Review Party - My Killer Vacation di Tessa Bailey


 Buongiorno lettori, come state? Dopo moltissimo tempo torno sul blog con un Review Party che ha come protagonista un libro edito da Mondadori: My killer vacation di Tessa Bailey. L'autrice è nota sopratutto al pubblico femminile per la sua scrittura romantica e speziata, ha pubblicato in Italia con Mondadori, nella collana Extra Passion e infine con Always Publishing. Questo volume, autoconclusivo, narra la storia di Taylor, maestrina della scuola primaria in vacanza a Cape Code insieme al fratello Jude, e del cacciatore di taglie Myles, uomo brutale e rude che dopo aver divorziato pensa solo a rapporti occasionali e senza conseguenze emotive. 

Probabilmente vi starete chiedendo il perché Taylor incontri un ex detective in un luogo di villeggiatura. Sarà in vacanza anche lui per dimenticare la sua precedente moglie? Si occuperà di proteggere i villeggianti dai malintenzionati? No, niente di tutto questo: Taylor e Jude trovano nella lavanderia il cadavere del proprietario della villetta che hanno affittato: il Signor Oscar. L'ormai defunto Signor Oscar, per essere precisi. Purtroppo le circostanze non convincono del tutto la sorella del proprietario quindi ecco che entra in gioco Myles, due metri di essere umano coperto di muscoli e falsa indifferenza. Il cacciatore di taglie dovrebbe scoprire la verità sulla morte appena avvenuta ma ahimè si trova letteralmente in mezzo ai piedi una giovane donna minuta e a modo che intralcia il suo operato pensando invece di poter dare una mano con la sola scusa di aver scoperto l'uomo senza vita. Così ha inizio questa storia, che vede un'alternanza dei punti di vista dei due personaggi, sempre narrati in prima persona. 

Taylor è un'insegnate molto riflessiva, una persona che pondera bene ogni sua scelta per paura di fare la mossa sbagliata. Non vuole pentirsi, desidera essere certa della strada da percorrere per evitare rischi indesiderati. Questa vacanza le serve per lasciarsi alle spalle un anno lavorativo intenso. Perché quindi improvvisarsi investigatrice? Forse perché è stufa di essere trattata come una bambola di porcellana? Desidera tirare fuori ciò che è sempre stato celato dal suo minuto corpo? Oppure molto più semplicemente ha guardato troppe puntate di un programma investigativo! Chissà.

Myles è un uomo rude, il suo corpo titanico lo rende fisicamente l'esatto contrario di Taylor. Questo personaggio ci appare menefreghista e superficiale, insofferente al perfetto clima vacanziero che si respira a Cape Cod, un uomo che incute nessuna fiducia e nemmeno verrebbe voglia di bere un caffè in sua compagnia. Sembrerebbe quasi un criminale se non lavorasse per scoprire la verità! 

Questo libro ci mostrerà come due personaggi opposti si attraggano, esattamente come uno dei detti più famosi al mondo. La bella e la bestia, il gigante e la "bambina", il gatto randagio e l'uccellino domestico, scegliete voi l'esempio che più vi va a genio. Siete pronti a farvi trasportare da battibecchi e scene piccanti? In questo romanzo troverete tutto questo: scene simpatiche, momenti eccitanti, indagini (comunque secondarie e di contorno), rapporti e una storia pronta a sbocciare anche se non sappiamo la piega che prenderà.

È il primo libro che leggo della Bailey, ad essere sincera mai l'avevo sentita e se non fosse stato per Lara...credo che non sarebbe finito tra le mie mani. È una lettura leggera, adatta a chi ama non dover pensare troppo, magari proprio in vacanza! Diciamocelo, ci sono lettori che attendono di leggere i mattoni proprio in spiaggia, altri che invece non vedono l'ora di staccare la spina. Questo è un romanzo per sognare una storia improbabile ma che funziona, che unisce il romance al mistero, lo spicy al sentimento e vede i personaggi prendere consapevolezza dei propri sentimenti nascosti, latenti ma pronti ad uscire al momento giusto. 

Se proprio devo essere sincera all'inizio della lettura, dopo i primi capitoli, non ero molto convinta: questo non è uno dei miei generi preferiti e ho scelto di dargli una possibilità solo grazie al lavoro della protagonista: anche io sono un'insegnate. Dopo circa venti minuti di lettura ho pensato che fosse banale e ho temuto di non riuscire a simpatizzare troppo. Sono andata avanti e invece, nonostante io non ami le scene pepate sopratutto se molto ravvicinate tra loro, ammetto di essermi appassionata alla storia e ho fatto il tifo per Taylor e Myles! Una lettura che intrattiene, che profuma di mare, che diverte. Sono sincera, probabilmente leggerò anche il primo volume di un'altra serie sempre scritto dalla medesima autrice, di tanto in tanto ci va un po' di leggerezza e l'acqua frizzante disseta moltissimo! 

Ve lo consiglio? Direi proprio di sì, fatevi trasportare dal tornado creato dai due personaggi principali, non opponete resistenza e godetevi questa lettura che vuole essere divorata con semplicità mentre sorridete grazie ai siparietti celati al suo interno. 

Se sono riuscita ad incuriosirvi non vi resta che andare a leggere le recensioni delle mie compagne di avventura che ringrazio: Libri, libretti, libracci , Le tazzine di Yoko, diario di un sogno e A spasso coi libri. Un ringraziamento all'ufficio stampa per la copia. Ci rileggiamo presto! 

Recensione di Nadia - Le impazienti di Djaili Amadou Amal

Fonte: Google

 Il libro
Le impazienti di Djaïli Amadou Amal
Editore: Solferino| Pagine: 224| Pubblicazione: 2021| Prezzo 17,00€| Trama:Qui
Genere: narrativa

Notizie sull'autrice
DJAÏLI AMADOU AMAL, di madre egiziana e padre fulani, è originaria del Camerun. Data in sposa a diciassette anni a un cinquantenne di buona famiglia, riesce a liberarsi del primo e poi anche del secondo marito, fuggendo a Yaoundé. Qui comincia una nuova vita lavorando, scrivendo e fondando un’associazione per l’istruzione femminile (Femmes du Sahel): diventa la «voce dei senza voce».
Nel 2010 il suo Walaande, l’art de partager un mari le attira l’attenzione del pubblico e delle istituzioni. Le impazienti, il suo terzo libro, esce in Camerun nel 2017 e nel 2019 riceve il Prix Orange du Livre en Afrique. L’edizione francese, per Emmanuelle Collas, è stata finalista al premio Goncourt e si è aggiudicata il Goncourt des Lycéens nel 2020, diventando un caso editoriale. In Italia, Le impazienti è stato tradotto da Solferino nel 2021.

 Recensione di Nadia

Buongiorno lettrici e lettori!

Torno su questi schermi per raccontarvi di un libro che mi è piaciuto perché mi ha insegnato parecchio: sto parlando de Le impazienti, di Djaïli Amadou Amal.

Ramla, Hindou e Safira sono tre donne camerunensi, musulmane. Ramla ha diciassette anni e, pur volendo diventare farmacista ed essendo innamorata di un giovane amico di suo fratello, è costretta dalla famiglia a sposare un cinquantenne amico di suo padre che ha già una moglie, Safira. Hindou è la cugina di Ramla. Anche lei diciassettenne, deve sposare il cugino Moubarak, violento, alcolizzato e drogato. In Camerun vige la poligamia, e soprattutto le donne non hanno voce in capitolo su chi devono sposare: la parola d’ordine per loro è munyal, pazienza. La donna dev’essere rispettosa, obbediente, deve compiacere in tutto e per tutto il marito e non avere desideri personali: soltanto così il matrimonio potrà essere felice. Nessuno prende le parti di una donna: né il marito, né la famiglia di origine, neanche se, come nel caso di Hindou, il marito picchia la moglie. Per i padri, infatti, le relazioni economiche e amicali sono più importanti della felicità delle proprie figlie. Per le madri, che a loro volta hanno subito la condizione che adesso tocca alle loro figlie, subentra la paura di perdere il proprio status e la serenità degli altri figli, nel caso in cui decidano di mettersi contro ai propri mariti. Alle giovani spose non resta che imparare in fretta l’arte della pazienza e dell’astuzia, per cercare di ottenere il massimo possibile dal proprio matrimonio.

Leggendo questo romanzo ho imparato diverse cose che non sapevo: in primis, nella mia ignoranza non conoscevo l’ubicazione esatta del Camerun sulla cartina, figuriamoci se ero a conoscenza del fatto che fosse un Paese musulmano in cui si praticasse la poligamia. A questo punto, che la situazione delle donne in questo stato non fosse idilliaca l’avevo già immaginato, ma la rabbia nel leggere certi passaggi è stata comunque violenta. Ciò che mi ha colpito è stata soprattutto l’impotenza delle spose, delle madri e delle figlie nei confronti di una società (questa sì, altro che la nostra) patriarcale e chiusissima, dove le donne sono considerate merce di scambio per accordi economici, alla stregua di un bue o di qualche pecora. Ho letto che la situazione vissuta dalla stessa autrice non è dissimile a quella che racconta per le sue protagoniste: anche lei è stata sposata a uomini che non ha scelto, ma è poi riuscita ad affrancarsi da questa situazione.

Devo ammettere che in alcuni punti ho trovato la storia un po’ ripetitiva, soprattutto nella parte narrata da Ramla. Forse per far comprendere appieno al lettore la situazione, l’autrice si sofferma più volte sugli stessi concetti, dal munyal all’impossibilità per la giovane Ramla di sposare chi desidera. La parte relativa a Hindou è stata quella che, prevedibilmente, mi ha fatto più rabbia: leggere di una ragazza piena di vita che si spegne lentamente perché non è minimamente supportata da nessuno mi ha spezzato il cuore. La parte dedicata a Safira è stata invece quella che mi ha maggiormente intrattenuta: Safira è la prima moglie di Alhadij Issa, il ricco cinquantenne che sposa anche la giovane Ramla. Safira non accetta di dover condividere il marito con un’altra, e mette in atto tutta una serie di stratagemmi, più o meno discutibili, per sbarazzarsi di lei. Safira ha trentacinque anni e per più di venti è stata l’unica moglie: ormai ha esperienza, è smaliziata e conosce bene i punti deboli del marito. È determinata ad averlo tutto per sé e non esiterà a mettere in cattiva luce l’incolpevole Ramla, se sarà necessario.

Una storia cruda, intensa, in cui difficilmente tra le donne c’è solidarietà, perché ciascuna è troppo occupata a non perdere i piccoli privilegi che ha conquistato con il tempo. Ho apprezzato questo romanzo perché mi ha aperto una finestra su un mondo che non conoscevo quasi per niente, sebbene in alcuni punti la storia fosse un po’ ripetitiva, tanto da diventare noiosa. Consiglio comunque questo libro a tutti coloro che sono curiosi di scoprire qualcosa in più su un Paese e su una cultura così lontana dalla nostra.

Cinque blogger per un autore #3 - Barbara Baraldi


Buongiorno signori, come state? Siamo a maggio e noi siamo tornate!!! Ditelo che vi siamo mancate un pochetto! Se invece non avete modo di conoscerci, ecco due righe su ciò che combiniamo insieme.
Chi siamo? Ecco qui:
Chiara, Chicca,  Ombretta e io: ogni due mesi leggeremo libri di uno stesso autore deciso precedentemente. Un modo per ampliare i nostri orizzonti, per imbatterci in letture che magari non avremmo preso in considerazione, dandoci la possibilità di innamorarci ancora, in maniera inaspettata (oppure di detestare fortemente qualcosa che non vorremmo più riavere tra le mani) .

Questo mese abbiamo deciso di leggere Barbara Baraldi, autrice italiana famosa inizialmente per i fumetti (Dylan Dog per dirne uno a caso) che ha deciso di imbattersi anni fa nel mondo della fiction: la serie di Aurora Scalviati credo l'abbia resa definitivamente conosciuta tra i lettori, nonostante il suo primo romanzo risalga al 2007. Ha scritto anche diverse guide su Bologna (eh sì, lei è emiliana) e racconti vari pubblicati in antologie, vincitori di diversi premi letterari.

Pagine 498 - 13,00 € - Giunti

Aurora nel buio, di cui vi parlerò oggi, ha vinto il premio "Gialli d'amare" nel 2017 e il premio "NebbiaGialla" nel 2018. Io l'ho ripreso in mano dopo tre anni, poiché lo avevo ascoltato durante l'isolamento causato dal Covid, avevo deciso di proseguire con il secondo ma ricordavo troppo poco del precedente, così, invece di iniziare una nuova serie ho deciso di fare un refresh!
Aurora Scalviati è una profiler della polizia che viene trasferita da Torino ad un paesino dell'Emilia Romagna. Cos'è un profiler? E' un professionista che cerca di definire dei profili psicologici e non solo di un determinato criminale, senza conoscerlo, basandosi sui comportamenti e strategie presunte che si estrapolano dalle scene dei crimini.
Come si potrà ben immaginare Aurora non è un personaggio semplice, ha un passato molto ingombrante sulle spalle e questo passato le ha lasciato i segni nel cuore e nella mente: ha perso il partner in una sparatoria e conserva ancora oggi un pezzetto della pallottola in un luogo che mai potrà scordare, il suo cranio. Aurora combatte quotidianamente per il suo lavoro che ama follemente. Combatte contro gli uomini che tanto per cambiare vorrebbero predominare, combatte contro una mente che fa brutti scherzi a causa di crisi dovute ad un bipolarismo nato dopo l'ingresso del corpo estraneo in testa, combatte per poter fare il suo mestiere senza rischiare continuamente di essere segregata in un ufficio a causa di un evento passato che sembra non lasciarla mai in pace. 

Ma è arrivato un presunto killer e la vittima è una donna trovata in una posizione raccapricciante, chiodi conficcati nel corpo e una scritta sul muro. Il marito della donna non si trova e la figlia è sparita: è stata molto probabilmente rapita. La Scalviati non ha alcun dubbio, si tratta di un killer seriale, probabilmente ha già ucciso e ci saranno altre vittime se non riescono a fermarlo. Purtroppo però non vogliono ascoltarla, quindi dovrà agire per vie traverse e fidarsi di qualcuno, ancora una volta. 

Questo libro l'ho letto la prima volta senza chissà quale pretesa, volevo essere intrattenuta in maniera semplice. Diciamo che le mie aspettative sono state disattese poiché la trama è tutto tranne che semplice, le descrizioni sono articolate e precise, ci sono flashback e digressioni, i colpi di scena non mancano e riescono sempre a sorprendere il lettore che non vede l'ora di arrivare alla fine per risolvere questo grande punto interrogativo. La protagonista è una donna forte, anche se quando chiude la porta di casa escono le debolezze di ogni essere umano che ha sofferto. E' determinata e sa di essere brava: una donna disposta a tutto se sa di avere ragione. 

Un libro che ho già consigliato a molti, è il primo di una serie e si legge che è un piacere. Siete pronti a conoscere un'altra donna ruvida che nonostante la sua poca affabilità ruberà il vostro cuore? 

Adesso però andiamo a vedere cosa hanno scelto le mie compagne di avventura! Correte sui loro blog. 

Nadia around the world - Il cantastorie di Marrakech


Buongiorno lettrici e lettori!

Dopo tanto tempo oggi torno con una nuova puntata di Nadia around the world per condividere con voi le mie impressioni sulla meta della mia ultima gita: il Marocco, e in particolare le città di Marrakech e di Essaouira. Ad accompagnarci alla scoperta di questi luoghi un romanzo molto evocativo e di grande atmosfera, sebbene un po’ carente a livello di trama: sto parlando di Il cantastorie di Marrakech, di Joydeep Roy-Bhattacharya.
Il cantastorie di Marrakech

Il primo posto che viene in mente pensando a Marrakech, il più famoso e ricco di atmosfera, il punto nevralgico da cui partire per esplorare questa città così particolare è sicuramente la piazza principale, la Jemaa El-Fna, che è anche il luogo in cui principalmente si ambienta il nostro romanzo. Il cantastorie di Marrakech infatti, come il titolo stesso suggerisce, è il racconto di Hassan, cantastorie professionista dalla lunga tradizione famigliare, che nella Jemaa ogni sera dà vita a mirabolanti avventure per l’intrattenimento e la gioia dei suoi ascoltatori. Nella sera raccontata nel romanzo, però, Hassan racconta un episodio realmente accaduto: la scomparsa di una coppia di giovani stranieri, spariti proprio dalla piazza diversi anni prima, e le conseguenze che tale sparizione ebbe per il fratello di Hassan, Mustafa.
piazza Jemaa el Fna di giorno



piazza Jemaa el Fna di notte
La Jemaa El-Fna, il cui nome potrebbe significare “Assemblea dei defunti”, o “Moschea del nulla”, o “Moschea alla fine del mondo” è quanto di più particolare e diverso abbia mai visto nel corso dei miei viaggi. Sono già stata in Africa e in Medio Oriente, ma da nessuna parte come qui ho visto concentrarsi un così grande numero di venditori, incantatori di serpenti, donne che propongono tatuaggi all’henné, panche per assaggiare discutibile street food accanto a ristoranti eleganti e banchi di succhi di frutta per tutti i gusti. La Jemaa è piena di gente, dal mattino presto a tarda sera, e qui convergono turisti e locali in un tripudio che mette alla prova i cinque sensi: profumi di fiori d’arancio e menta fresca cercano di competere con i fumi esalati dai mille motorini decrepiti che utilizzano ancora miscele da noi bandite più di quarant’anni fa; il rumore dei tamburi e dei pifferi richiama i curiosi, pronti ad ammirare esibizioni di danza sfrenata, non prima di aver toccato con mano le merci più o meno pregiate dei commercianti locali, che cercano di venderti letteralmente qualsiasi cosa.

Il cantastorie di Marrakech rende benissimo l’atmosfera inebriante di piazza Jemaa El-Fna; leggendo questa storia, che pure a mio avviso ha diversi difetti, mi sono ritrovata catapultata nella piazza che ho lasciato due settimane fa, descritta con una tale dovizia di particolari da poter essere immaginata alla perfezione anche da chi non ci è mai stato. Dico che il romanzo non è scevro da difetti perché, al di là delle meravigliose descrizioni, ho trovato la storia piuttosto noiosa e ripetitiva, troppo “filosofeggiante” per i miei gusti.

Medina

Il racconto del cantastorie prosegue nei vicoli stretti e sinuosi della Medina, la città vecchia cinta da dieci chilometri di mura risalenti al XII secolo e ricca di botteghe ed eleganti riad. I riad sono a mio avviso la soluzione migliore per dormire a Marrakech spendendo poco e immergendosi nell’autentica cultura marocchina, perché sono abitazioni tradizionali riattate a b&b (spesso hanno anche un loro ristorante). Inoltre, anche se il vostro riad si trovasse in piena Medina, non ne sentirete il frastuono, perché di solito si trovano in vicoli più periferici, come il nostro, o comunque in cortili interni che schermano il rumore.

Jardins Majorelle

Nel Cantastorie di Marrakech l’autore cita, di sfuggita, due luoghi molto interessanti per il turista: mi riferisco ai Jardins Majorelle e alle Tombe dei Saaditi. I giardini sono incantevoli, la vegetazione al loro interno è tropicale e lussureggiante e il contrasto con l’indaco degli edifici dona al paesaggio un bellissimo colpo d’occhio. I biglietti possono essere acquistati solo online e consiglio di andarci al mattino presto, se non si vuole fare comunque coda nonostante la prenotazione. Le Tombe dei Saaditi sono un altro esempio di arte e architettura fenomenale, legno e marmo sono stati intagliati in maniera magistrale, con una precisione e una cura del dettaglio strabiliante, soprattutto se si pensa che risalgono al XVI secolo.

Tombe dei Saaditi

Il romanzo parla anche, en passant, della cittadina di Essaouira, piccolo porto di pescatori oggi famoso anche per essere una delle località più amate dai surfisti. Qui infatti, nella storia, vive per un certo periodo di tempo Mustafa, il fratello del cantastorie Hassan. Noi abbiamo visitato Essaouira durante un’escursione di una giornata, e mi è piaciuta tantissimo. Oltre a presentare una Medina molto più piccola (e decisamente meno caotica) rispetto a quella di Marrakech, e oltre ai bastioni corredati da cannoni che hanno fatto da location alla serie tv Il trono di spade, Essaouira mi ha conquistata per il suo lungomare ampio e moderno, che costeggia una spiaggia battuta dal vento, selvaggia ma non respingente, almeno per quanto mi riguarda. A fine marzo c’erano pochi turisti, ma non mancavano temerari sui lettini e soprattutto tanti surfisti che se la spassavano.

Bastioni di Essaouira

Spero di avervi incuriositi un po’ con questa breve carrellata del mio viaggio in Marocco, una terra di cui non conoscevo nulla e che mi ha piacevolmente colpita. Per quanto riguarda il libro che ci ha accompagnato in questo post, ve lo consiglio se volete vivere o rivivere le atmosfere e le sensazioni provate a Marrakech, ma non se cercate una storia adrenalinica e avvincente: da questo punto di vista, purtroppo, Il cantastorie di Marrakech si è rivelato una lettura piuttosto carente.