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Lettori Intorno al Mondo #6 - Oceania- Tasmania

LIBRO DAL QUALE NADIA HA PRESO ISPIRAZIONE PER QUESTA RUBRICA: Ombre nell'acqua  di Jane Harper  - Bompiani- 435 PAGINE

Buongiorno lettrici e lettori!


Oggi, per l'ultima puntata di Lettori intorno al mondo, vi porto in Tasmania! Vi ricordate in cosa consiste questa rubrica? Una volta ogni due mesi Daniela e Marina di "Un libro per amico", Baba e Nadia per questo blog e Viviana per "Cara Carissima Me" scegliamo un romanzo che ci porti tutte all'interno dello stesso continente e poi scriviamo un post...diciamo turistico. Un modo per viaggiare senza dover spostare il sedere dal divano. Questa rubrica nasce in tempo di Covid, per dare un po' di leggerezza e per sognare un po'.

L’ultima tappa di Lettori intorno al mondo ci porta agli antipodi rispetto all’Italia, e ci permette di esplorare l’Oceania. Per quanto riguarda il mio contributo, ho deciso di viaggiare virtualmente in un luogo che non conoscevo affatto, partendo dal romanzo di Jane Harper Ombre nell’acqua.

I protagonisti di questo romanzo, Kieran e Mia, tornano in Tasmania, dove sono cresciuti, dopo aver studiato ed essersi fidanzati a Sidney. Nella piccola cittadina in cui Kieran è nato sembra che tutti conservino dei segreti, o che vogliano seppellire un passato scomodo. Quel passato però sta per tornare, e ha le sembianze di una ragazza morta annegata e ritrovata lungo la spiaggia…
Hobart

Ombre nell’acqua ci porta nella località immaginaria di Evelyn Bay, che, secondo la fantasia dell’autrice, si trova nel sud della Tasmania. La Tasmania invece esiste eccome, ed è uno stato insulare che fa parte dell’Australia. La sua capitale è Hobart, una cittadina di circa 240 mila abitanti. La sua zona più alla moda è Salamanca Place, dove i vecchi magazzini di arenaria oggi ospitano gallerie d’arte e locali à la page.
Salamanca

Monte Wellington

Il monte Wellington, con i suoi 1270 metri, troneggia sulla città ed è meta di escursionisti e ciclisti. Dalla cima si possono ammirare panorami della città instagrammabili e decisamente spettacolari!
Launceston

La seconda principale città della Tasmania è Launceston, che si trova a nord dell’isola, a circa 200 km dalla capitale. Questa cittadina è piccola ma accogliente, perfetta per chi abbia voglia di fare belle passeggiate lungo il fiume che la costeggia, approfittando del buon cibo e visitando le numerose botteghe di antiquariato che punteggiano le sue vie. L’attrazione più importante di Launceston è sicuramente rappresentata dalla riserva naturale Cataract Gorge, una gola del fiume che forma un bacino naturale. Anche i meno sportivi possono cimentarsi nella rilassante passeggiata che la costeggia e prendere la seggiovia con la campata più lunga del mondo.
Cataract Gorge

Per gli amanti del surf, infine, in Tasmania c’è solo l’imbarazzo della scelta: da Eaglehawk Neck a Marion Bay i luoghi dove prendere l’onda perfetta non mancano.
Marion Bay

Eaglehawk Neck

Che ne dite, vi ho incuriositi un po’? Io non sono una grande sportiva, ma un bel bicchiere di bianco bello freddo sul porto di Hobart me lo berrei proprio volentieri adesso!


Keep Calm and Read Nadia #97 - L'acqua del lago non è mai dolce - Recensione



Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi voglio parlarvi del romanzo vincitore del Premio Campiello di quest’anno: sto parlando di L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito.

Fonte Google

La protagonista di questo romanzo, Gaia, è una ragazza povera nella Roma degli anni Novanta e Duemila. Questo è ciò che più di tutto la definisce: il fatto di essere povera e di soffrire particolarmente questa condizione e tutte le conseguenze che comporta. Gaia (il cui nome, come lei stessa riconosce, non le si addice affatto) vive con la madre Antonia, il padre Massimo, immobilizzato su una carrozzina dopo un incidente sul lavoro, e i tre fratelli. È Antonia che pensa e provvede a tutto ciò di cui la famiglia ha bisogno: la casa, il cibo, i libri, perché con la cultura ci si affranca dalla povertà e dalla miseria, la cultura rende le persone consapevoli e permette loro di non ripetere gli errori di chi è venuto prima di loro. Seguiamo Gaia durante la sua infanzia, la sua adolescenza e il suo diventare adulta; è lei a parlarci in prima persona di ciò che le succede, delle sue reazioni e dei suoi sentimenti.

Nei confronti di questo romanzo mi sento piuttosto divisa: se da un lato ho apprezzato lo stile, molto personale e maturo anche se caratterizzato da scelte che io non avrei fatto (su tutte, la virgola a sostituire molto spesso altri segni di punteggiatura, come il punto e virgola, i sue punti e a volte anche il punto fermo), dall’altro ho trovato la storia di Gaia un po’ eccessiva e in alcuni punti anche inverosimile.

Mi rendo conto che il personaggio della protagonista nasca per stare antipatico al lettore (missione peraltro riuscita benissimo), ma ci sono svariati gesti che Gaia compie che nella vita reale non potrebbero in alcun modo restare impuniti. Lei invece se la cava sempre, come se per il resto del mondo non esistesse. Posso capire la metafora sottesa a questo, ma resta il fatto che non è plausibile, e questo a mio parere inficia un po’ la potenza della storia.

Gaia mi è risultata antipatica non tanto (o non solo) per la sua aggressività, per le reazioni completamente scomposte e instabili a cui si lascia andare, per il suo trovare soddisfazione e rivincita in ripicche meschine e infantili. L’ho trovata antipatica perché non prova mai entusiasmo per nulla. Ogni sua azione, dallo studio al fidanzarsi, ha l’unico scopo il tentativo di elevare la sua posizione sociale, di riscattarsi dalla vita di miseria in cui è nata. Non è mai davvero meramente felice; non sa godere né dell’amicizia, né dei successi scolastici, né, se non forse al lumicino, dell’amore.

I personaggi sono tutti caratterizzati molto bene, nonostante nessuno spicchi per simpatia. Da qualche piccolo dettaglio mi è parso di cogliere come la povertà descritta non sia stata effettivamente vissuta (uno su tutti: se sei povero e devi sfamare cinque o sei persone non credo che i carciofi siano la tua prima scelta tra le verdure), ma ci si passa sopra. Anche le ambientazioni mi sono piaciute perché particolarmente curate; non sono mai stata ad Anguillara Sabazia, ma le descrizioni della Caminito sono vivide e restituiscono alla perfezione l’immagine del paese.

Forse l’autrice ha voluto mettere un po’ troppa carne al fuoco in un romanzo non particolarmente lungo (mi riferisco alle vicende di Carlotta e di Iris), ma credo di capire la motivazione alle spalle. In generale il romanzo mi è piaciuto perché mi ha suscitato emozioni e riflessioni, anche se a mio parere sicuramente non è privo di difetti. Se amate le opere italiane e lo leggerete sono curiosa di conoscere le vostre opinioni!

Recensione - Uccelli di rovo di Collen McCullough

 

Desperate Bookswife

Il libro
Uccelli di Rovo di Collen McCullough
Editore: Bompiani| Pagine: 558| Pubblicazione: 1977 (prima edizione in Italia)| Prezzo 12,00€| Trama:Qui
Genere: saga familiare
Notizie sull'autrice
Colleen McCullough, nata a Wellington (Australia) nel 1937, si è imposta all’attenzione di tutto il mondo con Uccelli di rovo (Bompiani 1977), da cui è stato tratto il celebre sceneggiato televisivo. Tra i suoi libri ricordiamo anche I giorni della gloria, I giorni del potere, I favoriti della fortuna, Cesare. Il genio e la passione, Il canto di Troia. 
Recensione
e mezzo

STORIA DELLA MIA COPIA
Buongiorno a tutti, come state? E' finalmente arrivato il momento di parlarvi di un libro che posseggo da un anno e mezzo e che mi è stato regalato dalla mia amica Lucrezia. Avevamo da poco letto insieme "Via col Vento" e lei in un mercatino trova questa copia, così la acquista e me la regala dicendomi:" lo leggeremo insieme, non so perchè ma mi ricorda un po' quello che abbiamo appena letto". Alla fine è andata proprio così, abbiamo organizzato un gruppo di lettura insieme a  Un libro per amico e A books Life e adesso eccomi qui.

SCARABOCCHIO
Se io ancora sento qualcuno dire "è un romance" me lo mangio. Non perché abbia qualcosa in contrario, ma semplicemente perché è altro e a descrivere i libri diversamente da quello che sono si rischia di creare false aspettative in chi sta per prendere il romanzo in mano. 
Questa è la storia di una famiglia che abita in Nuova Zelanda, i Cleary, a partire dai primi del 900. Lui (Paddy)è un tosatore di pecore, lei (Fee) ha delle origini altolocate, insieme hanno generato diversi figli tra cui una bambina, Meggie, dagli splendidi capelli rossi e dalla spiccata sensibilità. La vita all'epoca non è semplice, la scuola cattolica è dura, le suore sono delle vere e proprie arpie, i genitori non dispensano molto affetto e Meggie è colei che patisce di più la freddezza. Per fortuna suo fratello più grande, Frank, ha un debole per lei e riesce sempre a consolarla nel momento del bisogno o a metterla in salvo nei momenti di difficoltà. Quando Meggie è solo una bambina la famiglia si trasferisce in Australia presso una tenuta enorme: Drogheda. La proprietaria è Mary Carson, ovvero la sorella maggiore di Paddy, che li invita a lavorare per lei, essendo suo fratello l'unico erede. Ecco che arriva in scena il tanto discusso padre Ralph, un bellissimo giovane uomo che frequentava spesso la tenuta per cupidigia e poichè Mary Carson aveva un debole per la bellezza, quindi per il prete, anche se, a differenza di quello che vi aspettereste, non c'è mai stato nulla tra i due. Da questo momento inizia un amore semi-platonico tormentato tra Meggie e Ralph. Credete davvero che questo sia il tema del romanzo scritto dalla McCullough? Allora avete preso un abbaglio. 

Innanzi tutto questa è la storia di un'intera famiglia, i Cleary, i loro figli e i nipoti; è la storia di un'epoca, di un'Australia a tratti selvaggia e rude, della condizione femminile, dei rapporti familiari, della condizione lavorativa, della guerra, e perchè no...anche di una storia sentimentale improbabile che fa da sfondo a tutto quello che l'autrice narra. Io, come del resto la maggior parte delle persone, mi aspettavo un romanzo romantico e anche un po' sdolcinato su di un prete porcello che fa innamorare le donzelle che gli capitano sotto mano. Immaginavo scene di sesso e traumi amorosi, credevo che la trama fosse scontata e priva di colpi di scena. Ma che romance?? Ma dove? E perchè tutti coloro che hanno guardato la soap si rifiutano di leggere il libro pensando di trovarsi in mezzo ad amori sdolcinati e fanciulle ansimanti? Dunque io mi pongo una domanda: ma chi è che decide di sconvolgere e stravolgere un libro? Perché in questo caso il romanzo è stato rovinato. La maggior parte delle persone alle quali ho detto di avere tra le mani questo titolo mi ha risposto:" No dai, padre Ralph no, non posso farcela". 
Sono infervorata? Sì, lo sono. Padre Ralph è un uomo che ha scelto la Chiesa e Dio, un uomo consapevole del suo fascino che ha preferito comunque vivere secondo le regole della Chiesa, ammettendo le sue colpe e le sue debolezze. Una persona ambiziosa ma non cattiva, un essere umano consapevole del proprio tallone d'Achille ma che sempre si è messo in discussione, un personaggio letterario interessante. 

Certo, ammetto che la maggior parte dei personaggi non è stata di mio gradimento, i caratteri sono di un certo spessore, a partire da Fee fino ad arrivare a Justine, la figlia di Meggie. Questo però non significa che io non abbia amato quasi tutto di questa storia, persino le descrizioni dettagliate che sono un po' la mia croce. Lo ammetto, io sono un po' di parte perché ho un debole per le saghe familiari, ma sono entusiasta di aver intrapreso questa lettura. L'unica pecca? La mia edizione decisamente vintage (anche se bellissima) è stata stampata con un carattere piccino piccino, quindi la lettura non è stata proprio snella. La nuova edizione ha qualche pagina in più ma decisamente più godibile. 
Volete dirmi il vostro pensiero a riguardo?  Avete pregiudizi? Conoscete la mini serie tv? Vi piacerebbe leggere questo libro? 

Questo libro fa per te se:
- sei amante delle saghe familiari
- ti piacciono le storie ambientate durante il secolo scorso
- sei pronto a buttare i pregiudizi dal balcone


Recensione - Furore di John Steinbeck

Il libro
Furore   di John Steinbeck
Editore: Bompiani| Pagine: 660| Pubblicazione: 1939| Prezzo 14,00€| Trama:Qui
Genere: narrativa
Notizie sull'autore
Steinbeck (1902-1968), è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vincitore del National Book Award e del premio Pulitzer per Furore nel 1940, nel 1962 venne insignito del premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche e immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”. Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì inoltre la Medaglia presidenziale della libertà. Le nuove edizioni di tutte le opere di John Steinbeck sono in corso di pubblicazione presso Bompiani, a cura di Luigi Sampietro.

 Recensione


STORIA DELLA MIA COPIA
Credo che questo libro abiti all'interno della libreria di mia madre da tempo e prima ancora è appartenuto a mia zia che, proprio come mia mamma, leggeva moltissimo. Ho sempre visto quella copia decisamente vintage spuntare tra un romanzo e l'altro ma l'ho sempre tenuto a debita distanza da me. Credo che per i libri sia un po' come per le persone, è questione di simpatie a pelle, di rapporti che nascono di pancia grazie ad un'occhiata, di sentirsi affini oppure no. Questo volume mi ha sempre comunicato una discreta antipatia, è sempre rimasto sulle sue senza farmi l'occhiolino fino a...lo scorso lockdown! Niente, l'ho preso e portato a casa, così, di getto. Zona rossa ieri, zona rossa domani l'ho letto proprio durante quest'ultimo periodo di stop. 
SCARABOCCHIO
Innanzi tutto faccio una premessa: ci ho messo parecchio tempo a terminarlo, non tanto per il numero delle pagine ma per la difficoltà che ho riscontrato a leggere un'edizione degli anni cinquanta, quindi portatrice sana di una traduzione desueta. Non vi nego che a volte ho avuto qualche rallentamento davanti a frasi e costruzioni o termini che proprio non si usano più, ovviamente il tutto diventa meno scorrevole. Nonostante questo, il viaggio di Tom e della sua famiglia è stato eccezionale. 
Siamo negli Stati Uniti al tempo in cui le persone in campagna coltivavo la terra e la smuovevano con l'aratro, procurandosi i piaghe nelle mani, stanchezza oggi non concepibile e pance mai del tutto sazie. Contadini sottopagati destinati a lasciare la terra perchè le banche (o l'Anonima) li manda via da casa loro perchè arrivano le trattrici che possono fare il lavoro in un tempo infinitamente minore e con un decimo degli uomini. Macchine che sono il progresso, ma che sono viste come il male da chi vede davanti a sè il buio e la fame certa. La famiglia Joad  è una delle tante che decide di caricare il furgone per migrare in California, dove si dice che ci sia lavoro da vendere e sopratutto per tutti. Un viaggio della speranza verso un paradiso raccontato dai più ma che più si avvicina e più il vociferare porta notizie diverse e la paura del fallimento inizia a far capolino tra le menti, che però cercano di non concretizzare questo piccolo neo che si cerca di nascondere, proprio come farebbe lo struzzo con la sua testa...nella sabbia. 
Una storia di quasi cento anni fa  che è maledettamente attuale, cambiano gli anni, cambiano i mezzi, cambiano i soggetti ma la storia è la medesima: ci saranno sempre persone disperate che cercano il paradiso altrove. Voci che divinizzano una località che poi si mostra come un arcobaleno, tanto bello ma inafferrabile. 
Temevo di approcciarmi ad un romanzo lontano da me e magari di difficile comprensione: quanto mi sbagliavo! Questo è uno di quei capolavori che colpiscono per la loro semplicità e allo stesso tempo per la loro complessità. Quanto potrebbe essere noioso un viaggio lungo la Route 66 se raccontato da una persona normale? Un viaggio in cui apparentemente non accade nulla ma che in realtà è pieno di fatti pazzeschi? Sono rimasta affascinata dal modo in cui i personaggi comunichino al lettore il proprio stato d'animo, il modo in cui l'autore sia riuscito a costruire un capolavoro comprensibile a tutti. E vogliamo parlare della sottile ironia? Di come alcuni siparietti riescano a intrattenere il lettore distogliendolo dal momento drammatico o dalla routine del viaggio? Geniale. 
Sono sicuramente senza parole, perchè libri del genere non si incontrano tutti i giorni. 
Aggiungo anche un pensiero personale e sicuramente discutibile: di tanto in tanto mi sono avvicinata a classici o capolavori della letteratura italiana o straniera e non sempre l'indice di gradimento è stato così elevato. Cerco di spiegarmi meglio. Non credo sia così semplice comporre un racconto memorabile ma che può arrivare ad un pubblico molto vasto. Non vi è mai capitato di leggere libri premiati ma di far fatica ad arrivare al fondo per la loro complessità? Non vi è mai capitato di leggere romanzi considerati capolavori e alla fine di non averli capiti o di aver faticato ad arrivare al fondo? Quando frequentavo il liceo scientifico c'era un professore di matematica temuto da tutti e che veniva considerato un genio. In classe, in prima, eravamo 32, solo in cinque avevano la sufficienza, tutti gli altri vantavano la media del quattro a scendere. I suoi compiti in classe, scritti e inventati da lui, erano difficili da svolgere anche da studenti di ingegneria. Oh certo, il Professor Pinco Pallino sarà anche stato un genio, ma a mio parere inadatto all'insegnamento perchè se la maggior parte dei suoi studenti non comprendeva...forse l'errore lo sta commettendo lui stesso. Tutto questo per dirvi che secondo me funziona così anche per la narrativa: se si scrive un romanzo questo deve poter arrivare al maggior numero delle persone. E io vi assicuro che non mi reputo proprio scema, ma qualche romanzo quasi incomprensibile l'ho letto. Beh certo, posso "vantarmi" di aver letto anche io quel capolavoro lì...ma poi a cose fatte mi rimane poco in tasca. Questo invece è pazzesco. Punto. Non ho altro da aggiungere e mi scuso per lo sproloquio ah ah ah. 

Recensione - Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho

Il libro
Il manoscritto ritrovato ad Accra  di Paulo Coelho
Editore: Bompiani| Pagine: 176| Pubblicazione: 2012| Prezzo 16,00€| Trama: Qui
Genere: manoscritto
Notizie sull'autore
Paulo Coelho è nato a Rio de Janeiro nel 1947. È considerato uno degli autori più importanti della letteratura mondiale. Le sue opere, pubblicate in più di centosettanta paesi, sono tradotte in settantadue lingue. Tra i premi ricevuti dall’autore, il “Crystal Award 1999”, conferitogli dal World Economic Forum, il prestigioso titolo di Chevalier de l’Ordre National de la Légion d’Honneur, attribuitogli dal governo francese, e la Medalla de Oro de Galicia. Dall’ottobre del 2002 è membro della Academia Brasileira de Letras. Dal settembre 2007 è stato nominato Messaggero di Pace delle Nazioni Unite. Bompiani ha pubblicato L’Alchimista (1995), Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto (1996), Manuale della Luce (1997), Monte Cinque (1998), Veronika decide di morire (1999), Il Diavolo e la Signorina Prym (2000), Il Cammino di Santiago (2001), Undici minuti (2003), lo Zahir (2005), Sono come il fiume che scorre (2006), La strega di Portobello (2007), Henry Drummond Il dono supremo (2007), Brida (2008), Il vincitore è solo (2009), Le Valchirie (2010), Aleph (2011) e Il manoscritto ritrovato ad Accra (2012).

Recensione
Comprai questo libro nel 2012, appena uscì, perchè in quel periodo leggevo molti scritti di Coelho e non potevo non possedere anche questo. Sono trascorsi otto anni ma ricordo ancora che mi trovavo alla Coop vicino a casa mia, c'era ancora un vasto reparto di libri, lo vidi e lo comprai, sicura di leggerlo quasi immediatamente. Così nell'immediato che siamo nel 2020 ah ah ah. Va beh, i libri non scadono. 
Ero convinta che l'autore brasiliano avesse inventato un'altra storia, sicura che mi avrebbe portato a spalle tra i suoi racconti che tanto amavo, ero veramente curiosa, dopo tanti anni, di riabbracciare il suo modo di scrivere, così rassicurante, così profondo. Purtroppo la delusione non tarda ad arrivare: la prefazione parla chiaro, Coelho ha deciso di far pubblicare un manoscritto inviatogli nel 2011 dal figlio di un archeologo inglese, Sir Walter Wilkinson, e questo libro è la trascrizione fedele di quel testo. 
Avete presente quando siete convinti di aver acquistato una torta dolce, sulla confezione tutto sembra farvi capire che di dessert si tratti e invece una volta tolto l'involucro vi ritrovate tra le mani una torta salata? Non che non sia buona eh, ma voi volevate qualcosa pieno di zuccheri... 
La mia sensazione è stata proprio quella. Non ero pronta per un libro che trattasse di filosofia di vita, non ero pronta a riflettere sul significato di solitudine, o di chi sia il nemico o il perché alcune persone abbiano più successo di altre. 
In queste pagine ho incontrato "Il Copto" ovvero una persona saggia, erudita, originaria di Atene, che risponde alle domande che gli vengono poste. Lo fa in maniera semplice, ma allo stesso tempo invita a riflettere, perchè le sue non sono vere e proprie risposte, ma degli spunti. 
Anche nel libro "L'Alchimista" (che adorai) mi trovai davanti a degli ostacoli da superare e riflettei molto sui consigli e sugli approfondimenti trovati all'interno di quel libro; in questo caso invece non sono riuscita ad apprezzare nulla di tutto questo e se anche dobbiamo ringraziare l'autore per averne permesso la pubblicazione...questo libro non fa per me. 
Non riesco nemmeno a scrivere una recensione che si possa chiamare tale, questo è un reperto storico e andrebbe trattato come tale. Ma comunque, se avete voglia di leggere qualcosa ambientato nel 1099, a Gerusalemme poco prima dell'arrivo dei crociati, se siete curiosi di leggere risposte alle domande esistenziali più famose, se siete predisposti alla riflessione e alla ricerca interiore, allora questa raccolta è perfetta. 
Se cercate una storia, no, non leggetelo, perchè rimarrete delusi. Io però non mi arrendo, darò ancora una possibilità a Coelho, che tanto ha dato al mondo della letteratura contemporanea. 

Recensione - L'ombra dello scorpione di S. King

Il libro
L'ombra dello scorpione di Stephen King
Editore: Bompiani| Pagine: 1373| Pubblicazione: 2017 (in Italia la versione integrale) | Prezzo 15,00€| Trama: Qui
Genere: narrativa- distopico 
Notizie sull'autore
Stephen King nasce a Portland il 21 settembre del 1947. Definito dalla critica “il re del brivido”, vive e lavora nel Maine con la moglie, a sua volta scrittrice, e i tre figli. Le sue storie da incubo sono best seller clamorosi in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian de Palma e Rob Reiner. Di Stephen King Bompiani ha pubblicato: Carrie, Shining, A volte ritornano, L’ombra dello scorpione (anche nella versione graphic novel targata Marvel). Le vicende di Shining continuano nel romanzo Doctor Sleep.

Recensione
1/2
Cari lettori, come state? Eccomi qui oggi a parlarvi di un libro decisamente vintage ma da pochi anni riproposto in Italia. Si tratta di uno dei romanzi più famosi del Re dell'Horror, ovvero l'ombra dello scorpione di King, un libro che narra le vicissitudini di un gruppo di persone sopravvissute a un'epidemia tremenda.
Un morbo si espande a causa di un errore umano, un'influenza chiamata Capitan Trip uccide le proprie vittime in pochi giorni, all'inizio si manifesta come un normale virus influenzale e solo successivamente, dopo un lieve e fasullo sintomo di miglioramento le persone cadono a terra come mosche. In America è una strage, il genere umano sta per estinguersi, le città hanno l'odore dell'abbandono e il gusto dello stantio, gli animali cercano prede per sopravvivere e le poche persone non colpite dal letale morbo sembrano impazzite. Alcune di queste decidono di prendere la strada che li porterà direttamente dal Signore delle Tenebre, ovvero il Male e altri invece percorreranno chilometri per raggiungere Mother Abigail,  il Bene. La guerra sta per iniziare.

Questa che io ho letto è la versione che King immaginò tante decine di anni fa, quando ancora non era famoso in tutto il mondo, prima che diventasse uno degli autori contemporanei più amati e seguiti, quando ancora un editore poteva permettersi di consigliargli di tagliare una buona parte dell'opera per renderla più accessibile economicamente al grande pubblico. L'autore infatti ci scrive in una una sua nota che il manoscritto fu alleggerito di circa 400 pagine per abbassare i costi di vendita.
Io non ho mai letto l'edizione "tagliata" che la maggior parte dei lettori conosce. Io per la prima volta ho letto questa, integrale, completa.
Come immagino, avrete sicuramente notato le due stelline e mezza all'inizio della recensione e probabilmente penserete che di libri non ne capisca proprio niente. Non metto in dubbio che il vostro pensiero possa essere vero, io sono una lettrice e ho i miei gusti, le mie preferenze, non sono la verità e tanto meno un critico letterario. Se amate King, non giudicatemi per il rating ma provate a leggere queste righe e capire le motivazioni che mi hanno spinto a tale conclusione.

Innanzi tutto ho fatto fatica a capire dove l'autore volesse andare a parare: il libro inizia con una sfilza di personaggi dettagliati, ben descritti e inseriti nella storia. Tanti personaggi, troppi. Non facevo in tempo a capirci qualcosa che...morivano. E che cavolo, ho preso appunti, ho spremuto le meningi, ho messo dei segnetti, ho cercato di collegarli nella mia testa per poi doverli salutare? Cioè uno, due, tre...via! Seppellito senza nemmeno l'estrema unzione. Però mi son detta: "caspita che descrizioni interessanti, che penna scorrevole, chissà dove ci porterà il Maestro". E qui nuovamente sono scivolata su di una buccia di banana. Ad un certo punto ho pensato che le descrizioni fossero troppe, che assolutamente non me ne poteva fregare di meno di tutto quello che stavo leggendo, che volevo arrivare ad un dunque, che il castello costruito da Mr King era bello e complesso, gli avrei fatto recapitare nella sua stravagante casa nel Maine un'enorme scatola di cioccolatini per complimentarmi con lui ma...bastaaaaaaa fate terminare questo libro! Più leggevo e più mi sembrava di non procedere, mi sembrava di essere come Penelope, solo che io di notte non ricominciavo da zero, giuro!
Ma più andavo avanti, più la noia si faceva spazio nella mia testa e più mi arrabbiavo perché il pensiero fisso era: ma come fa un genio come questo qui ad essersi perso. Anzi no, come ha fatto a non perdersi mai. E perché allora io trovo tutto questo meraviglioso libro una ciuffeca? Ben consapevole che per tenere in piedi un castello di parole così grosso devi essere un genio. Non c'è altra spiegazione. Mi sono sentita in colpa. Baba, ma quanto sei ignorante per non comprendere questo capolavoro? E mentre la mia mente andava avanti tra una visione l'altra è arrivata la parte migliore: IL FINALE.
Ho letto le ultime 250 pagine in un soffio (va beh, senza esagerare) e ho pensato che fossero bellissime, che ne era valsa la pena non abbandonare il libro. L'ultima parte, per quanto fosse ricca di descrizioni, è volata via e io mi sono sentita finalmente coinvolta. Ho pensato che fosse un bel libro, che King fosse bravissimo e che la sua penna facesse per me.
Infine mi sono seduta e ho iniziato a pensare a tutta questa esperienza e mi sono sentita spossata, come se la lettura fosse stata una fatica fisica e che no, non bastano 250 pagine su 1373 per dire che il libro è di mio gradimento. Un po' come andare al ristorante, mangiare delle portate molto molto pesanti, non vedere l'ora di andare a casa a prendere un po' di citrosodina, infine assaggiare il dolce  a base di frutta e pensare che la cena sia stata un successo. Eh no. Per me non è stato così.
Probabilmente ho sbagliato l'ordine, avrei dovuto iniziare a leggere Pet Cemetery, piuttosto che Il miglio verde, non saprei, mi hanno detto che King va conosciuto per step e io ho sbagliato la chiave d'accesso (prima di questo lessi solo Colorado Kid), ma per il momento accantono il Re dell'horror e attendo che mi passi il blocco del lettore ah ah ah.
Se state pensando che il voto sia troppo alto per le emozioni che mi ha suscitato...beh vi state sbagliando. E' indiscutibile la bravura di questo autore e la complessità di questo libro è evidente. La storia c'è, molto chiara e sta in piedi alla grade. Tutto il resto è soggettivo!
Adesso aspetto che mi raccontiate la vostra esperienza: Perché vi è piaciuto così tanto? Perché invece lo avete detestato? Scrivetemi, perché davvero sono molto, molto curiosa. 

Recensione - La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker

Il libro
La verità sul caso Harry Quebert  di Joel Dicker
Editore: Bompiani | Pagine: 778| Pubblicazione:  giugno 2013 | Prezzo 19,50€| Trama: Qui
Genere: giallo
Notizie sull'autore
Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985.Il suo primo romanzo, Gli ultimi giorni dei nostri padri, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. Con il suo secondo romanzo, La verità sul caso Harry Quebert,un successo tradotto in 32 paesi, ha ottenutoil Prix de la Vocation Bleustein-Blanchet, il Grand Prix du Roman de l’Académie française e il XXV Prix Goncourt des Lycéens. Nel 2015 è uscito in Francia Le livre des Baltimore.
Recensione


Cosa succede quando una lettrice disperata va in crisi assoluta? Decide di fare una sfida con un caro amico (che perderà clamorosamente - la disperata, non l'amico- ) e si cimenta in una lettura consigliata da tante persone che la conoscono bene. Avete visto dalla foto di cosa si tratta, di un giallo che ha fatto parlare tantissimo, e dal quale è stata tratta una serie tv in onda su Sky che vanta la presenza di almeno un attore di tutto rispetto. Ma come sempre ho divagato un pochino. Dunque ho preso il libro che sostava nella mia libreria dal 2013 ( che vergognaaaaa) e ho iniziato la lettura, sperando che la crisi passasse. Le mie aspettative erano altissime, ma una punta di scetticismo l'ho mantenuta per un po'. Il risultato? Ci ho impiegato circa due settimane, avevo quasi perso le speranze, ma alla fine l'ho terminato e nonostante non sia riuscita a leggerlo tutto d'un fiato...beh mi sono innamorata e l'ho fatto razionalmente, non solo di pancia, ed è stato bellissimo. Proprio come Harry Quebert insegna al suo allievo Marcus, mi è dispiaciuto averlo finito.

Un bel libro Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un instante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perchè sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

 E proprio questo è accaduto a me, leggendo le ultime parole di questo giallo strepitoso, che mi ha fatto affezionare ai personaggi in maniera inusuale e mi ha scombussolato la mente per un po' di tempo, non permettendomi di ragionare e facendomi cambiare idea una decina di volte. Ho quasi pensato...meno male che non sono mai stata ad Aurora...altrimenti avrebbero implicato anche me!
Ma non sono partita dal principio, ho fatto esattamente il contrario. Ricapitoliamo.
Marcus Goldman è un famoso autore in crisi, sta attraversando la fase del blocco dello scrittore, così, dopo essere uscito con un'attrice famosa, aver mangiato nei migliori ristoranti, aver alloggiato nei migliori hotel di New York, beh lui sente il ticchettio dell'orologio che gli ricorda la scadenza del contratto, deve consegnare un altro manoscritto, altrimenti l'editore lo trascinerà in tribunale. Capisce che la Grande Mela in questo momento non fa per lui, così si dirige verso Aurora, una cittadina affacciata sull'oceano, attuale dimora del grande Harry Quebert, autore famoso per aver scritto il best seller "Le origini del male", suo ex docente universitario e successivamente grande amico. Marcus durante la sua permanenza scopre per caso un segreto scottante, viene a conoscenza del fatto che Harry, superati i trent'anni, ebbe una relazione con una quindicenne. Pochi giorni dopo ritrovano il cadavere di una persona e  Quebert  è il principale indagato. Da questo momento tutto è nelle mani di Goldman, che farà l'impossibile per scagionare il suo migliore amico, ma sopratutto cercherà la verità. 
Dicker riesce a trasportarci nel mondo di Aurora, all'interno del Clark's dove madre e figlia vantano i migliori hamburger del circondario, a casa Kellergan, dove la musica è sempre a un volume troppo alto, ma sopratutto nella villa a Goose Cove, all'interno della quale Quebert ha vissuto e ci ha trasmesso i sentimenti che noi lettori troviamo tra le pagine. 
Questo è indubbiamente un giallo, ma non è solo coinvolgente dal punto di vista dell'investigazione ( e comunque qui parte una standing ovation perchè credo sia il migliore che abbia mai letto) ma all'interno c'è un po' di tutto: dinamiche familiari, amore, amicizia, vita di una piccola cittadina di provincia, giustizia. Quando apriamo questo grosso e cicciottoso libro noi saliamo su una barca e ci mettiamo in viaggio, alternando il passato al presente (undici anni fa, ma io l'ho letto con un netto ritardo) saremo convinti di scoprire qualcosa che puntualmente verrà messo in discussione. Ameremo tutti e poi li odieremo, successivamente torneremo a volergli bene e poi non sapremo nemmeno più noi cosa pensare. Un libro affascinante, ammaliante, ipnotico, uno di quelli da prendere, accarezzare, sfogliare sospirando, consapevoli del fatto che sarà molto difficile imbattersi in un altro giallo in grado di suscitare lo stesso tipo di emozioni. 
Se vi state chiedendo se abbia superato la mia crisi da lettrice io vi rispondo senza indugio: NO. No perchè dopo un libro del genere è ancora più difficile rimettersi alla ricerca di qualcosa di altrettanto coinvolgente. Sono però sulla buona strada e credo pian piano di tornare la Bookswife di prima! 

On the read #1 - 5 libri ambientati in Francia

Buongiorno lettori come state? Vi state chiedendo come mai questa stravagante novità? Eh già, perchè ho deciso di iniziare una nuova collaborazione con il blog "Divoratori di libri" di Giusy. Ad entrambe piace viaggiare, così ogni mese vi proporremo dei romanzi ambientati in quel luogo. Romanzi che abbiamo letto, che possediamo e prima o poi leggeremo, romanzi che non abbiamo ma compreremo un giorno, libri classici e libri bonus. Allora siete curiosi? Questa settimana si prende un bel treno veloce e si arriva in Francia

Central Park

Buongiorno lettori, come state? Oggi vi parlerò di un libro che ho letto grazie a #librogeograficamentesparpagliato. Un'iniziativa organizzata dalle LGS, che prevede una lettura a catena: ovvero un libro che passa di mano in mano, fino al ritorno a casa (quando le poste non lo perdono per strada). Questo volume è stato messo a disposizione da Laura del blog La biblioteca di Eliza.

Il Libro

Central Park di Guillaume Musso
Editore Bompiani | Pagine 320 | Prezzo €18,50 | Pubblicazione 2015 | Sinossi: Qui sul sito Bompiani

Genere: Thriller

Notizie sull'autore

Guillaume Musso (Antibes, 4 giugno 1974) è un romanziere francese, professore di scienze economiche e sociali al Centro Internazionale di Valbonne. Skidamarink (2001) è il suo primo romanzo, con uno stile che mescola enigmi e complotti tra Arturo Pérez-Reverte e Dan Brown. Nel 2004 L’uomo che credeva di non avere più tempo diventa un best-seller tradotto in più di venti lingue e che ha avuto un adattamento cinematografico. Con Central Park si conferma grande scrittore di thriller dal respiro internazionale.

Recensione

Alberi frondosi, qualche scoiattolino grigio che sbuca timidamente dal ramo di una quercia, persone che sfidano l'alba per fare una corsetta e un po' di panchine, ancora libere vista l'ora. Un maschio sui trentacinque anni e una ragazzona bionda e avvenente sono uno accanto all'altra, addormentati come due amanti dopo una notte infuocata. Sono ammanettati. Avranno fatto sesso estremo? Si saranno giurati amore eterno? Ahhhh sono due pazzi appena scappati dal manicomio. No. Loro non si conoscono, non si sono mai visti e non abitano nemmeno in America. E si, perché il parco che ho appena descritto è Central Park. In questo romanzo c'è una sola cosa certa: NIENTE E' COME SEMBRA. Chi sono questi due sconosciuti? Cosa fanno con le manette ai polsi? Chi è il buono e chi il cattivo? Di chi ci si può fidare? Dove andremo a finire? Ma alla fine c'è un assassino? Come diavolo sono arrivati lì? Sono tante le domande che il lettore si pone dopo poche pagine, ma fino all'ultimissima non avrà risposta e per quanto si scervelli non riuscirà ad entrare nella mente dell'autore francese, che in fatto di fantasia è proprio avanti. E' difficile scrivere una recensione di un romanzo come questo senza fare spoiler, che personalmente tollero poco, quindi cercherò di esprimere solo i miei intimi pensieri. Credo che una storia di questo tipo la si ama, oppure la si odia. I due protagonisti sono detestabili, e l'antipatia dura per tutto il tempo della lettura e non c'è nulla che possano fare per affievolire la loro posizione. Non importa, la storia vola, e anche se surreale, a volte incredibile, non mi chiedete perché, ma ci sta. Sarà che lo stile di Musso mi ha convinta, sarà che mi piacciono quei libri che riescono ancora a stupirmi, ma questa trama, che a volte sembra uno di quei film americani che avevano il caro Mel Gibson come protagonista, con me ha fatto centro. Preparatevi ad un moto perpetuo, ad una corsa quasi contro il tempo, indossate le vostre scarpe da ginnastica preferite e iniziate a rincorrere questi due protagonisti fuori di testa, che trascorrono il loro tempo ad inseguire la verità, che continua a scivolargli dalle dita, fino ad arrivare all'epilogo, forse un po' esagerata e dal finale un po' tirato, ma che, scusate la ripetizione, ci sta! Un Musso che ancora mi mancava e che sopratutto grazie a questo stravagante romanzo, mi ha fatto capire una cosa: devo recuperare un altro libro per comprendere se fa davvero al caso mio.

Voto

e 1/2

 

Punti forti:

La follia dell'autore. Eh già, secondo me solo un "pazzo" può scrivere un romanzo così. Ovviamente in senso buono!
Il-non-capirci-assolutamente-niente-e-quando-uno-pensa-di-aver-compreso-viene-immediatamente-azzittito. Mi è capitato spesso di arrivare alla fine di un thriller o di un giallo e pensare "carino sul serio, ma in fondo me l'aspettavo". In questo caso tutto ciò non avvenuto. Altro punto a suo favore. Dimenticavo. Non è un thriller. Non illudetevi.

Punti deboli:

Diciamo che spesso l'autore si dilunga un po' troppo sulle descrizioni del luogo, come se a qualcuno realmente interessasse sapere il nome della via, quella perpendicolare, quella parallela e infine la posizione gps. Un po' di refusi ed errori di traduzione, compreso qualche tempo verbale. Forse un po' troppi.

Le pillole di Ste #7: Paulo Coelho

Buongiorno miei cari! Mentre io sguazzo...Ste scrive! Oggi ci presenta un romanzo di un autore che a me piace molto, anche se è un bel po' che non leggo nulla uscito dalla sua riflessiva penna. 









 Titolo: Il Diavolo e la Signorina Prym

Autore: Paulo Coelho

Casa Editrice: Bompiani

Pagine: 182

Prezzo: 18,00€


PILLOLA DI STE

Ogni tanto spunto ad ore strane forse perchè sono preso dai demoni della lettura che mi trasformano in un avido consumatore di pagine e che alla fine mi costringono anche a darne un riassunto,se possibile coerente!.
A proposito di demoni ho appena treminato di leggere "Il Diavolo e la Signorina Prym" di P. COELHO. 
Come da tradizione dell'autore brasiliano anche questo volume era piccolino nelle dimensioni ma non nel contenuto.
Nel pesino di Viscos,situato tra la montagna e la pianura in un paese non identificato, un bel giorno arriva uno straniero. Da queste parti è un vero e proprio evento visto che da anni non succede niente e i suoi 281 abitanti vivono in una specie di limbo felice. Pochi e anziani.
Quest'uomo è posseduto dal Male e ha brutte intenzioni nei confronti degli abitanti di Viscos; porta con se 11 lingotti d'oro, 10 li nasconde nel bosco e uno lo nasconde soto una roccia a forma di Y, poi nel tornare incontra la Signorina Prym che è la più giovane,e forse la più ingenua,del paese e la coinvolge nei suoi piani...... se entro una settimana fosse stato commesso un omicidio lei avrebbe ottenuto il lingotto singolo e il resto del paese avrebbe conquistato il diritto a dividersi il resto del bottino ma tutto ciò avrebbe confermato che il Male esiste nell'animo degli uomini anche più buoni e sperduti.
Chantal non ci sta ma poi presa dai rimorsi e dai tentennamenti di fronte a quella inaspettata fortuna decide di rivelare il piano al prete ed al sindaco. Persone che si ritenevano al di sopra del bene e del male diventano di colpo avide ed egoiste,tutti tramano per cercare di trovare il capro sacrificale che viene individuato nella signora Berta,la più anziana del paese,ormai vedova ma che parla col fantasma del defunto marito e che sta tutto il giorno di guardia ad una delle 3 strade che conducono a Viscos per vedere se il Male entra in paese (e c'è entrato sotto il suo naso).
E di più non racconto!
Coelho descrve i tormenti di un paese e attraverso loro ci mostra l'eterna lotta tra il Bene il Male,nessuno è così buono da essere esente dai pensieri cattivi e non esiste uno così maligno da non avere un fondo si bontà; sta a noi trovare la giusta via ma la lotta è dura!
Carino,ritmo molto lento,molto brasileiro; un invito alla meditazione.