Recensione - La città delle ragazze di E. Gilbert
Il libro
La città delle ragazze di Elizabeth Gilbert
Editore: Rizzoli| Pagine: 494| Pubblicazione: settembre 2019 | Prezzo 20,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autrice
Elizabeth Gilbert, giornalista e scrittrice, vive nel New Jersey. È l’autrice di Mangia prega ama (2007), da cui è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts. Rizzoli ha pubblicato anche Giuro che non mi sposo (2011), Il cuore di tutte le cose (2014) e Big Magic (2015). Il suo sito è www.elizabethgilbert.com.
Recensione
Recensione
Vivian Morris è una giovane ricca ragazza di provincia che arriva a New York nel 1940 dopo aver deciso di abbandonare il College. Si traferisce da sua zia Peg, che possiede e dirige un Teatro, il Lily Playhouse, una scalcagnata, gigantesca costruzione che fa girare soubrette e ballerine mandando in scena spettacoli divertenti, romantici, un po' provocanti e adatti ad un pubblico squattrinato. Vivian ci sa fare con la macchina per cucire, così diventa "costumista" e si aggiudica l'attenzione di tutti quelli che lavorano in quel posto che odora di vecchio senza perdere fascino. La ragazza diventerà amica della giovane donna più bella mai vista, Clelia, soubrette avvenente, sensuale, provocante e volgare, una donna che sembra dire "ho voglia di fare sesso" solo a guardarla di prima mattina. Le due conquistano New York a suon di drink e uomini in ginocchio, fino a quando non superano il limite e devono battere in ritirata. E da quel momento tutto muterà , la vita della protagonista cambierà direzione e da mocciosa bella e senza pudore dovrà diventare donna e fare le scelte con la sua testa. Oggi Vivian ha novantacinque anni, è in ottima salute e scrive una lettera lunga un romanzo a Angela e le narra la sua vita, senza tralasciare i particolari.
Cos'è la "Città della ragazze"? Non ci girerò tanto intorno, è un piccolo capolavoro. Questo non è il mio genere di lettura preferito, la storia non fa per me, i personaggi sono tremendi (per il mio personale gusto, intendo a livello caratteriale), la trama non gli rende giustizia e non è nemmeno un romanzo epistolare, inteso nel senso stretto del termine. Eppure questo libro è perfetto. Eccome se lo è.
Facciamo pure un passo indietro. Mi sono lasciata sedurre da questo volume per due motivi: primo e non trascurabile, l'autrice è colei che ha scritto "Mangia prega ama"; seconda motivazione, sul comunicato c'era scritto che sarebbe stato un romanzo epistolare. Se fosse capitato con un altro volume mi sarei infuriata, perchè questo tecnicamente, non è un vero e proprio romanzo epistolare: l'autrice ci narra la storia di Vivian sotto forma di lunghissima lettera indirizzata ad un certa Angela, ma in realtà è un romanzo scritto in prima persona. Non ci sono lettere, non ci sono risposte, niente di tutto ciò, solo ogni tanto la protagonista si rivolge direttamente alla destinataria chiamandola per nome, stop. Se il libro fosse stato un altro mi sarei arrabbiata, invece mi sono dimenticata di tutto, perchè quello che avevo sotto agli occhi era perfetto. La protagonista e narratrice è una donna che si mostra senza veli, sottolineando forse le sue zone d'ombra e aspettandosi un non giudizio. I personaggi che hanno fatto parte della sua vita sono pazzeschi, pieni di difetti così ingombranti da essere così reali e detestabili da avere la necessità di averli accanto. Zia Peg ha così tanto da insegnare, nonostante sia un'ubriacona senza filtri, una spendacciona appassionata che vive per il teatro finché è possibile. Poi c'è Olive, la sua "segretaria", paragonabile alla signorina Rottermeier, acida, senza apparenti segni di cedimento emotivo, eppure è così essenziale... Poi c'è Edna, la Star, colei che tutte vorrebbero imitare, la diva del palco, colei che ha svoltato la nomea del Lily Playhouse, la protagonista della commedia intitolata "La città delle ragazze". Questo personaggio è anch'esso fondamentale nella crescita di Vivian ma di tutti noi. E potrei continuare per ore a elencarveli tutti.
Ho imparato grazie a questa storia, sì perché racconta tutto quello che non mi piace, tutto quello che io giudicherei sbagliato. E invece no, ho respirato l'aria viziata dei camerini che puzzano di fumo e gin, mi sono spogliata di fronte ad amanti intransigenti e frettolosi, ho indossato abiti a dir poco provocanti e ho capito che la vita va come deve andare, che non è una linea retta. E sopratutto che NIENTE è GIUDICABILE, perché non necessariamente è quello che sembra. Perché le persone si comportano in una certa maniera? Ognuna ha un trascorso e le azioni (belle o brutte che appaiano) vanno contestualizzate e se le parole "comune puttana" possono sembrare azzeccate, è necessario chiedersi: "anche se fosse, che importanza ha?". Voi penserete che è scontato, che ho scoperto l'acqua calda. Dai, per favore, non fate gli ipocriti. Ognuno di noi vive e giudica il prossimo, e se non lo fa ad alta voce, nel suo profondo punta il dito, in questo momento più che mai. Siamo bombardati da notizie, fotografie, video, trasmissioni televisive, giornaletti e giudichiamo. Se uno è grasso, se è troppo magro, perché da il biberon al suo bambino e non la tetta, perché cornifica la moglie, perché abbandona la madre allo spizio, perché, perché perché. Vivian ci pone davanti ad un bivio, noi possiamo scegliere di provare a comprendere la sua vita oppure no. Grazie Elizabeth Gilbert.
La città delle ragazze è un romanzo frivolo e profondo, volgare e puro, vintage e attuale. Elizabeth Gilbert ha saputo conquistare me, con una storia così lontana dall'appartenermi, eppure questo libro è come un vestito creato da Vivian, mi calza a pennello come non avrei mai osato sperare.
Cos'è la "Città della ragazze"? Non ci girerò tanto intorno, è un piccolo capolavoro. Questo non è il mio genere di lettura preferito, la storia non fa per me, i personaggi sono tremendi (per il mio personale gusto, intendo a livello caratteriale), la trama non gli rende giustizia e non è nemmeno un romanzo epistolare, inteso nel senso stretto del termine. Eppure questo libro è perfetto. Eccome se lo è.
Facciamo pure un passo indietro. Mi sono lasciata sedurre da questo volume per due motivi: primo e non trascurabile, l'autrice è colei che ha scritto "Mangia prega ama"; seconda motivazione, sul comunicato c'era scritto che sarebbe stato un romanzo epistolare. Se fosse capitato con un altro volume mi sarei infuriata, perchè questo tecnicamente, non è un vero e proprio romanzo epistolare: l'autrice ci narra la storia di Vivian sotto forma di lunghissima lettera indirizzata ad un certa Angela, ma in realtà è un romanzo scritto in prima persona. Non ci sono lettere, non ci sono risposte, niente di tutto ciò, solo ogni tanto la protagonista si rivolge direttamente alla destinataria chiamandola per nome, stop. Se il libro fosse stato un altro mi sarei arrabbiata, invece mi sono dimenticata di tutto, perchè quello che avevo sotto agli occhi era perfetto. La protagonista e narratrice è una donna che si mostra senza veli, sottolineando forse le sue zone d'ombra e aspettandosi un non giudizio. I personaggi che hanno fatto parte della sua vita sono pazzeschi, pieni di difetti così ingombranti da essere così reali e detestabili da avere la necessità di averli accanto. Zia Peg ha così tanto da insegnare, nonostante sia un'ubriacona senza filtri, una spendacciona appassionata che vive per il teatro finché è possibile. Poi c'è Olive, la sua "segretaria", paragonabile alla signorina Rottermeier, acida, senza apparenti segni di cedimento emotivo, eppure è così essenziale... Poi c'è Edna, la Star, colei che tutte vorrebbero imitare, la diva del palco, colei che ha svoltato la nomea del Lily Playhouse, la protagonista della commedia intitolata "La città delle ragazze". Questo personaggio è anch'esso fondamentale nella crescita di Vivian ma di tutti noi. E potrei continuare per ore a elencarveli tutti.
Ho imparato grazie a questa storia, sì perché racconta tutto quello che non mi piace, tutto quello che io giudicherei sbagliato. E invece no, ho respirato l'aria viziata dei camerini che puzzano di fumo e gin, mi sono spogliata di fronte ad amanti intransigenti e frettolosi, ho indossato abiti a dir poco provocanti e ho capito che la vita va come deve andare, che non è una linea retta. E sopratutto che NIENTE è GIUDICABILE, perché non necessariamente è quello che sembra. Perché le persone si comportano in una certa maniera? Ognuna ha un trascorso e le azioni (belle o brutte che appaiano) vanno contestualizzate e se le parole "comune puttana" possono sembrare azzeccate, è necessario chiedersi: "anche se fosse, che importanza ha?". Voi penserete che è scontato, che ho scoperto l'acqua calda. Dai, per favore, non fate gli ipocriti. Ognuno di noi vive e giudica il prossimo, e se non lo fa ad alta voce, nel suo profondo punta il dito, in questo momento più che mai. Siamo bombardati da notizie, fotografie, video, trasmissioni televisive, giornaletti e giudichiamo. Se uno è grasso, se è troppo magro, perché da il biberon al suo bambino e non la tetta, perché cornifica la moglie, perché abbandona la madre allo spizio, perché, perché perché. Vivian ci pone davanti ad un bivio, noi possiamo scegliere di provare a comprendere la sua vita oppure no. Grazie Elizabeth Gilbert.
La città delle ragazze è un romanzo frivolo e profondo, volgare e puro, vintage e attuale. Elizabeth Gilbert ha saputo conquistare me, con una storia così lontana dall'appartenermi, eppure questo libro è come un vestito creato da Vivian, mi calza a pennello come non avrei mai osato sperare.










