette davanti alla realtà: probabilmente come dattilografa avrà qualche difficoltà, dovrà scontrarsi con persone più preparate, abituate a battere velocemente le dita sui tasti e sopratutto che sanno scrivere le parole senza troppe esitazioni! Il bello di Anita Bo, oltre al fisico ovviamente, è che non si butta giù, combatte come un Gulo Gulo (se solo sapesse come è fatto) per ottenere il risultato. 

La dattilografa è colei che scrive mediante l'utilizzo di una macchina per scrivere. Durante gli anni '30 era un lavoro quasi del tutto femminile e ovviamente c'erano delle scuole apposite dove imparare a dattilografare, stenografare e a svolgere il piccolo lavoro d'ufficio. Che poi diciamolo, quando una donna veniva assunta con il ruolo di dattilografa faceva la donnina di casa...in ufficio e in più batteva a macchina qualche documento. 
Accantoniamo un momento il libro della Basso e andiamo a conoscere una dattilografa realmente esistita. A Torino nel 1936 Piera Bollito ha fatto sognare un po' tutti: in sei minuti ha ricopiato correttamente la prefazione scritta da Mussolini al libro del maresciallo Emilio De Bono sulla guerra d’Etiopia. Erano in 135 partecipanti al cinema Ambrosio, ma Piera è stata la più veloce delle torinesi e nel 1940 è stata la più brava delle italiane! 

Ecco, diciamocelo, Anita Bo e Piera Bollito non avevano le stesse abilità, brave entrambe ma in ambiti  totalmente diversi. Sarebbe stato forse più facile per Alice Basso raccontarci di una super dattilografa sempre sul pezzo, più semplice renderla credibile e attribuirle delle doti da detective, ma se conoscete un po' l'autrice siete al corrente che ama le sfide e che nei suoi personaggi tende a far emergere anche le imperfezioni. Il risultato è ottimo, anche questa volta. 
Come scrive Alice Basso, una fanciulla che voleva trovare lavoro con discreta facilità aveva bisogno di una macchina per scrivere come amica, carpirne i segreti, consumarne i tasti e poi provare a sostenere qualche colloquio e dimostrare la propria velocità. Oppure avere una faccia di tolla come quella della nostra protagonista, improvvisare, sbattere le ciglia, fingersi come non si è, e magari il posto di lavoro lo si portava a casa lo stesso! Per quanto riguarda Anita, beh meno male che ha avuto il posto nonostante non lo meritasse del tutto perchè si rivelerà una persona speciale e lei stessa scoprirà di avere doti nascoste sotto a quelle curve che fanno perdere la testa agli uomini. C'è un giallo da risolvere e l'autrice si servirà di una dattilografa astuta e di un traduttore/autore anticonformista. 

E domani? Sul blog "A spasso coi libri" Marianna intervisterà Anita. Non perdetevi il post perchè sarà uno spasso. 

Blogtour di Come un Respiro - Tappa 3 -Gli Hammam e bagni turchi fra tradizione e innovazione


Buongiorno carissimi, come state? Oggi tocca a me. Proprio così, siamo giunti alla terza tappa di questo interessante blogtour e oggi si parlerà di Hamam. Ma prima di immergerci in questo rilassante argomento vorrei ringraziare Marianna del blog "A spasso coi libri" per avermi coinvolta e la casa editrice per avermene fornita una copia. Non mi resta che lasciarvi il banner con il calendario! 

Dunque dunque, Come un Respiro è ambientato a Roma (nel presente) ma voleremo in Turchia grazie alle lettere di Elsa, la nostra protagonista. 
Proprio grazie alle sue epistole oggi conosceremo meglio gli Hamam. 

Come gli Hamam, sai, i bagni turchi, la versione bizantina delle terme romane. È una tradizione antichissima che è sopravvissuta nei secoli, sebbene ultimamente si stia un po' perdendo. Per i musulmani la pulizia è fondamentale e i fedeli prima di pregare si purificano. Gli Hamam che preferisco sono quelli di quartiere, piccoli e nascosti. In passato, quando la maggior parte delle case era sprovvista di acqua corrente e i servizi igienici, erano molto frequentati. Avevano un appuntamento sociale: ci si dava appuntamento, e ci si mangiava pure. Adesso sono per lo più in abbandono. Una volta, per caso, mi sono imbattuta in uno ancora funzionante. Sono entrata per dare un'occhiata, ma doveva essere l'ingresso degli uomini e un vecchio mi ha invitato severamente ad uscire. Ho fatto appena in tempo a intravedere un angolo del vestibolo, oltre l'atrio. Una fontanella di pietra zampillava al centro della stanza "
 Gli hamam, come si può dedurre da questa citazione, hanno origini antiche, infatti gli arabi trovarono già questi edifici fatti e finiti e poi ne costruirono altri simili. 
I musulmani dovevano purificare il corpo almeno cinque volte in una giornata sola, gli ingressi per gli uomini e per le donne erano rigorosamente separati e all'interno dell'edificio, oltre a passare il tempo, si facevano affari proprio durante la cura meticolosa del corpo. 

Fonte: www.parstoday.com

Ma cosa sono? All'interno di costruzioni maestose le persone si prendono cura del proprio corpo grazie ad un trattamento idroterapico che si effettua in un ambiente dove la temperatura raggiunge più o meno i 50° ma l'umidità arriva al 100%. Il clima umido fa sì che il corpo riesca a resistere più tempo al caldo. Le persone si sdraiano su superfici di pietra o marmo cercando di rilassarsi e godere dei benefici di questo trattamento. 
Prima ancora dei bagni turchi sono nate le terme romane, che erano edifici pubblici che sfruttavano per lo più le sorgenti naturali di acqua calda. Con il tempo si diffusero anche all'interno delle città e l'acqua veniva riscaldata grazie a dei focolai sotterranei. Erano delle città nella città, dei veri e propri monumenti. 
All'interno c'era un susseguirsi di stanze con al centro una vasca di acqua fredda.

Quindi possiamo dire che l'hammam nasce dall'unione tra la tradizione Romana e quella Ottomana. 

Durante il suo percorso di vita a Instambul Elsa ha deciso di mettersi in affari: addirittura ha deciso di comprare un Hamam, anche se tutti pensano sia un'idea folle perché una donna non ne ha mai gestito uno: troppo equivoco per una signora per bene. Ma perché? Forse perché, nonostante le donne potessero entrare da ingressi dedicati, una signora in affari continuava a non essere ben vista negli anni '70, ma ad Elsa tutto questo non importava, trasgredire le provocava un leggero piacere e ovviamente non si è tirata indietro! 

Ma come è fatto un hamam? Ci sono almeno tre stanze alle quali si accede in maniera progressiva. 
- Alla stanza tiepida si accede dopo essersi cambiati e il corpo inizia ad abituarsi al calore. Solitamente si possono trovare due bacinelle di acqua, una fredda e una calda. 
- Dopo aver iniziato a bagnare il corpo si può entrare nella hot room, dove la temperatura è alta, i pori della pelle si dilatano e le tossine possono uscire. 
- Dopo essersi lavati con cura nella stanza tiepida si accede alla stanza fredda: un luogo di relax dove aspettare che il corpo si abitui di nuovo alla temperatura "normale". 

Sì può dire che questa tradizione si sia mantenuta nel tempo, magari non immutata ma comunque si è cercato di preservare qualcosa che esiste da sempre, adattandosi al tempo. 
Oggi il bagno turco è di moda, non si trova esclusivamente in medioriente ma un po' ovunque, anche se, dite quello che volete, credo che un'esperienza a Instambul sia imparagonabile ad altre più moderne, nonostante siano più facilmente raggiungibili (per noi Italiani). 

Non vi è venuta voglia di un viaggetto in Turchia? Questo blogtour si sta rivelando un sogno ad occhi aperti. Domani Esmeralda vi parlerà dei sapori speziati della cucina turca. Io vi lascio con una frase di Sherazade "la città non sarà veramente perfetta se non il giorno in cui avrà un Hamam". 

Vi ricordo le tappe precedenti, nel caso le abbiate perse: 
Letture a pois QUI 
Un libro per amico: QUI 

Kiss for You