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Recensione di Baba - Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia


 Il libro
Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi| Pagine: 138| Pubblicazione: 1960| Prezzo 19,00€| Trama:Qui
Genere: classico


Notizie sull'autore
Leonardo Sciascia  (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989) è stato uno scrittore e uomo politico italiano. Sciascia è considerato una delle più grandi figure letterarie del Novecento italiano ed europeo.

                        Recensione di Baba

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro "scolastico", un classico italiano che solitamente si affronta a scuola per l'importanza del tema trattato e per la bravura dell'autore nel trasporre fatti realmente accaduti sulla carta. 
Il giorno della civetta è un giallo del 1960 che vuol dare un nome ai mandanti di un omicidio che nessuno ha visto, accaduto in pieno giorno nel 1947 alla fermata del bus di Sciacca. Muore, per colpa di una pallottola, un certo Colasberna. Quando il comandante Bellodi indaga...nessuno ha visto, sentito o si è accorto dell'accaduto: le persone si dileguano come formichine disturbate dai predatori. Solo un certo venditore di panelle ammette di aver sentito degli spari. 
Da questo momento in poi per Bellodi inizia la parte veramente difficile, ovvero riuscire a far parlare le persone, ma poco dopo si presenta al suo cospetto una vedova, decisa a fare il nome dell'assassino di suo marito. Bellodi cerca di fare dei collegamenti ma chiaramente viene ostacolato, non solo dalle persone che non vogliono rogne, dai politici stessi che credono che la mafia non esista, si sente sempre questa parola ma poi non si trova niente di scritto da nessuna parte, senza le prove il fatto non sussiste e quindi nemmeno l'organizzazione mafiosa di cui i comunisti tanto parlano. 

Io non so se ci sia voluto del coraggio a scrivere un libro in Sicilia, in un momento dove nessuno si vuole occupare di mafia. alzare un polverone parlando di qualcosa realmente accaduto e camuffandolo per qualcos'altro, nemmeno tanto velatamente. Un comandante scomodo, che cerca di fare luce sulla verità, vuole incastrare i cattivi, incontra i cattivi stessi, capisce che delle cose che dicono sono anche giuste, lui stesso viene considerato un vero uomo dal grande capo mafioso ( e sono rari, gli uomini veri sono rari, gli altri sono mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà). Insomma Bellodi guarda nelle palle degli occhi colui che dovrebbe stare in prigione a vita, eppure non può fermarlo, perché pesci più grossi hanno un alibi pronto, perché la malavita e chi ci governa vanno a braccetto. Ma allora? In che paese viviamo? 

Una storia che ha smosso molto, che mi ha fatto arrabbiare, come tutte le ingiustizie, ed è stato bello leggere una sua nota scritta più di dieci anni dopo, dove racconta il perché, scrive nero su bianco che in Italia non esistono cattivi poliziotti, politici corrotti o uomini potenti che hanno a che fare con la malavita. In Italia è tutto bello e pulito, a differenza dell'America e di altri Paesi europei dove non era così scandaloso dire che esiste la corruzione all'interno di un governo. Era quasi la metà del 1975 quando Sciascia scrive questa nota, consapevole di aver turbato qualcuno con il suo racconto lungo e che comunque ammette di non averlo potuto scrivere come avrebbe voluto e ha dovuto rimetterci mano più volte. Non sa se sia stato un bene oppure no, ma ha dovuto farlo. 

Alla fine di questo libro ho pensato alla serie che ho appena terminato di leggere, quella di Alice Basso, nella quale i suoi protagonisti, durante gli anni '30, scrivono racconti camuffati prendendo spunti da fatti di cronaca. Sciascia docet. Sono contenta di aver letto questo breve romanzo, sicuramente alle superiori ne studiammo parti, ho dei vaghissimi ricordi, ma non credo di averne completato la lettura. 

Recensione - La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seicho


Fonte Google
Il libro
La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seicho
Editore: Adelphi| Pagine: 209| Pubblicazione: 1960| Prezzo 18,00€| Trama:Qui
Genere: poliziesco
Notizie sull'autore
Seicho Matsumoto (1909-1992) è stato un giornalista e scrittore giapponese. Autore molto conosciuto in patria e vincitore del premio Akutagawa nel 1953, ha scritto oltre 300 romanzi e diversi racconti.
Da alcuni definito il “Simenon giapponese” è stato pubblicato per tre volte nel Giallo Mondadori: La Morte è in Orario del 1957 è l’opera più conosciuta, seguita da Come sabbia tra le dita del 1961 e Il palazzo dei matrimoni del 1998. Le tematiche dei suoi gialli affondano spesso le radici nei problemi sociali giapponesi, il tutto unito ad una predilezione per l'indagine strettamente logica ed intuitiva. Nel 2018 Adelphi ha pubblicato Tokyo Express, apparso nell'edizione originale nel 1958, da cui è stato tratto nel 2007 il film Ten to sen, con Takeshi Kitano.
Recensione
e mezzo

PERCHÈ HO SCELTO DI LEGGERLO?
Ero in treno, tratta Lisbona - Cascais. Mi stavo annoiando parecchio e avevo l'ansia di non scendere alla giusta fermata. L'unico cartaceo che avevo portato in vacanza lo avevo terminato qualche giorno prima e così...santo Kobo. Ahimè il buio. Nessuna ispirazione. Quale cavolo di libro inizio? Il motivo per il quale abbia iniziato questo titolo non lo so nemmeno io, considerando che io e gli autori orientali non andiamo così tanto d'accordo...ma alla fine l'ho portato a termine.
SCARABOCCHIO
Questa è la storia di Kiriko, una giovane donna orfana che nella vita fa la dattilografa e che vive insieme al fratello, maestro di scuola. Dopo la morte dei genitori il primogenito ha terminato gli studi e si è preso curo della sorella, garantendole sicurezza e affetto. Fino a quando un giorno Kiriko non è costretta ad attraversare il Giappone per andare a Tokyo alla ricerca del più bravo e famoso penalista del paese: suo fratello è stato accusato di omicidio e lei è certa che sia innocente. 
Non posso negare che lo stile orientale sia sempre abbastanza freddo e distante ma devo ammettere che questo noir mi ha proprio coinvolta, magari non emotivamente ma dal punto di vista psicologico-investigativo. L'autore mostra al mondo quanto la determinazione possa essere grande e spostare le montagne, dimostra come una giovane donna apparentemente fragile e innocente sappia muoversi nel mondo e riesca ad ottenere ciò che le serve. Kiriko riesce a scavare nell'animo umano, riesce a destare curiosità, si mette in gioco e si adatta. Lei non dimentica e se è certa di una cosa...preparatevi perché niente potrà fermarla, anche quando sembra apparentemente assopita. 
Una storia che mi ha convinta, che mi ha stupita, che magari non mi avrà lasciato con il fiato sospeso ma che mi ha spiazzata, sopratutto alla fine, con il suo epilogo assolutamente geniale. Le indagini sono pulite, ben delineate e approfondite, quasi ci trovassimo di fronte ai veri faldoni della polizia e il lettore è costretto a pensare e a ipotizzare. Chi avrà ucciso la signora scorbutica trovata morta nel suo appartamento e ritrovata il giorno seguente dalla nuora? Il caro ed educato maestro? Insomma duecentonove pagine che ho letto con piacere, scoprendo un autore molto famoso che a me era ignoto.
PERCHÈ LEGGERLO
- Se amate il genere noir non potete lasciarvi scappare questo libricino così intenso. 
- Le indagini sono particolareggiate, la scrittura è molto scorrevole e piacevole, la storia è accattivante. 
- A mio avviso, anche solo il finale merita la lettura del libro.

Recensione - Follia di Patrick McGrath

Il libro
Follia di Patrick McGrath
Editore: Adelphi| Pagine: 296| Pubblicazione:  1998 | Prezzo 12,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa| Traduzione di Matteo Codignola
Notizie sull'autore
Patrick McGrath è cresciuto in Inghilterra e vive tra Londra e New York. Di lui sono apparsi per Adelphi "Il morbo di Haggard" e "Grottesco". "Follia" è stato pubblicato per la prima volta nel 1996
Recensione

Questa è una storia d'amore assai complicata. Esatto, mi sento di definire "Follia" una storia d'amore. No, no per favore non fraintendetemi, non ci troviamo di fronte a un romanzo rosa, ma ad una storia complessa ambientata per la maggior parte del tempo all'interno di un ospedale psichiatrico.  Inghilterra, 1959. Max Raphael è uno psichiatra criminale in carriera, è appena stato nominato vicedirettore di un istituto psichiatrico criminale all'interno del quale si trasferisce con la sua famiglia, composta dall'avvenente moglie Stella e dal figlio di quasi dieci anni, Charlie. 
Peter Cleave è lo psichiatra che narra in prima persona l'amore malato tra Stella e il paziente Edgar Stark, rinchiuso per aver ucciso e successivamente mutilato la moglie Ruth, convinto che fosse un'adultera.
La moglie e il Paziente si incontrano, Lui lavora presso la serra della famiglia Raphael e Lei passeggia, raccogliendo di tanto in tanto della verdura nell'orto, annoiandosi e fantasticando. Lui è avvenente, sicuro, divertente. Lei è bella, annoiata dalla vita coniugale e da forse tutto il resto. Si incontrano al ballo annuale dell'istituto, danzano insieme e scatta qualcosa. Non hanno paura di essere scoperti, c'è solo adrenalina, desiderio, impossibilità a tenere i loro corpi lontani, voglia di proibito, Follia. Questi due amanti maledetti distruggeranno quattro vite, perché il loro amore è malato, quasi patologico e l'autore è un genio per aver inventato un romanzo così.

Se vi state chiedendo il perchè abbia letto questo libro la risposta è molto semplice: ho chiesto consiglio a Daniela del Mondadori Bookstore di Chivasso, appellandomi alla sua esperienza ( e pazienza). Daniela, vendimi una storia che mi tenga incollata alle pagine, che mi appassioni, che mi conquisti. Mi ha messo in mano tre volumi, ma ho capito che questo le aveva rapito il cuore e ho sperato che si prendesse anche il mio.

Ho molto apprezzato la narrazione in prima persona, e nonostante sia un punto di vista un po' limitato (sopratutto per un certo tipo di narrativa), in questo caso è perfetto. Il narratore è amico della protagonista e successivamente il suo psichiatra, è a conoscenza della maggior parte dei fatti e alla fine stupisce il lettore con un colpo di scena, anche se non plateale. Diciamo interpretabile.
Quello che più mi ha colpita e toccata è stata la parte dedicata alle emozioni di Stella, la sua dedizione verso un sentimento pazzesco e incontrollabile, la sua psiche così apparentemente fragile eppure assolutamente forte controllata. Ho provato quasi paura, mi sono immedesimata e ho visto questa donna come un essere umano e non come un personaggio di inchiostro e ho avuto l'impressione di scorgere il suo volto, il suo sguardo e ho pensato di condividere le sue pene per alleggerire il fardello che porta sulla schiena. Quasi mai ho approvato il suo comportamento e più volte ho detestato le sue scelte e il suo atteggiamento, per un certo periodo ho proprio pensato di detestarla. Poi ho chiuso il libro. ho iniziato a riflettere perchè una storia lascia sempre qualcosa a chi la legge.

Che cosa è la follia? Quando la si può riconoscere? Dottori e pazienti cosa hanno in comune? Un malato che trascorre tanti anni in un istituto incontrando psichiatri ogni giorno, quanto diventa "erudito"? Un medico che trascorre tanto tempo con dei malati di mente, quanto può diventare un po' folle? Io penso alla bellezza di questa storia così tremendamente tragica e paralizzante, penso ad un autore che non conoscevo e che mi ha conquistata con uno stile asciutto, coinvolgente, privo di fronzoli eppure così profondo, sopratutto dal punto di vista psicologico.

Follia è un libro da leggere, un libro da possedere, un romanzo che lascia il segno. Follia è uno dei più bei libri che ho incontrato quest'anno, Stella Raphael è la protagonista più complessa che mi sia capitata a tiro e Peter Cleave il narratore più interessante. Aspetto i vostri commenti!