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Keep Calm and Read Nadia #28 - Recensione di A misura d'uomo

martedì, giugno 12, 2018 Baba_Books Desperate Bookswife 8 Comments



Buongiorno amici lettori, come state? Io reduce da un faticoso ma interessantissimo weekend di Open house a Torino: un’esperienza che consiglio spassionatamente! Ma bando alle ciance e parliamo di libri: nella fattispecie oggi vi racconto il mio pensiero su A misura d’uomo di Roberto Camurri.

Ho deciso di leggere A misura d’uomo spinta da alcune recensioni veramente entusiastiche e, devo ammetterlo, anche dall’accattivante claim che recita:

Questo libro è per chi ama avvicinarsi ai quadri così da cogliere la consistenza del colore e la direzione del pennello, per chi adora cenare a base di salame, formaggio, pane e lambrusco, per chi rincorre il profumo della neve, e per chi sa che a volte il tempo per le parole è un tempo sbagliato e allora sceglie di tacere aspettando di tornare al mare.

Ecco, da queste poche righe credevo scioccamente che questo libro fosse anche per me (diciamolo, chi non adora cenare a base di salame, formaggio, pane e lambrusco?), ma purtroppo ho scoperto di far parte di quella porzione di lettori che non l’ha gradito. Innanzitutto, più che di un romanzo vero e proprio si può parlare di un insieme di racconti con alcuni protagonisti comuni (questa peraltro era la forma iniziale del libro), e forse qui entra un po’ in gioco la mia poca simpatia verso questa forma di scrittura. Ma non è stato solo questo a respingermi. 
In A misura d’uomo lo stile è molto, molto particolare: praticamente è la fiera del polisindeto, credo che possiate contare le subordinate sulle dita di una mano. Per carità, gusti personali, ma io non ho proprio gradito, l’ho trovata una scelta estremamente pesante e fastidiosa, almeno per me. Un altro aspetto che proprio non mi è andato giù riguarda i personaggi: uomini e donne intorno ai trent’anni, hanno tutti dei problemi esistenziali, non se ne salva uno. Chi si droga, chi beve o fuma troppo, chi si lascia andare e diventa obesa perché non sa reagire alle botte della vita, e altri comportamenti di cui non parlo per non fare ulteriori spoiler. L’ho già detto ma lo ripeto: non se ne salva uno. Non so se tutti gli sfigati si sono dati appuntamento a Fabbrico (paese teatro del romanzo) o se l’autore crede che quella generazione sia irrimediabilmente persa: in ogni caso mi ha fatto una rabbia tremenda leggere di queste “persone”. Mi sarò sentita chiamata in causa visto che l’età è più o meno quella, ma all’ennesimo personaggio problematico mi sono cascate le braccia perché non possono essere tutti così, la storia dopo un po’ perde di verosimiglianza e, anziché chiedersi “che cosa succederà adesso?” il lettore comincia a chiedersi “quale altra dipendenza salterà fuori adesso?”, e il rapporto con la storia non ne giova. 
Ho letto che Camurri ha presentato in diverse occasioni questo libro, e mi sarebbe piaciuto assistervi per capire se questo pessimismo sulla generazione dei trentenni l’ho notato solo io o se ha una qualche ragione di essere, perché così com’è mi è parso proprio forzato. In ogni caso alla fine forse in qualcosa l’autore è riuscito: mi sono arrabbiata e innervosita, quindi di emozioni ne ho provate, anche se purtroppo non quelle che avrei voluto trovare. Se qualcuno ha letto il libro mi piacerebbe un sacco confrontarmi con lui/lei!


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8 commenti:

  1. Ciao Nadia, sono stata vicina a comprarlo, l'ho preso in mano tante volte. Non l'ho mai comprato. Credo che, da quello che scrivi, lascerò perdere.

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    1. Guarda Baba, tu sei più riflessiva e sensibile di me, quindi forse potresti apprezzarlo, come è successo a Michele che scrive sotto. Magari senti anche qualche altra opinione e poi decidi :-)

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    2. Nadia, non so, le tue parole mi hanno colpita e mi fido dei tuoi giudizi, ma anche di Michele mi fido, quindi, come ho scritto sotto...per farmi un'idea dovrei leggerlo. Potrebbe essere per me un'esperienza tremenda, oppure un libro indimenticabile. Chi lo sa a questo punto? ah ah ah Anche se per i racconti...non vado pazza.

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  2. Ciao Nadia,non sai quante volte ho pensato di leggere questo libro, non avendo assolutamente capito che si trattasse di racconti... Ecco, diciamo che anche nel mio caso il genere non è proprio il mio preferito e leggendo le tue parole ora mi rincuoro di non averci speso dei soldi! ;)

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    1. Ecco Dany, se neanche tu ami troppo i racconti mi sa che sei più sulla mia lunghezza d'onda!

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  3. Questa volta non concordo. L'ho trovato un libro generosissimo. Forse solo fin troppo pieno, vero, ma al momento è per me una delle migliori letture di questi mesi. :)

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    1. Michele, grazie mille per essere passato anzitutto, per me è un onore perché ti stimo un sacco come blogger (ecco che stalkero!). Apprezzo tantissimo chi commenta per sostenere un'opinione diversa dalla mia e sono certa che tanti hanno trovato in questo romanzo una profondità e un valore che io non ho colto, forse non era il libro adatto a me o più probabilmente io non ero adatta a lui :-)

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    2. Ciao Michele, io non amo i racconti purtroppo, alcune volte mi sorprendono, ma spesso io desidero di più. Mi fido del giudizio di Nadia, ma come sai, anche il tuo giudizio per me è importantissimo. A questo punto, per avere un'idea, bisognerebbe leggerlo e capire il mio effettivo pensiero. Uno di quei libri...che rimarrà in sospeso.

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