Recensione - "Il Patto" di Jodi Picoult





VOTO: 

Titolo: Il Patto
Autore: Jodi Picoult
Casa Editrice: Harper Collins 
Pagine: 572
Prezzo: 14,90€
Pubblicazione:  gennaio 2016 - in Italia -



Notizie sull'autrice: 
Scrittrice americana. Ha studiato a Princeton scrittura creativa ma, prima di dedicarsi interamente al lavoro di scrittrice, ha fatto disparati mestieri. Ha cominciato a scrivere il primo romanzo mentre aspettava il primo figlio. Vive con i suoi tre figli e il marito Tim a Hanover nel New Hampshire. Tra le sue opere ricordiamo Il custode di mia sorella 
(2005), Il colore della neve (2006), Senza lasciare traccia (2007)Diciannove minuti(2008),Un nuovo battito(2009),La bambina di vetro(2010),Le case degli altri(2011),L'altra famiglia(2012),Incantesimo tra le righe(2013) Intenso come un ricordo(2014), tutti editi da Corbaccio.






Con grande piacere, dopo aver letto "La custode di mia sorella" torno a sfogliare le pagine di un'autrice a me cara. Starete pensando: ma ha letto un libro solo...già cara è diventata? Si, e vi spiego anche il perchè. La custode di mia sorella io non lo avrei  mai e poi mai letto, scappo dalle storie troppo tristi, sopratutto se riguardano bambini indifesi e/o malati o animali. La vita è già spesso triste, al telegiornale sono più le notizie brutte di quelle belle, quindi no, io fuggo come la Roberts da Gere in "Se scappi ti sposo". Una persona, esattamente Daniela di Un libro per amico, mia sorella virtuale, mi ha quasi costretta a leggerlo durante una challenge, mi ha detto "Fidati Sister, ne vale la pena, lei è bravissima". Mi sono fidata. Ho fatto bene, anzi benissimo.

Questo è un libro che è stato pubblicato in America nel 1998, ben prima che la Picoult sfondasse e diventasse famosa in tutto il mondo. Non so bene perchè in Italia abbiano deciso di presentarcelo adesso, forse a causa di una trasposizione cinematografica. 

Il Patto è un romanzo avvincente, che non ti permette di chiudere il libro per andare a dormire: è la misteriosa storia di due ragazzi, Chris ed Emily, cresciuti insieme, prima migliori amici poi fidanzatini quasi modello. La storia di due famiglie che potevano vantare un'amicizia ventennale, fino al giorno in cui Emily è stata trovata senza vita a causa di un colpo di arma da fuoco e Chris svenuto accanto, con un grosso taglio in testa, ma pur sempre vivo.
Qual è la verità? Cosa è accaduto realmente quella sera? Le risposte sono sepolte insieme al corpo di Emily, solo Chris potrebbe rivelare l'arcano, ma non si ricorda a causa di un'amnesia o non vuole raccontare la verità? Forse, molto semplicemente, nessuno gliela chiede, perchè nessuno la vuole sapere.
C'è Melanie, la madre della giovane defunta, che preferisce credere alla verità più facile, ovvero che Chris è un terribile assassino che ha sparato alla sua bambina.
Gus, la madre di Chris, che crede alla versione ufficiale, quella comunicata subito dalla polizia, mentre suo marito non vuole credere in niente, perchè più facile da accettare.
Nemmeno l'avvocato del ragazzo vuole sapere, perchè la verità non serve, servono le prove, gli indizi, le sensazioni, le emozioni che i testimoni riescono a trasmettere alla giuria.

Ma cosa sappiamo di Chris ed Emily? Due persone simbiotiche, nemmeno loro riescono a capire dove finisca uno e inizi l'altra. Le loro anime sono fuse come due metalli così diversi da completarsi. Ma allora, per la miseria che diavolo è successo???? 

E' sempre difficile per me scrivere un commento su di un mistery, perchè o non si svela abbastanza oppure si scrive troppo. Io posso solo dirvi che questo romanzo l'ho adorato, dalle prime dieci pagine.  Un capitolo segue la trama ed è ambientato nel presente, mentre quello successivo  nel passato, così piano piano mentre la storia e le indagini procedono, scopriamo tutti i retroscena della vita di queste due famiglie borghesi e dei loro figli. Il ritmo è incalzante e nonostante non incuta ansia o terrore - non è quello il genere - a modo suo tiene il fiato sospeso quanto basta per volerlo finire in fretta a tutti i costi.

Cosa ho apprezzato maggiormente:

  • I personaggi, ma sopratutto Emily. Nonostante lei non ci sia più, tutti gli excursus approfonditi, capitolo dopo capitolo, ci permettono di conoscere una ragazza insicura, ma squisita. 
  • Lo stile dell'autrice, le sue doti narrative, il saper buttare l'amo e aspettare senza fretta che il lettore abbocchi, fantastico!
  • Questa storia è difficile da catalogare, mi è sembrato di vedere una puntata di Low&Order, prima le indagini della polizia e poi il processo. Ma in mezzo c'è molto di più, pagine fatte di emozioni, amicizia, amore, una vita, anzi due.
Cosa mi è piaciuto meno:
  • si può scrivere? NIENTEEEEE
E anche per oggi è tutto, alla prossima,

Salvia

Recensione - "Primo non nuocere" di Henry Marsh

Buongiorno lettori, oggi vi presento un libro che mi ha colpita, che ho letto in poco tempo e che mi ha appassionata come se fosse un romanzo, nonostante sia un saggio. E' stato difficile dare un voto, come si fa a votare dei frammenti di vite? Delle testimonianze, delle tragedie, dei successi? Quello che vi posso dire è...prima o poi leggetelo. Magari se siete troppo sensibili alternatelo ad un romanzo leggero e allegro, ma questo è il mio consiglio.




VOTO: 

Titolo: Primo non nuocere
Autore: Henry Marsh
Casa Editrice: Ponte alle Grazie
Genere: Saggio
Pagine: 336
Prezzo: 16,80€
Pubblicazione:   28 gennaio 2016



Notizie sull'autore: 

Henry Marsh Ã¨ un neurochirurgo inglese. Prima di iscriversi a Medicina, ha studiato filosofia, politica ed economia. Pensava che la medicina fosse una cosa noiosa fino a che non ha visto un neurochirurgo operare al microscopio per riparare un aneurisma: in quel momento ha avuto inizio la sua lunga carriera, che viene adesso ripercorsa in Primo non nuocere, un grande successo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, in corso di traduzione in oltre quindici paesi. Marsh è stato anche al centro di un documentario, The English Surgeon (vincitore di numerosi premi, tra cui l’Emmy Award), che ha raccontato la sua attività di volontario in Ucraina. Il suo hobby, per ora, sono le api. E la bicicletta.







Sono sempre stata affascinata dalla medicina e sopratutto da tutto quello che i pazienti non vedono: anni e anni di studio e gavetta, orari pazzeschi, dedizione, precisione, sentimenti che non devono diventare troppo palpabili. Un mondo completamente diverso dal mio. Io sono quella che corre a prendere il treno con il biglietto tra i denti, il portafoglio in mano, i capelli che svolazzano e la borsa aperta dalla quale spunta la bottiglietta dell'acqua. Sono quella che scoppia a piangere se pesta inavvertitamente una cavalletta, mi si contorce lo stomaco se incrocio un bambino che piange perchè ha perso la mamma. Io non potrei sostenere psicologicamente il peso della responsabilità di un chirurgo, credo che mi licenzierei ancora prima di aver firmato un contratto.
Ecco perchè ho deciso di leggere questo libro: voglio sapere cosa passa per la testa di un Dottore e non uno qualsiasi, ma un Neurochirurgo.

Facciamo una premessa: questo non è un romanzo, ma un saggio. Voi vi starete chiedendo come Salvia abbia potuto leggere un saggio sulla Neurochirurgia di quasi 350 pagine mettendoci meno di un anno, vero??  Ebbene Henry Marsh, che prima di prendere la decisione di salvare vite per mestiere ha studiato materie umanistiche, è un grandissimo narratore, oltre ad essere uno dei migliori Neurochirurghi del suo Paese. Ormai prossimo alla pensione ha pensato di mettere nero su bianco tutti i suoi successi ma anche i suoi insuccessi, quelli che lo hanno fatto soffrire ma, anche se è brutto ammetterlo, lo hanno fatto crescere, facendolo diventare quello che è oggi: un professore stimato.

Grazie a questo libro empatizzeremo con l'autore, riusciremo a comprendere i suoi stati d'animo, a capire le sue frustrazioni. Già ho scritto proprio così: capire un neurochirurgo. Se fossi ortopedico, ginecologa, che ne so, reumatologa, dai magari anche infermiera potrei forse avvicinarmi al suo mondo, ma ragazzi miei, io ho provato a studiare lettere prima, e scienze motorie dopo. Mi considero "un'umanista" particolarmente lunatica, dai nervi poco saldi e dalla sensibilità troppo marcata. Ma perchè tutta questa manfrina? Perchè leggendo le pagine scritte dal Dott. Marsh ho imparato moltissimo, ho apprezzato la sua completa onestà, ma quello che mi ha più colpito è stata l'ammissione degli errori commessi. Lui  ricorda simpaticamente che i chirurghi non hanno sfumature o sono bianchi o neri, o sono angeli o bastardi incompetenti, ovviamente dipende dall'esito dell'operazione.  

Questo è un saggio che scorre come fosse un romanzo. Ogni capitolo è una malattia o malformazione che il dottore ha curato o operato. Durante lo stesso capitolo conosceremo i pazienti del dottore  e lentamente riusciremo a delineare il carattere dell'autore.  Crudo, serio, "splatter" - quando un cervello affoga nel sangue del paziente stesso, concedetemi il termine - .
Un libro che ho già consigliato a moltissime persone e che presto presenterò in biblioteca. 

Cosa ho maggiormente apprezzato:

  • L'onestà con la quale sono stati trattati dei temi così delicati, sopratutto in un momento - qui in Italia almeno - in cui si parla spesso di malasanità. 
  • L'autore ha più volte evidenziato che un Neurochirurgo resta sempre e comunque un essere umano, quindi non essendo una macchina, può sbagliare, anche non dovrebbe e tutti si aspetterebbero il contrario.
  • Per diventare un luminare, ahimè, bisogna accumulare esperienza e purtroppo gli insuccessi sono proprio quelli che permettono la crescita.
  • Lo stile molto scorrevole: ho imparato un sacco leggendo velocemente. 
Cosa mi è piaciuto meno:
  • Questo non ha niente a che fare con il libro, ma sicuramente comprendere che alcune "leggerezze" hanno rovinato la vita di pazienti, oppure che un assistente abbia reso invalido un atleta solo perchè il chirurgo ha pensato che l'assistente fosse in grado di operare da solo, insomma non sono mai cose piacevoli da sapere. 


Non mi resta che salutarvi, alla prossima

Salvia

Tutto quello che siamo

  

Il Libro

Tutto quello che siamo di Federica Bosco
Editore Mondadori | Pagine 348 | Prezzo €18,00 | Pubblicazione 2015 | Sinossi: Qui sul sito Mondadori

Genere:

Notizie sull'autrice

Federica Bosco è scrittrice e sceneggiatrice. Ha al suo attivo una ricchissima produzione di bestseller, da Mi piaci da morirea Un amore di Angelo. Con Mondadori ha pubblicato Pazze di Me (2012), della cui versione cinematografica, per la regia di Fausto Brizzi, è co-sceneggiatrice, Non tutti gli uomini vengono per nuocere (2013), Sms (2014) e Il peso specifico dell'amore(2015).

Recensione

Federica Bosco? Per me una grande autrice italiana, una donna in grado di scrivere un libro ironico, uno young adult un po' paranormal, un libro con protagonista un uomo che parla addirittura in prima persona e infine uno new adult. Il tutto senza batter ciglio. Quello che apprezzo è proprio la sua versatilità, il suo "non avere uno schema", lei riesce a comunicare con ragazzini o adulti, con donne in carriera o casalinghe, con uomini o donne, insomma è completa. 

Questa volta ci parla di Marina, una ragazza di appena diciannove anni che vive tra le bellezze di Firenze, ma nella sua vita di bello c'è ben poco: la mamma è partita, il padre è violento, la nuiva compagna è cattiva, il ragazzo della sua vita non la considera e lei si destreggia tra due lavori per avere un minimo di libertà. Che cosa le permette di tirare avanti? Il suo fratellino di soli nove anni, la perla preziosa che le allieta le giornate, ma se da una parte le consente di alzarsi al mattino, dall'altra parte non le permette di andarsene da una casa ormai stretta.
Marina è una barista al mattino, è una commessa in un negozio di abiti al pomeriggio, ma cosa vorrebbe fare lei veramente? Disegnare, perchè ha talento, ma suo padre lo considera una perdita di tempo, così mette in valigia i suoi pochi  sogni e procede senza indugiare troppo, perchè solo tenendosi impegnata può non soffrire troppo.

Cosa rende questo libro degno di nota? Innanzi tutto la protagonista, che è reale purtroppo: quante giovani donne sono lasciate in balia di loro stesse e della paura di non essere mai abbastanza? Quanto le aspettative dei genitori dei genitori possono minare l'autostima? Sono troppe le storie di violenza domestica che ogni giorno si sentono in televisione, alcune vedono la loro conclusione con una salma, altre si limitano ad essere "lievi" a livello fisico, ma ugualmente gravi a livello psichico. Non c'è niente di peggio del vivere quotidianamente nella paura in casa propria, circondati dalle persone che dovrebbero amarci e proteggerci, invece sono il nemico. Se la famiglia non è il porto sicuro, quale dovrebbe essere, mi chiedo.
La storia di Marina non è eccezionale, non è un fantasy o un paranormal purtroppo, ma è una storia come tante, una di quelle storie che spezzano il cuore perchè non sono così gravi da finire sui giornali - per fortuna - ma nemmeno così facilmente risolvibili. Non è possibile non provare solidarietà o affetto per la protagonista, che con la sua fragilità disarmerebbe anche il cecchino più esperto. Ha bruciato le tappe, ma non per sua volontà, è diventata presto donna senza averlo chiesto, è maggiorenne ma in fondo è ancora una ragazzina che vorrebbe sposare una star del cinema o di diventare una celebre fumettista.

Vi piacerà Marina, perchè è buona, sopporta amici viziati e davvero impossibili come una Ginevra mangia uomini o un Dario eccentrico ed egocentrico, un Nick ambiguo e un Christo un po' lurido. Come finirà questa storia? Sarà fortunata come quella paracula di Cenerentola oppure sarà una delle tante storie normali che non vanno proprio da nessuno parte? Beh leggetelo, io sicuramente non vi dirò molto di più di quello che ho scritto - anche troppo - .

Voto

 

Cosa ho maggiormente apprezzato:

- Lo stile semplice permette di empatizzare con la protagonista, il romanzo è narrato da una diciannovenne particolarmente social, e questo è il "livello" della narrazione.
 - Federica Bosco ha la capacità di inserire molti personaggi, senza trascurarne nemmeno uno.

 

Cosa mi è piaciuto meno:

- Niente in particolare, non è un romanzo con lode, ma sufficientemente bello da essere letto e consigliato.

Recensione - "Terapia di coppia per amanti" di Diego De Silva





VOTO: 

Titolo: Terapia di coppia per amanti
Autore: Diego De Silva
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 288
Prezzo: 18,00€
Pubblicazione:   2015



Notizie sull'autore: 
Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002 e 2008),Da un'altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007 e 2010, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010 e 2012), Sono contrario alle emozioni (2011 e 2013), Mancarsi (2013), il racconto Il covo di Teresa (2013, nella collana digitale dei Quanti) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi. Nel 2013 Einaudi ha pubblicato la trilogia Arrangiati, Malinconico (che riunisce in un unico volume Non avevo capito niente, Sono contrario alle emozioni, Mia suocera beve) e nel 2015 il romanzo Terapia di coppia per amanti. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini, Crimini italiani, Questo terribile intricato mondo. È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013), Giochi criminali (Einaudi Stile Libero 2014, con Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni e Carlo Lucarelli) e Figuracce (Einaudi Stile Libero, 2014). I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.





Non appena mi sono approcciata a questo libro, dopo aver letto svariate recensioni, da quella della Libridinosa a quella della Lettrice Rampante, ho pensato che avrei avuto serie difficoltà  a mantenermi neutrale.
Come fare a leggere un libro quando si possiede  la consapevolezza che il tema trattato va oltre la nostra comprensione? Non lo so, ormai  l'avevo comprato e di buttare diciotto euro del water non ne avevo nessuna voglia.

Così, con molti pregiudizi ho aperto il libro e ho conosciuto Modesto Fracasso e la sua compagna illegittima Viviana. Già, avete capito bene, la loro relazione è illegittima e segreta, a casa hanno moglie, marito e due figli, ma nonostante tutto si amano alla chetichella, da ben tre anni, condividendo un letto di un motel in periferia, piuttosto che i sedili dell'auto. Sono amanti loro, ma non si limitano a sollazzarsi sessualmente, loro litigano, anzi è più il tempo che trascorrono a lanciarsi oggetti in testa o a sputarsi addosso frasi impronunciabili che a scopare.
Già, c'è un altro dilemma, a Viviana piace fare l'amor, mentre  a Modesto piace proprio scopare. Lui pensa al qui e ora, lei al futuro, lui pensa a non farsi beccare dalla moglie e lei pensa a chiamarlo sul cellulare alle quattro del mattino, lui pensa a dormire dopo un sano e infedele orgasmo, lei ad analizzare punto per punto la loro ultima discussione.

E perchè non andare in terapia? Già, perchè andarci invece? E anche su questo punto sono puntualmente in disaccordo.

Questa è una storia che fa riflettere, anche se non se ne ha la minima intenzione, ti costringe  a tirare fuori la testa dalla sabbia e guardare in faccia la realtà: quanti sono i matrimoni che durano? Quante persone hanno un amante? Quanti uomini vanno a prostitute? Su dai, non prendiamoci in giro, tutti sappiamo cosa tocca ad una coppia che decide di sposarsi, può durare, ma spesso non accade. E quando ci sono dei figli come si fa? E' giusto buttare tutto nel cesso per inseguire la propria felicità e far soffrire degli innocenti, oppure è più logico difendere la verità e il rispetto e vivere una doppia vita?

Io ho un mio pensiero, molto molto quadrato e non smussabile, ma non sto qui a rompervi le balle con pensieri personali, vi assicuro però che nonostante abbia detestato parecchio entrambi i personaggi, sopratutto Viviana che considero la persona dal carattere più nervoso e stressante che abbia avuto il dis-piacere di incontrare tra le pagine, ho rivisto le mie posizioni e comunque ammetto di essermi messa in discussione (ma non allarmatevi, il carattere di cacca ce l'ho anche io e idea non l'ho cambiata, ah ah ah).
Un libro scritto da un autore per me nuovo e molto molto interessante, che ha usato uno stile molto particolare, che io ho apprezzato. I capitoli sono alternati, in uno sono esternati i pensieri di Modesto, nel successivo quelli di Viviana. Si, pensieri, perchè tutto il libro sembra proprio un diario, e nonostante non siano riportati i giorni e l'ora, sembra di essere finiti proprio all'interno della testa dei due protagonisti, che esprimono le loro vite, senza filtro alcuno. Forse all'inizio ho impiegato una buona mezz'ora prima di entrare in sintonia con questo tipo di scrittura, ma poi l'ho trovata confortevole, come un paio di pantofole. Grazie a questo stile ho potuto davvero conoscere i due protagonisti, nel loro profondo, e sembra proprio di aver fatto con loro una bella chiacchierata.

De Silva è bravo, molto bravo, talmente bravo che non vorrei essere sposata con lui :-)

Cosa ho maggiormente apprezzato:

  • La riflessione, questo libro me l'ha imposta e con una discreta prepotenza.
  • Lo stile, assolutamente scorrevole per me, ostico per altri, a me ha permesso di conoscere i personaggi molto a fondo.
Cosa mi è piaciuto meno:
  • Beh, che dirvi, la storia. Due amanti che vanno in terapia...io sono bacchettona e un po' all'antica. Ma proprio questo, che è stato un grande spunto di riflessione, mi ha permesso di crescere, dal punto di vista umano. Un'arma a doppio taglio insomma.
  • Viviana, non per favore, non la reggo, non la sopporto, è stata lei il più grosso trauma!