Recensione di Baba #9 - Accabadora di Michela Murgia
Il libro
Accabadora di Michela Murgia
Editore: Einaudi| Pagine: 166| Pubblicazione: 2014| Prezzo 12,00€| Trama:Qui
Genere: narrativa italiana
Notizie sull'autrice
Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972. Nel 2006 ha pubblicato Il mondo deve sapere (Super ET 2017), che ha ispirato il film di Paolo Virzà Tutta la vita davanti. Per Einaudi ha pubblicato: Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede (2008), Accabadora (2009, premi Campiello e SuperMondello), Ave Mary (2011), L'incontro (2012), Chirú (2015), Futuro interiore (2016), Istruzioni per diventare fascisti (2018), Stai zitta. e altre nove frasi che non vogliamo sentire piú (2021) e collaborato alle antologie Presente (2012) e Sei per la Sardegna (2014). Ha pubblicato anche L'inferno è una buona memoria (Marsilio, 2018), Noi siamo tempesta (Salani, 2019) e, con Chiara Tagliaferri, Morgana (Mondadori, 2019).
Recensione di Baba
e mezzo
Ci sono libri che fanno per noi dalle prime pagine e altri invece no, fin da subito hanno quel qualcosa che ti fa capire la mancanza di affinità . Così è accaduto a me con "Accabadora" uno dei libri della Murgia più famosi e apprezzati.
Questa è una storia cupa, una storia di mezze magie, tradizioni e leggende. Una storia raccontata quando il sole è calato e iniziano a delinearsi le ombre grigie inquietanti, quelle che fanno subito paura ai bambini. Sapete che c'è? Non ho molto da scrivere su questo libro perché la verità è che non mi ha lasciato niente, esattamente come con la De Gregorio qualche tempo fa. Probabilmente mi sto inaridendo, questo racconto lungo ha vinto dei premi, è apprezzato dal pubblico e dalla critica e io...non sento niente, anzi provo noia e tra uno sbadiglio e l'altro vado avanti sapendo di avere tra le mani un capolavoro della narrativa italiana contemporanea e io non lo comprendo, non mi arriva, non mi emoziona. Non posso affermare che non mi sia piaciuto, La Sig.ra Murgia è brava assai con le parole, costruisce frasi ed esprime concetti in maniera eccellente, la sua padronanza della lingua è eccezionale, il suo trasmettere ciò che avveniva è realistico e la storia sta in piedi alla grande. Non fraintendetemi, Michela non mi voglia male, non la sto criticando, sto facendo un'analisi di me stessa. Forse è giunta l'ora della revisione, come con la mia auto, tra un mese dovrà controllare freni, luci, fumi e chi più ne ha ne metta. Forse devo capire cosa c'è che non va. Perché quello che fa versare lacrime a migliaia di persone a me non fa lo stesso effetto? Eppure mi hanno sempre descritto come una persona sensibile. Perché quando persone mi dicono mi dicono "oddio è come ricevere un pugno nello stomaco" io mi giro per capire cosa mi sono persa?
In poche pagine l'autrice ha messo sul fuoco diverse pietanze, gestendole bene e dando un inizio e una fine a tutto. La sua scrittura è fiera, ricca, cupa, triste, piena, sentimentale. I suoi personaggi introspettivi, arrabbiati, scuri.
Durante la lettura del libro mi è parso di stare al buio, di non vedere la luce. Io ho bisogno di stare bene, la vita mi porta a dubitare di tanto in tanto della bellezza della vita, così la lettura, per me, deve essere serenità . Che non vuol dire leggere necessariamente qualcosa che finisca bene, o un romance: è proprio lo stile dell'autore a fare la differenza. Ci sono modi di scrivere che li sento adatti a me, come abiti che mi calzano a pennello e altri che nonostante siano griffati, non rendono.
Non sono certa di aver reso l'idea, forse vi starete chiedendo se ho bevuto un grappino! Ah ah ah no giuro, questo è uno di quei post scritti di pancia. Un disastro.

